Note e notizie pervenutemi dall'Amico Dott. Mario Bozzi Sentieri:
"L’OPPOSIZIONE A SCUOLA
La scuola è un caso particolare che rispecchia il panorama politico. Lo sciopero generale indetto dai sindacalisti per protestare contro la riforma della scuola esprime più debolezza che forza. E' la rievocazione di una mitologia sindacalista che vedeva nello sciopero generale il momento della mobilitazione totale come preludio alla rivoluzione. Quale luogo migliore se non la scuola, trasformata in una cinghia di indottrinamento delle menti più giovani e perciò indifese? Invece che una dichiarazione di guerra questo sciopero generale è la smorfia di dolore dell'opposizione. Siamo abituati a pensare la sinistra come un arco teso tra gli estremi del riformismo blando e del radicalismo di piazza. E' l'effetto della doppia piaga che ha colpito la storia della sinistra. Prima si è estinta l'ideologia; poi è venuta meno anche la scatola organizzativa che conteneva quell'ideologia. Prima è finito il comunismo come ideologia ufficiale e poi è sparita anche la forma partitica del Pci. Sia l'Unione che il Pd sono falliti come esperimenti per ricostituire almeno un contenitore politico in assenza di una nuova ideologia. Complice l'ascesa di Di Pietro, che sembra complicare la vita del Pd peggio di quanto non facessero Mastella e Bertinotti con Prodi, oggi l'unico modello della sinistra è quello del pendolo - estremismo, poi riformismo poi estremismo. Prima lo scontro, poi il confronto, poi di nuovo lo scontro. Avanti e indietro. L'aspettativa più naturale è che alla fine prevarrà Di Pietro oppure Veltroni. Insomma, si arriverà ad un punto di rottura che troverà una collocazione definitiva al baricentro politico della sinistra. Ma anche questa mentalità ne &egrav e; un riflesso. La realtà ha già parlato e la sinistra di oggi, come quella di ieri, ha scelto di non scegliere. Di Pietro e Veltroni sono sullo stesso fronte, che è quello del deficit di una progettualità politica di tipo costituente. Non sono due metà dello stesso intero. Sono due frammenti che non combaciano e hanno bisogno entrambi di una nuova unità, l'uno senza l'altro. Non si può scegliere tra due modelli opposti quando entrambi i modelli sono insostenibili. Di Pietro non potrà mai candidarsi a guidare l'intera sinistra così come Veltroni non può vantare l'egemonia sull'intera opposizione. La scuola è un test rilevante, perché è un tema che calamita sia la piazza che il palazzo. Perciò richiede una prospettiva politica unificata. Ma lo sciopero generale è la rovina di qualunque unità, perché brucia gli estremisti ed emargina i riformisti. Mancano idee ed ideologie, ma non c'è un laboratorio organizzativo per produrle. La scuola è anche il terreno su cui ad ogni nuova maggioranza frana la riforma della maggioranza precedente. La sfida di Berlusconi è trasformare questa riforma nella riforma definitiva, trasmettendo il messaggio che adesso le riforme sono fatte per durare. Oltre ad impedirlo, la sinistra deve impedire che la parola scuola voglia dire un'altra sconfitta.
Gabriele Cazzulini
(da
http://www.ragionpolitica.it )
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IL PROBLEMA NON E’ MAESTRO UNICO O PIU’ MAESTRI, MA CHE CI SIANO DEI VERI MAESTRI
L’altra mattina un’insegnante di liceo, entrando in classe tutta infuriata col Ministro Gelmini e la sua proposta di riforma della scuola, è sbottata: “Ma cosa pretende da noi insegnanti questo ministro, che diventiamo educatori? Ma noi non siamo educatori, siamo dei professionisti della nostra disciplina!”
Io vorrei dire a questa collega: quando tu dici a uno studente: “Studia, perché rischi”, o “Stai attento, non disturbare!”, “Ma vuoi ascoltare quello che spiego?”, svolgi il tuo ruolo di professionista della materia, o operi un intervento sulla persona? Suggerire che vale la pena studiare e ascoltare, piuttosto che essere distratto o indifferente non è un atto educativo?
La situazione della scuola oggi è drammatica, non perché il Minis tro vuole fare dei tagli dell’organico, vuole introdurre il voto in condotta che fa media, o il maestro unico, ma perché vive una crisi di identità che è la più grave da quando la scuola moderna esiste.
L’altro giorno una alunna mi diceva: “Prof, mi è tornata la voglia di studiare da quando mi sono sentita stimata come persona”.
Vorrei dire a quell’insegnante: ma la passione per la tua materia ti è nata ascoltando un registratore, davanti a un computer o perché qualcuno, dimostrandoti la sua stima, te l’ha spiegata con intensità, passione, autorevolezza, aiutandoti a cogliere il senso di quello che ti diceva, a scoprire il senso di te e delle cose che ci circondano, a scoprire la grandezza del tuo io, così come emerge dalla millenaria cultura che abbiamo ereditato dai “giganti” del passato?
Nella scuola c’è bisogno di adulti che desiderano continu are, sviluppare il proprio cammino di conoscenza che avviene solo in un rapporto, non è mai qualcosa di asettico, di neutrale, è la mia umanità che si incontra con l’umanità di chi è giovane, e si incontra e confronta con l’umanità di Dante, di Foscolo, di Leopardi, di Montale.
Io insegno italiano e la scoperta che faccio ogni giorno è entusiasmante: gli studenti desiderano capire la loro umanità, il loro io: desideri, attese, domande spesso drammatiche (che senso ha la morte, il dolore? Esiste la felicità?), dubbi, contraddizioni, paragonandosi all’umanità del loro insegnante, provocati e sfidati dall’umanità dei “giganti” del passato.
La scuola di oggi è in crisi perché molti che la frequentano paradossalmente è come se la negassero, come se negassero la sua identità e il suo scopo, è come se per assurdo la scuola insegnasse c he non deve esserci scuola, cioè incontro fra l’umanità dell’insegnante e l’umanità del giovane. Dove il rapporto è reale, vero, la gente diventa grande!
E’ incredibile quel che succede normalmente, perché ogni giorno lo studente ci chiede questo, anche il più distratto, il più menefreghista, il più superficiale, perché non è possibile cancellare del tutto il proprio io.
Tra i giovani di oggi serpeggia una fame incredibile di maestri, di qualcuno che abbia qualcosa da dire in merito alle questioni più vive e pressanti dell’esistenza, di un insegnamento che lasci realmente un segno nella loro vita. Questo tanto più oggi, in cui ogni comunicazione sembra banale!
Il dibattito di questi giorni sulla riforma Gelmini rischia, come sempre, di non centrare la questione decisiva dell’esperienza educativa, riducendosi a una sterile contrapposizione ideologico-p olitica.
Per dirla con uno slogan che riprende uno dei temi più dibattuti: “Il problema non è maestro unico o più maestri, ma che ci siano dei veri maestri”, come si diceva.
In questi giorni, assieme ad alcuni studenti di Varese, abbiamo diffuso un volantino: “La riforma comincia da te”, da te studente, da te insegnante. Di fronte alla sterile contrapposizione: maestro unico sì o no, voto di condotta sì o no, tagli sì o no, abbiamo voluto dire che c’è ancora gente che non è disposta a delegare la propria vita, le proprie scelte e in particolare la sete di conoscenza e di capacità di giudizio, a un potere che non vuole fare i conti con persone che hanno una identità, una storia, un ideale, che non hanno rinunciato ai loro desideri e alle loro domande anche sui banchi di scuola. Speriamo che anche altri si mobiliti no in questa azione di resistenza a un tentativo di svuotare totalmente la scuola della sua identità. Il punto di partenza di questa resistenza non sono degli slogan ideologici contrapposti, ma una esperienza quotidiana in atto che continuamente interessa, affascina e aggrega persone giovani e adulte.
Questi sono i luoghi di resistenza a una deriva ideologica e insensata della scuola italiana.
Franco Bruschi
(da
http://www.culturapolitica.it )
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AZIONE STUDENTESCA SULLA RIFORMA GELMINI
In merito alla cosiddetta Riforma Gelmini, Azione Studentesca preferiremmo vedere le applicazioni pratiche del decreto, prima di giudicarlo, nel bene e nel male. Capiamo lo scetticismo di parte della “classe” docente, ma riteniamo che si stia facendo degli studenti dei burattini utili solo a manifestare e scioperare, senza essere nemmeno a conoscenza della Riforma che avversano. Certi al contempo della buona fede di molti, proveremo ad analizzare in breve il d ecreto, nelle parti che concernono gli istituti superiori, sperando di poterlo fare più approfonditamente in futuro, soprattutto on line.
La riforma prevede un potenziamento dell’insegnamento di inglese, matematica e scienze nei licei. È importante potenziare l’insegnamento dell’inglese, sempre più lingua globale e nella quale una percentuale non trascurabile di studenti ha dei deficit, ma altrettanto importante sarebbe puntare anche sull’Italiano, una lingua che conserva una cultura letteraria lunga secoli alla quale tutto il mondo guarda con invidia, troppo spesso messa in “secondo piano”.
Negli istituti superiori, verranno inoltre diminuiti (speriamo drasticamente) gli indirizzi (a tutt’oggi, solo in Italia, ben 900), per evitare in tal modo di «confondere l'utenza senza apportare valore aggiunto». Ci troviamo d’accordo con il Ministro pure nella sua decisione di ridurre le ore di lezione settimanali: da 36 a 32 per gli istituti tecnico-professionali, e da 33 a 30 per i licei. Puntare sulla qualità, più che sulla quantità, il Ministro ha colpito nel segno.
Sarà possibile frequentare inoltre, per coloro i quali hanno difficoltà con la lingua italiana, corsi pomeridiani. Inoltre vengono previste ore anche di mattina per studenti stranieri. Una buona idea del ministro Gelmini, ottimo strumento per favorire una vera integrazione degli studenti immigrati, purtroppo a tutt’oggi troppo poco estesa in tutta Italia.
Pertanto, non capiamo l’incredibile pioggia di critiche, insulti, manifestazioni, sceneggiate, lezioni di pedagogia (e talora di democrazia) piovute dalla sinistra e da taluni sindacati, contro il Ministro dell’Istruzione e la sua riforma (che poi di riforma vera e propria non si tratta), coinvolgendo anche i bambini delle elementari e gli studenti in generale nei loro gioc hi di politica e potere.
Non capiamo questo stupore soprattutto per il fatto che, andando a controllare le cifre (DL 112, art. 64, comma 6), si scopre che, la maggior parte dei numeri spaventa-famiglie che sono stati agitati, sono semplicemente falsi.
È infatti falso il fatto che il budget della scuola subirà tagli per 8 miliardi: il taglio del prossimo anno sarà infatti inferiore a 0,5 miliardi (1% del budget), i tagli netti previsti per il triennio 2009-2011 saranno invece pari a 3,6 miliardi spalmati in tre anni. Non è vero neppure che saranno licenziati 87 mila insegnanti: la riduzione del numero di cattedre avverrà limitando le nuove assunzioni, la cifra di 87 mila insegnati in meno si raggiungerà nel 2012 e include nel calcolo le riduzioni già pianificate dal Governo Prodi (circa 20 mila unità, a suo tempo giudicate insufficienti nel Quaderno bianco sulla scuola pubblicato giusto un anno fa dal prec edente governo). I tagli verrano attuati per larga parte eliminando gli esuberi di insegnanti e di personale ATA (Ausiliare, Tecnico e Amministrativo): circa 87.000 insegnanti e 40.000 ATA in meno nel corso di tre anni (previsto però, nel frattempo, l'inserimento di 25.000 nuovi insegnanti -specie giovani e precari, alla faccia delle balle dei vari populisti- e 7.000 ATA, solo quest'anno): tutto questo NON licenziando alcuno, ma bloccando il turn over (ovvero il ricambio per chi va in pensione). Questo a nostro avviso, considerato anche che, sotto varie voci, spendiamo per il personale scolastico ben 41.174.698.165 euro, ovvero il 96,98% del totale, è necessario dal punto di vista della efficienza scolastica, ovvero fare meglio spendendo di meno.
Per quanto riguarda il voto in condotta, siamo d'accordo, purché non diventi un ricatto politico da parte dei professori ma sia usato nei modi più adeguati, ovvero non per minacciare chi vu ole distinguersi, ma per premiare il merito.
Concludendo, non è vero che, nelle scuole elementari, sparirà il tempo pieno e tutti i bambini dovranno tornare a casa alle 12,30: l’introduzione del maestro unico, con conseguente soppressione delle ore di compresenza, libererà un numero di ore più che sufficiente ad aumentare le ore di tempo pieno eventualmente richieste dalle famiglie. Non si vede neppure su quali basi l’opposizione agiti lo spettro di una riduzione degli insegnanti di sostegno, o della chiusura delle scuole di montagna (il Ministro ha peraltro escluso tale eventualità).
La verità è che, fino a questo momento, il ministro Gelmini ha fatto pochi errori, e questo non a tutti va bene.
Siamo certi che la Riforma porterà miglioramenti al sistema scolastico Italiano, nel caso in cui non fosse così, faremo sentire ancora la nostra voce.
Riccardo Favaro
(da
http://www.azionestudentescapn.net)
SCIOPERO SCUOLA DEL 30 OTTOBRE:
Ragioni per non aderire, ragioni per costruire < /span>
Il sistema scolastico italiano ha, da tempo, urgente bisogno di essere riformato: siamo ai primi posti, tra i Paesi dell’Ocse, come spesa per l’istruzione ma ciò non incide sulla qualità. Il numero di ore di lezione degli alunni supera del 20% la media dei paesi Ocse, ma ai primi posti per la qualità dell’apprendimento vi sono Paesi dove si sta a scuola molto meno. Per questo chiediamo anche all’attuale Governo, come sempre abbiamo fatto, di abbandonare una politica centralistica, perseguita con l’accanimento delle normative, che pretendono di determinare ogni singolo aspetto d ella vita scolastica.
Per rispondere alla emergenza educativa è indispensabile tenere conto della domanda di istruzione e di educazione che proviene dai giovani di oggi, e completare il percorso verso un assetto pienamente libero e pluralistico. Per questo è prioritario dare attuazione all’autonomia costituzionale prevista per le scuole, assicurando alle stesse veri organi di governo e risorse dirette. Gli altri cambiamenti verranno come diretta conseguenza: drastica riduzione di norme; livelli essenziali di apprendimento; carriere per i professionisti della scuola con effettivo riconoscimento del merito e delle prestazioni; dirigenza scolastica messa in grado di rispondere dei risultati; moderno sistema di valutazione che aiuti le scuole a migliorare.
Una prospettiva di così ampio respiro necessita di tempi lunghi e non può essere assicurata da una singola fase di revisione degli ordinamenti o della normativa in uso. Occorre piuttosto un impegno costante per il bene comune da parte di tutte le forze sociali e politiche autenticamente riformiste. Per questo è necessario che anche i sindacati, anziché condurre battaglie di retroguardia dannose per tutti, tornino ad impegnarsi per il bene comune. Gli slogan lanciati in questi giorni e irresponsabilmente depositati sulle bocche degli studenti spinti in piazza a manifestare contro chi oggi è chiamato a governare, appaiono invece strumentali e ridicoli, tanto più perché gridati in difesa di una scuola italiana di cui tutti, in questi anni, si sono lamentati.
Le misure prese dall’attuale Governo in realtà, non si scostano, nei principi ed in molte proposte, da quelle suggerite dal Quaderno Bianco dei ministri Padoa-Schioppa e Fioroni, nella prospettiva del vincolo di pareggio entro il 2011 richiesto all’Italia dall’Unione europea. La razionalizzazione di spesa all’interno di un sistema tanto elefantiaco quanto improduttivo è urgente e indispensabile. I provvedimenti approvati a favore di interventi per l'edilizia scolastica e la messa in sicurezza degli istituti ne costituiscono un primo significativo segnale.
Non aderiamo allo sciopero del 30 ottobre perché non ne condividiamo le motivazioni. Non possiamo accettare le posizioni corporative di un certo sindacalismo che, guidato in particolare dalla CGIL, continua ad opporsi, per ragioni di mero potere, a qualsiasi serio tentativo di cambiamento del sistema di istruzione nazionale. L’istruzione è un bene di tutti: per questo è indispensabil e che ogni seria riforma si costruisca attraverso il dialogo con le componenti reali della scuola che si esprimono anche nelle loro forme associative.
Associazione Culturale “Il Rischio Educativo”
DIESSE (Didattica e Innovazione Scolastica)
DiSAL (Dirigenti Scuole Autonome e Libere)
FOE (Federazione Opere Educative)
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STRUMENTI DI LAVORO
UNA PROPOSTA NEL SEGNO DELLA TRADIZIONE
Hallowen? No, grazie: è la risposta di coloro che, t ornando ad apprezzare due giornate così care alla nostra tradizione e così profondamente significative per la nostra fede, prendono le distanze da questa festa pagana lontana dalla nostra cultura.
Una pagina di tale sussidio è infatti dedicata ad illustrare alcuni esempi di tradizioni popolari della nostra regione e che per tanti secoli hanno accompagnato la nostra gente a vivere queste due feste con gesti, usi, preghiere che evidenziano quanto il ricordo dei defunti continuasse ad essere presente e ad essere importante per loro.
Queste tradizioni restano dolcemente nella memoria di un tempo ormai passato, ma ciò che deve continuare per sempre è la preghiera per i vivi e i defunti. Perciò sono offerti due schemi di preghiera da proporre ai ragazzi per prepararsi a queste commemorazioni per presentare i propri cari al Signore ed affidarli all'intercessione dei Santi, in particolare di quelli cari a ciascuno, come il s anto patrono, il santo di cui si porta il nome.
Uno schema propone una celebrazione in chiesa nel giorno del catechismo con la lettura della Parola e la preghiera al proprio santo di cui ciascuno scrive il nome su un cartellone che porta al centro la rappresentazione del discorso della montagna. Ad ogni nome che il ragazzo scrive, si prega il santo invocato e si accende un lumino; si prega poi per defunti con alcune preghiere proposte, a cui possono seguire preghiere libere; al termine sono consegnate a ciascuno delle stelle di cartoncino con su scritte le beatitudini, stelle che i ragazzi consegneranno il giorno dei Santi ad amici o parenti.
Questa celebrazione, come si può notare dalla sua struttura, mira a fare delle due feste una unica commemorazione, per dare l'idea di una Chiesa veramente comunione dei santi, vivi e defunti di ogni tempo e di ogni luogo.
Un secondo schema di preghiera viene proposto per la famiglia; consegnato a ciascun rag azzo sarà l'occasione di un momento di preghiera con la famiglia ogni sera della novena dei defunti da farsi in un" angolo della preghiera", appositamente allestito, con un crocifisso, dei fiori, un lume da accendere durante la preghiera, lume che, la sera del primo novembre, sarà posto sul davanzale della finestra: indicherà a tutti che la luce di Cristo risorto vince il buio della notte e le tenebre della morte per introdurci nella luce senza tramonto.
E' disponibile ritirare una copia per Parrocchia presso l'Ufficio Catechistico Diocesano - Piazza Matteotti, 4 - aperto da lunedì a venerdì con orario 9.00-12.30 e il giovedì pomeriggio 15.00-17.00.
Il sussidio può essere scaricato dal sito
http://www.diocesi.genova.it +++
APPUNTAMENTI
GENOVA 12/14 NOVEMBRE
“MI MERITO UNA SCUOLA MIGLIORE"
ABCD è l'unico Salone italiano dell'educazione. La più importante fiera-evento dedicata alla scuola e all' università in ambito nazionale.
ABCD è un evento in collaborazione con il MIUR (Ministero dell'Istruzione, dell' Università e della Ricerca), Presidenza del Consiglio dei Ministri e con oltre 20 associazioni del mondo della scuola.
ABCD giunge alla quinta edizione. Nel 2007 il salone è stato visitato da oltre 30.000 persone e ha visto la presenza di oltre 200 espositori. Ideato da Fiera di Genova, ABCD giunge alla sua quinta edizione e da quest'anno assume il titolo di Salone italiano dell'educazione.
ABCD è il luogo di confronto dove convergono ed interagiscono gli operatori e i fruitori del "sistema educazione" attraverso incontri, iniziative, seminari, sezioni espositive, manifestazioni dedicate ai temi di maggiore attualità: dalla prevenzione alimentare alla conoscenza del territorio, dall'orientamento all'uso delle tecnologie multimediali e digitali, dai temi dell'università e della ricerca alle nuove tecnologie.
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ABCD sarà, da quest'anno, ancora più che nelle passate edizioni, un "luogo di decisioni" grazie ad iniziative mirate promosse dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e grazie alla collaborazione con il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca.
Il Ministro Mariastella Gelmini aprirà il salone e terrà nella stessa giornata un convegno internazionale sul tema "Valutazione comparata dei sistemi educativi e di istruzione europei in rapporto agli indicatori OCSE-PISA".
Il 13 novembre si terrà il forum nazionale "Mi MERITO una scuola migliore. Un'occasione partecipata per parlare di merito per docenti, studenti e scuola" con la presenza di oltre 20 associazioni operanti nel mondo della scuola.
Per informazioni:
http://www.abcd-online.it +++
INIZIATIVE
IL PROGRAMMA “MILLE TALENTI”
Il Ministro della Gioventù in collaborazione con il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, on. Renato Brunetta, ha istituito un tavolo di lavoro congiunto per la realizzazione del programma “Mille Talenti”.
L’idea nasce da un libro di Roger Abravanel intitolato “Meritocrazia”, e contiene il proposito di formare e valorizzare 1000 giovani italiani da inserire nella pubblica amministrazione.
Il piano dovrebbe essere strutturato in diversi programmi, c oordinati fra di loro attraverso la selezione progressiva dei migliori 10, 100 e 1000 giovani laureati italiani, sulla base di un apposito test nazionale. Naturalmente, con il coinvolgimento della Scuola Superiore di P.A. L’obiettivo è quello di realizzare tre gruppi che ricevano adeguate borse di studio, una formazione eccellente e prospettive di carriera adeguate, per poter essere da subito inseriti nelle amministrazioni centrali e periferiche, nazionali ed internazionali.
Al presidente del Consiglio dei Ministri dovrebbe essere data, infine, la possibilità di creare tra i dirigenti selezionati una propria task force di giovani talenti di cui servirsi per la soluzione delle emergenze. Si tratta della cosiddetta Delivery Unit sperimentata con successo in diverse nazioni europee.
Per informazioni :
http://www.gioventu.it"