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 Oggetto del messaggio: Re: Rapporto con il potere e persecuzioni
MessaggioInviato: 30/09/2008, 9:08 
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Il solito Augias che non si smentisce mai...ma viene regolarmente smentito.
Cordialità,
Il Cireneo

Tutti i buchi dell'Inchiesta
Inviato da: "Associazione Amici di Lazzaro" associazioneamicidilazzaro@yahoo.it associazioneamicidilazzaro
Lun 29 Set 2008 10:03 am
Tutti i buchi dell'Inchiesta
di Massimo Introvigne (Avvenire, 24 settembre 2008)
La fede crede che Gesù sia risorto. La scienza sa che Gesù non è risorto, perché i morti non risorgono. La fede crede che i quattro Vangeli ci trasmettano il messaggio di Gesù Cristo. La scienza sa che non è così. La fede crede che la Chiesa ci permetta d'incontrare ancora oggi nella storia Gesù di Nazaret attraverso la continuità dell'istituzione da lui fondata. La scienza sa che Gesù non ha fondato nessuna istituzione, e che la Chiesa come la conosciamo semmai deriva dall'imperatore Costantino. Tesi che risalgono all'Illuminismo, e che riposano su una concezione assolutista della scienza definitivamente decostruita da Adorno e Horkheimer in poi, senza dimenticare la meta-scienza di Popper? Purtroppo no: lo scientismo è un passato che non vuole passare, come conferma un aspirante best seller in cerca di lettori, Inchiesta sul cristianesimo. Come si costruisce una religione (Mondadori, Milano 2008), confezionato sulla scia del successo del suo precedente Inchiesta su Gesù dal giornalista Corrado Augias, che questa volta intervista il professor Remo Cacitti, docente di Storia del cristianesimo antico all'Università di Milano.

L'idea è che si possa opporre alla fede - rappresentata per esempio da Benedetto XVI, oggetto di più di una battutina velenosa, e per definizione infondata e soggettiva - la Scienza storica con un'ideale S maiuscola, che sarebbe invece per definizione oggettiva, universale e certa. Cacitti cita l'archeologo e storico francese Salomon Reinach (1858-1932), che fornisce quello che può essere considerato il motto del libro: mentre la fede dice "io credo" la scienza della storia delle religioni, fondata su "fatti certi", può dire con orgoglio "io so" (p. 265). Una volta entrati in questa logica, il gioco è fatto: a chiunque muovesse obiezioni in nome della religione o del semplice buon senso Augias e Cacitti potranno replicare che altra è la scienza storica, altra è la mera fede.

Intendiamoci: Augias fa il suo mestiere, che è quello del giornalista dissacrante e provocatore che tutti conosciamo. Né egli ha mai nascosto di essere uno scettico e un non credente. Anche il professor Cacitti fa il suo mestiere: corregge Augias quando esagera, e cerca di rimanere nell'ambito della storiografia accademica. Tuttavia, sia il lettore meno preparato rischia di rimanere sconcertato, sia le stesse conclusioni del professor Cacitti si prestano a qualche obiezione laddove sembrano implicare che la storia sia l'unica disciplina che ha titolo a pronunciarsi su come è "veramente" nato il cristianesimo. Colpisce, in particolare, l'assenza nel testo di qualunque riferimento alla sociologia delle religioni, una scienza il cui più noto esponente statunitense contemporaneo, Rodney Stark, ha dedicato una delle sue opere fondamentali precisamente alle origini del cristianesimo. Il testo, Ascesa e affermazione del cristianesimo, pubblicato in Italia da Lindau, è apparso in quattordici lingue; almeno nell'area di lingua inglese, è stato ben ricevuto anche dagli storici e ha dato origine a tutto un nuovo filone di ricerca. In particolare Stark sostiene che la versione del cristianesimo fondata su dogmi certi e su una Chiesa organizzativamente forte si è affermata, prevalendo sui sogni degli gnostici e sulle utopie di un cristianesimo non istituzionale e pacifista, non grazie al potere di Costantino (come il testo di Augias e Cacitti ripete) ma perché meccanismi sociologici all'opera anche oggi - e che spiegano perché certe forme religiose abbiano successo e altre declinino nel XXI secolo - rendevano sia comprensibile sia inevitabile che fosse così.

Anche la moderna sociologia della scienza può forse aiutare, con tutto il rispetto, a guardare con un certo sano scetticismo alle conclusioni di Cacitti. Tale sociologia sostiene infatti che la scienza, compresa quella storica, è raramente "neutra" e "oggettiva" (così che la sua pretesa di essere superiore, per esempio, alla teologia, è per certi versi ingenua) ma è sempre culturalmente condizionata, politicamente negoziata e socialmente costruita. E questo è vero anche per quella rispettabilissima scienza che è la storia del cristianesimo. A proposito dei Vangeli e delle lettere di Paolo, molti storici contemporanei - le cui idee Cacitti riassume fedelmente - spiegano che alcune affermazioni vanno intese come effettivo resoconto di fatti storicamente avvenuti, altre solo come metafore o descrizioni di esperienze spirituali a torto scambiate per realtà storiche o empiriche, altre ancora come affermazioni messe in bocca post factum a Gesù per giustificare interessi o posizioni della Chiesa nascente. Il controverso esegeta irlandese, residente negli Stati Uniti, John Dominic Crossan e il suo Jesus Seminar avevano prodotto addirittura un Vangelo "a colori" dove attribuivano colorazioni diverse a quanto, secondo loro, Gesù avrebbe detto per davvero e a quanto sarebbe stato inventato dagli evangelisti.

Il problema però è chi e come decide quali parole e fatti attribuiti a Gesù sono autentici e quali sono inventati. Dichiariamo autentici i testi che pensiamo di poter considerare più antichi? Non è proprio così: Cacitti lealmente riconosce che le affermazioni più chiare sul fatto che Gesù sia fisicamente risorto dai morti sono in testi di san Paolo "vicini all'evento, ovvero databili agli anni Trenta del I secolo" (p. 28). Eppure secondo lo storico italiano è "evidente" che si tratta di "una prospettiva religiosa, non storica" (ibid.). E perché è "evidente"? Cacitti ha il merito di dirlo in modo molto più sfumato, mentre Augias lo afferma più brutalmente: perché nel XXI secolo "alla resurrezione dei morti oggi nessuno crederebbe" (p. 72). A parte la solita mancanza di sociologia - uno sguardo alle Indagini mondiali sui valori convincerebbe gli autori che la maggioranza assoluta dei nordamericani e dei sudamericani, e un buon terzo degli europei, crede in pieno XXI secolo che Gesù sia risorto - la formula sembra precisamente quella rimproverata al Jesus Seminar: consideriamo autentici solo gli eventi e gli insegnamenti riportati nei Vangeli che risultano accettabili ai contemporanei, anzi a quella minoranza di contemporanei che in nome dello scientismo non crede ai miracoli. Così le affermazioni sul primato di Pietro e tutto quanto fonda un cristianesimo che non sia puro insegnamento morale sulla povertà e la pace "devono" essere aggiunte posteriori e non possono fare parte dell'insegnamento autentico di Gesù Cristo: il quale, diversamente, assomiglierebbe troppo a quello di Benedetto XVI, che non è simpatico ad Augias e sembra di capire neppure a Cacitti.

Che le cose stiano così sembra confermato dalle incursioni degli autori su temi diversi da quelli delle origini cristiane. Per esempio, in tema di apparizioni della Madonna, Cacitti afferma ripetutamente che "non hanno assolutamente nulla di religioso" (p. 149). Ci si chiede tuttavia come è stato previamente definita la nozione di "religioso". Avendo a suo tempo partecipato (unico studioso italiano invitato) al progetto europeo LISOR sulla definizione di religione, penso di avere qualche elemento per dire che nel messaggio di Fatima o nelle parole della Vergine a Lourdes, per tacere dell'esperienza dei fedeli e dei pellegrini nei rispettivi santuari, tutto è religioso secondo una qualunque delle maggiori nozioni di religione utilizzate nella sociologia contemporanea.

Così pure rimango perplesso quando Cacitti definisce "chierici franchisti" i sacerdoti e religiosi uccisi durante la guerra di Spagna e a suo avviso inopportunamente canonizzati (p. 210: molti di loro non erano certamente "franchisti" e furono uccisi per la loro fede, non per le loro idee politiche), e quando sembra confondere, tra i documenti del Vaticano II, la Nostra Aetate (che non è il testo "che apre alla libertà religiosa", p. 246) con la Dignitatis humanae. E sono ancora più perplesso quando lo storico di Milano attacca "l'oscena strumentalizzazione di certi passi del Corano, operata da truci cristiani, per i quali sarebbe quel testo sacro a fomentare la violenza e il terrorismo islamici": una posizione che "certo non è vera" (p. 66). Il maggiore sostenitore accademico contemporaneo della tesi secondo cui le giustificazioni di una certa violenza islamica si trovano in alcune sure del Corano, l'islamologo della Rice University David Cook, il quale offre argomenti molto seri e tutt'altro che facili da smontare, sarà forse "truce", ma certamente non è un cristiano. C'è da chiedersi se in certi ambienti, anche autorevoli, l'islam non goda oggi di un pregiudizio favorevole che si nega alla Chiesa Cattolica.

Lo ha ribadito Benedetto XVI a Parigi: tutti i contributi delle scienze alla migliore comprensione del cristianesimo e della sua storia sono i benvenuti. Ma squalificare come non razionale e non scientifica la comprensione che i credenti hanno di Cristo e della Chiesa, pretendendo che una certa storiografia accademica sia detentrice per definizione di un sapere superiore e più "obiettivo", fa invece parte di quella muraglia cinese eretta dalla modernità fra fede e ragione che Benedetto XVI sta cercando dall'inizio del suo pontificato di smantellare: in nome non solo della fede ma anche di una nozione più serena e prudente di ragione.


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 Oggetto del messaggio: Re: Rapporto con il potere e persecuzioni
MessaggioInviato: 30/09/2008, 9:44 
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Veramente interessante.
Ma qualcuno avrebbe la bontà di rispondere alla mia domanda?


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 Oggetto del messaggio: Re: Rapporto con il potere e persecuzioni
MessaggioInviato: 30/09/2008, 10:22 
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Chiedo scusa Alcesti, ma sono andato un po' indietro e mi sono perso negli insulti e nelle menzogne della fu Fata Morgana.
Può ripostare la domanda?
Comunque, io mi sono preso la briga di leggere i libri di Stark e direi che sul movimento delle origini sono ottimi e chiariscono bene. Il cristianesimo portò all'impero romano ormai morente nuova linfa attraverso da un lato l'abbandono ai culti esoterici e dall'altro alla conversione dei barbari. Tenga presente che venne ricostituito nel medioevo il Sacro Romano impero abbattuto poi dal 1789 dai moti del 48, dalle unità nazionali realizzate in sfregio alla volontà dei popoli fino alla prima guerra mondiale che sancisce l'eliminazione dell'ultimo regno.
Cordialità,
Il Cireneo


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 Oggetto del messaggio: Re: Rapporto con il potere e persecuzioni
MessaggioInviato: 02/10/2008, 10:09 
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Ho semplicemente ripreso la questione del crollo del paganesimo, poiché mi è ricapitato tra le mani il saggio di Augusto Fraschetti "Principi cristiani, templi e sacrifici nel Codice Teodosiano", e questo mi permette di esporre il punto di vista del Fraschetti in questione in maniera più chiara di quanto avessi fatto in precedenza.

Cita:
Alla fine di questo nostro percorso, forse troppo breve, possiamo trarre almeno alcune conclusioni. Una religione che ci ha lasciato a livello di formulazione teorica e letteraria i Discorsi di Giuliano Augusto come Alla Madre degli dei e A Helios re, i Saturnalia di Macrobio; una religione che vedeva Roma percorsa dalle grandiose processioni in onore di Iside e della Grande Madre fino al fiume Almone, dove il simulacro della dea era immerso nelle sue acque per la dovuta purificazione mentre i romani (anche quelli di fede cristiana: una circostanza troppo spesso dimenticata) avrebbero voluto celebrare ancora intorno al 500 la loro festa dei Lupercalia attirandosi così le invettive di papa Gelasio, molto difficilmente può ritenersi una religione in decadenza che appunto per questa sua decadenza - come generalmente si ritiene - sarebbe poi di conseguenza scomparsa.

Basta invece, come abbiamo fatto, ripercorrere le costituzioni imperiali contenute nel Titolo XVI, 10 del Codice Teodosiano, per comprendere come il paganesimo romano sia scomparso in seguito a una legislazione che lo rese a tutti gli effetti impraticabile.

Una legge di Costanzo II, che si richiamava in ogni caso a suo padre Costantino, come abbiamo visto, già nel 341 proibiva con parole di fuoco e pene severissime ogni possibilità di compiere sacrifici (ripetiamo: «Cessi la superstizione, si metta fine alla follia dei sacrifici»); nel 346, sempre Costanzo II ordinava la chiusura dei templi; dieci anni più tardi lo stesso imperatore comminava la pena di morte a chi avesse compiuto sacrifici o a chi avesse semplicemente venerato statue di divinità pagane; nell’anno successivo avrebbe rimosso dalla curia l’altare e la statua della Vittoria; nel 391 Teodosio avrebbe proibito anche i sacrifici privati dei culti familiari nel tentativo di estirpare i sacra gentilicia; infine Onorio, nel 416, avrebbe escluso da ogni carica pubblica e dalla stessa amministrazione dello Stato tutti i pagani, obbligando di fatto i ceti alti soprattutto dell’aristocrazia romana a conversioni forzose: «Coloro che sono macchiati dall’errore del rito profano o dal crimine, in altri termini i pagani, non siano ammessi alle cariche ufficiali, né abbiamo l’onore di amministratore o di funzionario».

André Piganiol scrisse subito dopo la Seconda guerra mondiale che l’Impero romano d’Occidente non era morto «de sa belle morte», di morte naturale, ma che era stato «assassíné» (nel caso specilico dai barbari che con le loro invasioni ne avevano provocato la caduta, come i Tedeschi del terzo Reich avevano provocato la caduta della Francia nel corso della Seconda guerra mondiale). Con una formula analoga, ci limiteremo a un semplice suggerimento: che anche il sistema religioso del politeismo romano sia stato “assassinato”.
Questa volta attraverso una legislazione sempre più opprimente e repressiva che di fatto ne rese impossibile ogni pratica: si tratta di un suggerimento che forse potrà anche stupire, ma che bisogna comunque ritenere almeno valido, appunto in base alla positiva documentazione in nostro possesso presa in esame ed elencata nel corso di una rassegna che si è voluto il più possibile completa.


Questa è la tesi (per dirla con Aristotele); io vi chiedo di fornirmi l'antitesi.
Spero in una vostra rapida risposta.
Alcesti


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 Oggetto del messaggio: Re: Rapporto con il potere e persecuzioni
MessaggioInviato: 02/10/2008, 15:53 
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Dunque Alcesti,
io penso che si debba ragionare in un'altra maniera.
Più semplicemente l'impero era crollato. Non stava più insieme nulla. Il Cristianesimo non lo ha abbattuto ndefinitivamente ma semplicemente ha preso quello che di buono c'era e lo ha rifortificato. Con calma e pazienza anche e sopratutto a causa delle eresie che comunque lo colpirono.
Il politeismo pagano del tardo impero aveva assunto oramai più che altro la forma di festa continua e non di attività "religiosa". L'Impero era addormentato sotto il peso dei baccanali. Al Cristianesimo il merito di averlo rinsaldato, meglio, di avergli dato una radice solida su cui piantarsi.
Costantino non fece altro che rianimare ( tentativo poi che non è che abbia portato molto lontano all'inizio) l'impero indicando una nuova strada che era quella del Cristo. Poi se ragioniamo con la testa di oggi possiamo dire che diede vita ad una pre-teocrazia, se ragioniamo con la testa di allora ridiede un'anima al potere.
Cordialità,
Il Cireneo


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 Oggetto del messaggio: Re: Rapporto con il potere e persecuzioni
MessaggioInviato: 14/10/2008, 7:28 
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Un omaggio alla grande storica Marta Sordi

Gli articoli di Marta Sordi su StoriaLibera e ogni altro utile riferimento alla grande storica possono essere trovati con la ricerca delle parole "Marta Sordi" mediante il motore di ricerca interno al sito (su ciascuna pagina, in alto a destra).
I testi di Marta Sordi sono segnalati nella bibliografia dei singoli capitoli di StoriaLibera e nella bibliografia generale: http://www.storialibera.it/bibliografia.php

Dal sito identitanazionale.it: http://www.identitanazionale.it/inme_r008.php
http://www.identitanazionale.it/inme_r008.php


Marta Sordi, tutta l'Antichità come fosse oggi
di Marco Respinti
in "Il Domenicale", 18.4.2009, n. 16, p.6.

È scomparsa a Milano il 5 aprile, a quasi 84 anni, Marta Sordi, l’insigne storiografa dell’Antichità, fiore all’occhiello dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Nata a Livorno il 18 novembre 1925, si laureò in Lettere all’Universitàdegli Studi di Milano, allieva di Alfredo Passerini, e fu ricercatrice nell’Istituto italiano per la Storia antica di Roma, con Silvio Accame. Nel 1962 iniziò la carriera universitaria nell’ateneo di Messina per poi passare, nel 1967, all’Università di Bologna e quindi, nel 1969, alla “Cattolica” di Milano, dove fu ordinario di Storia greca e di Storia romana, dirigendo anche, nella facoltà di Lettere e filosofia e fino al 2001, l’Istituto di Storia antica. Membro dell’Accademia di Scienze e Lettere dell’Istituto Lombardo e dell’Istituto di Studi Etruschi, la Sordi è stata insignita di numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali maturati per le ricerche di prima mano, e sovente fuori dal coro, e pure per le cospicue pubblicazioni. La sua imponente bibliografia è stata del resto ben censita, nel febbraio 2008, da Alessandro Cristofori in "Palestra: Studi on line sull’Antichità Classica della Fondazione Canussio", utilmente reperibile sul sito Internet degli amici (amici preziosi del “Dom”) della Fondazione Niccolò Canussio di Cividale del Friuli, che di Roma antica sono esperti e della compianta professoressa estimatori intelligenti. Fra i suoi volumi, moltissimi, non vanno certamente scordati "Il cristianesimo e Roma" (Cappelli, Bologna 1965) , "Il mito troiano e l’eredità etrusca di Roma" (Jaca Book, Milano 1989), la “trilogia” edita nel 2002 da Vita e Pensiero (il marchio della “Cattolica”), "Scritti di Storia greca", "Scritti di Storia romana" nonché "Guerra e diritto nel mondo greco e romano" , quindi "Alle radici dell’Occidente" (Marietti, Milano-Genova 2002) e "Il mondo greco dall’età arcaica ad Alessandro" (Jaca Book, 2004) . Ma su tutti eccelle "I cristiani e l’Impero romano" (Jaca Book, 2004) . Con esso la Sordi rintuzzò, mediante scientificità cristallina, mille e un falso mito. Senza mai forzare la storia onde farla quadrare entro cerchi presunti magici, ella sviscerò l’amore-odio fra la grande Roma e quella piccola “setta giudaica” che si faceva largo conquistando (i cuori) e patendo (le pene d’inferno terrestre), e che alla fine trionfò nell’impero, e dall’interno. Non certo svuotandolo, come una infame quinta colonna, ma tornando a darne il significato più autentico, cogliendone persino la provvidenzialità. Torna alla mente il T.S. Eliot dell’antico impero che, dopo la profezia virgiliana, rinasce nuovo, romano sì, ma stavolta sacro. Non aveva peli sulla lingua, la Sordi, nel rivendicare pure le radici cristiane dell’Europa, e però giocando di fino: niente contraddizioni, diceva, tra classicità e cristianesimo, una s’invera infatti appieno solo nell’altro, la quale ne redime l’anima. Sembra Sylvain Gouguenheim sul Medioevo. Né, la Sordi, propinò, su temi “caldi”, un’altrettanto mefitica “leggenda rosa”. Parlandoci solo di Antichità, riuscì “semplicemente” a farci comprendere persino l’attualità più e meglio di altri. Dopo l'Undici Settembre, per esempio, “spiegò” benone la guerra al terrorismo scatenata dagli Stati Uniti e il neocon "cast of mind". Come? Narrandoci ancora di come crebbe l’impero romano. Non perché un Cesare si fosse svegliato un dì di buzzo buono, ma perché le legiones difesero, giorno dopo giorno, i confini dell’ecumene civile.


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MessaggioInviato: 05/04/2009, 21:27 
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La morte di Marta Sordi (Livorno, 1925 - ?, 2009)

Il ricordo e il messaggio di cordoglio del sito http://www.rivistazetesis.it

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http://www.rivistazetesis.it/Marta_Sordi.htm

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MessaggioInviato: 06/04/2009, 15:40 
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Mi unisco al cordoglio.
E' stata una grande personalità, una grande studiosa dallo spirito critico, attenta nella studio delle fonti e originale nei giudizi. Chi ha avuto occasione di sentirla parlare o di leggere i suoi scritti capisce come lo studio della storia (anche della storia antica) abbia un'importanza decisiva per capire e giudicare la realtà presente.


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 Oggetto del messaggio: Re: Rapporto con il potere e persecuzioni
MessaggioInviato: 06/04/2009, 15:41 
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SL Direttore ha scritto:
La morte di Marta Sordi (Livorno, 1925 - ?, 2009)

Il ricordo e il messaggio di cordoglio del sito http://www.rivistazetesis.it

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http://www.rivistazetesis.it/Marta_Sordi.htm

Piccola precisazione:
Livorno, 1925 - Milano, 5 aprile 2009


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MessaggioInviato: 06/04/2009, 20:47 
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Una grande studiosa che ho avuto il piacere di conoscere e che è stata professoressa di mia moglie.
Un seme che darà grandi frutti!
Eterno Riposo...
Cordialità,
Il Cireneo


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