Homepage di StoriaLibera.it StoriaLibera.it

 Homepage StoriaLibera.it Newsletter  |  email Cont@tti 
 
Oggi è 19/06/2013, 7:59

Tutti gli orari sono UTC [ ora legale ]




Apri un nuovo argomento Rispondi all’argomento  [ 116 messaggi ]  Vai alla pagina Precedente  1 ... 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12  Prossimo
Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Re: Obama: tramonto degli Usa?
MessaggioInviato: 10/09/2009, 9:06 
Non connesso
.
.

Iscritto il: 18/03/2007, 13:09
Messaggi: 2220
POLITICA INTERNAZIONALE: Stati Uniti pronti alle sanzioni
http://www.corrispondenzaromana.it/inde ... &catid=143
Corrispondenza Romana n.1108 del 12/9/2009

La settimana decisiva della prima parte del mandato presidenziale di Barack Obama si era aperta con le «dimissioni» del suo boss per i lavori «verdi», Van Jones, rivelatosi un radicale estremista incompatibile con il ruolo che gli era stato affidato alla Casa Bianca. Poi c’è stato il discorso al Congresso sulla riforma sanitaria, impantanata a Capitol Hill e invisa alla maggioranza degli americani.

La questione afghana, con le pressanti richieste dei generali di aumentare sforzi e sacrifici a Kabul da bilanciare con la stanchezza dell’opinione pubblica per una guerra che, dopo otto anni, sembra senza vie d’uscita. La situazione economica, meno catastrofica di qualche mese fa, ma con un tasso di disoccupazione arrivato al 9,7%, il malcontento per l’impiego di denaro pubblico e il timore di un aumento delle tasse…

E adesso anche l’Iran torna a turbare i sonni agitati del presidente: Obama sperava in una tregua di almeno un paio di settimane, fino all’apertura dei lavori dell’Assemblea generale dell’Onu (23 settembre) e la riunione del G20 a Pittsburgh (24-25 settembre). Obama ha detto che l’America si aspetta per quella data la disponibilità iraniana a riprendere i colloqui sul nucleare e ad accettare incentivi commerciali in cambio dello stop all’arricchimento dell’uranio. In caso contrario, chiederà al Consiglio di sicurezza e al G20 l’adozione di sanzioni economiche molto dure, a cominciare dal divieto di esportazione in Iran della benzina (che l’industria petrolifera iraniana non sa raffinare).

L’approssimarsi di questa scadenza, non un vero e proprio ultimatum – si legge su “Il Foglio” del 7 settembre 2009 – «ha convinto il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad a prendere l’iniziativa, in un momento in cui l’Agenzia atomica dell’Onu traccheggia sui piani nucleari iraniani, scatenando le critiche non solo degli americani, ma anche del presidente francese Nicolas Sarkozy, che accusa l’uscente direttore dell’Agenzia, l’egiziano Mohamed ElBaradei, di nascondere i documenti che provano i piani bellici degli ayatollah di Teheran». Ahmadinejad ha ribadito che non interromperà l’arricchimento dell’uranio e ha dichiarato che l’Iran non intende negoziare il proprio diritto al nucleare, anche se è pronto a discutere con i grandi del mondo su non meglio specificate «sfide globali».

Rifiutando la scadenza fissata da Obama, Ahmadinejad ha detto che presenterà ai cinque Paesi permanenti del Consiglio di Sicurezza Onu, più la Germania, un pacchetto di proposte per eventuali colloqui da cui comunque sarà esclusa la questione nucleare. Il presidente iraniano non ha risposto alla richiesta di Obama di avviare un dialogo tra Washington e Teheran, ma ha rinnovato l’offerta, già rivolta in passato a George W. Bush, di un dibattito pubblico con il presidente americano davanti ai media internazionali. «Una sceneggiata già vista in passato».

Ora Obama è di fronte a un bivio: la sua politica centrata sul dialogo è naufragata. I due messaggi inviati al leader supremo, Ali Khamenei, hanno ricevuto risposte imbarazzanti: a giugno Khamenei ha replicato ricordando che «il medio oriente e il mondo islamico vi odiano, dal profondo del cuore»; la seconda risposta, che ha definitivamente fatto saltare i piani di Obama, è stata la violenta reazione alle proteste popolari di Teheran, in seguito alle elezioni presidenziali di giugno. «Ahmadinejad – scrive Marcello Foa – è pronto al dialogo con l’Occidente. Alle sue condizioni ovvero non lo vuole affatto. Ma conosce bene le logiche dei media e sa sfruttarle a dovere.

Per qualche ora la proposta di un Ahmadinejad che finge l’apertura e intanto sbatte la porta in faccia all’Occidente sul nucleare faccia a faccia con Obama, in diretta tv, già alla fine di settembre in occasione dell’Assemblea generale dell’Onu, ha fatto sensazione, lasciando intravedere una svolta spettacolare nei rapporti tra Stati Uniti e Iran. D’altronde non era stato il presidente americano a invocare un confronto senza precondizioni? Già, ma quell’offerta era stata formulata prima che il regime reprimesse nel sangue la rivolta popolare contro i brogli elettorali.

Ora la situazione é cambiata, anche perché la Casa Bianca si è riavvicinata a Israele, che ha vincolato una ripresa del dialogo con i palestinesi a una maggior fermezza degli Usa contro Teheran». La partita si deciderà in questi mesi ovvero prima che l’Iran completi il suo programma militare nucleare, che, peraltro, ufficialmente continua a negare. E non saranno certo le sanzioni a fermare gli ayatollah. Se nei prossimi mesi non inizierà un vero dialogo, l’ipotesi di un bombardamento preventivo tornerà d’attualità. Israele già scalpita e Obama lo sa».

_________________
http://www.StoriaLibera.it


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Obama: tramonto degli Usa?
MessaggioInviato: 11/09/2009, 9:09 
Non connesso
.
.

Iscritto il: 01/05/2007, 16:19
Messaggi: 2957
11 Settembre cosa ci resta?

Cosa ci resta? Ci resta un presidente ( p minuscola) americano che non sa far di conto. Dichiarando che la guerra di Bush costa più della sua riforma dimentica la cosa più elementare: CHE LA LIBERTA' NON HA PREZZO!!
Socialista! e se si ricorda il Giuda del Vangelo ( "perchè ungere Cristo. Con i soldi che se ne ricava si possono aiutare i poveri...") Traditore! Empeachement!
Il Cireneo


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Obama: tramonto degli Usa?
MessaggioInviato: 13/09/2009, 12:05 
Non connesso
.
.

Iscritto il: 18/03/2007, 13:09
Messaggi: 2220
Oppositori di Obama in piazza, tra bandiere e inni patriottici
Si sono radunati a Washington per dimostrare contro gran parte delle sue scelte politiche: riforma della sanità in testa

http://www.ansa.it/opencms/export/site/ ... 74765.html

_________________
http://www.StoriaLibera.it


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Obama: tramonto degli Usa?
MessaggioInviato: 13/09/2009, 15:32 
Non connesso
.
.

Iscritto il: 18/03/2007, 13:09
Messaggi: 2220
Maria Giovanna MAGLIE,
"Il caso «Che casino». La débâcle di Obama"
in Il Giornale, 5.2.2009.

Luna di miele è diventata da tempo un’espressione stantia, presidenti e primi ministri di tutto il mondo si trovano realtà faticose da affrontare subito, e il consenso si erode facilmente. Ma quella di Barack Obama, presidente tanto pompato da essere icona pop e micidiale veicolo di marketing, si può definire una autentica débâcle. Non fosse per l’ipocrisia che ne ha circondato l’irresistibile ascesa, gli untuosi media europei lo darebbero già per arrogante presidente in crisi dopo quindici giorni di Casa Bianca. Sarà stata la maledizione del giuramento sbagliato, e ripetuto senza telecamere e in gran segreto, sarà perché a fare troppe promesse, e a inneggiare all’era nuova, si rischia grosso in quella democrazia compiuta che sono gli Stati Uniti d’America, ma Barack Obama è stato costretto ieri a dire «Yes, I screwed up», sì, ho fatto una cazzata; poiché l’argomento era la rinuncia del suo mentore e amico, Tom Daschle, difeso a spada tratta come ministro ideale della Sanità, e poi obbligato al ritiro per una questione di tasse non pagate, la figuraccia è seria, altro che dream team e nuova era di responsabilità.
Le scelte sospette erano cominciate con Bill Richardson, governatore del New Mexico scelto per il Commercio, costretto ad abbandonare ancora prima dell’insediamento del presidente a causa del suo coinvolgimento in un’inchiesta aperta da un grand jury federale su alcuni episodi di corruzione. Martedì Nancy Killefer, responsabile della verifica sul budget federale, aveva ammesso di aver evaso le tasse per una collaboratrice domestica nel 2005, e aveva lasciato il posto, costringendo così alla resa anche di Daschle, accusato di non aver dichiarato centoventimila dollari durante la sua attività di lobbysta per Alston&Bird, uno dei primi cinquanta studi legali degli Stati Uniti, e per UnitedHealth Group, un gruppo assicurativo molto attivo proprio nel settore della Sanità. Proprio della Sanità avrebbe dovuto diventare Segretario Daschle, secondo i desideri di Obama. Il presidente ce l’ha fatto invece a far confermare Timothy F. Geithner, ex governatore della Federal Reserve di New York, al Tesoro, nonostante le prove di un’evasione fiscale poi sanata, ma è un incarico già macchiato e compromesso.
Il fatto è che Barack Obama dell’outsider ha solo la retorica, aiutata dal colore della pelle, ma è un vero insider, anzi è il principe dei lobbysti, nel senso di uomo dei poteri e degli interessi più forti. Dodici segretari e sottosegretari sono della stesa pasta, primo William Lynn, esponente dell’industria delle armi, nominato numero due del Pentagono con l’incarico di presiedere il comitato per l’acquisto delle armi. Capito il conflitto di interessi? Ma Obama non ha rinunciato a Lynn e agli altri.
Il ministro del Tesoro, il criticatissimo Geithner, e il superconsigliere Lawrence Summers, sono legati a Citigroup, e alle banche di Wall Street responsabili in grande parte dell’attuale tremenda crisi economica. Tra le promesse elettorali già abbandonate naturalmente spiccano le iniziative cosiddette pacifiste e di distensione. Basta avere l’attenzione di separare la propaganda delle dichiarazioni dalla realtà delle decisioni e la parola terribile, continuità, spunta. Obama aveva promesso il richiamo delle truppe in Irak «entro un anno», ora parla di «ritiro sostanziale» di un numero non precisato di soldati, mentre gli strateghi del Pentagono spiegano che una parte delle truppe Usa rimarrà almeno fino al 2011.
Aveva enfaticamente annunciato la fine delle operazioni di «rendition», i rapimenti segreti all’estero di presunti terroristi e il loro trasferimento in altri Paesi, dove verrebbero torturati, ma nel decreto presidenziale, si limita ad auspicare la fine di queste pratiche. In Afghanistan non si capisce ancora se la grande operazione annunciata per sconfiggere i talebani avrà o no un seguito.
Infine, certa di aver dimenticato numerosi altri bluff e «cazzate» varie, come quella tanto strombazzata sull’aborto, che è un mero ripristino, come ai tempi di Bill Clinton, del finanziamento alle organizzazioni favorevoli alla pratica, vi invito a seguire la stampa americana. È già pronta ad azzannare il dream president, per fortuna.

_________________
http://www.StoriaLibera.it


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Obama: tramonto degli Usa?
MessaggioInviato: 13/09/2009, 15:33 
Non connesso
.
.

Iscritto il: 18/03/2007, 13:09
Messaggi: 2220
Alberto PASOLINI ZANELLI
"Sulle promesse ora Obama fa marcia indietro"
in "Il Giornale", 13.1.2009.

La limousine di Barack Obama si avvicina alla Casa Bianca a colpi di freno. Belle, nitide luci rosse che indicano che il futuro pilota dell'America forse non sa con precisione dove vuole andare ma ha capito che occorre ridurre considerevolmente la velocità. Rispetto, soprattutto, alle promesse elettorali. Lo aveva già indicato, stavolta lo ha detto a chiare lettere, in una intervista alla rete televisiva Abc: «Rivitalizzare l'economia americana richiede che ridimensioniamo le promesse e parliamo di più dei sacrifici che, grandi o piccoli, ognuno di noi dovrà fare. Dobbiamo essere realisti: non tutto quello di cui abbiamo parlato durante la campagna elettorale saremo in grado di farlo al ritmo che avevamo sperato». Obama non ha avuto bisogno di entrare nei dettagli: le cifre dell'economia, quelle dei costi e delle proiezioni, parlano chiaro da sole: il numero dei disoccupati è salito a 11 milioni, il 7,2%, il record degli ultimi sedici anni, e i posti di lavoro vanno persi un po' in tutti i settori dell'economia, dall'industria all'edilizia al commercio. Licenziano perfino gli uffici che si occupano di trovare job temporanei. «Questa è la peggior recessione dai tempi della Grande Depressione. Tutti gli americani la sentono, la sentiranno, si dovranno dare da fare perché tutti hanno interessi vitali in gioco». Il presidente eletto prende atto che tra le sue promesse elettorali (infusione di denaro pubblico in nuovi programmi certamente benefici a lunga scadenza e la impellente necessità di sostenere nell'immediato quasi tutti i settori produttivi) c'è una contraddizione difficile da superare, anzi impossibile a breve scadenza. Per esempio l'impegno, che era stato il pezzo forte dei programmi di Obama durante le primarie in competizione con Hillary Clinton, a diminuire le tasse a tutte le famiglie con un reddito annuo inferiore ai 250mila dollari, con la prospettiva di recuperare parte della somma aumentando l'imposta sui «ricchi» e soprattutto sui profitti da capitale. In un momento in cui il governo parla della necessità di finanziare enormi progetti di lavori pubblici, assieme a ulteriori infusioni di dollari nel settore bancario e in quello industriale, non è più realistico. Analogamente devono essere rinviati i massicci investimenti nella ricerca di nuove fonti energetiche alternative al petrolio. Anche Obama, che si è nominato un governo composto principalmente di moderati e di centristi ereditati dall'esperienza di Clinton, si chiede oggi se la riduzione delle imposte sia utile a sostenere la domanda aggregata» in una economia che scende a precipizio. Quanti fra i banchieri e i capifamiglia spenderanno i dollari dello «stimolo» pubblico e non li utilizzeranno invece per ricostituire un po' di capitali e di risparmio? Il capitolo più preciso nei piani della nuova Amministrazione è quello di «generare» fino a 4 milioni di posti di lavoro, in larga parte nel settore delle costruzioni secondo l'esempio di Roosevelt degli anni Trenta. Secondo i conti dell'ufficio dei consiglieri economici della Casa Bianca l'incremento maggiore dovrebbe venire dai lavori pubblici, con quasi 700mila posti lavori, nuovi o recuperati, entro il 2010, con altri 600mila nel settore commerciale e 400mila nell'industria. Ma il Congressional Budget Office prevede che la recessione e le spese in programma spingeranno il deficit di bilancio ben oltre il trilione di dollari già quest'anno per un totale presunto di quasi sette trilioni in tre anni. Ci si chiede ora se la correzione di rotta anticipata sarà sufficiente e se eroderà o consoliderà la fiducia del nuovo presidente. Accanto ai motivi d'allarme ci sono segni incoraggianti, a cominciare dalla già citata composizione del governo per finire con un approccio «al di sopra delle parti»: preferenza per i democratici moderati rispetto ai "liberali" ideologici e mano tesa ai repubblicani, questo sì in concordanza con l'impegno di Obama durante la campagna elettorale di passare sopra alle divisioni politiche tradizionali e superare le linee di divisione ideologiche, culturali e razziali. Un impegno in tutti i settori, compresa la politica estera e militare: Guantanamo chiuderà, ma non nei cento giorni promessi da Obama prima delle elezioni. È un modo di dire alla futura opposizione: «Devo farcela, altrimenti siamo rovinati tutti».

_________________
http://www.StoriaLibera.it


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Obama: tramonto degli Usa?
MessaggioInviato: 22/09/2009, 6:22 
Non connesso
.
.

Iscritto il: 01/05/2007, 16:19
Messaggi: 2957
Sia chiaro:
1) Turchia in Europa
2) Iran non è pericolo
3) Niente scudo
4) In Afganistan non servono nuove truppe.
Mi ricordo nei giorni della elezione della fanfara democratica. Un Presidente che farà gli interessi europei altro che Bush!
Alla faccia dell'alleato e della multilateralità! Ci sta vendendo al nemico!
Ridatemi George.
il Cireneo


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Obama: tramonto degli Usa?
MessaggioInviato: 22/09/2009, 18:02 
Non connesso
.
.

Iscritto il: 04/06/2009, 17:47
Messaggi: 16
Non è Obama la causa, è l'impero che sta implodendo su sè stesso.
Un impero figlio di valori lontani anni luce quelli europei.

Ciò potrebbe darci l'opportunità di un'europa più indipendente.


Top
 Profilo E-mail  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Obama: tramonto degli Usa?
MessaggioInviato: 23/09/2009, 10:36 
Non connesso
.
.

Iscritto il: 18/03/2007, 13:09
Messaggi: 2220
Valori europei?

_________________
http://www.StoriaLibera.it


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Obama: tramonto degli Usa?
MessaggioInviato: 23/09/2009, 13:20 
Non connesso
.
.

Iscritto il: 01/05/2007, 16:19
Messaggi: 2957
Già! Ormai sono valori democratici:
aborto, divorzio, eutanasia, scuola di stato, alimentazione di stato, lavoro di statio, economia di stato....ridatemi Bush!
Il Cireneo


Top
 Profilo  
 
 Oggetto del messaggio: Re: Obama: tramonto degli Usa?
MessaggioInviato: 26/09/2009, 10:20 
Non connesso
.
.

Iscritto il: 01/05/2007, 16:19
Messaggi: 2957
Dal paleolibertarismo minarchico di Hoppe al neolibertarismo minchiarchico di Obama!
Povera laicità!
Il Cireneo


Top
 Profilo  
 
Visualizza ultimi messaggi:  Ordina per  
Apri un nuovo argomento Rispondi all’argomento  [ 116 messaggi ]  Vai alla pagina Precedente  1 ... 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12  Prossimo




Tutti gli orari sono UTC [ ora legale ]


Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 0 ospiti


Non puoi aprire nuovi argomenti
Non puoi rispondere negli argomenti
Non puoi modificare i tuoi messaggi
Non puoi cancellare i tuoi messaggi
Non puoi inviare allegati

Cerca per:
Vai a:  
cron
Powered by phpBB © 2000, 2002, 2005, 2007 phpBB Group
Traduzione Italiana phpBB.it


Cont@tti   |   Termini di utilizzo   |   Tutela della privacy