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 Oggetto del messaggio: Cosa significa "educare"
MessaggioInviato: 31/05/2007, 20:33 
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"Toglieteci tutto, mandateci in giro nudi ma lasciateci la libertà di educare" (don Luigi Giussani)


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 Oggetto del messaggio: Re: Cosa significa "educare"
MessaggioInviato: 09/06/2007, 12:58 
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Ministro Fioroni prenda nota...
di Giovanni Belardelli
Corriere della Sera, 10 marzo 2007

Negli ultimi giorni la scuola è entrata nelle cronache soprattutto per i casi di violenza di studenti e genitori contro professori e presidi (ma si è verificato anche, in qualche caso, l’inverso). È invece scivolato nella disattenzione generale quel che è avvenuto a Catania, dove un gruppo di studenti del liceo Spedalieri ha scritto una lettera-manifesto ai propri docenti, ricevendo da preside e professori una risposta (anch’essa pubblicata sul quotidiano La Sicilia) che lascia davvero sgomenti.

Il documento degli studenti partiva da una drammatica riflessione sulle violenze del 2 febbraio, in cui venne ucciso l’ispettore Raciti, per interrogarsi sull’assenza di valori nella quale sentono di vivere, sulla totale mancanza di punti di riferimento che li porta a sentirsi «soffocati dal nulla». E terminava, quella lettera, con una richiesta drammatica: «Abbiamo bisogno che qualcuno ci aiuti a trovare il senso del vivere e del morire, qualcuno che non censuri la nostra domanda di felicità e di verità».

Intendiamoci: la lettera vergata dai docenti catanesi va letta con la consapevolezza di quanto sia difficile per chiunque oggi, insegnante e non, provare a rispondere a interrogativi tanto fondamentali. Ma ciò che rende terribile quella lettera è il nichilismo pedagogico che sembra ispirarla, il fatto cioè che professori e professoresse vi sostengano che la scuola, loro stessi dunque, risposte non debbono neanche provare a darne. La scuola, secondo loro, dovrebbe infatti limitarsi a «stimolare domande»; quanto al «senso della vita», che nella loro lettera quasi disperata gli studenti dichiaravano di aver perso o non aver mai trovato, ebbene, che ciascuno cerchi da solo le «risposte adeguate al proprio percorso».

Invece di rallegrarsi che un fatto drammatico abbia spinto un gruppo di studenti a interrogarsi sul senso del vivere, a porsi le domande essenziali, ebbene gli insegnanti li invitano puramente e semplicemente a piantarla: «Proporvi, o imporvi, delle verità è integralismo, cioè barbarie, e pertanto questo atteggiamento non può avere luogo nella scuola pubblica, cioè democratica e laica». Si notino le assurdità contenute in questa frase: la coincidenza tra proporre e imporre, l’idea secondo la quale la laicità corrisponderebbe alla assenza di qualunque valore, principio, credenza. Ma sono assurdità che molti insegnanti italiani, temo, ormai non considerano affatto tali. Contemporaneamente il documento dei docenti di Catania è un perfetto riassunto di quella vera e propria ideologia del dialogo e dell’ascolto – a base di «rispetto dell’altro e delle differenze», di «solidarietà», di «rigetto di ogni forma di prevaricazione » – con cui la scuola italiana si illude di ovviare alla sua incapacità di trasmettere valori e norme di vita.

Non c’è ormai istituto scolastico, credo, in cui non vi siano in atto progetti multiculturali, per insegnare appunto a rispettare l’altro, a rifiutare la prevaricazione e via elencando. Tutte intenzioni buonissime, figuriamoci; ma il punto è che non si vede quale incontro con l’altro possa mai avvenire, quale dialogo possa mai instaurarsi, se non a partire da un riconoscimento, problematico quanto si vuole, critico quanto si vuole, di propri valori e di una propria cultura. Una scuola e una società che non ritengano di aver nulla da salvare nella propria tradizione e nella propria storia, nulla che meriti d’essere proposto se non una generica disposizione all’ascolto e all’apprezzamento indifferenziato (e in fondo indifferente) di tutto e di tutti, su quale base mai incontrerà l’«altro»?

Qualche mese fa, bastò che dieci o venti studenti occupassero un noto liceo della Capitale perché subito il ministro Fioroni si precipitasse da loro per sentire cosa avessero da dire. Forse, ci permettiamo di osservare, sarebbe opportuno che ora facesse almeno lo stesso con gli studenti di Catania, magari per spiegar loro che non è vero, o non lo è sempre, che la scuola «pubblica», «democratica » e «laica» debba essere, puramente e semplicemente, una scuola in cui si insegna a non credere a nulla.


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 Oggetto del messaggio: Re: Cosa significa "educare"
MessaggioInviato: 09/06/2007, 13:14 
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L'articolo di Belardelli, pubblicato sul Corriere della Sera, che riprende la lettera scritta dagli studenti è senz'altro interessante. Come non rimanere coinvolti quando qualcuno grida: «Abbiamo bisogno che qualcuno ci aiuti a trovare il senso del vivere e del morire, qualcuno che non censuri la nostra domanda di felicità e di verità»?
E' giusto senz'altro porsi il problema della distrazione educativa imperante nella scuola statale (e -perchè questo ci sta particolarmente a cuore- specialmente nella scuola statale italiana).
Così come non sarà mai sufficiente richiamare la responsabilità della sinistra post-sessantottarda nella crisi educativa contemporanea (la sua parte Fioroni la prenda tutta). Pur tuttavia riteniamo che ci sia un legame tra la disfatta educativa nella scuola e l'assunzione da parte della stessa scuola pubblica del monopolio dell'educazione.
In altri termini, ci interroghiamo sulle ragioni del nichilismo nella scuola pubblica italiana, ma, ancora di più, ci domandiamo: siamo sicuri che il ruolo educativo spetti innanzitutto alla scuola pubblica e, quindi, allo Stato?


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 Oggetto del messaggio: Re: Cosa significa "educare"
MessaggioInviato: 26/06/2007, 19:45 
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"Sono convinto che sia necessario dare il giusto spazio, nel nostro sistema scolastico, nella vita familiare e nella cultura pubblica, al riconoscimento dell'eredità giudaico-cristiana" (Roger Scruton).


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 Oggetto del messaggio: Re: Cosa significa "educare"
MessaggioInviato: 26/06/2007, 22:04 
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Lasciare l'educazione in mano allo stato vul dire indottrinare i bambini secondo la vulgata corrente, così che si adeguino al pensiero generale. Ci deve sempre essere qualcosa di alternativo.

La frase "proporvi delle verità è barbarie" mi lascia davvero sgomento. Se togliamo la verità, resta il nulla. Nientificare un bambino è la peggior cosa al mondo. Castrare una mente non ancora nata è uccidere una persona.


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 Oggetto del messaggio: Re: Cosa significa "educare"
MessaggioInviato: 10/07/2007, 8:43 
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Marcello D'ORTA, Giovani depressi ma anche sfaticati, in Il Giornale, 9.7.2007.

Vorrei fare una domanda semplice-semplice ai giovani: ma siete nati stanchi?
Vi osservo tutti i giorni in metropolitana, e sono sempre tentato di offrirvi una delle compresse di Ginseng che porto con me, poiché io - come voi - sono stanco, ma questo si spiega, avendo superato di quattro anni il mezzo secolo d'età, sostenuto quattro concorsi statali, servito la Patria come militare, scritto undici libri e centinaia di articoli, girato l'Europa per lavoro eccetera. Ah, dimenticavo il meglio: dovendo convivere con l'artrosi cervicale, l'artrosi lombo-sacrale e la sciatica, che si fanno sentire soprattutto in metropolitana, quando - all'inpiedi - devo sostenermi agli «appositi appigli» posti in alto, costretto ad osservarvi.
Voi ve ne state seduti (anzi accasciati), stanchi di una pesantissima vacuità quotidiana, per dirla con Veneziani, sfiancati dal peso di giornate totalmente inutili, di esistenze non legate a nessuna causa, a nessuna buona battaglia, a nessuna speranza.
Davanti a voi è il vecchierel canuto e bianco, reso curvo dai suoi anni; la massaia carica di buste della spesa; la donna incinta; persino il cieco, sorretto dal badante. E voi fingete di non vederli. Fingete, nel migliore dei casi. Nel peggiore (che poi è il più frequente) li guardate in faccia e non battete ciglio. Avete le cuffie nelle orecchie per ascoltare la vostra musicaccia, sostenete in grembo la fidanzata con la quale vi baciate e mordicchiate ad ogni momento, o vi spidocchiate a turno, come le scimmie che si osservano allo zoo. Perché mai dovreste cedere il posto a qualcuno? Siete giovani, studenti e innamorati: caso mai è l'anziano che deve cedere il posto a voi, specie se siete disoccupati.
Uno o due anni fa, presentai un mio libro in alcune scuole superiori di Rovigo; chi sa che non incontrai uno di quei campioni che hanno percosso il crocifisso, al grido di: «Finiscilo, finiscilo!». L'insegnante di una di quelle scuole mi disse: «Maestro, qui ci sono problemi opposti a quelli che vivono i suoi studenti. Non c'è lavoro nero, non c'è la casa sgarrupata, ma sono tutti annoiati. Per vincere questa noia violentano ragazze, torturano disabili, allagano le scuole, buttano sassi dai cavalcavia.
La buona parte di questi ragazzi è viziata, la buona parte fa uso di droga. Non conoscono il sacrificio, vogliono tutto e subito».
Poveri giovani, in pensione ancor prima di lavorare. Chissà che un paio di ceffoni bene assestati non li svegli dal loro torpore esistenziale.


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 Oggetto del messaggio: Re: Cosa significa "educare"
MessaggioInviato: 29/10/2007, 14:38 
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Iscritto il: 11/07/2007, 17:21
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NET Magazine.

(Mensile per ragazzini e genitori).
Edizioni ART S.r.l. Novara. Dir. e Red. via A. Antonelli 4 Milano; E. 2,40 una copia, E. 24,00 abbonamento annuale (11 numeri)


L’allievo ha superato il maestro?
No, probabilmente, ma ciò sarebbe non tanto e non solo per la grandezza del maestro (IL TIMONE), ma piuttosto perché una siffatta “relazione” con l’allievo (NET Magazine), ove instaurabile, si connoterebbe, per così dire, in senso “generazional-pedagogico”, ovvero, in altri termini, su un piano in qualche modo di autonomia.
Si tratta di un giornalino per ragazzi? Certo, anche, ma di quelli ormai purtroppo ben difficili da trovare.
Diciamo, intanto, che dietro questo “giornalino” c’è un gruppetto di almeno 40 persone, perdipiù brave e motivate.
Potranno i coscienziosi genitori investire la bellezza di 24 euro all’anno per uno strumentino che, fuor di enfasi, potrebbe portarli, diciamo, a un “terzo” dell’opera – titanica e dal valore inestimabile – dell’Educazione (Cristiana) dei figli?
Al lettore la risposta, a noi fornire qualche ulteriore, specifica notizia.
Il giornalino è’ – lasciamo alle parole del già detto Timone – proprio ciò che il medesimo pregevole periodico riferisce, nella presentazione che costantemente ne fa: “una pubblicazione autenticamente cattolica, una specie di “Timone dei piccoli”, con 36 pagine colorate da disegnatori professionisti, con giochi, fumetti e tante rubriche divertenti e soprattutto educative, per crescere nella fede. Il Vangelo (a fumetti), la vita dei santi e le pagine del catechismo fanno conoscere ai bambini la bellezza del messaggio cristiano e insegnano loro ad amare sinceramente la Chiesa e il Papa. Le avventure della “Banda di Net” coinvolgono i piccoli lettori e suscitano in loro il desiderio di imitare chi segue i valori cristiani e di fuggire dai pericoli per la loro anima. E poi c’è “il Club degli Amici di Net”, che farà conoscere tra loro bambini di tutto il mondo”.
C’è poco da aggiungere.
Sono circa 35 pagine che davvero fanno onore al loro compito, che si eleva a vero strumento di catechesi..
Infatti, oltre a presentare colori, grafica e impaginazione gradevoli ed efficaci, sono soprattutto i disegni e i relativi testi (che meriterebbero qui molte righe), ad essere, in effetti, entrambi, “professionalmente” pregevoli, adeguati e privi di forzature, in un insieme oggi proprio prezioso.
I contenuti?
Un po’ tutte le rubriche – il “Vangelo a fumetti” (disegnato con tratti molto belli ed espressivi), la “Missione del mese”, l’episodio della “Banda di NET” e la “Posta” – sono notevoli.
Utili anche le due paginette di scienze.
Ma formidabili sono, sotto ogni profilo, le due ultime rubriche, di grande valore formativo e dottrinale - ognuna delle quali, da sola, varrebbe il giornalino - : “la “Vita da Santo” (efficacissima e disegnata in modo eccellente da S. Delladio) e la “Catekid “Le indagini dell’Ispettore Spark”” (collegata al momento sacro-liturgico), dove ogni parola è uno spesso tassello di un notevole mosaico, a disposizione e di grande aiuto alle famiglie, per trasmettere ai ragazzini la Verità, il nobile senso del rapporto bene/male, il giusto discernimento etico e formarli e fortificarli su una via ordinata sotto ogni profilo.
Visto il livello medio delle odierne pubblicazioni per ragazzi – assai spesso cupamente diseducative – pare potersi qualificare “mitica” la rivista, come dice la “Banda di NET” (le cui gesta sono tra l’altro accompagnate da un sano ottimismo, quasi un entusiasmo che bene può coinvolgere i ragazzi lettori, veicolando loro la naturale fruttuosità della ricerca e pratica del bene).
Unico, piccolo neo (a voler essere severi), forse, il tratto grafico e/o l’opzione di fantasia, di uno o due personaggi, specie “Spark” (la buona coscienza).
Ma è veramente un dettaglio, in uno strumento due spanne sopra vari altri, come d’altronde il lettore potrà subito, e semplicemente, apprezzare, solo confrontando i 10 connotati del “Codice della Banda di NET”, codice a volte incastonato all’esordio del testo.
Coraggio genitori!

L.T.


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 Oggetto del messaggio: Re: Cosa significa "educare"
MessaggioInviato: 29/10/2007, 18:30 
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se è possibile,per cortesia,siate meno logorroici.Grazie

_________________
BUON NATALE A TUTTI


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 Oggetto del messaggio: Re: Cosa significa "educare"
MessaggioInviato: 02/11/2007, 16:52 
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Iscritto il: 11/07/2007, 17:21
Messaggi: 1074
Ma che dice?

1°): Noi scriviamo cose vere, giuste e buone - come può notare se prima legge e poi vi riflette - cose che vanno a beneficio di molti spero, cose che hanno una logica, una ragion d'essere, un filo conduttore, una valenza, una fondatezza, un capo ed una coda;

2°): Quello che scrive Lei - che mostra continui salti logici, continui passaggi di palo in frasca, continui luoghi comuni, continui avvitamenti su sé stesso - al contrario, ove anche se per avventura contenuto nella "lunghezza del testo" mostrerebbe, come quasi sempre mostra, pleonasmo, inutile tedio e in definitiva perdita di spazio.


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 Oggetto del messaggio: Re: Cosa significa "educare"
MessaggioInviato: 02/11/2007, 18:48 
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Iscritto il: 10/10/2007, 13:56
Messaggi: 638
Mi sa che qualcuno"lassù"nella Torre d'oro e piombo fuso si è offeso.Ho soltanto chiesto ,senza offendere,di essere meno verbosi e più sintetici,ma se mi si risponde che ciò è cosa buona e giustascusate tanto pensavo di essere in un 3d su internet e invece sono nella Casa Del Signore.Mi benedica Padre Torre perchè ho fatto solo le 150 ore di sera,al mattino mi guadagnavo da vivere in fabbrica,ma fatico ad associare il termine "logorroico" a cose false,ingiuste, e cattive come fa Lei.Lasci stare i paroloni non siamo più ai tempi di pappagone.Saluti duosiciliani

_________________
BUON NATALE A TUTTI


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