Chi conosce l'amico "Don Nicolò Anselmi" (da qualche anno Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile della CEI) ?
Anch'egli, giovane e sportivo sacerdote, fa la sua parte nella accresciuta "chiesa di Roma che parla genovese":
"«RAGAZZI, AVVICINATEVI
ALLA RICONCILIAZIONE!»
Don Nicolò AnselmiResponsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.itSono ormai quindici anni che sono sacerdote; per dodici ho insegnato religione in un liceo classico, sono stato assistente "scout" e dell’"Azione cattolica". Ho accompagnato, come tanti miei confratelli, gruppi giovanili a Lourdes e ad Assisi, sul monte Bianco e a Londra, a Capo Nord, in Congo, in Terrasanta e a Santiago de Compostella, in decine di "campi-scuola". Ho vissuto, come tutti i preti, esperienze meravigliose con i giovani, che mi hanno fatto capire tante cose di me, del Signore, degli altri. Fra questi momenti indimenticabili, ve ne sono alcuni tremendamente tristi. Mi riferisco alla morte prematura di giovani e anche di adolescenti. In questi anni ho celebrato e ho partecipato a non poche celebrazioni di funerali e di preghiere: Sara, Giorgio, Silvia, Simone, "Binario", Bruno. Giovani vite stroncate dalla malattia, da un incidente, dalla droga, da una tragedia in montagna. Sempre sono rimasto "sconvolto" – ed è l’aggettivo adatto – dalla partecipazione numerosa, silenziosa e affettuosa degli amici, composti in silenzio, in piedi, in fondo alla Chiesa o accalcati nelle navate. Molti di loro partecipano ai dialoghi della Messa, sanno cosa si risponde a «Il Signore sia con voi», lo fanno a bassa voce, quasi vergognandosi. Qualcuno conosce i canti; certamente in molti hanno frequentato il catechismo e ricevuto la Cresima. Alla Comunione partecipano in pochi. Non riesco a credere che tutti abbiano un "peccato mortale" sulla coscienza. Probabilmente sono anni che non si accostano alla Riconciliazione: non hanno avuto l’occasione di scoprire quanto è bello essere perdonati, guariti, abbracciati.
Sono scappati via dalla comunità cristiana troppo presto, lasciando senza parole le catechiste, che li avevano amati e serviti per tanti anni. Ogni anno celebro la Messa per Giorgio, il figlio di una mia cara amica, morto in un incidente di moto; ogni anno vedo 500 ragazzi che purtroppo stanno nelle navate, che abbozzano risposte liturgiche, che sussurrano canti religiosi. 500 ragazzi segnati dall’amicizia e dall’amore, cercatori di profonda interiorità, chiedono di sentire parole di speranza. Fra le ultime che ho letto e che mi sono piaciute tanto, ci sono quelle che San Paolo scrive nella sua prima Lettera ai Tessalonicesi: «Noi crediamo che Gesù è morto e risuscitato; così anche quelli che sono morti, Dio li radunerà per mezzo di Gesù insieme con loro». Sappiamo dirlo a noi stessi e a questi giovani?
("Avvenire", 22/11/’07)
L’AMORE È LA COSA PIÙ BELLA DEL MONDO!
Don Nicolò AnselmiPastorale Giovanile, Diocesi di Genova
saleluce@centrosanmatteo.orgDalla Radio, dal "Secolo XIX ", dal "TG3 Liguria" ho appreso che, nella Sala dei Chierici nella "Biblioteca Berio", collocata ormai da qualche anno nei locali dell’ex-Seminario, si è svolta o si sta svolgendo una mostra dei vincitori di un concorso artistico, riguardante la grafica delle scatole dei preservativi.
In concomitanza con l’evento, avrà luogo una distribuzione gratuita di "condom" e la possibilità di consulenze "psico-ginecologiche".
La notizia, oltre a farmi sorridere, mi offre la possibilità di fare una riflessione importante, a partire da un argomento assai poco indagato, come quello dell’uso del preservativo e della contraccezione in genere. Molti educatori ed anche sacerdoti affrontano mal volentieri la questione; se ne parla poco davvero.
Mettendo insieme un po’ d’esperienza con i giovani, qualche anno di confessionale e la conoscenza abbastanza approfondita di alcune anime che stanno facendo un cammino spirituale serio, mi sento di affrontare l’argomento, partendo dall’esperienza di felicità collegata all’amore fra un uomo e una donna. Le motivazioni filosofiche, antropologiche e teologiche le lascio ad altri contesti.
Poche settimane fa una giovane di circa 25 anni, mi confidò che abitualmente, da alcuni anni, faceva l’amore con il suo fidanzato, utilizzando il preservativo. Aveva dovuto ammettere da un po’ di tempo, a se stessa, di provare però un certo disagio collegato ad una sensazione di noia. Si accorgeva che non appena s’incontrava con lui, non riuscivano più a scambiarsi delle affettuosità "normali" ma subito pensavano all’atto coniugale, attirati dal grande piacere fisico ad esso collegato.
Mi ha confidato che l’attrazione era così forte che quando uno dei due non era pronto, non si sentiva, non desiderava avere "rapporti", per i motivi più vari, con grande fatica l’altro era disposto a rinunciare, creando incomprensioni e in ultima analisi un certo allontanamento.
La ricerca del piacere rischiava di diventare prevalente rispetto al dono, un certo egoismo strisciante stava prendendo il sopravvento nel loro rapporto dall’interno, avvelenandolo.
Risposi che la sua esperienza di tristezza era condivisa da molti giovani, non era la sola a pensarla così.
La giovane mi chiese se questo ragionamento era valido sia prima che dopo il matrimonio. Risposi di sì. Esiste una "castità" anche dopo il matrimonio, aperta alla vita rispettosa dei ritmi di fertilità della coppia, scritti da Dio nella natura.
La castità accende il desiderio dell’altro, valorizza tutti i linguaggi dell’anima, educa alla donazione, rinforza i matrimoni, genera fidanzamenti, spinge al matrimonio…
Siamo vittime, su questi temi, di un grande inganno che sta rovinando la realtà più importante della vita, cioè l’amore.
"Il Maligno è attivo!", mi diceva pochi giorni fa un Vescovo emerito di Genova. L’azione del Maligno è finalizzata a dividere, lo sappiamo bene: le coppie, la società, l’uomo da Dio…
Essere "casti", vivere questo grande "Sì" all’amore, è impegnativo, ma non impossibile.
Chi crede, sa che la Grazia di Dio, vissuta nella Preghiera, nell’Adorazione Eucaristica e nella Confessione frequente, ci permette di cambiare stile di vita, d’interrompere comportamenti che ci fanno del male. "Tutto possiamo in Colui che ci dà forza!".
Lasciamoci illuminare e scaldare dalla splendida Verità, dalla bellezza dell’Amore e dalla Gioia.
Preghiamo soprattutto per tutti coloro che insegnano false verità, talvolta senza rendersene conto, raggirati ed ingannati dal Maligno, …che nel "Deserto Quaresimale" non mancherà di venirci a trovare, come ha fatto con Gesù!
Mi fermo qui, anche se su questi temi le bugie, e i falsi silenzi da denunciare, sarebbero molti altri.
Molti sorrideranno dopo queste righe: i soliti preti! Non sanno parlare di altro che di sesso, mai di pace e di giustizia sociale! Ma l’attuale sfacelo del rapporto uomo-donna è sotto gli occhi di tutti. E solo uomini e donne nuovi possono costruire un mondo nuovo, di giustizia e di pace!
"