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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Re: Cosa significa "educare"
MessaggioInviato: 29/06/2008, 16:06 
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Iscritto il: 03/05/2007, 14:56
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Una delle più catastrofiche conseguenze della mentalità "sociologizzante", è quella di ritenere e convincere i più che non esista il male in sè, non esista il reato in sè e che, sul presupposto che l'uomo sia buono per natura, sia superfluo o addirittura dannoso punire chi commette nefandezze. La responsabilità, secondo i cultori del buonismo, sarebbe da ricercare nell'ambiente, nella società, non nel singolo. Con gli effetti che abbiamo sotto gli occhi.
Ho trovato interessante l'ultimo intervento di Michele Brambilla in proposito:
Il Giornale
n. 154 del 2008-06-29 pagina 1

LA SOLITA SCUSA DELLA SOCIETÀ
di Michele Brambilla

Nei primi anni Settanta fecero il giro delle redazioni di tutti i giornali (anche se avrebbero dovuto farlo dei manicomi: ma in quegli anni i manicomi li chiudevano) le motivazioni di una sentenza con la quale un giudice mandò assolto un giovane autore di una serie di rapine. «Il ragazzo - disse il presidente del tribunale - era sconvolto per le notizie che arrivavano dalla guerra del Vietnam. Egli non è dunque responsabile. Responsabile è la società».
L’episodio, che suscitò l’indignazione e l’ilarità di Indro Montanelli, torna alla mente ora che una preside di Treviso incolpa «la società» della bravata di una sua studentessa dodicenne. La ragazzina vendeva autoscatti osé per finanziarsi lo shopping. La preside, e via a ruota tutta una serie di «interpreti del disagio» in servizio effettivo e permanente, hanno accusato in serie prima la famiglia che non educa più, quindi il mondo della moda, poi quello dei telefonini, infine l’immancabile televisione.
Ora è senz’altro vero che la società di oggi ci offre molti spunti per autoassolverci ogni volta che facciamo qualche fesseria. Tuttavia nel terzo episodio del film Signore e signori di Pietro Germi - che è ambientato proprio a Treviso ma nel 1966, quando non c’erano i telefonini e in tv si vedeva a stento il canale nazionale - la contadinella Alda, una ragazzina di quindici anni, si concede in serie a tutti i vitelloni della città, gente dai quarant’anni in su, per comprarsi scarpe e vestiti. Verrebbe da dire insomma che le fragilità umane non sono poi tanto cambiate, e che la tecnica e la maggior disponibilità di mezzi hanno solo aumentato la quantità, e non la natura, dei misfatti.
Ma la banalità dell’analisi sui tempi che cambiano è comunque meno grave dell’eterno ritorno dell’impalpabile «società» quale unica presenza sul banco degli imputati. La preside ha accusato la famiglia e appunto la società di non educare più, ma scaricando la ragazzina da ogni responsabilità ha, lei per prima, esercitato malissimo il proprio ruolo di educatrice. A dodici anni si è certo poco responsabili. Ma se ci si mette in testa che non lo si è per nulla, e che c’è sempre qualche «società» su cui scaricare ogni errore, irresponsabili lo si diventa davvero, e del tutto.


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 Oggetto del messaggio: Re: Cosa significa "educare"
MessaggioInviato: 30/06/2008, 5:34 
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Iscritto il: 01/05/2007, 16:19
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Il problema è che la "società" per sopravvivere deve demolire la famiglia; poi impossessatasi della scuola, la società sforna esempi come questi! Non la famiglia ma l'iderologia che da Engels a Marx fino a Zapatero, vuole ridurre l'uomo a mero contratto, a do ut des...fine dell'amore! Ma l'ideologia nasce e si sviluppa nella testa della gente. Quella preside si comporta da perfetta gregaria. Lavora per l'ideologia ma si deresponsabilizza!
Cordialità,
Il Cireneo


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 Oggetto del messaggio: Re: Cosa significa "educare"
MessaggioInviato: 13/11/2008, 8:37 
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Iscritto il: 18/03/2007, 13:09
Messaggi: 2220
Un articolo di Giovanni Reale
"Inutile chiedere una scuola più nuova se poi ci dimentichiamo i vecchi valori"
su Il Giornale di oggi
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=305697

_________________
http://www.StoriaLibera.it


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 Oggetto del messaggio: Re: Cosa significa "educare"
MessaggioInviato: 08/06/2009, 3:54 
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Iscritto il: 06/06/2009, 0:01
Messaggi: 328
lucia ha scritto:
"Toglieteci tutto, mandateci in giro nudi ma lasciateci la libertà di educare" (don Luigi Giussani)

Sì, ma come educare?


L'educazioe che abbiamo ricevuto è sbagliata e anche quella che ha ricevuto la gnerazione precedente alla nostra. E' una educazione fatta in modo tale da giustificare la violenza, giustificare l'intollerazna e giustificare e incoraggiare la repressione della libertà d'animo.
uno stato che pretende educare non fa altro che pretendere di conrollare i suoi cittadini come sudditi che lavorano per pochi eletti dietro le quinte.


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 Oggetto del messaggio: Re: Cosa significa "educare"
MessaggioInviato: 08/06/2009, 4:00 
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Iscritto il: 06/06/2009, 0:01
Messaggi: 328
Se veramente allora vogliamo essere liberi e seguire il nostro cuore cosa c'è lo impedisce?
quello che pensa il papa?
quello che pensa il capo della banca centrale?
Quello che pensa il presidente?

Oppure è quello che pensa la mamma, quel che pensano sull'autobus, in giro, i tuoi amici più intimi i tuoi capi comunità? Sì sono loro che ti impediscono di progredire non il potere nei più loro alti rappresentanti.

Gli esseri umani sono diventati pecore e cani contemporaneamente, così dice David Icke e ha ragione, altro che se ha ragione!
Che poi David Icke abbia criticato il cristianesimo, per me va bene in quanto ha fornito le sue ragioni per farlo.
La vera educazione è l'educazione alla libertà. non l'edudcazione che noi imponiamo perchè l'educazione che noi imponiamo sia esa cristiana o no è una educazione sbagliata.


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 Oggetto del messaggio: Re: Cosa significa "educare"
MessaggioInviato: 10/06/2009, 17:16 
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Iscritto il: 01/05/2007, 16:19
Messaggi: 2957
ImperatoreRomano ha scritto:
Se veramente allora vogliamo essere liberi e seguire il nostro cuore cosa c'è lo impedisce?
quello che pensa il papa?
quello che pensa il capo della banca centrale?
Quello che pensa il presidente?

Oppure è quello che pensa la mamma, quel che pensano sull'autobus, in giro, i tuoi amici più intimi i tuoi capi comunità? Sì sono loro che ti impediscono di progredire non il potere nei più loro alti rappresentanti.

Gli esseri umani sono diventati pecore e cani contemporaneamente, così dice David Icke e ha ragione, altro che se ha ragione!
Che poi David Icke abbia criticato il cristianesimo, per me va bene in quanto ha fornito le sue ragioni per farlo.
La vera educazione è l'educazione alla libertà. non l'edudcazione che noi imponiamo perchè l'educazione che noi imponiamo sia esa cristiana o no è una educazione sbagliata.

La libertà di Icke è fare il cazz.o che si vuole. Il che non è libertà perchè nega la ragione. Non c'è libertà senza conoscenza e la conoscenza deriva dalla Verità! Il resto parole vuote di persone senza speranza.
Poi criticare il cristianesimo è un contro senso. O si critica la Chiesa cattolica che è Cristo o altrimenti si criticano quelle massi di profetucoli di matrice protestante che interpretano Cristo.
Coerenza mai?
Il Cireneo


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 Oggetto del messaggio: Re: Cosa significa "educare"
MessaggioInviato: 12/06/2009, 18:42 
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Iscritto il: 11/07/2007, 17:21
Messaggi: 1074
Chi conosce l'amico "Don Nicolò Anselmi" (da qualche anno Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile della CEI) ?
Anch'egli, giovane e sportivo sacerdote, fa la sua parte nella accresciuta "chiesa di Roma che parla genovese":

"«RAGAZZI, AVVICINATEVI
ALLA RICONCILIAZIONE!»

Don Nicolò Anselmi
Responsabile del Servizio Nazionale della Pastorale Giovanile
don.nico@libero.it

Sono ormai quindici anni che sono sacerdote; per dodici ho insegnato religione in un liceo classico, sono stato assistente "scout" e dell’"Azione cattolica". Ho accompagnato, come tanti miei confratelli, gruppi giovanili a Lourdes e ad Assisi, sul monte Bianco e a Londra, a Capo Nord, in Congo, in Terrasanta e a Santiago de Compostella, in decine di "campi-scuola". Ho vissuto, come tutti i preti, esperienze meravigliose con i giovani, che mi hanno fatto capire tante cose di me, del Signore, degli altri. Fra questi momenti indimenticabili, ve ne sono alcuni tremendamente tristi. Mi riferisco alla morte prematura di giovani e anche di adolescenti. In questi anni ho celebrato e ho partecipato a non poche celebrazioni di funerali e di preghiere: Sara, Giorgio, Silvia, Simone, "Binario", Bruno. Giovani vite stroncate dalla malattia, da un incidente, dalla droga, da una tragedia in montagna. Sempre sono rimasto "sconvolto" – ed è l’aggettivo adatto – dalla partecipazione numerosa, silenziosa e affettuosa degli amici, composti in silenzio, in piedi, in fondo alla Chiesa o accalcati nelle navate. Molti di loro partecipano ai dialoghi della Messa, sanno cosa si risponde a «Il Signore sia con voi», lo fanno a bassa voce, quasi vergognandosi. Qualcuno conosce i canti; certamente in molti hanno frequentato il catechismo e ricevuto la Cresima. Alla Comunione partecipano in pochi. Non riesco a credere che tutti abbiano un "peccato mortale" sulla coscienza. Probabilmente sono anni che non si accostano alla Riconciliazione: non hanno avuto l’occasione di scoprire quanto è bello essere perdonati, guariti, abbracciati.
Sono scappati via dalla comunità cristiana troppo presto, lasciando senza parole le catechiste, che li avevano amati e serviti per tanti anni. Ogni anno celebro la Messa per Giorgio, il figlio di una mia cara amica, morto in un incidente di moto; ogni anno vedo 500 ragazzi che purtroppo stanno nelle navate, che abbozzano risposte liturgiche, che sussurrano canti religiosi. 500 ragazzi segnati dall’amicizia e dall’amore, cercatori di profonda interiorità, chiedono di sentire parole di speranza. Fra le ultime che ho letto e che mi sono piaciute tanto, ci sono quelle che San Paolo scrive nella sua prima Lettera ai Tessalonicesi: «Noi crediamo che Gesù è morto e risuscitato; così anche quelli che sono morti, Dio li radunerà per mezzo di Gesù insieme con loro». Sappiamo dirlo a noi stessi e a questi giovani?

("Avvenire", 22/11/’07)



L’AMORE È LA COSA PIÙ BELLA DEL MONDO!

Don Nicolò Anselmi
Pastorale Giovanile, Diocesi di Genova
saleluce@centrosanmatteo.org

Dalla Radio, dal "Secolo XIX ", dal "TG3 Liguria" ho appreso che, nella Sala dei Chierici nella "Biblioteca Berio", collocata ormai da qualche anno nei locali dell’ex-Seminario, si è svolta o si sta svolgendo una mostra dei vincitori di un concorso artistico, riguardante la grafica delle scatole dei preservativi.

In concomitanza con l’evento, avrà luogo una distribuzione gratuita di "condom" e la possibilità di consulenze "psico-ginecologiche".

La notizia, oltre a farmi sorridere, mi offre la possibilità di fare una riflessione importante, a partire da un argomento assai poco indagato, come quello dell’uso del preservativo e della contraccezione in genere. Molti educatori ed anche sacerdoti affrontano mal volentieri la questione; se ne parla poco davvero.

Mettendo insieme un po’ d’esperienza con i giovani, qualche anno di confessionale e la conoscenza abbastanza approfondita di alcune anime che stanno facendo un cammino spirituale serio, mi sento di affrontare l’argomento, partendo dall’esperienza di felicità collegata all’amore fra un uomo e una donna. Le motivazioni filosofiche, antropologiche e teologiche le lascio ad altri contesti.

Poche settimane fa una giovane di circa 25 anni, mi confidò che abitualmente, da alcuni anni, faceva l’amore con il suo fidanzato, utilizzando il preservativo. Aveva dovuto ammettere da un po’ di tempo, a se stessa, di provare però un certo disagio collegato ad una sensazione di noia. Si accorgeva che non appena s’incontrava con lui, non riuscivano più a scambiarsi delle affettuosità "normali" ma subito pensavano all’atto coniugale, attirati dal grande piacere fisico ad esso collegato.

Mi ha confidato che l’attrazione era così forte che quando uno dei due non era pronto, non si sentiva, non desiderava avere "rapporti", per i motivi più vari, con grande fatica l’altro era disposto a rinunciare, creando incomprensioni e in ultima analisi un certo allontanamento.

La ricerca del piacere rischiava di diventare prevalente rispetto al dono, un certo egoismo strisciante stava prendendo il sopravvento nel loro rapporto dall’interno, avvelenandolo.

Risposi che la sua esperienza di tristezza era condivisa da molti giovani, non era la sola a pensarla così.

La giovane mi chiese se questo ragionamento era valido sia prima che dopo il matrimonio. Risposi di sì. Esiste una "castità" anche dopo il matrimonio, aperta alla vita rispettosa dei ritmi di fertilità della coppia, scritti da Dio nella natura.

La castità accende il desiderio dell’altro, valorizza tutti i linguaggi dell’anima, educa alla donazione, rinforza i matrimoni, genera fidanzamenti, spinge al matrimonio…

Siamo vittime, su questi temi, di un grande inganno che sta rovinando la realtà più importante della vita, cioè l’amore.

"Il Maligno è attivo!", mi diceva pochi giorni fa un Vescovo emerito di Genova. L’azione del Maligno è finalizzata a dividere, lo sappiamo bene: le coppie, la società, l’uomo da Dio…

Essere "casti", vivere questo grande "Sì" all’amore, è impegnativo, ma non impossibile.

Chi crede, sa che la Grazia di Dio, vissuta nella Preghiera, nell’Adorazione Eucaristica e nella Confessione frequente, ci permette di cambiare stile di vita, d’interrompere comportamenti che ci fanno del male. "Tutto possiamo in Colui che ci dà forza!".

Lasciamoci illuminare e scaldare dalla splendida Verità, dalla bellezza dell’Amore e dalla Gioia.

Preghiamo soprattutto per tutti coloro che insegnano false verità, talvolta senza rendersene conto, raggirati ed ingannati dal Maligno, …che nel "Deserto Quaresimale" non mancherà di venirci a trovare, come ha fatto con Gesù!

Mi fermo qui, anche se su questi temi le bugie, e i falsi silenzi da denunciare, sarebbero molti altri.

Molti sorrideranno dopo queste righe: i soliti preti! Non sanno parlare di altro che di sesso, mai di pace e di giustizia sociale! Ma l’attuale sfacelo del rapporto uomo-donna è sotto gli occhi di tutti. E solo uomini e donne nuovi possono costruire un mondo nuovo, di giustizia e di pace!"


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 Oggetto del messaggio: Re: Cosa significa "educare"
MessaggioInviato: 20/06/2009, 14:39 
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Da Tempi del 16 giugno 2009
Mamma Oca
di Annalena Valenti


Una sana educazione si vede anche in un bel disegno


È la mostra di disegni dei ragazzi della scuola media del Collegio della Guastalla. L’“ancella” delle materie guarda la realtà per giungere, con tutti gli altri insegnamenti, al “cuore delle cose”. Scrive la professoressa di educazione artistica, che ha esposto lavori veramente pregevoli, che bisognerebbe far vedere “su in alto”, come esempio d’eccellenza: «Con il disegno si è costretti a fare un passo in più rispetto al semplice osservare; per disegnare infatti si è costretti a guardare veramente un oggetto, non solo superficialmente, si è costretti a cercare per prima cosa la struttura che lo regge, l’essenza, le ossa, come direbbe Cézanne; poi, solo in un secondo momento, ci si addentra fino al particolare, alla più piccola sfumatura o imperfezione, secondo Caravaggio, amandola così com’è. “Voglio stupire Parigi con una mela”, diceva Cézanne, e noi ancora oggi ci stupiamo delle sue mele, della loro solidità, della loro presenza. Alla scuola media possiamo guardare la mela di Cézanne sotto diversi aspetti: descrittivi, biologici, tecnologici. Il disegno può così esemplificare ciò che forse è già stato detto e fatto notare, ma permette di farne ulteriore esperienza. L’arte può essere ancella delle altre conoscenze, può supportare, dare visibilità al difficilmente “visibile”… un approccio diverso per ribadire le stesse fondamentali cose: partiamo dall’oggetto così com’è, la scoperta verrà tutta da lì, dalla solita e banale mela “rossa”. Ma è poi vero che le mele sono rosse?». Esempio, riuscito, d’eccellenza.


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Source URL: http://www.tempi.it/opinioni/006948-mamma-oca


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 Oggetto del messaggio: Re: Cosa significa "educare"
MessaggioInviato: 22/06/2009, 3:35 
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Iscritto il: 06/06/2009, 0:01
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il Cireneo ha scritto:
ImperatoreRomano ha scritto:
Se veramente allora vogliamo essere liberi e seguire il nostro cuore cosa c'è lo impedisce?
quello che pensa il papa?
quello che pensa il capo della banca centrale?
Quello che pensa il presidente?

Oppure è quello che pensa la mamma, quel che pensano sull'autobus, in giro, i tuoi amici più intimi i tuoi capi comunità? Sì sono loro che ti impediscono di progredire non il potere nei più loro alti rappresentanti.

Gli esseri umani sono diventati pecore e cani contemporaneamente, così dice David Icke e ha ragione, altro che se ha ragione!
Che poi David Icke abbia criticato il cristianesimo, per me va bene in quanto ha fornito le sue ragioni per farlo.
La vera educazione è l'educazione alla libertà. non l'edudcazione che noi imponiamo perchè l'educazione che noi imponiamo sia esa cristiana o no è una educazione sbagliata.

La libertà di Icke è fare il cazz.o che si vuole. Il che non è libertà perchè nega la ragione. Non c'è libertà senza conoscenza e la conoscenza deriva dalla Verità! Il resto parole vuote di persone senza speranza.
Poi criticare il cristianesimo è un contro senso. O si critica la Chiesa cattolica che è Cristo o altrimenti si criticano quelle massi di profetucoli di matrice protestante che interpretano Cristo.
Coerenza mai?
Il Cireneo

Assolutamente gratuito e falso quello che hai espresso su Icke, sono certo che manco lo hai letto a fondo.
Quello che Icke dice è profondamente razionale, ho avuto modo di giudicarlo questo, so quelloc he dico, si vede invece che tu non sai quel che dici.

E poi la Chiesa che è Cristo, sarà la continuazione di Cristo nella storia certo ma dipende come lo vedi, se lo vedi come un sistema di credenze che reprime la razionalità non è Cristo.
Ed è a questo che si presta innegabilmente.
Sono certo che nella Chiesa c'è Cristo e che Cristo si identifica con essa, ma non come hai voluto far credere ossia hai voltuo far creder con le tue categoriche parole che la Chiesa è Cristo quindi qualsiasi cosa dicano i cristiani o i preti è un ordine divina altrimenti la dannazione. E allora così si fanno stragi della razionalità, non è dignitoso umanamente parlando e Cristo è l'umano! E' che se non hai mai capito quest'ultimo che ho espresso non hai capito la Chiesa, stai utilizzando la Chiesa impropriamente dunque.
Se la fede è una serie di schemi mentali, se è così che viene vissuta o vista, addio.


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 Oggetto del messaggio: Re: Cosa significa "educare"
MessaggioInviato: 22/06/2009, 8:48 
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Iscritto il: 01/05/2007, 16:19
Messaggi: 2957
Ho capito. le solite barzellette scritte da chi non sa nulla di Chiesa e del rapporto con la razionalità. Già nella parola ratio è indicato un ordine se no è irratio ed un ordine vuole delle regole, norme, se no è disordine ed anarchia...quindi Lei fa confusione, come il solito, tra ragione ed opinione!
Un fatto è un fatto- un fatto è prodotto da una serie di cause le quali sono ragione del fatto e le conseguenze sono il fine del fatto. Punto.
Poi se vuole fare il protestante può tranquillamente scegliersi uno dei tanti siti che ci sono in rete e non venire a sparare cagat.e gnostiche o new agistiche su storialibera. La ratio è andare sulla luna con lo space shuttle la Chiesa è ratio creativa, altra cosa è star trek. Bene Icke, il suo pallosissimo Icke è star trek!
Cordialità,
Il Cireneo


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