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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: E li chiamarono «briganti»...
MessaggioInviato: 29/05/2007, 14:50 
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Popolazioni ignoranti e superstiziose? Ben strano che da questo sottosviluppo sociale si venuto un anelito alla libertà che abbia dato luogo ad un fenomeno così esteso.

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 Oggetto del messaggio: Re: E li chiamarono «briganti»...
MessaggioInviato: 29/05/2007, 15:24 
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StoriaLibera riceve da Pietro Nardiello (25.5.2007):

BRIGANTE SE MORE

Onore ai guerriglieri meridionali,
di cui si è fatto solamente un uso politico

Quando dalle strade delle città si levano fumi verso il cielo, significa che, dopo essersi spogliati degli abiti borghesi, si è deciso di scendere nelle piazze per lottare e spostare il baricentro dello scontro su un campo dove è più facile giocare la partita. "Ma i fumi che si levano in queste ore dalle strade di Napoli", scriveva Erri De Luca sulle pagine del Corriere della Sera (23/05/2007), a proposito della grave emergenza rifiuti che sembra aver quasi colto di sorpresa l'intera Regione Campania, "non sono di guerriglia", ma di monnezza che bruciando dolorosamente sembra portarsi via con se anima e identità di un popolo che potrebbe e dovrebbe rendersi protagonista di rivoluzioni ben più ambiziose.

Se "Il Sole 24 ore", a breve distanza temporale dal "Napoli siamo noi" di Giorgio Bocca, scrive "Se perde Napoli, perde l'Italia", è fin troppo chiaro che il nostro Sud ha perso quell'identità guerrigliera che spinse, quasi centocinquant'anni fa, uomini e donne ad imbracciare le armi per combattere anche se in assenza di un quadro politico. Un'identità che adesso passivamente si assiste bruciare con i rifiuti della Campania, drammatica metafora di come si è velocemente imboccata una strada del non ritorno per un Sistema politico-social-culturale avviatosi ad una lenta ma inesorabile putrefazione.

"Ommo se nasce, Brigante se more", cantava Eugenio Bennato, ma questo Sud, ancora una volta, preferisce ignorare gli insegnamenti che la storia, recente e non, ci propone, saltando a piè pari occasioni storiche, proprio come quella offerta dal Festival di Letteratura "Passepartout" di Asti che finalmente riabiliterà il fenomeno del brigantaggio meridionale, e che potrebbero essere utilizzate per riscrivere, definitivamente, momenti volutamente cassati da storici stipendiati dai governi di turno.
br> Raggiungiamo la conclusione, amara, e scriviamo dunque, che anche il Brigantaggio, "in questo Paese dalla memoria non condivisa", che ancora litiga, per interessi di partito, sugli anni di piombo, ha rappresentato un momento di auto conservazione per una parte politica, emula di quella che dichiarava che i propri "compagni sbagliavano". Pubblicamente si sosteneva di difendere dei guerriglieri ingiustamente dimenticati in realtà, invece, difendeva solamente se stessa perché improponibili sarebbero state le ferite ancora non cicatrizzatesi causate dallo stragismo rivoluzionario.
"Ommo se nasce, Brigante se more".

Pietro Nardiello

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 Oggetto del messaggio: Re: E li chiamarono «briganti»...
MessaggioInviato: 29/05/2007, 15:29 
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StoriaLibera riceve da Pietro Nardiello (24.5.2007):

IL PIEMONTE RIABILITA IL BRIGANTAGGIO

Al Festival di Letteratura
"Passepartout" di Asti
si discuterà di chi si ribellò
e decise di combattere
per la propria terra.
La nostra testata sarà
la voce ufficiale dell'evento

Quando centocinquant'anni fa forze eterogenee, in rappresentanza di diversi poteri internazionali, decisero che anche l'Italia si sarebbe dovuta riunificare in un unico Stato, proprio come la storia ci ha tramandato, non ritennero opportuno, in principio, di consentire la formazione di quei sentimenti, di quel sentire Unitario, che in realtà avrebbe permesso una riunificazione meno dolorosa e più vincente che non avrebbe tramandato strascichi negativi, il cui dazio questo Paese tutt'ora continua a pagare, ma avrebbe offerto prospettive più rosee e positivistiche.

In realtà all'epoca accadde un po quello che continua ad accadere sul palcoscenico della politica contemporanea, dove tutto viene costruito a tavolino per preservare gli interessi di una casta, più o meno ristretta, che non pensa alla cosa pubblica bensì a quella propria, agli interessi di bottega nel pieno rispetto di quanto affermato proprio nelle pagine del "Gattopardo" dove si legge che all'epoca, ma oggi altrettanto, "era necessario cambiare tutto affinché non cambiasse nulla."

Quella casta dirigente ha quindi figliato in abbondanza ramificandosi in tutto l'arco parlamentare contemporaneo che, per caso?!!, non preferisce più che ogni territorio del Paese elegga il proprio rappresentante proprio come centocinquant'anni fa quando, allora il Sud, si vide rappresentato da uomini dell'alta Italia che, ovviamente, si limitarono alla denigrazione di quei territori salvaguardando i propri interessi e quelli di baroni, campieri dando luogo a quel sistema assistenziale che tutt'ora ci opprime e di cui, noi gente onesta, non riusciamo a liberarci.

"L'Unità d'Italia", scrive Lorenzo Del Boca nel suo discusso "Maledetti Savoia", è stato uno slogan con cui la mitologia del Risorgimento ha giustificato un capitolo di storia del tricolore".
Una storia meno nobile perché nasconde truffe , imbrogli, bugie, mistificazioni che ha visto il Piemonte conquistare, prima, e colonizzare, poi, il meridione d'Italia che da li in poi sarebbe stato sfruttato sistematicamente.Qui non stiamo a ricordare per restaurare, tutt'altro, perché l'Unità del Paese è cosa giusta.

In tutto questo, però, è necessario ricordare la reazione che il popolo meridionale ebbe nei confronti di chi, l'esercito piemontese, senza dichiarazione di guerra, ne mise in atto una con il solo obiettivo di conquista. Coloro che a tutto questo decisero di ribellarsi per difendere i propri diritti continuamente sopraffatti dai signorotti locali che ne impedivano una giusta ed equa ripartizione delle terre coltivabili. Costoro non vennero ricordati come veri e propri partigiani, ma la storiografia ufficiale decise di etichettarli con il dispregiativo appellativo di briganti.

Fucilazioni, massacri, processi sommari ed infine la deportazione a Fenestrelle, il primo lager realizzato in questo Paese. Ma come se non bastasse anche interi paesi rasi al suolo durante la notte come Casalduni e Pontelandolfo, due piccoli centri del beneventano, dove le truppe guidate dal generale Cialdini trucidarono, colpendoli nel sonno, donne, vecchi e bambini.

Il numero esatto dei morti ammazzati non potrà mai più essere conosciuto, ma porgere il giusto riconoscimento a queste vittime è un dovere a cui questo Paese non può più sottrarsi.

Tutto questo è stato rispolverato e sottratto agli oblii degli archivi, dove però è consentito l'accesso e la consultazione dei documenti, da un grande movimento che ha voluto finalmente dato il giusto valore a tutto quanto accaduto in quegli anni con la pubblicazione e diffusione di tanti testi, ancora ingiustamente ignorati dall'Istruzione ufficiale, con tavole rotonde e continue manifestazioni tutte con un solo obiettivo: Non dimenticare.

Anche questo movimento, però, non ha dato gli sviluppi desiderati, perdendosi, negli ultimi tempi, tra un inutile parlare e scampagnate in quei luoghi della memoria che hanno precluso un'attualizzazione delle tematiche.

Adesso, però, a soli quattro anni dal centoncinquantesimo anniversario dell'Unità, anche il Piemonte, per la prima volta, è pronto ad analizzare quanto accaduto in quegli anni senza filtro alcuno ma, semplicemente, leggendo i fatti non più con gli occhi dei vincitori.

Il prossimo 27 maggio, il Festival internazionale di letteratura "Passepartout" di Asti, concluderà i propri lavori con un dibattito dedicato al brigantaggio italiano post unitario del 1861, che vedrà discutere Lorenzo Del Boca, presidente dell'Ordine Nazionale dei Giornalisti, Gigi Di Fiore, inviato de "Il Mattino" di Napoli, e Raffaele Nigro giornalista scrittore e caporedattore Rai di Bari che nelle ultime settimane ha pubblicato il saggio "Giustiziateli sul campo", ed. Rizzoli.

Un evento storico, come scritto prima, che vedrà solo noi de Il Brigante presenti perché voce ufficiale dell'evento.
passepartoutfestival.it

Pietro Nardiello

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 Oggetto del messaggio: Re: E li chiamarono «briganti»...
MessaggioInviato: 10/06/2007, 12:21 
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La guerra civile nel Regno delle Due Sicilie - Un antico scritto de La Civiltà Cattolica
http://www.totustuus.biz/users/altrasto ... rgenze.htm

La guerra civile, che ingerisce vasta ed ostinata nel Regno delle Due Sicilie, può fornire un argomento, se altro ne fu mai, palpabile e convincentissimo, che la superstiziosa riverenza alla volontà popolare, onde alcuni Potentati tolsero pretesto d'intromettersi nelle faccende di altri, non è in sustanza che una pura e pretta ipocrisia, foggiata a strumento di ambizioni smisurate e di tirannide faziosa. Deh! Quanti consigli ufficiali! Quante insistenza ufficiose, a fine che quella pretesa volontà popolare in questo o quello Stato italiano fosse satisfatta! Sono appena pochi giorni, e vedemmo il Ministro d'una grande Potenza mettere a condizione del Potere temporale del Papa il satisfacimento di quella stessa volontà del popolo, ricantando l'eterno ritornello delle Riforme da largirsi a sudditi, i quali o non ne sanno, o non se ne curano od eziandio di tutta la loro volontà le detestano.

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 Oggetto del messaggio: Re: E li chiamarono «briganti»...
MessaggioInviato: 04/10/2007, 13:10 
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Iscritto il: 18/03/2007, 13:09
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Il prof. Ciro Romano dell'Univ.di Napoli "Federico II", moderatore del forum sul "Risorgimento",
terrà un Corso sulla "STORIA DEL REGNO DELLE DUE SICILIE".

Il corso avrà inizio il giorno mercoledì 17 ottobre 2007.
Le lezioni avranno cadenza settimanale (ogni mercoledì dalle ore 18 alle ore 19)
e si terranno
presso la Fondazione Humaniter di Napoli
Piazza Vanvitelli 15 - 80129 Napoli (tel. 081-5780153)

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MessaggioInviato: 01/06/2008, 12:07 
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Iscritto il: 15/08/2007, 8:34
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ciao

mi sapreste dire un buon libro sulla storia dei briganti...


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 Oggetto del messaggio: Re: E li chiamarono «briganti»...
MessaggioInviato: 01/06/2008, 12:36 
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guardi tra quelli consigliati nella nostra selezione:
http://www.storialibera.it/epoca_contem ... gantaggio/

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 Oggetto del messaggio: Re: E li chiamarono «briganti»...
MessaggioInviato: 13/12/2008, 13:52 
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Uno Dio e uno Re
il brigantaggio come guerra nazionale e religiosa

di Antonella Grippo


«Ancor oggi si ricorda quando i boschi venivano incendiati da fiamme alte e nere. Si snidavano uomini come topi, si fucilavano ai muri e si tenevano in posa, dritti per i capelli. Si picchiavano e si violentavano donne e si fotografano nude a terra senza rimorso. Senza pietà.
Ancor oggi il Regno delle Due Sicilie vive, nella memoria e nel dolore, l’epopea dei suoi difensori. Coraggiosi capitani stranieri, guerriglieri di Dio. Soldati sbandati. Briganti senza divisa. Morti senza un nome».

«Il brigantaggio è sempre stato ed è ancora una storia da espellere, da cancellare. Unita l’Italia, sono rimaste aperte delle ferite lente a rimarginarsi. Un sottofondo di soprusi, violenza e illegalità diffusa difficile da arginare e destinato a tornare costantemente a galla. Un sottosuolo carsico di illiceità che permane da oltre 140 anni e infetta un paese, nato male, cresciuto peggio».

Il nuovo libro pubblicato dall’Editoriale Il Giglio – scritto da Antonella Grippo, profonda conoscitrice della storia del brigantaggio ed autrice di numerosi lavori sull’argomento – affronta uno dei temi più scottanti dell’unificazione, vera incognita dell’equazione italiana che non potrà trovare soluzione fino a quando i documenti degli Archivi resteranno segreti e fino a quando non sarà avviato un confronto onesto e libero da preconcetti e retoriche.

Dieci anni di rivolta contro uno Stato usurpatore e rapace, dieci anni di violenta e devastante repressione, sono stati l’atto di nascita dell’Italia unita. I segni lasciati sono molto più profondi di quanto si possa immaginare: solo attraverso questa lettura è possibile spiegare sentimenti ed atteggiamenti culturali che da sempre connotano i rapporti tra Nord e Sud, come la reciproca mancanza di fiducia, la “disaffezione alle Istituzioni e lo scarso senso civico” che si imputano ai Meridionali, la malcelata convinzione che il progresso socio-economico delle regioni settentrionali sia fondato su una pretesa superiorità morale.

Solo attraverso questa lettura è possibile spiegare anche, e soprattutto, la nascita e il permanere di classi dirigenti ipocrite, disoneste, prone ai poteri forti, corrotte e corruttrici, disposte ad ogni sorta di collusioni. Solo così, si spiegano 148 anni di politica nazionale agita con l’unico obiettivo del bene privato e il baratro economico tra Nord e Sud scavato con le braccia e il sudore dei Meridionali.

Fino a quando non sarà tutto chiarito su quel primo atto di nascita dell’Italia unita, tutto quel che è seguito continuerà a non essere comprensibile e parlare di futuro, qualunque esso sia, non avrà senso.

Il nuovo libro sarà presentato
venerdì 19 dicembre 2008, ore 19.00
nella sede di Via Crispi, 36/A – Napoli
in occasione del tradizionale scambio di auguri con i Soci e gli Amici dell’Editoriale Il Giglio

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 Oggetto del messaggio: Addio all'ultimo BRIGANTE
MessaggioInviato: 12/07/2009, 14:55 
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Iscritto il: 29/12/2008, 17:36
Messaggi: 12
[
Fw: Grave lutto per il Tradizionalismo cattolico napoletano e per il movimento

Ricevo da un caro amico, e, associandomi alla preghiera, rimando
UNA + PRECE

----- Original Message -----

Ieri pomeriggio ho appreso la ferale notizia della scomparsa, dopo lunga
malattia, del caro Amico, Professor Gabriele Marzocco. Ripromettendomi di
tornare sul tema, nel mentre porgo le mie più sentite condoglianze alla
vedova, Signora Gioconda, al fratello Alfonso ai figli ed ai familiari
tutti, raccomando alle vostre preghiere l'anima del defunto e loro che
rimangono. Per ora, non trovando le parole, vi rendo partecipi di ciò che si
può leggere sul sito del Movimento neoborbonico.
Requiem
A

LUTTO NEOBORBONICO
Gabriele Marzocco, uno dei fondatori del Movimento Neborbonico e
vicepresidente inziale dell'associazione, è purtroppo deceduto nella sua
Chiaiano. I funerali si terranno domani sabato alle ore 11 [cioè si sono
svolti oggi.Putroppo non mi è statao possibile parteciparvi] Iscritti,
filoborbonici e conoscenti sono caldamente invitati a partecipare. Il
Direttivo al completo del nostro movimento sarà, con le bandiere abbrunate,
a dare l'ultimo saluto terreno a Gabriele, perfetto duosiciliano .

Gabriele ci ha lasciato. Pur non frequentandoci più come all'inizio della
nostra avventura, egli è stato sempre per tutti noi un riferimento
culturale, attivistico, magistrale del mondo neoborbonico.
Come dimenticare il pomeriggio di snervante attesa presso il notaio di via
Toledo per la nascita della nostra associazione nel 1993?
Come dimenticare le prime uscite in piazza a gridare la nostra storia
bandita con i cartelloni compilati assieme per colpire l'ignaro passante?
Come dimenticare i numeri di Nazione Napoletana su cui per la prima volta i
Neoborbonici hanno lanciato i loro messaggi orgogliosi e inaspettati?
Come dimenticare i primi incontri con il principe di Borbone sugli spalti di
Gaeta per cercare di avvincerlo ala causa del Sud?
Come dimenticare i primi passaggi in TV quando la sua determinazione
rappresentava un monito terribile per gli imborghesiti politici e
intellettuali meridionali?
Come dimenticare le interminabili discussioni sulle prematurità dei tempi
per scendere in politica data la lentezza con cui si muovevano le nostre
informazioni verso il pubblico lontano e diffidente?
Come dimenticare la pronta disponibilità che era sempre la sua
caratteristica per convegni, manifestazioni e approfondimenti culturali
volti al riscatto del Mezzogiorno?
Come dimenticare i continui tentativi di istituire un' indispensabile
collaborazione tra i fondatori per essere più efficienti riunendo il meglio
di ognuno?
Come dimenticare la sua affabilità e la sua durezza, la sua conoscenza di
storia patria e la sua instancabile voglia di trasmetterla, la sua autonomia
per appagare l'utopia di vincere subito e la sua umiltà di ricominciare da
capo quando trovava una via sbarrata?
Gabriele, è impossibile dimenticarti! Tu rimarrai per sempre in mezzo a noi,
però ci guarderai dall'alto. Perché avrai avuto il meritato onore di sederti
in Cielo tra i briganti e i nostri Re Cattolicissimi.
Tutti insieme proteggeteci dai tentacoli della Setta che nel mondo temporale
non può temere altri che noi; incoraggiateci perché troppo spesso le
crescenti difficoltà ci sgomentano e ci dividono; concedeteci di non mollare
mai perché la Vittoria arride certamente a quelli che non conoscono nel loro
orizzonte che il suo arco angusto e già segnato dal destino!

Il Sanfedista


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