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StoriaLibera riceve da Pietro Nardiello (24.5.2007):
IL PIEMONTE RIABILITA IL BRIGANTAGGIO
Al Festival di Letteratura "Passepartout" di Asti si discuterà di chi si ribellò e decise di combattere per la propria terra. La nostra testata sarà la voce ufficiale dell'evento
Quando centocinquant'anni fa forze eterogenee, in rappresentanza di diversi poteri internazionali, decisero che anche l'Italia si sarebbe dovuta riunificare in un unico Stato, proprio come la storia ci ha tramandato, non ritennero opportuno, in principio, di consentire la formazione di quei sentimenti, di quel sentire Unitario, che in realtà avrebbe permesso una riunificazione meno dolorosa e più vincente che non avrebbe tramandato strascichi negativi, il cui dazio questo Paese tutt'ora continua a pagare, ma avrebbe offerto prospettive più rosee e positivistiche.
In realtà all'epoca accadde un po quello che continua ad accadere sul palcoscenico della politica contemporanea, dove tutto viene costruito a tavolino per preservare gli interessi di una casta, più o meno ristretta, che non pensa alla cosa pubblica bensì a quella propria, agli interessi di bottega nel pieno rispetto di quanto affermato proprio nelle pagine del "Gattopardo" dove si legge che all'epoca, ma oggi altrettanto, "era necessario cambiare tutto affinché non cambiasse nulla."
Quella casta dirigente ha quindi figliato in abbondanza ramificandosi in tutto l'arco parlamentare contemporaneo che, per caso?!!, non preferisce più che ogni territorio del Paese elegga il proprio rappresentante proprio come centocinquant'anni fa quando, allora il Sud, si vide rappresentato da uomini dell'alta Italia che, ovviamente, si limitarono alla denigrazione di quei territori salvaguardando i propri interessi e quelli di baroni, campieri dando luogo a quel sistema assistenziale che tutt'ora ci opprime e di cui, noi gente onesta, non riusciamo a liberarci.
"L'Unità d'Italia", scrive Lorenzo Del Boca nel suo discusso "Maledetti Savoia", è stato uno slogan con cui la mitologia del Risorgimento ha giustificato un capitolo di storia del tricolore". Una storia meno nobile perché nasconde truffe , imbrogli, bugie, mistificazioni che ha visto il Piemonte conquistare, prima, e colonizzare, poi, il meridione d'Italia che da li in poi sarebbe stato sfruttato sistematicamente.Qui non stiamo a ricordare per restaurare, tutt'altro, perché l'Unità del Paese è cosa giusta.
In tutto questo, però, è necessario ricordare la reazione che il popolo meridionale ebbe nei confronti di chi, l'esercito piemontese, senza dichiarazione di guerra, ne mise in atto una con il solo obiettivo di conquista. Coloro che a tutto questo decisero di ribellarsi per difendere i propri diritti continuamente sopraffatti dai signorotti locali che ne impedivano una giusta ed equa ripartizione delle terre coltivabili. Costoro non vennero ricordati come veri e propri partigiani, ma la storiografia ufficiale decise di etichettarli con il dispregiativo appellativo di briganti.
Fucilazioni, massacri, processi sommari ed infine la deportazione a Fenestrelle, il primo lager realizzato in questo Paese. Ma come se non bastasse anche interi paesi rasi al suolo durante la notte come Casalduni e Pontelandolfo, due piccoli centri del beneventano, dove le truppe guidate dal generale Cialdini trucidarono, colpendoli nel sonno, donne, vecchi e bambini.
Il numero esatto dei morti ammazzati non potrà mai più essere conosciuto, ma porgere il giusto riconoscimento a queste vittime è un dovere a cui questo Paese non può più sottrarsi.
Tutto questo è stato rispolverato e sottratto agli oblii degli archivi, dove però è consentito l'accesso e la consultazione dei documenti, da un grande movimento che ha voluto finalmente dato il giusto valore a tutto quanto accaduto in quegli anni con la pubblicazione e diffusione di tanti testi, ancora ingiustamente ignorati dall'Istruzione ufficiale, con tavole rotonde e continue manifestazioni tutte con un solo obiettivo: Non dimenticare.
Anche questo movimento, però, non ha dato gli sviluppi desiderati, perdendosi, negli ultimi tempi, tra un inutile parlare e scampagnate in quei luoghi della memoria che hanno precluso un'attualizzazione delle tematiche.
Adesso, però, a soli quattro anni dal centoncinquantesimo anniversario dell'Unità, anche il Piemonte, per la prima volta, è pronto ad analizzare quanto accaduto in quegli anni senza filtro alcuno ma, semplicemente, leggendo i fatti non più con gli occhi dei vincitori.
Il prossimo 27 maggio, il Festival internazionale di letteratura "Passepartout" di Asti, concluderà i propri lavori con un dibattito dedicato al brigantaggio italiano post unitario del 1861, che vedrà discutere Lorenzo Del Boca, presidente dell'Ordine Nazionale dei Giornalisti, Gigi Di Fiore, inviato de "Il Mattino" di Napoli, e Raffaele Nigro giornalista scrittore e caporedattore Rai di Bari che nelle ultime settimane ha pubblicato il saggio "Giustiziateli sul campo", ed. Rizzoli.
Un evento storico, come scritto prima, che vedrà solo noi de Il Brigante presenti perché voce ufficiale dell'evento. passepartoutfestival.it
Pietro Nardiello
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