tiglietstami ha scritto:
Chiamiamola pure "svista" quella del professore. Ma giá che siamo in argomento, mi par di ricordare che Monsignor della Casa, nel suo Galateo, criticasse il nostro Poeta per alcune espressioni un po' sconvenienti, del tipo "Lascia pur grattar dov'é la rogna", messo in bocca a Cacciaguida -cito a memoria- nel Paradiso. A seguito di cio`, Monsignor della Casa presiedeva la commissione che compose appunto l'Indice, non fu forse pubblicata una versione "purgata" della Commedia dantesca?
Più che versioni ad
usum delphini, alcuni secoli dimenticarono direttamente il "rozzo" Dante (tre sole edizioni nel '600 e la Società Dantesca nata in Inghilterra anziché in Italia...) e si dettero al petrarchismo. L'elenco di versi che non piacquero al gusto cinquecentesco è lungo ed è anche comprensibile che una determinata società preferisse verseggiare seguendo il
Canzoniere anziché la
Commedia.
Altra cosa è inventare inserimenti nell'
Indice o sostenere una non ortodossia di Dante (errore fatto, in buona fede, anche dall'abate Aroux, che dedicò a Pio IX una
Chiave esplicativa della "Divina Commedia" anticattolica che voleva mettere in guardia i lettori contro i significati esoterici dell'opera dantesca, senza accorgersi di fare il gioco di tutti quegli studiosi che guardavano troppo sotto i "versi strani", attribuendo a Dante affiliazioni ad ogni tipo di ordine esoterico, dai fedeli d'amore ai templari, dai catari ai massoni, con spregio della ragione, della cronologia e della comprensione dell'intero lavoro dantesco)