ago86 ha scritto:
Ho incontrato maomettani che dicono che Dante ha copiato il libro della scala islamico. In realtà alcuni elementi in comune ci sono, ma riguardano perlopiù l'inferno, malebolge. Paradiso e purgatorio non c'entrano nulla. I versi e la metrica poi sono solo farina del suo sacco.
Il Libro della Scala - che ora, a differenza dei tempi di Miguel Asin Palacios, è possibile leggere (in Italia è stato pubblicato da SE) - risulta essere una "parodia" (in senso stretto, vale a dire una imitazione dello stile) del
Libro dell'Apocalisse ("E vidi settantamila scorpioni, E ogni scorpione aveva settantamila code. Ed ogni coda aveva settantamila aculei. Ed ogni aculeo aveva settantamila vasi pieni di veleno, etc,").
Basta leggerne qualche pagina per rendersi conto di quanto sia distante il poema di Dante da questo testo islamico.
E poi c'è un altro punto: dal momento che le culture nordiche ebbero una tardiva scritturalizzazione (ovvero rimasero orali più a lungo di quelle mediterranee - l'
Edda fu messa per iscritto sono intorno all'anno Mille, mentre
Iliade ed
Odissea passarono dalla tradizione orale a quella scritta nel VI sec. a. C.) non è da escludere un'influenza reciproca tra il gruppo delle leggende "irlandesi" (
Viaggio di San Brandano,
Visione di Tundalo,
Purgatorio di San Patrizio) e leggende islamiche.
Il problema, nella fattispecie, è dovuto al tentativo di subordinare la
Divina Commedia al
Libro della Scala, tentativo che
sembra avere fini ben diversi da quello della pura ricerca filologica, per approdare ad una semplificazione concettuale, con l'identificazione di piani tra cultura medioevale europea e cultura medioevale araba, ambedue fortemente radicate nelle loro rispettive religioni, per poi giungere a formulare l'identità cristianesimo=islam.