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Persona od apparato? Se si utilizzasse il buon senso la risposta sarebbe scontata: Persona. Ma anche la post-modernità, idealizzando qualcosa e non qualcuno, sposta l’attenzione sull’apparato. Ieri l’ideologizzazione della nazione o dello stato, oggi quella del globo sempre e comunque eliminano la Persona ed il suo inalienabile diritto al progresso. Il progresso verso la perfezione è sempre della struttura cui la persona ormai “cicala” deve essere sottoposta. Sottoposta a qualcosa che detta le regole a qualcuno; sottoposta alle leggi dell’individualismo esasperante dell’iper-liberalismo; sottoposta alle leggi dello statalismo post-nazionalistico e alle leggi dell’ecologismo antimodernista ed irrazionale la persona, quantitativizzata dalla qualititivizzazione della vita, diviene cancro per l’ambiente. L’indifferenziazione figlia voluta della in-tolleranza differenziante, eliminando l’assoluto morale ed etico, il Bene originale, il principio Principe dell’uguaglianza, propone una deriva democratica che trova nuova giustificazione nell’equità, nella forza della maggioranza. Una nuova santa alleanza tra le forze antropofaigiche ed antropoemiche si sta sostituendo alla Santa Alleanza tra il Creatore ed il Figlio, una nuova modellizzazione dell’individuo in funzione del tutto immanente e secolare sta eliminando la Speranza della Persona di “essere perfetto come il Padre mio che è nei cieli”. Il pesce che cadeva nella rete del Pescatore, bombardato della quantità delle immagini sta polverizzandosi nell’acquario, vittima di quella sindrome di Panurgo che obnubila la mente e le coscienze. Il potere panottico si metamorfizza, si pluralizza divenendo sinottico! Dalla punta del vertice si cala, si ri-flette (quale menzogna!) al centro, orizzontalizzandosi, dando nuova forma al contenitore, ma eliminando il contenuto: la persona! Non ci sono più “grandi narrazioni”, ma solo grandi finzioni, idoli neo-pagani da idolatrare, miti o marchi, non più simboli ma immagini. Il nomadismo teorico e fisico sposta l’attenzione dal sé e dall’altro verso la regola verso la legge, che auto-referenziandosi e divenendo fine di se stessa non trova più nella scienza la casa, ma nella tecnologia burocratica la musa ispiratrice: il deus ex machina. Quale speranza? Nel post! Non un irrazionale e melanconico ritorno al Medio Evo ma la riscoperta dell’essere Figlio, unico e Vero punto d’equilibrio, unico momento di fusione dell’eterogeneità nell’Uno non gerarchico ma ri-flessivo e creativo. Il Cireneo
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