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 Oggetto del messaggio: caso Welby - il trionfo della morte
MessaggioInviato: 25/07/2007, 1:11 
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Iscritto il: 29/04/2007, 9:14
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è di ieri la notizia dell'assoluzione del medico che provocò la morte del povero Welby. Riporto una intervista a Carlo Casini, presidente del Movimento per la Vita, tratta dall'ultimo bollettino dell'agenzia Zenit:

L’ideologia rischia di uccidere una seconda volta Welby e Nuvoli, afferma il presidente del Movimento per la Vita

ROMA, martedì, 24 luglio 2007 (ZENIT.org).- L’ideologia rischia di uccidere una seconda volta Piergiorgio Welby e Giovanni Nuvoli, ha affermato il presidente del Movimento per la Vita.

In merito alla sentenza del Gup di Roma che nel caso Welby ha dichiarato il non luogo a procedere nei confronti del dottor Mario Riccio e alla morte quasi contemporanea di Giovanni Nuvoli, l’on. Carlo Casini ha detto a ZENIT di temere che “gli interventi mediatici, medici e giudiziari possano oscurare la complessità e l'umanità del caso con l'ideologia e la strumentalizzazione. E questo sarebbe come uccidere una seconda volta Welby e Nuvoli”.

Giovanni Nuvoli, malato di sclerosi laterale amiotrofica, è morto questo lunedì.

Il presidente del MpV ha spiegato che “da un punto di vista giuridico l’unico dato veramente certo è che la vita umana è un bene non disponibile. Di conseguenza dubito molto che si possa parlare di un diritto umano a rifiutare le cure”.

“Esiste invece un diritto alla cura che è garantito dall'art. 32 della Costituzione – ha continuato Casini –. Analogamente dubito che si possa parlare di un dovere di sospendere le cure al di fuori dell'accanimento terapeutico. Esiste solo il dovere di non usare prepotenze di nessun tipo nei confronti del malato, che è cosa diversa dal dovere di non curare”.

Per il presidente del MpV, “nel caso Welby, non si è trattato di omettere l'inizio delle cure, ma di compiere un'azione positiva per interromperle. Si è così determinata deliberatamente l'immediata e inevitabile morte del malato che avrebbe potuto sopravvivere a lungo”.

Circa le differenza tra il caso Welby e la morte di Nuvoli, Casini ha precisato che “i giornali si attardano oggi sui particolari della morte di Nuvoli, ucciso dalla fame e dalla sete a causa del suo rifiuto di nutrirsi. Una morte orribile e che suscita il giusto raccapriccio nella pubblica opinione (anche se la morte data a Welby e richiesta per Nuvoli non è migliore, visto che spegnere il respiratore significa far morire il paziente per mancanza d’aria, cioè per soffocamento)”.

“Ma in questo caso, almeno – ha concluso il presidente del MpV –, non c’è stato l’atto deliberato di un medico intervenuto per uccidere”.

Vorrei solo aggiungere qualche considerazione circa le dichiarazioni della signora radicale Bonino, che ha espresso tutta la sua gioia per questa "vittoria".
Le battaglie dei radicali, contrabbandate per battaglie per la conquista di "diritti civili", sono sempre, in verità, forsennate battaglie in favore della morte. Basti ricordarne tre:
- ABORTO: mi sembra superfluo aggiungere molto a questa parola. L'uccisione di un essere umano definita come "conquista civile", ottenendo anche l'uccisione morale della madre (se ha un cuore e, prima o poi, riflette su ciò che ha fatto). E' mostruoso. Non per nulla la Chiesa definisce l'aborto "crimine abominevole".
- DROGA: la nefasta diffusione degli "spinelli" è dovuta anche alla sciagurata campagna radicale, favorevole alla liberalizzazione, accompagnata dalla distinzione tra droghe "leggere" e droghe "pesanti". E' una distinzione che non esiste, è un osceno inganno, leggetevi su qualsiasi manuale di tossicologia i devastanti effetti che la cannabis ha sulle cellule cerebrali. E intanto creiamo generazioni di giovani sempre più rimbecilliti, pronti a diventar schiavi di qualsiasi padrone.
- EUTANASIA: riconosciamo ai radicali la coerenza. Se con l'aborto ammazzo il bimbo che potrebbe infastidirmi, perchè non devo reclamare anche il diritto ad ammazzare il malato grave, che devo curare, vegliare, che assorbe magari il mio tempo libero? E' così più facile accoppare! Poi, una verniciaturina di giustificazioni ideologiche, e tutto va a posto.

Domanda: la moglie e la sorella del povero Welby, che tanto hanno lottato per disfarsi del malato da accudire, riescono a dormire la notte? Spero di no, perchè spero, per loro, che abbiano ancora un barlume di coscienza e che quindi possano aprire gli occhi e pentirsi.

La stessa speranza è difficile nutrirla per i nostri amici radicali. Hanno alle spalle decenni di "lotte" per il trionfo della morte. Possiamo solo pregare per loro.

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Paolo Deotto
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 Oggetto del messaggio: Re: caso Welby - il trionfo della morte
MessaggioInviato: 25/07/2007, 11:34 
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Se lo avessero accusato andavano in galera anche i mandanti....in primis Pannella.
Ma fino a che non si tocca il fondo, un abisso, non c'è verso di capire che stiamo ( per non dire siamo) cadendo dentro una dittatura.
Il Cireneo


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 Oggetto del messaggio: Eutanasia....da rivederne il percorso storico. Parliamone
MessaggioInviato: 08/10/2007, 7:52 
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Buongiorno,
in merito al suo editoriale sull'eutanasia c'è una cosa che mi preoccupa e che mi fa riflettere. L'eutanasia è una forma di suicidio assistito: soffro per una malattia fisica chiedo aiuto ad un medico per farla finita. Tuttavia si può soffrire per altri motivi, psichici, morali, di insoddisfazione esistenziali, quindi nel pieno delle mie facoltà fisiche ( senza bisogno di aiuto) decido di farla finita e per esempio ( successo due o tre giorni fa a Lodi) decido di buttarmi giù dal ponte e di annegarmi. Se un passante mi salva , non lede il mio diritto a "eutanasizzarmi"? Sembrerebbe una cosa di poco conto, una battuta, ma nella realtà potrebbe addirittura arrivare a chiedere un risarcimento per danni morali. Non sarebbe tanto difficile trovare un avvocato od un giudice disposti a seguire la causa! Ho come l'impressione, e questa ne è l'ennesima dimostrazione, che l'uomo da solo non sappia cavarsela, la tanto sua decantata autonomia non fa altro che generare Caos ( e dopo il caos il nulla). Non basterebbe incominciare a pensare il mondo non partendo dalla conclusione? Non sarebbe sufficiente, pur non credendo in Dio, fare qualcosa di degno di lui? Non so, non capisco, c'è qualcosa che mi sfugge in questo modo di pensare; trovo assurdo che per esorcizzare la paura della morte la si idolatri in questa maniera, basterebbe "lasciare che i bambini vengano a me" per vincere la paura delle cose ultime....si chiama futuro e si declina con la parola speranza.
Cordialità,
Il Cireneo


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 Oggetto del messaggio: Eluana Englaro: si rischia un nuovo caso Welby?
MessaggioInviato: 17/10/2007, 21:44 
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L'ideologia della morte, che ha continuato a progredire dal momento in cui si è reso legittimo l'aborto, registra un'altra terribile vittoria: un padre chiede di essere autorizzato a uccidere la figlia. Per favore, smettiamo, ancor prima di cominciare, a parlare ipocritamente di "rispettare la volontà della povera ragazza". Nessuno, ripeto nessuno, è in grado di dire se una persona in coma abbia o meno sentimenti, collegamenti anche minimi con l'esterno, se e come soffra. Nessuno, e insisto nessuno, può sapere la reale volontà di una povera creatura che non può comunicare con l'ambiente circostante. Di sicuro sappiamo che in questa nostra sciagurata società la Vita non è più un valore assoluto e intangibile e addirittura la Cassazione, con un potere che nessuna norma le attribuisce, apre le porte a un relativismo dalle conseguenze incalcolabili. Se il caso Welby fu terribile, perchè fu l'eliminazione di un uomo al quale non si era dato nessun conforto per fargli amare la vita che ancora era in lui (al contrario, gli sciagurati Pannella & C. gli furono vicini per garantirgli la morte!), con quali parole si può definire il caso di un padre che invoca la morte per la persona a cui lui stesso ha dato la vita? Come si può cercare come scusante qualche frase detta dalla ragazza quindici anni prima? Chi di noi, vedendo un malato gravissimo, non potrebbe, magari solo per lo choc, dire "io preferirei morire subito, piuttosto che..."? Con quale cuore un padre può sostituire la sua coscienza con la finzione della "legittimità"? A queste domande, chi avrà il coraggio di rispondere? Magari lo stesso padre? Con quale coraggio quest'uomo si guarda nello specchio?
Preghiamo per lui, perchè un barlume di coscienza venga ad aiutarlo.
Qui di seguito riporto quanto pubblicato in argomento dall'Osservatore Romano di oggi, e prego che il Signore guardi, nella Sua misericordia, a questa società che sta sprofondando.

Dalla Cassazione una sentenza
orientata al relativismo

ROMA, 17. 10. 2007
La Cassazione ha deciso ieri di consentire un nuovo processo innanzi alla Corte d'Appello di Milano sul distacco del sondino nasogastrico ad Eluana Englaro, una ragazza in stato vegetativo dal 1992 a seguito di un incidente stradale. Il padre della ragazza chiede infatti di interrompere l'alimentazione artificiale che tiene in vita sua figlia. Le motivazioni della sentenza della Cassazione sono essenzialmente due: il diritto all'autodeterminazione terapeutica del paziente, secondo la suprema corte, non incontra alcun "limite" anche nel caso in cui ne consegua "il sacrificio del bene della vita", poiché lo Stato italiano riconosce il pluralismo dei valori. La volontà della ragazza è presumibile da alcune dichiarazioni fatte dalla stessa, quando era in piena salute. In una circostanza la giovane avrebbe dichiarato la sua contrarietà a "vivere una vita artificiale". La seconda motivazione è lo stato di irreversibilità della sua condizione, "secondo standard scientifici internazionalmente riconosciuti".
Premesse che appaiono evidentemente confutabili. Nessun esperto potrebbe, allo stato attuale, dichiarare l'irreversibilità della condizione di stato vegetativo, se non in base ad una scelta puramente soggettiva. Sulla volontà di Eluana, poi, l'arbitrarietà appare palese. La dichiarazione di un momento non può evidentemente essere presa a parametro per presumere la volontà di una persona riguardo a scelte come quelle che riguardano la contrarietà o meno ad un trattamento che fra l'altro si pone al limite fra terapia e nutrizione.
Il segretario generale della Cei, il Vescovo Giuseppe Betori, pur non entrando nel merito della vicenda, ha ricordato che la "vita va difesa sempre". In ogni suo momento, si può aggiungere, poiché sulla vita stessa, e sulla sua interruzione, nessun uomo ha alcuna signoría. Nel caso specifico della sentenza della Cassazione, dunque, è inaccettabile il relativismo dei valori, soprattutto se questi riguardano la conservazione o meno della vita. Accettare, pure nel vuoto legislativo, una tale posizione, significa orientare fatalmente il legislatore verso l'eutanasia. Di più: introdurre il concetto di pluralismo dei valori significa aprire una zona vuota dai confini non più tracciabili. Significherebbe attribuire appunto ad ognuno una potestà indeterminata sulla propria esistenza dalle conseguenze facilmente immaginabili, anche solo ragionando dal punto di vista etico. (Ma.Be.)

(©L'Osservatore Romano - 18 Ottobre 2007)

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Paolo Deotto
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 Oggetto del messaggio: Re: Eluana Englaro: si rischia un nuovo caso Welby?
MessaggioInviato: 18/10/2007, 8:09 
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Iscritto il: 01/05/2007, 16:19
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Caro Paolo,
qui di seguito una lettera che inviai tempo fa a Ferrara. Il problema è soprattutto l'autorità dell'uomo sull'uomo, i giudici, e dell'uomo sull'uomo, il padre: non si può confondere la sofferenza con l'indifferenza. Quello che Welby e questo signore non capiscono è che così, con una legislazione sull'uomo che ribalta completamente il messaggio di Cristo, prima l'uomo poi le leggi, cioè una legislazione per l'uomo, danno il via ad una nuova forma di totalitarismo tecnologico ( quanto avremmo bisogno di un Del Noce oggi) che sancirà un optimum ( direbbe Guardini) oltre il quale la volontà del paziente non conterà più nulla. Stanno codificando l'esistenza dell'uomo, dalla manipolazione embrionale a quella della sfera sessuale a quella degli affetti a quella educativa ( la legge di Zapatero) fino all'atto finale. La burocrazia che offende l'intelligenza dell'uomo sta diventando il paradigma nel quale siamo costretti a declinarci: ma la burocrazia non è la nostra natura. La burocrazia è la massima violenza e la minima libertà. La cosa triste è che i signori di cui sopra parlano di libertà, di libero arbitrio, non si rendono conto che stanno dando il via ad un genocidio, non più su base razziale, ma su base utilitaristica. Non servi più alla società, anzi sei un costo ed allora....zac!!!
Viviamo in piena escatologia marxista....ha cambiato colore, non più il rosso, ma l'arancione veltroniano....bisogna tenere duro e non abbassare mai la guardia.
Ciao,
Il Cireneo

Buongiorno,
in merito al suo editoriale sull'eutanasia c'è una cosa che mi preoccupa e che mi fa riflettere. L'eutanasia è una forma di suicidio assistito: soffro per una malattia fisica chiedo aiuto ad un medico per farla finita. Tuttavia si può soffrire per altri motivi, psichici, morali, di insoddisfazione esistenziali, quindi nel pieno delle mie facoltà fisiche ( senza bisogno di aiuto) decido di farla finita e per esempio ( successo due o tre giorni fa a Lodi) decido di buttarmi giù dal ponte e di annegarmi. Se un passante mi salva , non lede il mio diritto a "eutanasizzarmi"? Sembrerebbe una cosa di poco conto, una battuta, ma nella realtà potrebbe addirittura arrivare a chiedere un risarcimento per danni morali. Non sarebbe tanto difficile trovare un avvocato od un giudice disposti a seguire la causa! Ho come l'impressione, e questa ne è l'ennesima dimostrazione, che l'uomo da solo non sappia cavarsela, la tanto sua decantata autonomia non fa altro che generare Caos ( e dopo il caos il nulla). Non basterebbe incominciare a pensare il mondo non partendo dalla conclusione? Non sarebbe sufficiente, pur non credendo in Dio, fare qualcosa di degno di lui? Non so, non capisco, c'è qualcosa che mi sfugge in questo modo di pensare; trovo assurdo che per esorcizzare la paura della morte la si idolatri in questa maniera, basterebbe "lasciare che i bambini vengano a me" per vincere la paura delle cose ultime....si chiama futuro e si declina con la parola speranza.
Cordialità,
Matteo Dellanoce.


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 Oggetto del messaggio: Re: Eutanasia ed ideologia
MessaggioInviato: 13/07/2008, 19:34 
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La parola eutanasia viene dal greco e contiene il prefisso eu che significa 'bene'. Secondo l'ipocrita ideologia corrente si vorrebbe far credere che l'eutanasia consente (o piuttosato obbliga) a una persona di morire senza sofferenza e in modo "dignitoso". Nel caso di Eluana questa affermazione è ancora più ipocrita, perché questa povera ragazza morirà di fame e di sete. Se si disponesse che un condannato a morte venga fatto morire di fame e di sete, ci sarebbe (giustamente) una protesta e una levata di scudi da parte di associazioni varie, che farebbero presente l'iniquità del trattamento: condannare a morte sì, ma evitare almeno le sofferenze, come ci ha insegnato già da tempo quel benefattore dell'umanità che risponde al nome di Monsieur Guillotin. Eluana, innocente, è condannata a una morte più atroce di quella che si potrebbe ordinare al colpevole di mille omicidi. Se andassi dal mio veterinario e gli dicessi che voglio fare morire il mio gatto di fame e di sete direbbe che si tratta di una pratica indegna e disumana. Forse i veterinari hanno mediamente più coscienza dei medici?
La realtà è che questa società è intrisa di menzogna: uccide e fa soffrire senza nemmeno avere il coraggio di ammetterlo, cerca di ammantare un delitto dietro una forma apparente di vaga e distorta humanitas. C'è un singolare e orrendo parallelismo tra la nostra società e la Tebe di Creonte: anche Creonte manda a morire Antigone, ma non la uccide: la fa rinchiudere in una grotta, e le dà quanto basta per cibarsi e dissetarsi per un giorno. Così, se poi muore di fame e di sete lui non ne ha colpa, le sue mani sono apparentemente pulite. Anzi, la colpa è di Antigone, che col suo carattere e la sua disubbedienza si è cacciata in una situazione di non ritorno: peggio per lei se non è capace di sopravvivere.
Ci nutriamo quotidianamente di grandi parole: democrazia, integrazione, uguaglianza, solidarietà, fraternità (queste ultime due sono le più terribili), ma poi le nostre leggi e i nostri comportamenti sono ancora quelli di Creonte: rivolti a tutto, meno che alla giustizia e all'amore. Spero che i signori giudici che hanno scritto questa sentenza di condanna a morte, questi giudici che fanno appello a leggi che contrastano con le leggi eterne dell'amore e della giustizia, si rileggano il dramma di Sofocle, e vedano che fine miserabile. che annientamento subisca la figura del loro amato Creonte, che hanno eletto ad esempio e modello dei loro comportamenti.


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 Oggetto del messaggio: Re: Eutanasia ed ideologia
MessaggioInviato: 13/07/2008, 20:59 
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Iscritto il: 29/04/2007, 9:14
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Anche questo è un impegno per i cattolici che vogliono essere presenti nella politica nazionale:

FERMIAMO LE MANI SCIAGURATE CHE VOGLIONO ASSASSINARE ELUANA ENGLARO

Possiamo aderire a una petizione per salvare la vita di Eluana Englaro.
Cliccate per apporre la Vostra firma su:

http://www.firmiamo.it/eluanaenglaro

NON RESTIAMO INERTI DI FRONTE ALL'ENNESIMO CASO DI SCIAGURATO TRIONFO DELLA MORTE!

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Paolo Deotto
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 Oggetto del messaggio: Re: Eutanasia ed ideologia
MessaggioInviato: 15/07/2008, 18:23 
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Iscritto il: 13/06/2008, 14:46
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Gentilissimi,
sinceramente non condivido che se ne faccia una partita tra bianchi contro neri. Mettere innanzi i principi, siano essi la sacralità della vita piuttosto che la definizione stessa di "vita", lo trovo troppo ideologico, rispetto a quella che è la situazione concreta, di un corpo che da 16 anni è mantenuto fisiologicamente (biologicamente mi sembrerebbe davvero eccessivo!) in vita da una macchina.
Qui abbiamo innanzitutto un corpo le cui funzioni fisiologiche sono conservate artificialmente, abbiamo - poi - il dramma di un genitore che chiede "sia fatta la volontà di Eluana" e, infine, uno scontro ideologico tra i difensori della "vita" (come se poi sapessero che cos'è la vita!) e i difensori del testamento biologico. Lungi da me dare una risposta, ma se voi pretendete di fornirla, allora ammettete di avere già la definizione, di sapere cos'è la vita, al punto da definire "omicidio" l'atto di staccare la spina. In fondo se la vita è creazione di Dio, allora quello è un atto scellerato, folle, criminale, omicida. Ma... nemmeno una volta il dubbio che ciò che vale per voi o per me (che Dio esista e che sia stato Lui a donare la vita) non sia vero? Nemmeno la possibilità che quello che vale per voi o per me non valga, ma soprattutto [non debba valere anche per gli altri?
Che "sia fatta la volontà di Eluana", anche se a noi può non piacere: ecco cosa significa amare! "Dio è amore": la somma definizione di Dio non può essere svuotata di senso in nome di un astratto principio.
Cordialmente, Alessio


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 Oggetto del messaggio: Re: Eutanasia ed ideologia
MessaggioInviato: 15/07/2008, 19:20 
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alessio ha scritto:
"sia fatta la volontà di Eluana"

Caro amico, tu parti dalla premessa che la volontà di Eluana sia quella di troncare con la vita. Come fai a sapere con certezza che le cose stanno così? E se anche fosse, se anche fosse lei a chiederlo, che diritto avremmo di assecondarla, e di troncare noi il dono di una vita che nessuno di noi le ha dato e che nessuno di noi le potrà poi restituire, mai più.
E del resto, se vedi uno che si sta gettando dal decimo piano, che fai, lo assecondi o cerchi di fermarlo?

alessio ha scritto:
al punto da definire "omicidio" l'atto di staccare la spina.

Francamente non vedo con quale altra parola si possa definire. E comunque staccare la spina non basta, perché poi ci saranno giorni di sofferenza di fame e di sete. Prov a aimmaginare te stesso privato di cibo e bevande, giorno dopo giorno, ogni momento più debole e puù assetato, più disperato, fino al limite della resistenza e poi fino alla morte, e a una morte crudele! Persino a Gesù in croce hanno bagnato le labbra: invece Eluana avrà tanta sofferenza, ma neppure questo conforte.


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 Oggetto del messaggio: Re: Eutanasia ed ideologia
MessaggioInviato: 15/07/2008, 20:17 
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Messaggi: 169
emmegiemme ha scritto:
Come fai a sapere con certezza che le cose stanno così?


Ovviamente potrei giare la tua domanda, cosa che infatti hai previsto appena sotto.

emmegiemme ha scritto:

E se anche fosse, se anche fosse lei a chiederlo, che diritto avremmo di assecondarla, e di troncare noi il dono di una vita che nessuno di noi le ha dato e che nessuno di noi le potrà poi restituire, mai più.


Tutto questo è vero se e solo se la vita è sacra, cioè se è creazione di Dio, ovvero se Dio esiste. E se tutto questo non fosse? Voglio dire: poniamo io sia ateo. Perché qualcuno, che crede in Dio, dovrebbe imporre a me la sua volontà? E se lui si sbagliasse e io avessi ragione?

emmegiemme ha scritto:

E del resto, se vedi uno che si sta gettando dal decimo piano, che fai, lo assecondi o cerchi di fermarlo?


Omnis comparatio claudicat, ma non credi che non ci possa essere confronto tra l'esempio che porti e la situaizoni artificiale che fa sì che un cuore non smetta di battere?

emmegiemme ha scritto:
E comunque staccare la spina non basta, perché poi ci saranno giorni di sofferenza di fame e di sete. Prov a aimmaginare te stesso privato di cibo e bevande, giorno dopo giorno, ogni momento più debole e puù assetato, più disperato, fino al limite della resistenza e poi fino alla morte, e a una morte crudele! Persino a Gesù in croce hanno bagnato le labbra: invece Eluana avrà tanta sofferenza, ma neppure questo conforte.


Intanto presupponi che Eluana possa soffrire e provare sentimenti (ma allora perché la scienza moderna - non io né tu - parla di coma irreversibile?); in seconda battuta (se anche fosse... ma sarebbe tutto da dimostrare!) i medici farebbero in modo che lei non soffra, come nel caso di Welby.
Detto questo, la tecnica ha fermato il decorso naturale: naturalmente Eluana sarebbe morta da 16 anni. Forse è il caso che quella situazione artificale venga interrotta, secondo la volontà espressa in vita da Eluana.


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