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Autore Messaggio
 Oggetto del messaggio: Re: Ideologia contro la famiglia
MessaggioInviato: 23/10/2008, 8:33 
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Iscritto il: 11/07/2007, 17:21
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Appena pervenuto dal valido "NUOVE ONDE"!

"Carissima, carissimo,

ad alcuni mesi di distanza abbiamo eliminato dalla testata del sito il richiamo all'iniziativa IO NON GUARDO LE OLIMPIADI. Naturalmente restano visitabili i documenti raccolti e gli approfondimenti.

Diamo ora invece spazio alle attività ordinarie di Nuove Onde.
Ti ricordiamo la giornata di formazione organizzata con Scienza e Vita Milano sull’Obiezione di Coscienza. Ti chiediamo, per quanto possibile, di essere presente. L'evento è il frutto di importanti sforzi miranti a giocare di anticipo, con saggezza, rispetto alle difficoltà in cui diverse categorie di operatori sociali già tendono e tenderanno sempre più a trovarsi a causa di pratiche drasticamente invasive e in contrasto con la dignità della persona umana. E' nostro dovere affiancare i professionisiti (in senso lato) che cercano di comportarsi nel rispetto della morale naturale - unici veri operatori di pace - in una società che tende tristemente a danneggiarli.

Inoltre è pronto il

Corso di Formazione 2008/2009

“La famiglia, culla della Vita e della Società”
vedi in allegato il depliant

Dunque i primi appuntamenti sono:

Venerdì 7 novembre -1° incontro del corso di formazione: L’istituzione della famiglia nelle varie civiltà e religioni - Alberto Torresani, docente di storia

Domenica 23 Novembre: giornata di formazione sull’Obiezione di Coscienza (clicca qui per scaricare il volantino)

Naturalmente, come ormai i più affezionati iscritti alla newsletter sanno, nel corso dell’anno Ti manderemo le relazioni e gli atti dei momenti formativi e culturali a cui, per motivi geografici o di tempo, non hai potuto prendere parte di persona.

Oltre a questo si aggiunge un aggiornamento quasi quotidiano del sito. Infatti, consapevoli che non è facile essere aggiornati sugli avvenimenti di primaria importanza in Italia (e non solo) e farsi un’idea chiara di ciò che sta avvenendo, ci stiamo sforzando di scrivere brevi e chiari commenti nella home page del sito. Naturale che siano solo uno spunto e non mirino ad essere totalmente esaustivi, ma speriamo Ti possano servire.

Senza aggiungere altro, per chi vuole riportiamo in calce i dettagli del corso di formazione e della giornata sull'Obiezione di Coscienza (di cui peraltro Ti abbiamo già dato notizia).

Come sempre Ti porgiamo carissimi saluti.

Giovanni Fenizia
Presidente




http://www.nuoveonde.com





CORSO DI FORMAZIONE

La famiglia:
culla della vita e della società

Tutti gli incontri si terranno presso la Scuola FAES Monforte,
Via Zanoia (ang. Via Ponzio), Milano - (M2 Piola, filobus n° 93)
alle ore 20.30 preceduti dal consueto aperitivo a partire dalle ore 19.30

VENERDI’ 7 NOVEMBRE 2008

L’istituzione della famiglia nelle varie civiltà e religioni
ALBERTO TORRESANI, docente di storia

GIOVEDI’ 11 DICEMBRE 2008

Famiglia: società naturale fondata sul matrimonio tra un uomo e una
donna, perchè?
LAURA BOCCENTI, docente di filosofia

VENERDI’ 9 GENNAIO 2009

Famiglia e fisco: le proposte per un fisco a misura di famiglia
ERNESTO MAINARDI, presidente del Forum delle Associazioni Familiari della Lombardia

VENERDI’ 6 FEBBRAIO 2009
Famiglia e impegno sociale: una testimonianza
VITTORIO LODOLO D’ORIA, padre di 4 figli, Vice presidente dell’Associazione Famiglie
Numerose Cattoliche ed ex deputato

VENERDI’ 13 MARZO 2009

Famiglia e scuola: un sistema educativo al servizio della famiglia
ERMINIO RIBOLDI, Direttore Centro Scolastico FAES Argonne


Il corso si svolge in collaborazione con
Associazione AmicAssociazione Amici
del Centro Scolastico ARGONNE

Per informazioni:
nuoveonde@yahoo.it
3498413852 (Francesca)




L’associazione Scienza & Vita Milano
organizza per
Domenica 23 novembre 2008
una giornata di formazione sul tema:

OBIEZIONE DI COSCIENZA: SCELTA PER LA VITA

L’iniziativa ha l’obiettivo di inquadrare il tema nel panorama culturale e storico, con particolare attenzione al tramonto della cultura della vita e alla necessità di una sua riscoperta e di una sua nuova affermazione.

Attraverso quattro relazioni principali, si darà una definizione del termine obiezione di coscienza, si analizzeranno le principali previsioni legislative oggi vigenti (legge 194 e legge 40) e la loro possibile estensione ad altri operatori coinvolti (farmacisti, giuristi, personale amministrativo ospedaliero, ricercatori, biologi); si analizzeranno i criteri antropologici ed etici che devono guidare la coscienza e quindi l’azione della persona coinvolta; verranno affrontati i nuovi casi che sollevano gravi questioni di coscienza personale e sociale, anche alla luce delle nuove tecniche contraccettivo/abortive, alternative alla via chirurgica.

La giornata di formazione è realizzata in collaborazione con UCFI (Unione Farmacisti Cattolici Italiani), Movimento per la Vita
Ambrosiano, Associazione Nuove Onde, Alleanza Cattolica, Centro Culturale san Benedetto.

Programma della giornata
Ore 10.30
Introduzione del dott. Nicola Natale, Presidente dell’Associazione Scienza & Vita Milano
Definizione di Obiezione di coscienza.
(prof.ssa Marina Casini, Ricercatrice Istituto Bioetica Università Cattolica di Roma)
L’Obiezione di coscienza sanitaria nella legislazione italiana.
(prof.ssa Marina Casini, Ricercatrice Istituto Bioetica Università
Cattolica di Roma)

Pranzo a buffet
Ore 14.00
Dimensione del fenomeno: troppi aborti o troppi obiettori?
(Dott. Camillo Ronchetti, FEL CEAF - Federazione Lombarda Consultori Familiari Ispira zione Cristiana)
Le nuove tecniche, tra contraccettivi ed abortivi: come orientarsi?
(dott. Carlo Bertulessi ginecologo, Università di Milano Presidio Ospedaliero Macedonio Melloni)

Conclusioni: Giuliano Ferrara, direttore de Il Foglio

La giornata di formazione si terrà presso l’Auditorium dell’Istituto
Salesiano – Via Tonale 19 – Milano (adiacenze Stazione Centrale) .

Si prega di segnalare la propria partecipazione entro il 15 novembre 2008.
Per la partecipazione alla giornata di formazione è richiesto un contributo di 25 € a persona (comprensivo del pranzo).

Per informazioni ed iscrizioni:
e-mail scienzaevita.milano@tiscali.it
Tel. 02 4043295"


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 Oggetto del messaggio: Re: Ideologia contro la famiglia
MessaggioInviato: 20/11/2008, 17:26 
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Iscritto il: 01/05/2007, 16:19
Messaggi: 2957
Ho saputo dalla Catholic Family Human Rights Institute che il 10 Dicembre i gruppi pro-aborto presenteranno alle Nazioni Unite più di 100.000 firme a favore dell'aborto.
Se vuoi farlo, puoi cliccare nel link messo in basso: si tratta di ottenere che almeno lo stesso numero di persone si dichiarano a favore della vita, in ogni circostanza.

Cordialità,
Il Cireneo

http://www.c-fam.org/publications/id.97/default.asp



P.S.: c'è anche la versione in italiano


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 Oggetto del messaggio: Re: Ideologia contro la famiglia
MessaggioInviato: 05/12/2008, 15:57 
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Iscritto il: 11/07/2007, 17:21
Messaggi: 1074
Da "www.NuoveOnde.com":

"
L’istituzione della famiglia nelle varie civiltà e religioni

ALBERTO TORRESANI, docente di storia

ALCUNE CAUSE DELLA CRISI DELLA FAMIGLIA
Occorre ricordare che dal silenzio delle fonti antiche non bisogna arguire che certi problemi non
esistessero. Nel mondo antico la famiglia era considerata cosa tanto naturale come l’acqua per bere.
Esisteva la famiglia ed esistevano alcuni problemi, considerati patologia della famiglia, proprio
come si fa con un tumore, che esiste, ma tutti vorrebbero che non si fosse formato. In secondo luogo
occorre dire che quando un valore non è minacciato, nessuno se ne occupa. I valori divengono
qualcosa per i quali occorre battersi quando siamo sul punto di perderli. Così è avvenuto per l’aria,
per l’acqua, per gli animali a rischio di estinzione, per i paesaggi più belli minacciati dagli abusi
edilizi e così via. Così è avvenuto per la famiglia, oggetto da mezzo secolo di aggressioni
inconsulte, ormai passate dal piano della loro accettazione nel costume alla trasformazione in leggi,
celebrate come doverose, tolleranti, in grado di sanare ingiustizie millenarie nei confronti di chi
desiderava esprimere la propria sessualità al di fuori di un costume sociale tirannico e insensato,
fondato su pregiudizi religiosi che devono per sempre esser cancellati.
Esistono due metodi fondamentali per affrontare il problema della famiglia. Il primo è quello
della filosofia classica, del realismo, che studia un oggetto con ricerca dell’essenza, della
definizione più adeguata e degli accidenti, intesi come circostanze accessorie che qualificano
l’essenza. Secondo questo modello la famiglia è un universale non evolutivo. Fin dalle leggi delle
XII Tavole i romani antichi definirono la famiglia come firma adesio intra virum ac mulierem ad
procreandos liberos che forse è opportuno tradurre, dati i tempi, come “legame stabile tra un vero
uomo e una vera donna per mettere al mondo veri figli”. Gli accidenti potevano essere la condizione
della donna, molto peggiore in Grecia rispetto a ciò che avveniva a Roma, dove per influsso etrusco
la donna godeva un notevole status sociale. Nel mondo semitico era frequente la poligamia,
ereditata dal mondo islamico. Al contrario, nel mondo ebraico la monogamia si affermò in modo
pressoché completo dopo l’esilio di Babilonia. La legge ebraica permetteva il divorzio, Cristo lo
escluse facendo del matrimonio un sacramento. Il mondo classico e cristiano perciò avevano in
comune una concezione del matrimonio monogamico come sede naturale per attendere la nascita
dei figli e provvedere alla loro educazione.
Esiste un secondo modello per conoscere la realtà della famiglia ed è quello del tipo
fenomenologico-evolutivo. Secondo questo metodo esistono numerosi modelli di famiglia,
dipendenti dalla cultura e dai luoghi. Non esiste nulla per natura o contro natura in questa
descrizione che si sforza di risultare avalutativa. La poligamia è avvertita come il modello primitivo
più diffuso, ma si ammette anche la poliandria, un tema studiato da Bachofen, Die Mutterrecht, un
libro mai completamente accettato dalla cultura ufficiale, ma sempre operante. L’etnografia scopre
anche dei modelli di famiglia abbastanza curiosi. Nelle isole Andatane, le donne si sposano, ma il
marito non si occupa dei figli che figurano come figli del fratello maggiore della donna. Questo
modello sarebbe un residuo del matriarcato originario, con trasmissione attraverso la linea materna
dei dati culturali. Nella storia si trovano, con vari gradi di tolleranza, tutti i tipi di unione sessuale,
con esclusione dell’unione con la propria madre. I Faraoni e gli Inca, per esempio, praticavano un
matrimonio tra fratelli, ovvero ieròs gamos, ritenendo che le uniche donne degne di un dio fossero
le sorelle. Gli autori di questo indirizzo concludono che il modello di famiglia monogamica ed
Incontri di formazione 2008-2009
In collaborazione con Associazione Amici
del Centro Scolastico ARGONNE
http://www.nuoveonde.com “La famiglia: culla della vita e della società”
Primo incontro 7/11/2008
Alcune cause della crisi della famiglia Alberto Torresani
2
esogamica è uno dei tanti, e nemmeno il più diffuso, e perciò si può considerare famiglia ogni tipo
di unione più o meno stabile tra due o più individui, come a ognuno pare più opportuno. Può
risultare interessante esaminare come si è giunti a questo radicale rovesciamento dei termini del
problema relativo alla famiglia.
Esiste un saggio di Denis de Rougemont, intitolato L’amore e l’occidente, che indica nell’amore
celebrato dai romanzi cortesi del XII secolo, a cominciare dal Tristano e Isotta, una deviazione
dall’amore finalizzato al matrimonio, tanto da far pensare che il grande amore sia possibile
solamente fuori del matrimonio. Il romanzo come genere letterario conobbe una vera e propria
esplosione nel Settecento inglese. In Moll Flanders di Daniel De Foe l’eroina è una donna di facili
costumi, ma presentata con tanta simpatia che finisce per apparire molto migliore di tante donne
costumate, ma tentate di non esserlo. Moll Flanders perciò appare sincera e in ciò migliore delle
altre. Alla fine del romanzo, tanto per rispettare il lieto fine, anche Moll Flanders decide di
cambiare vita. Jean Jacques Rousseau inaugurò la moda del romanzo epistolare mediante la
Nouvelle Eloïse, con la protagonista Julie che descrive le modalità del suo irresistibile
innamoramento al di fuori del matrimonio. Una dozzina d’anni dopo Wolfgang Goethe percorse la
stessa strada con I dolori del giovane Werther, un romanzo letto avidamente dall’intera Europa,
Napoleone compreso. Anche in questo caso l’amore vero si trova in contraddizione con le
convenzioni umane che considerano inelegante soffiare la fidanzata a un amico, anche se la vita
senza quell’amore non appare degna d’essere vissuta. Nella seconda metà del Settecento
comparvero le Memorie della mia vita di Giacomo Casanova, dove con la leggerezza tipica di quel
secolo vengono raccontate le avventure galanti dell’autore, non importa se vere o inventate.
Wolfgang Amadeus Mozart nel 1782 compose il Don Giovanni, con la celebre romanza del
catalogo delle donne conquistate, culminante nel verso “ma in Ispagna milletre, milletre”. Anche la
pittura rispecchiava questa situazione che si potrebbe definire come rappresentazione della natura in
assenza del peccato originale, impegno in cui eccelle Jean-Antoine Watteau, per esempio nel
quadro che ha per titolo Imbarco per Citera. Il matrimonio fu giudicato la tomba dell’amore, col
terzo incluso, il cicisbeo, che educa la damina alla comprensione dell’amore come gioco al di fuori
di ogni tipo di responsabilità. Come sempre avviene, questi cambiamenti del costume furono
codificati dalla riflessione astratta. Se ne incaricò il marchese de Sade, nella Philosophie du
Boudoir, uno dei testi della cultura sotterranea, letti, ma non citati e perciò ancora più devastanti.
L’amore viene ridotto a piacere egoista, insensibile alla sofferenza altrui. Questa era la letteratura di
riferimento dei rivoluzionari francese che con traboccante ottimismo iniziarono la riforma
dell’umanità con la ghigliottina destinata a eliminare coloro che si ostinavano a non comprendere la
dinamica dei tempi nuovi. Debbo aggiungere per completezza di informazione che l’ansia di
rinnovamento raggiunse anche il Codice civile promulgato da Napoleone nel 1804. Esso prevedeva
la divisione della proprietà paterna in parti uguali tra i figli maschi. Tutti sanno, o dovrebbero
sapere, che il podere forma un complesso organico. Ciò significa che campi, prati, animali, attrezzi
agricoli, rimesse, stalle ecc. sono dimensionate per formare un’unità vitale: due mezze fattorie sono
impensabili proprio come due mezzi cani. Anche le tenute nobiliari molto estese, difese fino al
tempo della rivoluzione francese dall’istituto del maggiorasco, che si proponeva di mantenere
intatta la potenza economica e perciò il prestigio sociale della futura famiglia del primogenito, non
furono divise. Si ricorse perciò a pratiche di denatalità, che prevedevano al massimo un figlio e una
figlia, sempre ricordando che la Francia ha sempre avuto la preminenza del settore agricolo. Nel
secolo XIX la Francia che era sempre stata il paese più popoloso d’Europa da Carlo Magno a
Napoleone, conobbe una crisi demografica, con esiti devastanti nel 1870 e nel 1914 quando ci si
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 Oggetto del messaggio: Re: Ideologia contro la famiglia
MessaggioInviato: 10/12/2008, 19:07 
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Iscritto il: 11/07/2007, 17:21
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Dal sito "Federvita Piemonte", uno dei vari interventi della bravissima Dott. Medua Dedé ":

"LA CONTRACCEZIONE, UNICA STRADA?"
di Medua Boioni Dedé

Ringrazio, innanzitutto, di cuore Giuseppe Garrone e l’organizzazione del Convegno per avermi invitato, ancora una volta, a partecipare ai lavori, li ringrazio per la stima che così mi hanno manifestato.
Sono qui per presentare la mia piccola esperienza di servizio, ma sono qui anche a nome di tutti gli insegnanti dei metodi di regolazione naturale della fertilità dei diversi Centri d’Insegnamento italiani, che sono impegnati in prima linea per diffondere i valori dell’amore e della vita.

Prima di affrontare direttamente il tema affidatomi vorrei riprendere la domanda che sta alla base di tutto questo convegno: la contraccezione può essere considerata veramente una valida prevenzione dell'aborto procurato?
Ora, già ieri abbiamo visto i dati che parlano chiaro, ma vedremo che anche l'esperienza ci porta a rispondere di no.

Ma può essere utile riflettere per chiederci: che cosa spinge le persone a ricorrere alla contraccezione? Infatti, è dall'analisi delle cause che spesso possiamo cogliere suggerimenti su possibili linee di intervento per tentare di modificare la realtà.
La mia esperienza mi ha suggerito alcune possibili motivazioni.
Tra le più diffuse troviamo:

- la paura della gravidanza
- la sessualità ludica
- la sessualità deresponsabilizzata
- la sessualità impulsiva
- la percezione della fertilità come problema, come realtà da negare o da rifiutare, invece che viverla come un valore, come un dono prezioso ricevuto gratuitamente, e quindi come ricchezza per la persona umana.

Qualunque sia il motivo di partenza, ciò che accomuna queste persone è la mentalità contraccettiva, che ne caratterizza l'atteggiamento di fondo: il rifiuto della persona del figlio, ma anche il rifiuto stesso della possibilità del concepimento, in quanto l'evento viene cancellato dal loro orizzonte mentale.
Tutti noi sappiamo, e ce lo ha confermato ieri anche il dott. Filardo, che non esistono mezzi o metodi che possano vantare un'efficacia contraccettiva pari allo 0 assoluto (neanche la sterilizzazione!), anche se a livello sociale questa informazione viene spesso ignorata, volutamente o inconsciamente. E' un fatto, invece, che questa realtà debba essere fatta conoscere il più possibile, pertanto è bene ribadire che chi vive una sessualità agita, per questo solo fatto si espone alla possibilità di concepire.
Questo, a mio parere, costituisce già un primo sano principio di prevenzione del rifiuto del concepito, riportando – cioè - nell'orizzonte culturale e personale questa eventualità al posto che le spetta, ribadendo che la gravidanza è un evento fisiologico che segue ad un ben preciso comportamento, quando tale comportamento viene messo in atto in un periodo fertile!
Educare le persone, e soprattutto i giovani, a questo dato di realtà è aiutarle a prendere coscienza di ciò, a confrontarsi con essa e ad assumere, di conseguenza, comportamenti adeguati.

Ma certo non basta! Come si può allora cercare di prevenire in modo radicale ed intelligente il ricorso all'aborto procurato?
A mio parere occorre agire a livello educativo per tentare di modificare mentalità e comportamenti.
Una strada che può contribuire alla realizzazione di questi obiettivi è quella della proposta dei Metodi Naturali per la regolazione della fertilità.

E' lecito chiedersi: per quale motivo i Metodi Naturali possono tentare di realizzare tutto ciò?
Prima però di rispondere e di entrare quindi nel merito, ritengo di dover sgombrare il campo da alcuni pregiudizi, ancora molto radicati nella società, circa la validità scientifica dei Metodi Naturali.
E' evidente che gli strumenti offerti alla coppia in alternativa alla contraccezione debbano godere di grande affidabilità, in particolare sul piano scientifico, per poter essere presi in considerazione. (ndr: faccio osservare che mi riferisco sempre ad un'affidabilità "scientifica" dei Metodi Naturali e non ad un'efficacia "contraccettiva", perché siamo di fronte a strumenti essenzialmente e profondamente differenti tra loro).
Oggi come oggi nessuno, che sia minimamente informato e dotato di onestà culturale, può negare che i metodi naturali abbiano una comprovata validità scientifica. Infatti si moltiplicano gli studi scientifici e le ricerche che provano, al di là di ogni dubbio, il valore scientifico dei più moderni metodi di regolazione naturale della fertilità (i Metodi Sinto-Termici e il Metodo dell'Ovulazione Billings), come “strumenti” che le persone possono avere a disposizione per la procreazione responsabile, utilizzabili durante tutta la vita fertile della coppia e secondo i suoi progetti. E la ricerca in questo campo continua.
Il loro approccio è di tipo scientifico: infatti, essi promuovono la conoscenza dei ritmi della fertilità, per permettere l'attuazione di comportanti responsabili e coerenti con le scelte progettuali della coppia.
Altra cosa è l'approccio della contraccezione che non si cura di conoscere il dato "fertilità", ma semplicemente interviene a manipolare, a diversi livelli e secondo il mezzo utilizzato, la fisiologia o la dinamica del gesto sessuale, non senza, peraltro, conseguenze anche serie.
Ma non dobbiamo dimenticare che anche i metodi naturali possono essere usati come dei contraccettivi, sia pure ecologici, e pertanto essere utilizzati con una mentalità contraccettiva.

Come possiamo allora fare in modo che essi possano, invece, contribuire a modificare la mentalità contraccettiva?
Ritengo si possa agire a diversi livelli e in diversi modi, a seconda delle motivazioni che spingono le coppie al rifiuto del concepimento.
Se alla base del rifiuto c'è la paura della gravidanza, che talvolta può divenire addirittura angoscia, e che può presentare certamente più di una causa, il compito dell'insegnante dei metodi naturali è quello di aiutare la coppia ad affrontare insieme tale paura, attraverso il dialogo, il confronto all'interno della coppia e con l'insegnante stessa, per portare a livello cosciente le vere cause di tale paura. Nel frattempo l'apprendimento del metodo naturale, offre agli sposi uno strumento di conoscenza di grande efficacia scientifica, attraverso il cui uso essi possono acquisire una sempre maggiore sicurezza e serenità. Se entrambi gli aspetti vengono ben affrontati, abbiamo potuto osservare coppie che, pian piano, hanno maturato nel tempo una graduale apertura, prima di tutto a livello mentale, verso la possibilità del concepimento, giungendo talora perfino a ricercare un nuovo concepimento, perché convinti che quanto temevano era del tutto o in buona parte ingiustificato.
Non c'è come portare a livello cosciente le nostre paure per imparare gradualmente ad affrontarle, e per accorgersi che molte volte esse mostrano tutta la loro inconsistenza e finiscono con il dissolversi come le ombre della notte con il sopraggiungere della luce del sole. (Es: A volte il rifiuto è aprioristico e irrazionale, quasi scontato per una sorta di condizionamento sociale! In questi casi aiutare la coppia a razionalizzare la scelta, cercando i motivi del rifiuto, permette loro di scoprirne l’inesistenza di tali motivi sul piano razionale, oppure l’errata attribuzione al coniuge dell’esclusione del figlio. E’ incredibile quanto manchi il dialogo nelle coppie! Agevolarlo, favorirlo, stimolarlo a volte è già un buon metodo perché si modifichi l’atteggiamento verso la gravidanza).

Quando invece incontriamo coppie che vivono una sessualità immatura, basata sulle tendenze pulsionali, o una sessualità deresponsabilizzata, gli insegnanti dei Metodi Naturali hanno il delicato compito di educare e stimolare l'autoeducazione della coppia, presentando innanzitutto l'autentico significato della sessualità umana, che è incontro, accoglienza reciproca e dono totale e gratuito di sé: dono della totalità della propria persona al "tu" amato. E' scoperta della centralità della persona del "tu" nella propria vita, nel proprio cuore e nella propria mente, in un continuo "lavoro" di autoeducazione per decentrarsi dal sé e centrarsi sul "tu", sulla sua persona, sulle sue attese, sulla sua realizzazione.
Significa anche scoprire che se è bello e gradevole essere amati, è ancora più gratificante e intimamente gioioso amare di tutto cuore il proprio sposo o la propria sposa.
Quando ci si impegna in questo cammino di autoeducazione e si vive l'accoglienza reciproca, non è più possibile compiere quel gesto di grande egoismo che è il rifiuto di quella vita appena sbocciata: il figlio che è il frutto prezioso di quell'amore vissuto alla luce dei valori appena citati e che così faticosamente sono stati prima scoperti, poi conquistati, e continuamente riscoperti nel rinnovarsi quotidiano dell'amore sponsale autentico.
Questo servizio educativo viene svolto dall'insegnante dei metodi naturali attraverso l'accompagnamento della coppia durante l'apprendimento del metodo prescelto, condividendo con loro la fatica e la sofferenza per le cadute, attraverso l'offerta del sostegno e dell'incoraggiamento costante, e partecipando alla gioia per la scoperta dei valori e per le conquiste raggiunte. E’ scoprire e vivere con la coppia il valore pedagogico dei Metodi Naturali.
E' importante che le coppie non si accontentino di una sessualità ripetitiva, impulsiva, basata sul piacere effimero dei sensi, ma sia stimolata ad un sempre maggior impegno per poter crescere e maturare ogni giorno di più, fino a saper vivere la gioia dell'incontro d'amore e dell'estasi sessuale.
In tal modo avremo sempre più coppie soddisfatte della loro vita coniugale e sessuale, una "culla d'amore" pronta ad accoglierne i frutti, e così sarà scongiurato il pericolo che qualche “frutto” venga "rifiutato" o "scartato"; anzi potrà accadere, al contrario, che la famiglia si apra ancor più all'accoglienza anche di quei bambini meno fortunati che potrà incontrare.
Tutti sappiamo che l'amore non può che generare amore, ciò vale anche per l'accoglienza, che genera ed educa all'accoglienza.
I figli che saranno stati accolti con amore, a loro volta, in quanto cresciuti in una famiglia accogliente, saranno anch'essi capaci di accoglienza, anche nella loro vita adulta.
Questa è la civiltà dell'amore che tanto è auspicata dal Santo Padre e citata anche dal Magistero della Chiesa in vari documenti; é quella realtà che ci auguriamo si diffonda sempre più nel mondo, anche attraverso il nostro piccolo contributo di insegnanti dei metodi naturali.
Questo impegno educativo trova la sua sintesi in quello che noi definiamo come educazione allo "stile di vita" dei Metodi Naturali. L'insegnante, infatti, non può limitarsi alla trasmissione di una tecnica o della pratica di tali metodi senza preoccuparsi di svolgere in pieno anche questo suo compito educativo: se così facesse, fallirebbe nel proprio servizio di insegnamento, che resterebbe monco proprio della parte più importante: quella necessaria per differenziare l’opera di promozione dell'amore coniugale e di una autentica maternità e paternità responsabile, dalla cosiddetta "contraccezione naturale", quella alla quale mi riferivo poco fa quando ho affermato che anche i metodi naturali possono essere vissuti con una mentalità contraccettiva.
L'attenzione alla promozione dello stile di vita dei metodi naturali, garantisce quell'opera educativa tanto importante proprio ai fini di una reale prevenzione dell'aborto procurato.
A questo proposito faccio riferimento alla mia esperienza di insegnante e di formatrice di insegnanti dei metodi per la regolazione naturale della fertilità, che dura da quasi un quarto di secolo, per la quale posso affermare che laddove si è curata la promozione dello stile di vita dei metodi naturali a fianco del loro insegnamento pratico, non ho mai incontrato coppie che abbiano abortito volontariamente un figlio giunto inatteso, durante l'uso di tali metodi. I dati statistici del Centro Lombardo Metodo Billings (C.Lo.M.B.) che si riferiscono alla regione Lombardia, dal 1979, aggiornati al 1999 anche se ancora in modo incompleto, hanno registrato in 20 anni di servizio: 9 gravidanze da limite biologico del metodo su quasi 20.000 cicli esposti al concepimento. Nessuna di queste donne ha abortito volontariamente; nemmeno tra quelle, che hanno registrato un concepimento attribuibile all'insegnamento e/o all'apprendimento e che sono state 46 sempre in 20 anni, nemmeno tra queste si è fatto ricorso all'aborto procurato. Non solo, ma nella stragrande maggioranza queste coppie hanno, in ogni caso, continuato ad utilizzare i metodi naturali.
Ciò significa che hanno comunque scoperto, in questa loro scelta, dei valori irrinunciabili.
La mia esperienza di insegnante, quindi, mi suggerisce che è di fondamentale importanza impegnare ogni energia e risorsa nella proposta dello stile di vita dei metodi naturali, perché al di là dell’insegnamento pratico degli stessi, che è certamente un aspetto importante, ciò che davvero può operare un cambiamento di mentalità è la testimonianza della possibilità, per ogni coppia di buona volontà, di vivere una sessualità gioiosa e generosamente aperta alla vita, secondo la visione antropologica personalista.
Prima di concludere vorrei però soffermarmi brevemente ancora su un aspetto di grande importanza proprio per la prevenzione dell'aborto, che tanto ci sta a cuore.
Tutto il lavoro che noi insegnanti dei metodi naturali svolgiamo è certamente di grande utilità nella prevenzione dell’aborto procurato, come ho appena detto, ma le persone che si rivolgono a noi per intraprendere tale cammino sono ancora una minoranza.

Come fare perché la nostra società divenga più ricettiva a questa nostra proposta, e promuovere così anche la diffusione di una mentalità nuova, quella appunto dell'accoglienza, che contrasti la diffusione della mentalità contraccettiva?
Questa è una domanda che da molto tempo ci siamo posti e alla quale abbiamo cercato di rispondere con delle proposte concrete sul piano educativo.
Ci sembra di fondamentale importanza creare le giuste premesse, perché le persone siano più sensibili alla proposta dei metodi naturali, soprattutto in età giovanile. Abbiamo identificato tali premesse nell'educazione a quei valori che possiamo definire come fondamentali per la costruzione di quell'"humus" spirituale, umano e valoriale della persona in maturazione, sul quale possa innestarsi la proposta dei metodi naturali. Un'educazione, questa, che non può iniziare nell'adolescenza o nella giovinezza, perché sarebbe già troppo tardi! Essa deve prendere le mosse fin dalla prima infanzia, taluni sostengono addirittura a partire dal concepimento!
Tra questi "valori" ve ne sono alcuni che possiamo ben definire come irrinunciabili, come essenziali.
Ne accenno brevemente un paio:
* - l'educazione al "sacrificio". Può apparire come un discorso duro, un discorso d'altri tempi, ma dall'analisi delle problematiche che emergono anche dai fatti sconvolgenti ai quali, quasi quotidianamente, la televisione ci pone di fronte, da più parti si comincia finalmente a richiamare l'esigenza di educare i bambini a saper procrastinare la soddisfazione di un bisogno immediato per un valore superiore, da raggiungere successivamente. Da molti anni noi cerchiamo di promuovere questo aspetto dell'educare alla maturità personale.
Ad esempio: la splendida abitudine di un tempo dei "fioretti" in Quaresima e nel mese di Maggio sono parte della memoria di molti di noi adulti non più giovanissimi; era una grande scuola di "sacrificio" per realizzare un valore superiore, che faceva bene al corpo e faceva bene all'anima! Sul piano dell'educazione all'amore e all'autodominio è una metodologia semplice, ma molto efficace e che può iniziare fin da piccolissimi a porre quelle basi, che saranno utilissime quando ben altri impulsi più prepotenti li agiteranno da adolescenti. E' importante insegnare loro, fin da piccoli, che questi desideri e bisogni possono essere controllati e guidati (non repressi!). Così si contrasta quella misera visione dell’uomo come “essere necessitato” da bisogni incontrollabili (così diffusa oggi!).
E' chiaro che ciò contrasta visibilmente con l'atteggiamento del "tutto e subito" che è tipico dei nostri ragazzi di oggi. Questo atteggiamento, quando viene assecondato, rende i ragazzi sempre più insoddisfatti, che finiscono poi con il volere sempre di più, col pretenderlo, fino ad essere disposti a tutto (talvolta anche all'omicidio, purtroppo!) pur di ottenere quanto desiderato, sempre più smodatamente. Nel campo della sessualità se si asseconda questo atteggiamento ci si trova di fronte a persone incapaci di amare, incapaci di porre attenzione al "tu", che viene così strumentalizzato per servire da oggetto di soddisfazione di bisogni compulsivi sessuali e affettivi, persone che hanno perso persino il senso del prezioso valore personale del "tu", con tutte le conseguenze che sono sotto i nostri occhi.
* - Un altro aspetto importante è l'educazione all'essere e non all'avere. Dobbiamo preoccuparci di educare la persona perché sappia sviluppare le proprie doti umane, così da aiutare la formazione di persone mature e responsabili, di persone capaci di autodominio, di rispetto di sé e degli altri. Come educatori dobbiamo convincerci, e convincere altri educatori, che educare, non solo è possibile, ma è doveroso. Non possiamo rinunciare a questo compito, nel timore di frustrare i nostri figli o educandi, o di ledere la loro libertà. Dobbiamo credere nella persona umana e nella sua capacità di crescere e maturare, ma dobbiamo aiutare queste "pianticelle" affinché crescano forti e diritte, aiutando i nostri ragazzi a scoprire le proprie doti e a maturarle in pienezza, a cogliere il progetto del Creatore su di loro, a saper orientarsi al Bene, guidandoli e sostenendoli nel cammino.
Su queste basi noi possiamo cercare di preparare il terreno fertile sul quale poi, nella giovinezza, possiamo seminare a piene mani la proposta dei Metodi Naturali. Tale proposta troverà certamente risposta, se avremo avuto buona cura nel preparare, appunto, il terreno adatto alla nuova seminagione. Se così sarà, avremo sempre più una società che avrà eliminato il più possibile il problema dell'aborto, perché sarà una società aperta, accogliente e serena.
Mi rendo conto che forse vi ho portato a guardare molto lontano, forse troppo rispetto alla nostra attuale situazione, ma se noi siamo a servizio della Verità e dell'Amore non possiamo che coltivare anche la Speranza, quella Speranza cristiana che è virtù teologale e che deve sostenere il nostro servizio al prossimo insieme con la Fede e la Carità; senza la forza che ci viene da queste Virtù il nostro agire sarebbe vano e destinato al fallimento!
In conclusione, per riallacciarmi al titolo del mio intervento, posso rispondere ora alla domanda "contraccezione, unica strada?" affermando che la contraccezione non solo non è l'unica strada per prevenire in maniera davvero efficace il ricorso all'aborto procurato, ma che è certamente la strada sbagliata per risolvere alla radice tale problema! Diffonderebbe, infatti, sempre più la mentalità contraccettiva che è la causa prima del rifiuto del figlio.
Al contrario i Metodi Naturali sono davvero "la strada", la sola in grado di aiutare le persone a modificare la mentalità contraccettiva trasformandola in una mentalità aperta all'accoglienza dell'altro: di ogni altro, del proprio sposo o della propria sposa e del figlio ricercato, o da quello accettato quand'anche si presentasse in modo del tutto inatteso, ed anche nel caso che si presentasse "diverso" da come si sperava (pensiamo alle possibili malattie genetiche o ad altre patologie neonatali).
Mi permetto di concludere il mio intervento con una richiesta rivolta a tutti: quella di chiedere aiuto al Signore della Vita, perché sostenga il nostro servizio e faccia nascere sempre più persone che si impegnino a favore della vita umana in ogni ambito necessario: solo l’impegno educativo guidato dall’amore, infatti, può riuscire ad incidere nella mentalità contraccettiva e contribuire a trasformarla, gradualmente, in una mentalità accogliente. "


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 Oggetto del messaggio: Re: Ideologia contro la famiglia
MessaggioInviato: 15/12/2008, 16:28 
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FINALMENTE!

Ricevuto da "Verità e Vita":


"Dignitas personae. Su alcune questioni di bioetica




INTRODUZIONE
1. Ad ogni essere umano, dal concepimento alla morte naturale, va riconosciuta la dignità di persona. Questo principio fondamentale, che esprime un grande "sì" alla vita umana, deve essere posto al centro della riflessione etica sulla ricerca biomedica, che riveste un'importanza sempre maggiore nel mondo di oggi. Il Magistero della Chiesa è già intervenuto più volte, al fine di chiarire e risolvere i relativi problemi morali. Di particolare rilevanza in questa materia è stata l'Istruzione Donum vitae. A vent'anni dalla sua pubblicazione è emersa nondimeno l'opportunità di apportare un aggiornamento a tale documento.
L'insegnamento di detta Istruzione conserva intatto il suo valore sia per i principi richiamati sia per le valutazioni morali espresse. Nuove tecnologie biomediche, tuttavia, introdotte in questo ambito delicato della vita dell'essere umano e della famiglia, provocano ulteriori interrogativi, in particolare nel settore della ricerca sugli embrioni umani e dell'uso delle cellule staminali a fini terapeutici nonché in altri ambiti della medicina sperimentale, così da sollevare nuove domande che richiedono altrettante risposte. La rapidità degli sviluppi in ambito scientifico e la loro amplificazione tramite i mezzi di comunicazione sociale provocano attese e perplessità in settori sempre più vasti dell'opinione pubblica. Al fine di regolamentare giuridicamente tali problemi, le Assemblee legislative sono spesso sollecitate a prendere decisioni, coinvolgendo talora anche la consultazione popolare.Queste ragioni hanno portato la Congregazione per la Dottrina della Fede a predisporre una nuova Istruzione di natura dottrinale, che affronta alcune problematiche recenti alla luce dei criteri enunciati nell'Istruzione Donum vitae e riprende in esame altri temi già trattati, ma ritenuti bisognosi di ulteriori chiarimenti.
2. Nel procedere a questo esame, si è inteso sempre tenere presenti gli aspetti scientifici, giovandosi dell'analisi della Pontificia Accademia per la Vita e di un gran numero di esperti, per confrontarli con i principi dell'antropologia cristiana. Le Encicliche Veritatis splendor ed Evangelium vitae di Giovanni Paolo II ed altri interventi del Magistero offrono chiare indicazioni di metodo e di contenuto per l'esame dei problemi considerati.Nel variegato panorama filosofico e scientifico attuale è possibile constatare di fatto una ampia e qualificata presenza di scienziati e di filosofi che, nello spirito del giuramento di Ippocrate, vedono nella scienza medica un servizio alla fragilità dell'uomo, per la cura delle malattie, l'alleviamento della sofferenza e l'estensione delle cure necessarie in misura equa a tutta l'umanità. Non mancano, però, rappresentanti della filosofia e della scienza che considerano il crescente sviluppo delle tecnologie biomediche in una prospettiva sostanzialmente eugenetica.
3. La Chiesa cattolica, nel proporre principi e valutazioni morali per la ricerca biomedica sulla vita umana, attinge alla luce sia della ragione sia della fede, contribuendo ad elaborare una visione integrale dell'uomo e della sua vocazione, capace di accogliere tutto ciò che di buono emerge dalle opere degli uomini e dalle varie tradizioni culturali e religiose, che non raramente mostrano una grande riverenza per la vita.Il Magistero intende portare una parola di incoraggiamento e di fiducia nei confronti di una prospettiva culturale che vede la scienza come prezioso servizio al bene integrale della vita e della dignità di ogni essere umano. La Chiesa pertanto guarda con speranza alla ricerca scientifica, augurando che siano molti i cristiani a dedicarsi al progresso della biomedicina e a testimoniare la propria fede in tale ambito. Auspica inoltre che i risultati di questa ricerca siano resi disponibili anche nelle aree povere e colpite dalle malattie, per affrontare le necessità più urgenti e drammatiche dal punto di vista umanitario. E infine intende essere presente accanto ad ogni persona che soffre nel corpo e nello spirito, per offrire non soltanto un conforto, ma la luce e la speranza. Queste danno senso anche ai momenti della malattia e all'esperienza della morte, che appartengono di fatto alla vita dell'uomo e ne segnano la storia, aprendola al mistero della Risurrezione. Lo sguardo della Chiesa infatti è pieno di fiducia perché «la vita vincerà: è questa per noi una sicura speranza. Sì, vincerà la vita, perché dalla parte della vita stanno la verità, il bene, la gioia, il vero progresso. Dalla parte della vita è Dio, che ama la vita e la dona con larghezza». La presente Istruzione si rivolge ai fedeli e a tutti coloro che cercano la verità. Essa comprende tre parti: la prima richiama alcuni aspetti antropologici, teologici ed etici di importanza fondamentale; la seconda affronta nuovi problemi riguardanti la procreazione; la terza prende in esame alcune nuove proposte terapeutiche che comportano la manipolazione dell'embrione o del patrimonio genetico umano.

PRIMA PARTE: ASPETTI ANTROPOLOGICI, TEOLOGICI ED ETICI DELLA VITA E DELLA PROCREAZIONE UMANA
4. Negli ultimi decenni le scienze mediche hanno sviluppato in modo considerevole le loro conoscenze sulla vita umana negli stadi iniziali della sua esistenza. Esse sono giunte a conoscere meglio le strutture biologiche dell'uomo e il processo della sua generazione. Questi sviluppi sono certamente positivi e meritano di essere sostenuti, quando servono a superare o a correggere patologie e concorrono a ristabilire il normale svolgimento dei processi generativi. Essi sono invece negativi, e pertanto non si possono condividere, quando implicano la soppressione di esseri umani o usano mezzi che ledono la dignità della persona oppure sono adottati per finalità contrarie al bene integrale dell'uomo. Il corpo di un essere umano, fin dai suoi primi stadi di esistenza, non è mai riducibile all'insieme delle sue cellule. Il corpo embrionale si sviluppa progressivamente secondo un "programma" ben definito e con un proprio fine che si manifesta con la nascita di ogni bambino.Giova qui richiamare il criterio etico fondamentale espresso nell'Istruzione Donum vitae per valutare tutte le questioni morali che si pongono in relazione agli interventi sull'embrione umano: «Il frutto della generazione umana dal primo momento della sua esistenza, e cioè a partire dal costituirsi dello zigote, esige il rispetto incondizionato che è moralmente dovuto all'essere umano nella sua totalità corporale e spirituale. L'essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento e, pertanto, da quello stesso momento gli si devono riconoscere i diritti della persona, tra i quali anzitutto il diritto inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita».
5. Quest'affermazione di carattere etico, riconoscibile come vera e conforme alla legge morale naturale dalla stessa ragione, dovrebbe essere alla base di ogni ordinamento giuridico. Essa suppone, infatti, una verità di carattere ontologico, in forza di quanto la suddetta Istruzione ha evidenziato, a partire da solide conoscenze scientifiche, circa la continuità dello sviluppo dell'essere umano.Se l'Istruzione Donum vitae non ha definito che l'embrione è persona, per non impegnarsi espressamente su un'affermazione d'indole filosofica, ha rilevato tuttavia che esiste un nesso intrinseco tra la dimensione ontologica e il valore specifico di ogni essere umano. Anche se la presenza di un'anima spirituale non può essere rilevata dall'osservazione di nessun dato sperimentale, sono le stesse conclusioni della scienza sull'embrione umano a fornire «un'indicazione preziosa per discernere razionalmente una presenza personale fin da questo primo comparire di una vita umana: come un individuo umano non sarebbe una persona umana?». La realtà dell'essere umano, infatti, per tutto il corso della sua vita, prima e dopo la nascita, non consente di affermare né un cambiamento di natura né una gradualità di valore morale, poiché possiede una piena qualificazione antropologica ed etica. L'embrione umano, quindi, ha fin dall'inizio la dignità propria della persona.
6. Il rispetto di tale dignità compete a ogni essere umano, perché esso porta impressi in sé in maniera indelebile la propria dignità e il proprio valore. L'origine della vita umana, d'altra parte, ha il suo autentico contesto nel matrimonio e nella famiglia, in cui viene generata attraverso un atto che esprime l'amore reciproco tra l'uomo e la donna. Una procreazione veramente responsabile nei confronti del nascituro «deve essere il frutto del matrimonio». Il matrimonio, presente in tutti i tempi e in tutte le culture, «è stato sapientemente e provvidenzialmente istituito da Dio creatore per realizzare nell'umanità il suo disegno di amore. Per mezzo della reciproca donazione personale, loro propria ed esclusiva, gli sposi tendono alla comunione delle loro persone, con la quale si perfezionano a vicenda, per collaborare con Dio alla generazione e all'educazione di nuove vite» . Nella fecondità dell'amore coniugale l'uomo e la donna «rendono evidente che all'origine della loro vita sponsale vi è un "sì" genuino che viene pronunciato e realmente vissuto nella reciprocità, rimanendo sempre aperto alla vita... La legge naturale, che è alla base del riconoscimento della vera uguaglianza tra le persone e i popoli, merita di essere riconosciuta come la fonte a cui ispirare anche il rapporto tra gli sposi nella loro responsabilità nel generare nuovi figli. La trasmissione della vita è iscritta nella natura e le sue leggi permangono come norma non scritta a cui tutti devono richiamarsi».
7. È convinzione della Chiesa che ciò che è umano non solamente è accolto e rispettato dalla fede, ma da essa è anche purificato, innalzato e perfezionato. Dio, dopo aver creato l'uomo a sua immagine e somiglianza (cf. Gn 1, 26), ha qualificato la sua creatura come «molto buona» (Gn 1, 31) per poi assumerla nel Figlio (cf. Gv 1, 14). Il Figlio di Dio nel mistero dell'Incarnazione ha confermato la dignità del corpo e dell'anima costitutivi dell'essere umano. Il Cristo non ha disdegnato la corporeità umana, ma ne ha svelato pienamente il significato e il valore: «In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo». Divenendo uno di noi, il Figlio fa sì che possiamo diventare «figli di Dio» (Gv 1,12), «partecipi della natura divina» (2 Pt 1, 4). Questa nuova dimensione non contrasta con la dignità della creatura riconoscibile con la ragione da parte di tutti gli uomini, ma la eleva ad un ulteriore orizzonte di vita, che è quella propria di Dio e consente di riflettere più adeguatamente sulla vita umana e sugli atti che la pongono in essere. Alla luce di questi dati di fede, risulta ancor più accentuato e rafforzato il rispetto nei riguardi dell'individuo umano che è richiesto dalla ragione: per questo non c'è contrapposizione tra l'affermazione della dignità e quella della sacralità della vita umana. «I diversi modi secondo cui nella storia Dio ha cura del mondo e dell'uomo, non solo non si escludono tra loro, ma al contrario si sostengono e si compenetrano a vicenda. Tutti scaturiscono e concludono all'eterno disegno sapiente e amoroso con il quale Dio predestina gli uomini "ad essere conformi all'immagine del Figlio suo" (Rm 8, 29)».
8. A partire dall'insieme di queste due dimensioni, l'umana e la divina, si comprende meglio il perché del valore inviolabile dell'uomo: egli possiede una vocazione eterna ed è chiamato a condividere l'amore trinitario del Dio vivente. Questo valore si applica a tutti indistintamente. Per il solo fatto d'esistere, ogni essere umano deve essere pienamente rispettato. Si deve escludere l'introduzione di criteri di discriminazione, quanto alla dignità, in base allo sviluppo biologico, psichico, culturale o allo stato di salute. Nell'uomo, creato ad immagine di Dio, si riflette, in ogni fase della sua esistenza, «il volto del suo Figlio Unigenito... Questo amore sconfinato e quasi incomprensibile di Dio per l'uomo rivela fino a che punto la persona umana sia degna di essere amata in se stessa, indipendentemente da qualsiasi altra considerazione - intelligenza, bellezza, salute, giovinezza, integrità e così via. In definitiva, la vita umana è sempre un bene, poiché "essa è nel mondo manifestazione di Dio, segno della sua presenza, orma della sua gloria" (Evangelium vitae, 34)».
9. Queste due dimensioni di vita, quella naturale e quella soprannaturale, permettono anche di comprendere meglio in quale senso gli atti che consentono all'essere umano di venire all'esistenza, nei quali l'uomo e la donna si donano mutuamente l'uno all'altra, sono un riflesso dell'amore trinitario. «Dio, che è amore e vita, ha inscritto nell'uomo e nella donna la vocazione a una partecipazione speciale al suo mistero di comunione personale e alla sua opera di Creatore e di Padre». Il matrimonio cristiano «affonda le sue radici nella naturale complementarietà che esiste tra l'uomo e la donna, e si alimenta mediante la volontà personale degli sposi di condividere l'intero progetto di vita, ciò che hanno e ciò che sono: perciò tale comunione è il frutto e il segno di una esigenza profondamente umana. Ma in Cristo Signore, Dio assume questa esigenza umana, la conferma, la purifica e la eleva, conducendola a perfezione col sacramento del matrimonio: lo Spirito Santo effuso nella celebrazione sacramentale offre agli sposi cristiani il dono di una comunione nuova d'amore che è immagine viva e reale di quella singolarissima unità, che fa della Chiesa l'indivisibile Corpo mistico del Signore Gesù».
10. La Chiesa, giudicando della valenza etica di taluni risultati delle recenti ricerche della medicina concernenti l'uomo e le sue origini, non interviene nell'ambito proprio della scienza medica come tale, ma richiama tutti gli interessati alla responsabilità etica e sociale del loro operato. Ricorda loro che il valore etico della scienza biomedica si misura con il riferimento sia al rispetto incondizionato dovuto ad ogni essere umano, in tutti i momenti della sua esistenza, sia alla tutela della specificità degli atti personali che trasmettono la vita. L'intervento del Magistero rientra nella sua missione di promuovere la formazione delle coscienze, insegnando autenticamente la verità che è Cristo, e nello stesso tempo dichiarando e confermando autoritativamente i principi dell'ordine morale che scaturiscono dalla stessa natura umana.


SECONDA PARTE: NUOVI PROBLEMI RIGUARDANTI LA PROCREAZIONE
11. Alla luce dei principi sopra ricordati occorre ora prendere in esame alcuni problemi riguardanti la procreazione, emersi e meglio delineatisi negli anni successivi alla pubblicazione dell'Istruzione Donum vitae.

Le tecniche di aiuto alla fertilità
12. Per quanto riguarda la cura dell'infertilità, le nuove tecniche mediche devono rispettare tre beni fondamentali: a) il diritto alla vita e all'integrità fisica di ogni essere umano dal concepimento fino alla morte naturale; b) l'unità del matrimonio, che comporta il reciproco rispetto del diritto dei coniugi a diventare padre e madre soltanto l'uno attraverso l'altro; c) i valori specificamente umani della sessualità, che «esigono che la procreazione di una persona umana debba essere perseguita come il frutto dell'atto coniugale specifico dell'amore tra gli sposi». Le tecniche che si presentano come un aiuto alla procreazione «non sono da rifiutare in quanto artificiali. Come tali esse testimoniano le possibilità dell'arte medica, ma si devono valutare sotto il profilo morale in riferimento alla dignità della persona umana, chiamata a realizzare la vocazione divina al dono dell'amore e al dono della vita». Alla luce di tale criterio sono da escludere tutte le tecniche di fecondazione artificiale eterologa e le tecniche di fecondazione artificiale omologa che sono sostitutive dell'atto coniugale. Sono invece ammissibili le tecniche che si configurano come un aiuto all'atto coniugale e alla sua fecondità. L'Istruzione Donum vitae si esprime così: «Il medico è al servizio delle persone e della procreazione umana: non ha facoltà di disporre né di decidere di esse. L'intervento medico è in questo ambito rispettoso della dignità delle persone, quando mira ad aiutare l'atto coniugale sia per facilitarne il compimento sia per consentirgli di raggiungere il suo fine, una volta che sia stato normalmente compiuto». E, a proposito dell'inseminazione artificiale omologa, dice: «L'inseminazione artificiale omologa all'interno del matrimonio non può essere ammessa, salvo il caso in cui il mezzo tecnico risulti non sostitutivo dell'atto coniugale, ma si configuri come una facilitazione e un aiuto affinché esso raggiunga il suo scopo naturale».
13. Sono certamente leciti gli interventi che mirano a rimuovere gli ostacoli che si oppongono alla fertilità naturale, come ad esempio la cura ormonale dell'infertilità di origine gonadica, la cura chirurgica di una endometriosi, la disostruzione delle tube, oppure la restaurazione microchirurgica della pervietà tubarica. Tutte queste tecniche possono essere considerate come autentiche terapie, nella misura in cui, una volta risolto il problema che era all'origine dell'infertilità, la coppia possa porre atti coniugali con un esito procreativo, senza che il medico debba interferire direttamente nell'atto coniugale stesso. Nessuna di queste tecniche sostituisce l'atto coniugale, che unicamente è degno di una procreazione veramente responsabile.Per venire incontro al desiderio di non poche coppie sterili ad avere un figlio, sarebbe inoltre auspicabile incoraggiare, promuovere e facilitare, con opportune misure legislative, la procedura dell'adozione dei numerosi bambini orfani, che hanno bisogno, per il loro adeguato sviluppo umano, di un focolare domestico. C'è da osservare, infine, che meritano un incoraggiamento le ricerche e gli investimenti dedicati alla prevenzione della sterilità.

Fecondazione in vitro ed eliminazione volontaria di embrioni
14. Il fatto che la fecondazione in vitro comporti assai frequentemente l'eliminazione volontaria di embrioni è già stato rilevato dall'Istruzione Donum vitae. Alcuni pensavano che ciò fosse dovuto a una tecnica ancora parzialmente imperfetta. L'esperienza successiva ha dimostrato invece che tutte le tecniche di fecondazione in vitro si svolgono di fatto come se l'embrione umano fosse un semplice ammasso di cellule che vengono usate, selezionate e scartate.È vero che circa un terzo delle donne che ricorrono alla procreazione artificiale giunge ad avere un bambino. Occorre tuttavia rilevare che, considerando il rapporto tra il numero totale di embrioni prodotti e di quelli effettivamente nati, il numero di embrioni sacrificati è altissimo. Queste perdite sono accettate dagli specialisti delle tecniche di fecondazione in vitro come prezzo da pagare per ottenere risultati positivi. In realtà è assai preoccupante che la ricerca in questo campo miri principalmente a ottenere migliori risultati in termini di percentuale di bambini nati rispetto alle donne che iniziano il trattamento, ma non sembra avere un effettivo interesse per il diritto alla vita di ogni singolo embrione.
15. Spesso si obietta che tali perdite di embrioni sarebbero il più delle volte preterintenzionali, o avverrebbero addirittura contro la volontà dei genitori e dei medici. Si afferma che si tratterebbe di rischi non molto diversi da quelli connessi al processo naturale della generazione, e che voler comunicare la vita senza correre alcun rischio comporterebbe in pratica astenersi dal trasmetterla. È vero che non tutte le perdite di embrioni nell'ambito della procreazione in vitro hanno lo stesso rapporto con la volontà dei soggetti interessati. Ma è anche vero che in molti casi l'abbandono, la distruzione o le perdite di embrioni sono previsti e voluti. Gli embrioni prodotti in vitro che presentano difetti vengono direttamente scartati. Sono sempre più frequenti i casi in cui coppie non sterili ricorrono alle tecniche di procreazione artificiale con l'unico scopo di poter operare una selezione genetica dei loro figli. È prassi ormai comune in molti Paesi la stimolazione del ciclo femminile per ottenere un alto numero di ovociti, che vengono fecondati. Tra gli embrioni ottenuti un certo numero è trasferito nel grembo materno, e gli altri vengono congelati per eventuali futuri interventi riproduttivi. La finalità del trasferimento multiplo è di assicurare, per quanto possibile, l'impianto di almeno un embrione. Il mezzo impiegato per giungere a questo fine è l'utilizzo di un numero maggiore di embrioni rispetto al figlio desiderato, nella previsione che alcuni vengano perduti e, in ogni caso, si eviti la gravidanza multipla. In questo modo la tecnica del trasferimento multiplo comporta di fatto un trattamento puramente strumentale degli embrioni. Colpisce il fatto che né la comune deontologia professionale né le autorità sanitarie ammetterebbero in nessun altro ambito della medicina una tecnica con un tasso globale così alto di esiti negativi e fatali. Le tecniche di fecondazione in vitro in realtà vengono accettate, perché si presuppone che l'embrione non meriti un pieno rispetto, per il fatto che entra in concorrenza con un desiderio da soddisfare.Questa triste realtà, spesso taciuta, è del tutto deprecabile, in quanto «le varie tecniche di riproduzione artificiale, che sembrerebbero porsi a servizio della vita e che sono praticate non poche volte con questa intenzione, in realtà aprono la porta a nuovi attentati contro la vita».
16. La Chiesa, inoltre, ritiene eticamente inaccettabile la dissociazione della procreazione dal contesto integralmente personale dell'atto coniugale: la procreazione umana è un atto personale della coppia uomo-donna che non sopporta alcun tipo di delega sostitutiva. La pacifica accettazione dell'altissimo tasso di abortività delle tecniche di fecondazione in vitro dimostra eloquentemente che la sostituzione dell'atto coniugale con una procedura tecnica - oltre a non essere conforme al rispetto che si deve alla procreazione, non riducibile alla sola dimensione riproduttiva - contribuisce ad indebolire la consapevolezza del rispetto dovuto ad ogni essere umano. Il riconoscimento di tale rispetto viene invece favorito dall'intimità degli sposi animata dall'amore coniugale. La Chiesa riconosce la legittimità del desiderio di un figlio, e comprende le sofferenze dei coniugi afflitti da problemi di infertilità. Tale desiderio non può però venir anteposto alla dignità di ogni vita umana, fino al punto di assumerne il dominio. Il desiderio di un figlio non può giustificarne la "produzione", così come il desiderio di non avere un figlio già concepito non può giustificarne l'abbandono o la distruzione.In realtà si ha l'impressione che alcuni ricercatori, privi di ogni riferimento etico e consapevoli delle potenzialità insite nel progresso tecnologico, sembrano cedere alla logica dei soli desideri soggettivi e alla pressione economica, tanto forte in questo campo. Di fronte alla strumentalizzazione dell'essere umano allo stadio embrionale, occorre ripetere che «l'amore di Dio non fa differenza fra il neoconcepito ancora nel grembo di sua madre, e il bambino, o il giovane, o l'uomo maturo o l'anziano. Non fa differenza perché in ognuno di essi vede l'impronta della propria immagine e somiglianza... Per questo il Magistero della Chiesa ha costantemente proclamato il carattere sacro e inviolabile di ogni vita umana, dal suo concepimento sino alla sua fine naturale».

L'Intra Cytoplasmic Sperm Injection (ICSI)
17. Tra le tecniche recenti di fecondazione artificiale ha progressivamente assunto un particolare rilievo l'Intra Cytoplasmic Sperm Injection. L'ICSI è diventata la tecnica di gran lunga più utilizzata nell'ottica della migliore efficacia, e può superare diverse forme di sterilità maschile.Come la fecondazione in vitro, della quale costituisce una variante, l'ICSI è una tecnica intrinsecamente illecita: essa opera una completa dissociazione tra la procreazione e l'atto coniugale. Infatti anche l'ICSI «è attuata al di fuori del corpo dei coniugi mediante gesti di terze persone la cui competenza e attività tecnica determinano il successo dell'intervento; essa affida la vita e l'identità dell'embrione al potere dei medici e dei biologi e instaura un dominio della tecnica sull'origine e sul destino della persona umana. Una siffatta relazione di dominio è in sé contraria alla dignità e all'uguaglianza che dev'essere comune a genitori e figli. Il concepimento in vitro è il risultato dell'azione tecnica che presiede alla fecondazione; essa non è né di fatto ottenuta né positivamente voluta come l'espressione e il frutto di un atto specifico dell'unione coniugale».

Il congelamento di embrioni
18. Uno dei metodi adoperati per ottenere il miglioramento del tasso di riuscita delle tecniche di procreazione in vitro è la moltiplicazione del numero dei trattamenti successivi. Per non ripetere i prelievi di ovociti nella donna, si procede a un unico prelievo plurimo di ovociti, seguito dalla crioconservazione di una parte importante degli embrioni ottenuti in vitro, in previsione di un secondo ciclo di trattamento, nel caso di insuccesso del primo, ovvero nel caso in cui i genitori volessero un'altra gravidanza. Talvolta si procede al congelamento anche degli embrioni destinati al primo trasferimento, perché la stimolazione ormonale del ciclo femminile produce degli effetti che consigliano di attendere la normalizzazione delle condizioni fisiologiche prima di procedere al trasferimento degli embrioni nel grembo materno. La crioconservazione è incompatibile con il rispetto dovuto agli embrioni umani: presuppone la loro produzione in vitro; li espone a gravi rischi di morte o di danno per la loro integrità fisica, in quanto un'alta percentuale non sopravvive alla procedura di congelamento e di scongelamento; li priva almeno temporaneamente dell'accoglienza e della gestazione materna; li pone in una situazione suscettibile di ulteriori offese e manipolazioni. La maggior parte degli embrioni non utilizzati rimangono "orfani". I loro genitori non li richiedono, e talvolta se ne perdono le tracce. Ciò spiega l'esistenza di depositi di migliaia e migliaia di embrioni congelati in quasi tutti i Paesi dove si pratica la fecondazione in vitro.
19. Per quanto riguarda il gran numero di embrioni congelati già esistenti si pone la domanda: che fare di loro? Alcuni si pongono tale interrogativo senza coglierne la sostanza etica, motivati unicamente dalla necessità di osservare la legge che impone di svuotare dopo un certo tempo i depositi dei centri di crioconservazione, che poi saranno nuovamente riempiti. Altri sono coscienti, invece, che è stata commessa una grave ingiustizia e si interrogano su come ottemperare al dovere di ripararvi. Sono chiaramente inaccettabili le proposte di usare tali embrioni per la ricerca o di destinarli a usi terapeutici, perché trattano gli embrioni come semplice "materiale biologico" e comportano la loro distruzione. Neppure la proposta di scongelare questi embrioni e, senza riattivarli, usarli per la ricerca come se fossero dei normali cadaveri, è ammissibile. Anche la proposta di metterli a disposizione di coppie infertili, come "terapia dell'infertilità", non è eticamente accettabile a causa delle stesse ragioni che rendono illecita sia la procreazione artificiale eterologa sia ogni forma di maternità surrogata; questa pratica comporterebbe poi diversi altri problemi di tipo medico, psicologico e giuridico.È stata inoltre avanzata la proposta, solo al fine di dare un'opportunità di nascere ad esseri umani altrimenti condannati alla distruzione, di procedere ad una forma di "adozione prenatale". Tale proposta, lodevole nelle intenzioni di rispetto e di difesa della vita umana, presenta tuttavia vari problemi non dissimili da quelli sopra elencati. Occorre costatare, in definitiva, che le migliaia di embrioni in stato di abbandono determinano una situazione di ingiustizia di fatto irreparabile. Perciò Giovanni Paolo II lanciò un «appello alla coscienza dei responsabili del mondo scientifico ed in modo particolare ai medici perché venga fermata la produzione di embrioni umani, tenendo conto che non si intravede una via d'uscita moralmente lecita per il destino umano delle migliaia e migliaia di embrioni "congelati", i quali sono e restano pur sempre titolari dei diritti essenziali e quindi da tutelare giuridicamente come persone umane».


Il congelamento di ovociti
20. Per evitare i gravi problemi etici posti dalla crioconservazione di embrioni, è stata avanzata nell'ambito delle tecniche di fecondazione in vitro la proposta di congelare gli ovociti. Una volta che è stato prelevato un numero congruo di ovociti nella previsione di diversi cicli di procreazione artificiale, si prevede di fecondare soltanto gli ovociti che saranno trasferiti nella madre, e gli altri verrebbero congelati per essere eventualmente fecondati e trasferiti in caso di insuccesso del primo tentativo. Al riguardo occorre precisare che la crioconservazione di ovociti in ordine al processo di procreazione artificiale è da considerare moralmente inaccettabile.

La riduzione embrionale
21. Alcune tecniche usate nella procreazione artificiale, soprattutto il trasferimento di più embrioni al grembo materno, hanno dato luogo ad un aumento significativo della percentuale di gravidanze multiple. Perciò si è fatta strada l'idea di procedere alla cosiddetta riduzione embrionale. Essa consiste in un intervento per ridurre il numero di embrioni o feti presenti nel seno materno mediante la loro diretta soppressione. La decisione di sopprimere esseri umani, in precedenza fortemente desiderati, rappresenta un paradosso e comporta spesso sofferenza e sentimento di colpa, che possono durare anni. Dal punto di vista etico, la riduzione embrionale è un aborto intenzionale selettivo. Si tratta, infatti, di eliminazione deliberata e diretta di uno o più esseri umani innocenti nella fase iniziale della loro esistenza, e come tale costituisce sempre un disordine morale grave. Le argomentazioni proposte per giustificare eticamente la riduzione embrio-nale si fondano spesso su analogie con catastrofi naturali o situazioni di emergenza nelle quali, malgrado la buona volontà di ciascuno, non è possibile salvare tutte le persone coinvolte. Queste analogie non possono fondare in alcun modo un giudizio morale positivo su una pratica direttamente abortiva. Altre volte ci si richiama a principi morali, come quelli del male minore o del duplice effetto, che qui non sono applicabili. Non è mai lecito, infatti, realizzare un'azione che è intrinsecamente illecita, neppure in vista di un fine buono: il fine non giustifica i mezzi.

La diagnosi pre-impiantatoria
22. La diagnosi pre-impiantatoria è una forma di diagnosi prenatale, legata alle tecniche di fecondazione artificiale, che prevede la diagnosi genetica degli embrioni formati in vitro, prima del loro trasferimento nel grembo materno. Essa viene effettuata allo scopo di avere la sicurezza di trasferire nella madre solo embrioni privi di difetti o con un sesso determinato o con certe qualità particolari.Diversamente da altre forme di diagnosi prenatale, dove la fase diagnostica è ben separata dalla fase dell'eventuale eliminazione e nell'ambito della quale le coppie rimangono libere di accogliere il bambino malato, alla diagnosi pre-impian-tatoria segue ordinariamente l'eliminazione dell'embrione designato come "sospetto" di difetti genetici o cromosomici, o portatore di un sesso non voluto o di qualità non desiderate. La diagnosi pre-impiantatoria - sempre connessa con la fecondazione artificiale, già di per sé intrinsecamente illecita - è finalizzata di fatto ad una selezione qualitativa con la conseguente distruzione di embrioni, la quale si configura come una pratica abortiva precoce. La diagnosi pre-impiantatoria è quindi espressione di quella mentalità eugenetica, «che accetta l'aborto selettivo, per impedire la nascita di bambini affetti da vari tipi di anomalie. Una simile mentalità è lesiva della dignità umana e quanto mai riprovevole, perché pretende di misurare il valore di una vita umana soltanto secondo parametri di normalità e di benessere fisico, aprendo così la strada alla legittimazione anche dell'infanticidio e dell'eutanasia». Trattando l'embrione umano come semplice "materiale di laboratorio", si opera un'alterazione e una discriminazione anche per quanto riguarda il concetto stesso di dignità umana. La dignità appartiene ugualmente ad ogni singolo essere umano e non dipende dal progetto parentale, dalla condizione sociale, dalla formazione culturale, dallo stato di sviluppo fisico. Se in altri tempi, pur accettando in generale il concetto e le esigenze della dignità umana, veniva praticata la discriminazione per motivi di razza, religione o condizione sociale, oggi si assiste ad una non meno grave ed ingiusta discriminazione che porta a non riconoscere lo statuto etico e giuridico di esseri umani affetti da gravi patologie e disabilità: si viene così a dimenticare che le persone malate e disabili non sono una specie di categoria a parte perché la malattia e la disabilità appartengono alla condizione umana e riguardano tutti in prima persona, anche quando non se ne fa esperienza diretta. Tale discriminazione è immorale e perciò dovrebbe essere considerata giuridicamente inaccettabile, così come è doveroso eliminare le barriere culturali, economiche e sociali, che minano il pieno riconoscimento e la tutela delle persone disabili e malate.

Nuove forme di intercezione e contragestazione
23. Accanto ai mezzi contraccettivi propriamente detti, che impediscono il concepimento a seguito di un atto sessuale, esistono altri mezzi tecnici che agiscono dopo la fecondazione, quando l'embrione è già costituito, prima o dopo l'impianto in utero. Queste tecniche sono intercettive, se intercettano l'embrione prima del suo impianto nell'utero materno, e contragestative, se provocano l'eliminazione dell'embrione appena impiantato. Per favorire la diffusione dei mezzi intercettivi, si afferma talvolta che il loro meccanismo di azione non sarebbe sufficientemente conosciuto. È vero che non sempre si dispone di una conoscenza completa del meccanismo di azione dei diversi farmaci usati, ma gli studi sperimentali dimostrano che l'effetto di impedire l'impianto è certamente presente, anche se questo non significa che gli intercettivi provochino un aborto ogni volta che vengono assunti, anche perché non sempre dopo il rapporto sessuale avviene la fecondazione. Si deve notare, tuttavia, che in colui che vuol impedire l'impianto di un embrione eventualmente concepito, e pertanto chiede o prescrive tali farmaci, l'intenzionalità abortiva è generalmente presente.Quando si constata un ritardo mestruale, si ricorre talora alla contragestazione, che viene praticata abitualmente entro una o due settimane dopo la constatazione del ritardo. Lo scopo dichiarato è quello di far ricomparire la mestruazione, ma in realtà si tratta dell'aborto di un embrione appena annidato.Come si sa, l'aborto «è l'uccisione deliberata e diretta, comunque venga attuata, di un essere umano nella fase iniziale della sua esistenza, compresa tra il concepimento e la nascita». Pertanto l'uso dei mezzi di intercezione e di contragestazione rientra nel peccato di aborto ed è gravemente immorale. Inoltre, qualora si raggiunga la certezza di aver realizzato l'aborto, secondo il diritto canonico, vi sono delle gravi conseguenze penali.


TERZA PARTE: NUOVE PROPOSTE TERAPEUTICHE CHE COMPORTANO LA MANIPOLAZIONE DELL'EMBRIONE O DEL PATRIMONIO GENETICO UMANO
24. Le conoscenze acquisite negli ultimi anni hanno aperto nuove prospettive per la medicina rigenerativa e per la terapia delle malattie su base genetica. In particolare ha suscitato un grande interesse la ricerca sulle cellule staminali embrionali e sulle possibili applicazioni terapeutiche future, che tuttavia fino ad oggi non hanno trovato riscontro sul piano dei risultati effettivi, a differenza della ricerca sulle cellule staminali adulte. Dal momento che alcuni hanno ritenuto che i traguardi terapeutici eventualmente raggiungibili mediante le cellule staminali embrionali potevano giustificare diverse forme di manipolazione e di distruzione di embrioni umani, è emerso un insieme di questioni nell'ambito della terapia genica, della clonazione e dell'utilizzo di cellule staminali, sulle quali è necessario un attento discernimento morale.

La terapia genica
25. Con il termine terapia genica si intende comunemente l'applicazione all'uomo delle tecniche di ingegneria genetica con una finalità terapeutica, vale a dire, con lo scopo di curare malattie su base genetica, anche se recentemente si sta tentando di applicare la terapia genica al trattamento di malattie non ereditarie, ed in particolare al trattamento del cancro. In teoria, è possibile applicare la terapia genica a due livelli: nelle cellule somatiche e nelle cellule germinali. La terapia genica somatica si propone di eliminare o ridurre difetti genetici presenti a livello delle cellule somatiche, cioè delle cellule non riproduttive, che compongono i tessuti e gli organi del corpo. Si tratta, in questo caso, di interventi mirati a determinati distretti cellulari, con effetti confinati nel singolo individuo. La terapia genica germinale mira invece a correggere difetti genetici presenti in cellule della linea germinale, al fine di trasmettere gli effetti terapeutici ottenuti sul soggetto all'eventuale discendenza del medesimo. Tali interventi di terapia genica, sia somatica che germinale, possono essere effettuati sul feto prima della nascita - si parla allora di terapia genica in utero - o dopo la nascita, sul bambino o sull'adulto.
26. Per la valutazione morale occorre tener presenti queste distinzioni. Gli interventi sulle cellule somatiche con finalità strettamente terapeutica sono in linea di principio moralmente leciti. Tali interventi intendono ripristinare la normale configurazione genetica del soggetto oppure contrastare i danni derivanti da anomalie genetiche presenti o da altre patologie correlate. Dato che la terapia genica può comportare rischi significativi per il paziente, bisogna osservare il principio deontologico generale secondo cui, per attuare un intervento terapeutico, è necessario assicurare previamente che il soggetto trattato non sia esposto a rischi per la sua salute o per l'integrità fisica, che siano eccessivi o sproporzionati rispetto alla gravità della patologia che si vuole curare. È anche richiesto il consenso informato del paziente o di un suo legittimo rappresentante.Diversa è la valutazione morale della terapia genica germinale. Qualunque modifica genetica apportata alle cellule germinali di un soggetto sarebbe trasmessa alla sua eventuale discendenza. Poiché i rischi legati ad ogni manipolazione genetica sono significativi e ancora poco controllabili, allo stato attuale della ricerca non è moralmente ammissibile agire in modo che i potenziali danni derivanti si diffondano nella progenie. Nell'ipotesi dell'applicazione della terapia genica sull'embrione, poi, occorre aggiungere che essa necessita di essere attuata in un contesto tecnico di fecondazione in vitro, andando incontro quindi a tutte le obiezioni etiche relative a tali procedure. Per queste ragioni, quindi, si deve affermare che, allo stato attuale, la terapia genica germinale, in tutte le sue forme, è moralmente illecita.
27. Una considerazione specifica merita l'ipotesi di finalità applicative dell'ingegneria genetica diverse da quella terapeutica. Taluni hanno immaginato la possibilità di utilizzare le tecniche di ingegneria genetica per realizzare manipolazioni con presunti fini di miglioramento e potenziamento della dotazione genetica. In alcune di queste proposte si manifesta una sorta di insoddisfazione o persino di rifiuto del valore dell'essere umano come creatura e persona finita. A parte le difficoltà tecniche di realizzazione, con tutti i rischi reali e potenziali connessi, emerge soprattutto il fatto che tali manipolazioni favoriscono una mentalità eugenetica e introducono un indiretto stigma sociale nei confronti di coloro che non possiedono particolari doti e enfatizzano doti apprezzate da determinate culture e società, che non costituiscono di per sé lo specifico umano. Ciò contrasterebbe con la verità fondamentale dell'uguaglianza tra tutti gli esseri umani, che si traduce nel principio di giustizia, la cui violazione, alla lunga, finirebbe per attentare alla convivenza pacifica tra gli individui. Inoltre, ci si chiede chi potrebbe stabilire quali modifiche siano da ritenersi positive e quali no, o quali dovrebbero essere i limiti delle richieste individuali di presunto miglioramento, dal momento che non sarebbe materialmente possibile esaudire i desideri di ciascun singolo uomo. Ogni possibile risposta a questi interrogativi deriverebbe comunque da criteri arbitrari ed opinabili. Tutto ciò porta a concludere che una tale prospettiva d'intervento finirebbe, prima o poi, per nuocere al bene comune, favorendo il prevalere della volontà di alcuni sulla libertà degli altri. Si deve rilevare infine che nel tentativo di creare un nuovo tipo di uomo si ravvisa una dimensione ideologica, secondo cui l'uomo pretende di sostituirsi al Creatore.Nell'affermare la negatività etica di questo tipo di interventi, che implicano un ingiusto dominio dell'uomo sull'uomo, la Chiesa richiama anche la necessità di tornare ad una prospettiva di cura delle persone e di educazione all'accoglienza della vita umana nella sua concreta finitezza storica.

La clonazione umana
28. Per clonazione umana si intende la riproduzione asessuale e agamica dell'intero organismo umano, allo scopo di produrre una o più "copie" dal punto di vista genetico sostanzialmente identiche all'unico progenitore. La clonazione viene proposta con due scopi fondamentali: riproduttivo, cioè per ottenere la nascita di un bambino clonato, e terapeutico o di ricerca. La clonazione riproduttiva sarebbe in teoria capace di soddisfare alcune particolari esigenze, quali, ad esempio, il controllo dell'evoluzione umana; la selezione di esseri umani con qualità superiori; la preselezione del sesso del nascituro; la produzione di un figlio che sia la "copia" di un altro; la produzione di un figlio per una coppia affetta da forme di sterilità non altrimenti trattabili. La clonazione terapeutica, invece, è stata proposta come strumento di produzione di cellule staminali embrionali con patrimonio genetico pre-determinato, in modo da superare il problema del rigetto (immunoincompatibilità); essa è dunque collegata con la tematica dell'impiego delle cellule staminali.I tentativi di clonazione hanno suscitato viva preoccupazione nel mondo intero. Diversi organismi a livello nazionale e internazionale hanno espresso valutazioni negative sulla clonazione umana e nella stragrande maggioranza dei Paesi è stata vietata. La clonazione umana è intrinsecamente illecita, in quanto, portando all'estremo la negatività etica delle tecniche di fecondazione artificiale, intende dare origine ad un nuovo essere umano senza connessione con l'atto di reciproca donazione tra due coniugi e, più radicalmente, senza legame alcuno con la sessualità. Tale circostanza dà luogo ad abusi e a manipolazioni gravemente lesive della dignità umana.
29. Qualora la clonazione avesse uno scopo riproduttivo, si imporrebbe al soggetto clonato un patrimonio genetico preordinato, sottoponendolo di fatto - come è stato affermato - ad una forma di schiavitù biologica dalla quale difficilmente potrebbe affrancarsi. Il fatto che una persona si arroghi il diritto di determinare arbitrariamente le caratteristiche genetiche di un'altra persona, rappresenta una grave offesa alla dignità di quest'ultima e all'uguaglianza fondamentale tra gli uomini.Dalla particolare relazione esistente tra Dio e l'uomo fin dal primo momento della esistenza deriva l'originalità di ogni persona, che obbliga a rispettarne la singolarità e l'integrità, inclusa quella biologica e genetica. Ognuno di noi incontra nell'altro un essere umano che deve la propria esistenza e le proprie caratteristiche all'amore di Dio, del quale solo l'amore tra i coniugi costituisce una mediazione conforme al disegno del Creatore e Padre celeste.
30. Ancora più grave dal punto di vista etico è la clonazione cosiddetta terapeutica. Creare embrioni con il proposito di distruggerli, anche se con l'intenzione di aiutare i malati, è del tutto incompatibile con la dignità umana, perché fa dell'esistenza di un essere umano, pur allo stadio embrionale, niente di più che uno strumento da usare e distruggere. È gravemente immorale sacrificare una vita umana per una finalità terapeutica.Le obiezioni etiche, sollevate da più parti contro la clonazione terapeutica e contro l'uso di embrioni umani formati in vitro, hanno spinto alcuni scienziati a proporre nuove tecniche, che vengono presentate come capaci di produrre cellule staminali di tipo embrionale senza presupporre però la distruzione di veri embrioni umani. Queste proposte hanno suscitato non pochi interrogativi scientifici ed etici, riguardanti soprattutto lo statuto ontologico del "prodotto" così ottenuto. Finché non sono chiariti questi dubbi, occorre tenere conto di quanto affermato dall'Enciclica Evangelium vitae: «tale è la posta in gioco che, sotto il profilo dell'obbligo morale, basterebbe la sola probabilità di trovarsi di fronte ad una persona per giustificare la più netta proibizione di ogni intervento volto a sopprimere l'embrione umano».

L'uso terapeutico delle cellule staminali
31. Le cellule staminali sono cellule indifferenziate che possiedono due caratteristiche fondamentali: a) la capacità prolungata di moltiplicarsi senza differenziarsi; b) la capacità di dare origine a cellule progenitrici di transito, dalle quali discendono cellule altamente differenziate, per esempio, nervose, muscolari, ematiche. Da quando si è verificato sperimentalmente che le cellule staminali, se trapiantate in un tessuto danneggiato, tendono a favorire la ripopolazione di cellule e la rigenerazione di tale tessuto, si sono aperte nuove prospettive per la medicina rigenerativa, che hanno suscitato grande interesse tra i ricercatori di tutto il mondo.Nell'uomo, le fonti di cellule staminali finora individuate sono: l'embrione nei primi stadi del suo sviluppo, il feto, il sangue del cordone ombelicale, vari tessuti dell'adulto (midollo osseo, cordone ombelicale, cervello, mesenchima di vari organi, ecc.) e il liquido amniotico. Inizialmente, gli studi si sono concentrati sulle cellule staminali embrionali, poiché si riteneva che solo queste possedessero grandi potenzialità di moltiplicazione e di differenziazione. Numerosi studi, però, dimostrano che anche le cellule staminali adulte presentano una loro versatilità. Anche se tali cellule non sembrano avere la medesima capacità di rinnovamento e la stessa plasticità delle cellule staminali di origine embrionale, tuttavia studi e sperimentazioni di alto livello scientifico tendono ad accreditare a queste cellule dei risultati più positivi se confrontati con quelle embrionali. I protocolli terapeutici attualmente praticati prevedono l'uso di cellule staminali adulte e sono al riguardo state avviate molte linee di ricerca, che aprono nuovi e promettenti orizzonti.
32. Per la valutazione etica occorre considerare sia i metodi di prelievo delle cellule staminali sia i rischi del loro uso clinico o sperimentale. Per ciò che concerne i metodi impiegati per la raccolta delle cellule staminali, essi vanno considerati in rapporto alla loro origine. Sono da considerarsi lecite quelle metodiche che non procurano un grave danno al soggetto da cui si estraggono le cellule staminali. Tale condizione si verifica, generalmente, nel caso di prelievo: a) dai tessuti di un organismo adulto; b) dal sangue del cordone ombelicale, al momento del parto; c) dai tessuti di feti morti di morte naturale. Il prelievo di cellule staminali dall'embrione umano vivente, al contrario, causa inevitabilmente la sua distruzione, risultando di conseguenza gravemente illecito. In questo caso «la ricerca, a prescindere dai risultati di utilità terapeutica, non si pone veramente a servizio dell'umanità. Passa infatti attraverso la soppressione di vite umane che hanno uguale dignità rispetto agli altri individui umani e agli stessi ricercatori. La storia stessa ha condannato nel passato e condannerà in futuro una tale scienza, non solo perché priva della luce di Dio, ma anche perché priva di umanità». L'utilizzo di cellule staminali embrionali, o cellule differenziate da esse derivate, eventualmente fornite da altri ricercatori, sopprimendo embrioni, o reperibili in commercio, pone seri problemi dal punto di vista della cooperazione al male e dello scandalo. Per quanto riguarda l'uso clinico di cellule staminali ottenute mediante procedure lecite non ci sono obiezioni morali. Vanno tuttavia rispettati i comuni criteri di deontologia medica. Al riguardo occorre procedere con grande rigore e prudenza, riducendo al minimo gli eventuali rischi per i pazienti, facilitando il confronto degli scienziati tra di loro e offrendo un'informazione completa al grande pubblico. È da incoraggiare l'impulso e il sostegno alla ricerca riguardante l'impiego delle cellule staminali adulte, in quanto non comporta problemi etici.

Tentativi di ibridazione
33. Recentemente sono stati utilizzati ovociti animali per la riprogrammazione di nuclei di cellule somatiche umane - generalmente chiamata clonazione ibrida - , al fine di estrarre cellule staminali embrionali dai risultanti embrioni, senza dover ricorrere all'uso di ovociti umani. Dal punto di vista etico simili procedure rappresentano una offesa alla dignità dell'essere umano, a causa della mescolanza di elementi genetici umani ed animali capaci di turbare l'identità specifica dell'uomo. L'eventuale uso delle cellule staminali, estratte da tali embrioni, comporterebbe inoltre dei rischi sanitari aggiuntivi, ancora del tutto sconosciuti, per la presenza di materiale genetico animale nel loro citoplasma. Esporre consapevolmente un essere umano a questi rischi è moralmente e deontologicamente inaccettabile.

L'uso di "materiale biologico" umano di origine illecita
35. Una fattispecie diversa viene a configurarsi quando i ricercatori impiegano "materiale biologico" di origine illecita che è stato prodotto fuori dal loro centro di ricerca o che si trova in commercio. L'Istruzione Donum vitae ha formulato il principio generale che in questi casi deve essere osservato: «I cadaveri di embrioni o feti umani, volontariamente abortiti o non, devono essere rispettati come le spoglie degli altri esseri umani. In particolare non possono essere oggetto di mutilazioni o autopsie se la loro morte non è stata accertata e senza il consenso dei genitori o della madre. Inoltre va sempre fatta salva l'esigenza morale che non vi sia stata complicità alcuna con l'aborto volontario e che sia evitato il pericolo di scandalo». A tale proposito è insufficiente il criterio dell'indipendenza formulato da alcuni comitati etici, vale a dire, affermare che sarebbe eticamente lecito l'utilizzo di "materiale biologico" di illecita provenienza, sempre che esista una chiara separazione tra coloro che da una parte producono, congelano e fanno morire gli embrioni e dall'altra i ricercatori che sviluppano la sperimentazione scientifica. Il criterio di indipendenza non basta a evitare una contraddizione nell'atteggiamento di chi afferma di non approvare l'ingiustizia commessa da altri, ma nel contempo accetta per il proprio lavoro il "materiale biologico" che altri ottengono mediante tale ingiustizia. Quando l'illecito è avallato dalle leggi che regolano il sistema sanitario e scientifico, occorre prendere le distanze dagli aspetti iniqui di tale sistema, per non dare l'impressione di una certa tolleranza o accettazione tacita di azioni gravemente ingiuste. Ciò infatti contribuirebbe a aumentare l'indifferenza, se non il favore con cui queste azioni sono viste in alcuni ambienti medici e politici. Talvolta si obietta che le considerazioni precedenti sembrano presupporre che i ricercatori di buona coscienza avrebbero il dovere di opporsi attivamente a tutte le azioni illecite realizzate in ambito medico, allargando così la loro responsabilità etica in modo eccessivo. Il dovere di evitare la cooperazione al male e lo scandalo, in realtà, riguarda la loro attività professionale ordinaria, che devono impostare rettamente e mediante la quale devono testimoniare il valore della vita, opponendosi anche alle leggi gravemente ingiuste. Va pertanto precisato che il dovere di rifiutare quel "materiale biologico" - anche in assenza di una qualche connessione prossima dei ricercatori con le azioni dei tecnici della procreazione artificiale o con quella di quanti hanno procurato l'aborto, e in assenza di un previo accordo con i centri di procreazione artificiale - scaturisce dal dovere di separarsi, nell'esercizio della propria attività di ricerca, da un quadro legislativo gravemente ingiusto e di affermare con chiarezza il valore della vita umana. Perciò il sopra citato criterio di indipendenza è necessario, ma può essere eticamente insufficiente.Naturalmente all'interno di questo quadro generale esistono responsabilità differenziate, e ragioni gravi potrebbero essere moralmente proporzionate per giustificare l'utilizzo del suddetto "materiale biologico". Così, per esempio, il pericolo per la salute dei bambini può autorizzare i loro genitori a utilizzare un vaccino nella cui preparazione sono state utilizzate linee cellulari di origine illecita, fermo restando il dovere da parte di tutti di manifestare il proprio disaccordo al riguardo e di chiedere che i sistemi sanitari mettano a disposizione altri tipi di vaccini. D'altra parte, occorre tener presente che nelle imprese che utilizzano linee cellulari di origine illecita non è identica la responsabilità di coloro che decidono dell'orientamento della produzione rispetto a coloro che non hanno alcun potere di decisione. Nel contesto della urgente mobilitazione delle coscienze in favore della vita, occorre ricordare agli operatori sanitari che «la loro responsabilità è oggi enormemente accresciuta e trova la sua ispirazione più profonda e il suo sostegno più forte proprio nell'intrinseca e imprescindibile dimensione etica della professione sanitaria, come già riconosceva l'antico e sempre attuale giuramento di Ippocrate, secondo il quale ad ogni medico è chiesto di impegnarsi per il rispetto assoluto della vita umana e della sua sacralità».

CONCLUSIONE
36. L'insegnamento morale della Chiesa è stato talvolta accusato di contenere troppi divieti. In realtà esso è fondato sul riconoscimento e sulla promozione di tutti i doni che il Creatore ha concesso all'uomo, come la vita, la conoscenza, la libertà e l'amore. Un particolare apprezzamento meritano perciò non soltanto le attività conoscitive dell'uomo, ma anche quelle pratiche, come il lavoro e l'attività tecnologica. Con queste ultime, infatti, l'uomo, partecipe del potere creatore di Dio, è chiamato a trasformare il creato, ordinandone le molteplici risorse in favore della dignità e del benessere di tutti gli uomini e di tutto l'uomo, e ad esserne anche il custode del valore e dell'intrinseca bellezza.Ma la storia dell'umanità è testimone di come l'uomo abbia abusato, e abusi ancora, del potere e delle capacità che gli sono state affidate da Dio, dando luogo a diverse forme di ingiusta discriminazione e di oppressione nei confronti dei più deboli e dei più indifesi. I quotidiani attentati contro la vita umana; l'esistenza di grandi aree di povertà nelle quali gli uomini muoiono di fame e di malattia, esclusi dalle risorse conoscitive e pratiche di cui invece dispongono in sovrabbondanza molti Paesi; uno sviluppo tecnologico ed industriale che sta creando il concreto rischio di un crollo dell'ecosistema; l'uso delle ricerche scientifiche nell'ambito della fisica, della chimica e della biologia per scopi bellici; le numerose guerre che ancor oggi dividono popoli e culture, sono, purtroppo, soltanto alcuni segni eloquenti di come l'uomo possa fare un cattivo uso delle sue capacità e diventare il peggior nemico di se stesso, perdendo la consapevolezza della sua alta e specifica vocazione di essere collaboratore dell'opera creatrice di Dio. Parallelamente la storia dell'umanità manifesta un reale progresso nella comprensione e nel riconoscimento del valore e della dignità di ogni persona, fondamento dei diritti e degli imperativi etici con cui si è cercato e si cerca di costruire la società umana. Proprio in nome della promozione della dignità umana si è, perciò, vietato ogni comportamento ed ogni stile di vita che risultava lesivo di tale dignità. Così, per esempio, i divieti, giuridico-politici e non solo etici, nei confronti delle varie forme di razzismo e di schiavitù, delle ingiuste discriminazioni ed emarginazioni delle donne, dei bambini, delle persone malate o con gravi disabilità, sono testimonianza evidente del riconoscimento del valore inalienabile e dell'intrinseca dignità di ogni essere umano e segno di un progresso autentico che percorre la storia dell'umanità. In altri termini, la legittimità di ogni divieto si fonda sulla necessità di tutelare un autentico bene morale.
37. Se il progresso umano e sociale si è inizialmente caratterizzato soprattutto attraverso lo sviluppo dell'industria e della produzione dei beni di consumo, oggi si qualifica per lo sviluppo dell'informatica, delle ricerche nel campo della genetica, della medicina e delle biotecnologie applicate anche all'uomo, settori di grande importanza per il futuro dell'umanità nei quali, però, si verificano anche evidenti e inaccettabili abusi. «Come un secolo fa ad essere oppressa nei suoi fondamentali diritti era la classe operaia, e la Chiesa con grande coraggio ne prese le difese, proclamando i sacrosanti diritti della persona del lavoratore, così ora, quando un'altra categoria di persone è oppressa nel diritto fondamentale alla vita, la Chiesa sente di dover dare voce con immutato coraggio a chi non ha voce. Il suo è sempre il grido evangelico in difesa dei poveri del mondo, di quanti sono minacciati, disprezzati e oppressi nei loro diritti umani». In virtù della missione dottrinale e pastorale della Chiesa, la Congregazione per la Dottrina della Fede si è sentita in dovere di riaffermare la dignità e i diritti fondamentali e inalienabili di ogni singolo essere umano, anche negli stadi iniziali della sua esistenza, e di esplicitare le esigenze di tutela e di rispetto che il riconoscimento di tale dignità a tutti richiede.L'adempimento di questo dovere implica il coraggio di opporsi a tutte quelle pratiche che determinano una grave e ingiusta discriminazione nei confronti degli esseri umani non ancora nati, che hanno la dignità di persona, creati anch'essi ad immagine di Dio. Dietro ogni "no" rifulge, nella fatica del discernimento tra il bene e il male, un grande "sì" al riconoscimento della dignità e del valore inalienabili di ogni singolo ed irripetibile essere umano chiamato all'esistenza. I fedeli si impegneranno con forza a promuovere una nuova cultura della vita, accogliendo i contenuti di questa Istruzione con l'assenso religioso del loro spirito, sapendo che Dio offre sempre la grazia necessaria per osservare i suoi comandamenti e che in ogni essere umano, soprattutto nei più piccoli, si incontra Cristo stesso (cf. Mt 25, 40). Anche tutti gli uomini di buona volontà, in particolare i medici e i ricercatori aperti al confronto e desiderosi di raggiungere la verità, sapranno comprendere e condividere questi principi e valutazioni, volti alla tutela della fragile condizione dell'essere umano nei suoi stadi iniziali di vita e alla promozione di una civiltà più umana.

Il Sommo Pontefice Benedetto XVI, nell'Udienza concessa il 20 giugno 2008 al sottoscritto Cardinale Prefetto, ha approvato la presente Istruzione, decisa nella Sessione Ordinaria di questa Congregazione, e ne ha ordinato la pubblicazione.
Roma, dalla Sede della Congregazione per la Dottrina della Fede, l'8 settembre 2008, Festa della Natività della Beata Vergine Maria.



WILLIAM Card. LEVADA
Prefetto
+LUIS F. LADARIA, S.I.
Arcivescovo tit. di Thibica
Segretario
Congregazione per la Dottrina della fede
© Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana "


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 Oggetto del messaggio: Re: Ideologia contro la famiglia
MessaggioInviato: 15/12/2008, 18:12 
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Iscritto il: 11/07/2007, 17:21
Messaggi: 1074
Sempre da "Verità e Vita":

"13 dicembre 2008
Comitato Verità e Vita http://www.comitatoveritaevita.it
Comunicato Stampa N. 61

La fecondazione artificiale
omologa uccide embrioni.


La Dignitas personae conferma le tesi
sempre sostenute da Verità e Vita

Oggi è un giorno importante per il mondo cattolico, che riceve dalla Chiesa un documento chiaro e
inequivocabile come la Dignitas personae. E’ un giorno importante per tutti gli uomini di buona volontà, perché gli
insegnamenti della Chiesa in questi ambiti si fondano non solo sulla fede, ma su quella retta ragione che è alla
portata di credenti e non credenti.
Ma è un giorno importantissimo per Verità e Vita. Perché oggi la nostra piccola associazione ha visto
confermate dalla autorevole voce della Congregazione per la dottrina della fede alcune verità che sono all’origine
della nostra nascita, avvenuta nel 2004, e dell’azione che conduciamo indegnamente e poveramente da allora.
Dignitas personae è un documento ricchissimo, che dovrà essere studiato e approfondito, e che non può essere
ridotto a un solo aspetto o argomento. Ma una cosa ci appare subito chiarissima: la condanna senza appello della
fecondazione artificiale extracorporea, sia essa omologa o eterologa, a causa della “pacifica accettazione
dell’altissimo tasso di abortività delle tecniche di fecondazione in vitro” (n. 16).
Il documento della Congregazione per la dottrina della fede contiene alcune affermazioni che pesano come
macigni su ogni tentativo di legittimare sul piano morale e giuridico le tecniche in vitro omologhe. Nel prossimo
comunicato indicheremo nel dettaglio i passaggi salienti del documento. E’ chiaro che da oggi sarà molto più
difficile per un cattolico difendere in toto la legge 40 del 2004.
Intendiamoci: non siamo di fronte ad alcuna svolta nel Magistero ecclesiale. E’ anzi la conferma di quanto la
Chiesa ha sempre insegnato. Tuttavia, queste parole spazzano via gli equivoci, le astuzie, i sofismi con cui taluni,
purtroppo anche in casa cattolica, tentavano di “sdoganare” le tecniche di fecondazione extracorporea omologa.
Dalla lettura del documento si possono ricavare i seguenti giudizi:
1. La fivet tratta gli embrioni come cose, accettando e presupponendo la morte di un numero
impressionante di esseri umani (in nota il documento cita l’ 80% di perdite);
2. Il tentativo di parificare questo orrore all’abortività spontanea è decisamente respinto, collocando le
morti degli embrioni dentro l’orizzonte della colpa: i tecnici sembrano del tutto insensibili al diritto alla
vita di ciascun embrione;
3. La perfettibilità delle tecniche non c’entra, poiché tutte le tecniche operano come se l’embrione fosse un
ammasso di cellule da usare e da scartare; non esistono “fivet buone”.
4. La pluralità di soggetti che vengono impiantati – anche nell’ipotesi limitata a tre embrioni ex lege
40/2004 – è la prova lampante di questo uso strumentale della vita e del disprezzo del valore di ogni
singolo individuo;
5. Quando ogni anno si rendono pubblici i dati dei bambini nati a norma della legge 40, si deve avere
l’accortezza di aggiungere a quel numero la cifra spaventosa di fratelli che le tecniche hanno
silenziosamente fatto morire per soddisfare “il desiderio di maternità”; ecco perché appare del tutto fuori
luogo ogni trionfalistico elogio della legislazione vigente in Italia;
6. La fivet separa colpevolmente la procreazione dall’atto coniugale. Ma la Dignitas Personae colloca
significativamente questa importante osservazione morale dopo aver denunciato la “eliminazione
volontaria di embrioni”. E aggiungendo una osservazione acutissima: affidare la procreazione a un
tecnico indebolisce la consapevolezza di dover rispettare la vita umana;
7. E’ del tutto evidente che la natura occisiva di queste tecniche presenta profili rilevanti non solo sul piano
morale, ma anche su quello giuridico. E’ del tutto evidente che queste tecniche aggrediscono il
fondamentale diritto alla vita degli embrioni umani, e che il diritto – oltre che le coscienze individuali e le
agenzie morali – è chiamato a intervenire per proteggere “chi non ha voce”.
8. E’ del tutto evidente che da questo documento esce totalmente ridimensionata ogni ipotesi di distinzione
giuridica fra tecniche eterologhe e tecniche omologhe. Dal punto di vista del disprezzo degli embrioni
umani, infatti, non vi è alcuna sostanziale differenza tra le due modalità, che pure sono così diversamente
trattate dalla vigente legge italiana, preoccupata esclusivamente delle conseguenze per i figli che – in
esigua minoranza – sopravvivranno alle metodiche artificiali extracorporee.
Verità e Vita ha sostenuto da sempre queste verità: la fivet uccide; la fivet, anche omologa, non riguarda solo le
coscienze ma è materia di rilevanza giuridica; è necessario denunciare all’opinione pubblica l’olocausto di
embrioni umani che si profila ogni anno a norma della legge 40 e di ogni altra normativa permissiva; la
condizione degli embrioni crioconservati “determina una situazione di ingiustizia di fatto irreparabile”, con la
conseguenza che non esiste alcuna via d’uscita moralmente onorevole. L’unica strada è dire no, sempre, alle
tecniche di riproduzione artificiale extracorporea.
Questa posizione ci è costata incomprensioni, minacce, censure, accuse di eterodossia. Sono fiorite perfino delle
leggende su di noi, che pure siamo un’associazione aconfessionale pro-life: Verità e Vita non ascolta la Chiesa;
Verità e Vita è pericolosa. Noi abbiamo molta pazienza, e per amore della verità accettiamo anche di essere
calunniati ingiustamente.
Ora, grazie alla Dignitas personae, vediamo con soddisfazione che la verità ha la testa dura, anche se si lascia
mettere in croce. E, alla fine, vince. Speriamo che adesso sia a tutti chiaro come stanno le cose e chi, fino ad
oggi, ha purtroppo sbagliato strada."


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 Oggetto del messaggio: Re: Ideologia contro la famiglia
MessaggioInviato: 16/12/2008, 15:34 
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Iscritto il: 11/07/2007, 17:21
Messaggi: 1074
Sempre da "verità e Vita":

"15 dicembre 2008 Comitato Verità e Vita http://www.comitatoveritaevita.it

Comunicato Stampa N. 62


La Fivet affonda sotto i colpi della
Dignitas Personae


Ecco tutti i passaggi salienti del documento vaticano





Nel precedente comunicato stampa, Verità e Vita ha salutato con piena soddisfazione il nuovo documento della Chiesa cattolica su alcune questioni di Bioetica. A conferma delle tesi sostenute in quel comunicato, e per agevolare i lettori, ecco di seguito un campionario riassuntivo, con i nostri corsivi, delle affermazioni più incisive del documento della Santa Sede:

1. "(…) sono da escludere tutte le tecniche di fecondazione artificiale eterologa e le tecniche di fecondazione omologa che sono sostitutive dell'atto coniugale". (n. 12)
2. "Il fatto che la fecondazione in vitro comporti assai frequentemente l'eliminazione volontaria di embrioni è già stato rilevato dall'Istruzione Donum vitae. Alcuni pensavano che ciò fosse dovuto a una tecnica ancora parzialmente imperfetta. L'esperienza successiva ha dimostrato invece che tutte le tecniche di fecondazione in vitro si svolgono di fatto come se l'embrione umano fosse un semplice ammasso di cellule che vengono usate, selezionate e scartate". (n. 14)
3. "E' vero che circa un terzo delle donne che ricorrono alla fecondazione artificiale giunge ad avere un bambino. Occorre tuttavia rilevare che, considerando il rapporto tra il numero totale di embrioni prodotti e di quelli effettivamente nati, il numero di embrioni sacrificati è altissimo. Queste perdite sono accettate dagli specialisti delle tecniche di fecondazione in vitro come prezzo da pagare per ottenere risultati positivi. (…) In realtà è assai preoccupante che la ricerca in questo campo (…) non sembra avere un effettivo interesse per il diritto alla vita di ogni singolo embrione. (n. 14).
4. "Spesso si obietta che tali perdite di embrioni sarebbero il più delle volte preterintenzionali, o avverrebbero addirittura contro la volontà dei genitori e dei medici. Si afferma che si tratterebbe di rischi non molto diversi da quelli connessi al processo naturale della generazione, e che voler comunicare la vita senza correre alcun rischio comporterebbe in pratica astenersi dal trasmetterla. E' vero che non tutte le perdite di embrioni nell'ambito della procreazione in vitro hanno lo stesso rapporto con la volontà dei soggetti interessati. Ma è anche vero che in molti casi l'abbandono, la distruzione o le perdite di embrioni sono previsti e voluti. (…) La finalità del trasferimento multiplo è di assicurare, per quanto possibile, l'impianto di almeno un embrione. Il mezzo impiegato per giungere a questo fine è l'utilizzo di un numero maggiore di embrioni rispetto al figlio desiderato, nella previsione che alcuni vengano perduti e, in ogni caso, si eviti la gravidanza multipla. In questo modo la tecnica del trasferimento multiplo comporta di fatto un trattamento puramente strumentale degli embrioni (…).Le tecniche di fecondazione in vitro in realtà vengono accettate, perché si presuppone che l'embrione non meriti un pieno rispetto, per il fatto che entra in concorrenza con un desiderio da soddisfare. (n. 15.)
5. La Chiesa, inoltre, ritiene eticamente inaccettabile la dissociazione della procreazione dal contesto integralmente personale dell'atto coniugale: la procreazione umana è un atto personale della coppia uomo-donna che non sopporta alcun tipo di delega sostitutiva. La pacifica accettazione dell'altissimo tasso di abortività delle tecniche di fecondazione in vitro dimostra eloquentemente che la sostituzione dell'atto coniugale con una procedura tecnica – oltre a non essere conforme al rispetto che si deve alla procreazione, non riducibile alla sola dimensione riproduttiva – contribuisce a indebolire la consapevolezza del rispetto dovuto ad ogni essere umano. Il riconoscimento di tale rispetto viene invece fornito dall'intimità degli sposi animata dall'amore coniugale.
6. Il desiderio di un figlio non può giustificarne la "produzione", così come il desiderio di non avere un figlio già concepito non può giustificarne l'abbandono o la distruzione. (n. 16)
7. Occorre constatare che, in definitiva, le migliaia di embrioni in stato di abbandono (crioconservazione) determinano una situazione di ingiustizia di fatto irreparabile.



Il documento è inoltre consultabile online http://www.comitatoveritaevita.it/pub/c ... p?read=160
oppure nel documento allegato per facilità di divulgazione e stampa.



Il Comitato Verità e Vita è una Associazione aconfessionale e apartitica. Ha iniziato la sua attività il 28 FEBBRAIO 2004 - a seguito dell'approvazione della legge 40/2004 SULLA FECONDAZIONE EXTRACORPOREA - con la presentazione del Manifesto-Appello "Una legge gravemente ingiusta: la verità sulla fecondazione artificiale 'in vitro'".

Sede legale: Via Gonzaga 67
15033 Casale Monferrato (AL)
Tel. 0142-454662 Fax. 0142-456439
e.mail: veritaevita@yahoo.it
C.F. 91025100065
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Sito internet: http://www.comitatoveritaevita.it"


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 Oggetto del messaggio: Re: Ideologia contro la famiglia
MessaggioInviato: 07/01/2009, 12:02 
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Iscritto il: 11/07/2007, 17:21
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"
Da: Giovanni Ceroni [mailto:..................]
Inviato: lunedì 5 gennaio 2009 12.32
A: Comitato Verità e Vita
Oggetto: Re: Documento della Federazione internazionale delle associazioni dei medici cattolici



Carissimi,

Ho trovato il riassunto del documento pubblicato sul sito della FIAMC http://frblin.club.fr/fiamc/04texts/ehm ... Ita03R.pdf



Vi è una grave denuncia relativa all'opposizione dei Vescovi germanici ed austriaci "persone furono allontanate dal concetto fondamentale dell'enciclica e presero la loro decisione a favore della contraccezione artificiale"

Si parla inoltre anche Riproduzione assistita ( Fivet/ET e ICSI) che è in grande misura consumatrice di embrioni...



L'attuale difesa della legge 40, e censura della Dignitas Personae, ha lo stesso effetto di rendere eticamente neutra la 'scelta' di ricorrere alla fivet omologa..... ovviamente per i non cattolici si porrebbe ancor meno il problema di coscienza essendo solo un problema 'di fede' - ne consegue -parafrasando- che molte -persone sono allontanate dal concetto fondamentale della Donum Vitae e prendono la loro decisione a favore della fecondazione artificiale extracorporea-



Allego l'interessante testo se può servire!.

Giovanni





FIAMC

40 anni dell'Enciclica HUMANAE VITAE

dal punto di vista medico

RIASSUNTO

L'enciclica Humanae vitae di Papa Paolo Vi fu pubblicata 40 anni fa e incontrò una notevole opposizione un po' ovunque.Quali esempi di questo rifiuto che fecero scalpore si ricordano la Dichiarazione di Königsteiner dei Vescovi germanici e la Dichiarazione Maria Troster dei vescovi austriaci.Queste pubblicazioni lasciavano la decisione sulla scelta dei metodi di regolazione delle nascite interamente alla coscienza della coppia sposata.. Con ciò innumerevoli persone furono allontanate dal concetto fondamentale dell'enciclica e presero la loro decisione a favore della contraccezione artificiale. Le conseguenze dello sviluppo che ne seguì oggi stanno davanti a noi e vanno esaminate nel lavoro che segue. Dapprima si devono elencare le minacce della vita prima della nascita.Nella seconda parte si trattano le minacce della vita dopo la nascita, in particolare della donna per le conseguenze della contraccezione.

In un terzo capitolo si vogliono elaborare, in un'ottica sociale ampia, le cause e gli effetti del NO alla fertilità risp. della mentalità contraccettiva.

Minacce ai bambini non ancora nati dovute al controllo delle nascite

La più conosciuta è naturalmente la condanna a morte del nascituro con i diversi metodi di aborto, sia chirurgico che chimico.Che però l'embrione nelle primissime fasi sia esposto a numerosi altri pericoli , di solito o lo si accenna appena, oppure vien volutamente taciuto. Oltre all'aborto qui si vuole evidenziare piuttosto queste minacce per sensibilizzare maggiormente le coscienze, in quanto esse socialmente sono non solo qualitativamente ma anche quantitativamente importanti.

La contraccezione infatti , coi metodi usati più di frequente , presenta di regola aspetti di antinidazione per l'embrione. In primo luogo la contraccezione ormonale, coi suoi 4 meccanismi d'azione ( anti-ovulatori,azione sul muco cervicale,fattore endometriale e fattore tubarico),deve essere trattata come l'esempio classico di anti-nidazione. Di questi 4, due infatti , e cioè il fattore endometriale e quello tubarico, sono anti-nidatori.In senso lato anche la spirale ormonale appartiene alla contraccezione ormonale.I preparati gestageni " depôt" hanno pure uno spiccato carattere anti-nidatorio.

L'intercezione, quale contraccezione post coitum ( = intercezione postcoitale=pillola del giorno dopo= emergency contraception) è pure lei soprattutto anti-nidatoria, anche se- quando presa prima dell'ovulazione- può agire come anti-ovulatoria. Qui sia sottolineato che la pillola del giorno dopo oggi in molti paesi è ottenibile senza ricetta.

Non dimentichiamo le vaccinazioni contraccettive sotto forma di vaccinazione Anti HCG, rispettivamente quella vaccinazione in fase di ricerca contro gli embrioni.

Da ultimo non si dimentichi la minaccia derivante dalla Riproduzione assistita ( Fivet/ET e ICSI) che è in grande misura consumatrice di embrioni. Questi metodi per curare la sterilità "producono" sì nuova vita , però a spese di innumerevoli embrioni che per questo devono venir sacrificati. Qui si aggiungono ancora le perdite dovute alla diagnostica preimpiantatoria ( dpi) che ha carattere selettivo.Altri pericoli in questo contesto incombono tra l'altro anche per i bambini già nati in seguito alle gravidanze plurime molto più frequenti, che hanno come conseguenze da un lato il fetocidio selettivo e dall'altro i parti prematuri con i corrispondenti possibili danni del neonato. Gli embrioni sovranumerari vengono consegnati alla ricerca su e con embrioni, principalmente alla ricerca sulle cellule staminali embrionali ed infine alla clonazione.

Ma anche certi metodi di cura medica, applicati non in ottica contraccettiva, come ad esempio l'ablazione dell'endometrio ( Laser e Thermo) costituiscono una minaccia per il piccolo embrione.

Il tanto elogiato moderno stile di vita crea anche lui – di solito senza saperlo –le sue vittime.

Infatti la promiscuità favorisce la trasmissione di malattie veneree ( = Sexual Transmitted Diseases = STD's) che provocano endometriti ( p.es,.da clamidia) a loro volta possibilmente anti-nidatorie.

Poco conosciuta è l'azione anti-estrogena della nicotina, pure con conseguenza anti-nidatoria per l'embrione.Anche le droghe (LSD,cocaina) agiscono in senso anti-implantatorio.

L'ampiezza dell'anti-nidazione vien rappresentata per la contraccezione orale coll'indice EDI ( Embryo Destruction Index)scoperto da Bayle.Il calcolo dà cifre spaventose di questa distruzione di embrioni; nel mondo avvengono annualmente almeno 10 milioni di questi aborti precoci.Se si confronta il numero globale di circa 54 milioni di morti registrati (malattie e infortuni ecc. ) con i 42 milioni di aborti a cui si aggiungono questi precoci,in tutto i secondi superano i morti" naturali" già nati.

Se poi si pensa che aborto e aborto precoce avvengono per mano del medico,-sono cioè iatrogenici si può per lo meno porre la domanda : cosa si è fatto del compito curativo della medicina??

Ad una problematica vien dedicata un'attenzione speciale e cioè alla questione semantica dell'aborto precoce. Se fino al 1965 l'inizio della gravidanza veniva definito con il momento della fecondazione , con l' ACOG 1965 questo venne posticipato al momento dell'impiantazione dell'embrione. Da allora, tutti gli interventi effettuati prima della nidazione non sono più definiti come interruzioni di gravidanza. Questo spazio di tempo è perciò del tutto privato di protezione.

Ciò non ebbe solo conseguenze rispetto alla contraccezione ma anche e principalmente per la ricerca su e con embrioni e in particolare sulle cellule staminali embrionali.

Minacce alle persone già nate, specialmente alle donne, dovute al controlo delle nascite

Gli effetti collaterali della pillola contraccetiva nella letteratura vengono discussi con molte controversie e soprattutto valutati in modo vario.I diversi aspetti qui vanno elencati e discussi in un'analisi approfondita. Partendo dagli effetti collaterali della contraccezione ormonale vien descritto in modo esemplare cosa possono produrre degli ormoni potenti che quasi sempre vengono somministrati senza un'indicazione medica.

Quale costatazione di base la pillola contraccetiva dev'essere definita come un derivato del cortisone. Poiché da lì derivano necessariamente certi effetti collaterali, come p.es. la predisposizione alle infezioni.Qui bisogna ricordare soprattutto l' infezione da clamidia,che è la più diffusa malattia sessualmente trasmissibile (STD) e che è favorita dall'ormone contraccettivo.Tramite le infiammazioni tubariche risultano molto numerose le sterilità dovute alle tube.

Il secondo grande fattore è l'azione cancerogena della pillola per cui l'OMS 2005 ha dichiarato la pillola cancerogena a riguardo del cancro del collo dell'utero, del seno e del fegato. Nel cancro del collo dell'utero un ruolo importante è determinato dall'infezione HPV, che è pure favorita dagli ormoni contraccettivi.

D'altra parte sul cancro del corpo uterino e delle ovaie la pillola contraccettiva esercita un effetto protettivo. Se però si fa il bilancio di questi carcinomi, questo risulta chiaramente a sfavore della contraccezione ormonale.

Il terzo gruppo di effetti collaterali concerne il rischio di trombosi e di malattie cardio-vascolari che la pillola favorisce in modo importante.

Oltre a questo si considerano anche i mutamenti metabolici e i disturbi sia psichici che di comportamento sessuale dovuti alla pillola. Si segnala pure la possibilità di malformazioni sui bambini durante o dopo l'uso della pillola..

Non può mancare neppure un tema che oggi diventa sempre più urgente e cioè quello degli ormoni nell'acqua potabile che in gran parte derivano dalla pillola.Qui bisogna prendere atto che il numero di spermatozoi negli uomini in questi ultimi 50 anni è diminuito del 50%.

Da ultimo devono venir evidenziati i tanto celebrati benefici della pillola, per fare una corretta equiparazione tra effetti collaterali e vantaggi.

" NO " alla fertilità. – Cause ed effetti della mentalità contraccettiva.

Il " NO" alla fertilità significa nient'altro che la separazione tra sessualità e procreazione.Ma questo "No" non è al contempo anche un "NO" al Creatore ??

L'influsso su madri,bambini,famiglia e società dev'essere studiato e soprattutto vanno cercate le cause di questo no.

Così la moderna medicina della riproduzione dev'essere esaminata più da vicino e concetti come salute riproduttiva e diritti riproduttivi vanno osservati sotto la lente.

Inoltre contraccezione e sessualità vanno messe in discussione, specialmente la "sessualizzazione" della società, compresa l'educazione sessuale nella scuola.

Cos'ha da fare tutto ciò con la contraccezione? Si tratta in fondo davvero di ontraccezione o non è piuttosto l'aborto precoce ? Qui ci sono risultati sorprendenti dalla ricerca che devono essere esaminati e discussi. Che ruolo hanno le definizioni verbali e le diverse interpretazioni ?

Più avanti ci si china sulle conseguenze del NO alla fertilità, che sono di grande importanza per la nostra società. Esse portano al risultato finale di separazione fra riproduzione e sessualità, come lo è nella fecondazione in vitro..

Tra le conseguenze si contano anche gli effetti collaterali dei contraccettivi che concernono soprattutto le donne. Fan parte di queste – dovute alla promiscuità-soprattutto le malattie sessualmente trasmissibili, in particolare delle clamidie con la conseguenza della sterilità e della fecondazione artificiale. Vengono elencate le ripercussioni generali sulla società , tra l'altro il degrado morale e la diminuzione demografica.

Malgrado la contraccezione il numero degli aborti aumenta, anzi l'aborto diventa la "riassicurazione" dei fallimenti contraccettivi.

Vengono inoltre mostrate le conseguenze della fecondazione in vitro.

Come ultima conseguenza della mentalità contraccettiva, che favorisce l'aborto, risulta quindi essere anche l'eutanasia.

L'insegnamento da tutto questo dilemma può essere solo quello di puntare su un cambiamento del nostro attuale concetto di sessualità, nel senso di un ritorno ad una sessualità e fertilità naturale, voluta da Dio ; per la regolazione delle nascite ciò vien offerto in modo ideale dal metodo di Regolazione Naturale della Concezione (NER=RNC).Così si chiude il cerchio sulla Humanae vitae, il cui contenuto di verità si è ancor meglio confermato alla luce dello sviluppo della mentalità contraccettiva e ha smentito i suoi critici.



Rapporteur: Prof. Dr. Rudolf Ehmann








Documento della Federazione internazionale delle associazioni dei medici cattolici

L'«Humanae vitae»
Una profezia scientifica


di Pedro José María Simón Castellví
Presidente della Federazione internazionale
delle Associazioni dei medici cattolici (FIAMC)

La Federazione che ho l'onore di presiedere ha appena pubblicato un documento ufficiale per commemorare il quarantesimo anniversario della lettera enciclica Humanae vitae di Papa Paolo VI, di venerata memoria. Si tratta di un testo molto tecnico, lungo, di cento pagine, con trecento citazioni bibliografiche, la maggior parte di riviste mediche specializzate.
Il documento ha visto la luce dopo molti mesi di ricerca e di intenso lavoro di raccolta di dati. È giusto ricordarne il curatore, lo svizzero dottor Rudolf Ehmann, che ha dedicato alla sua redazione gli stessi mesi esatti di una gravidanza. Non era mai stato fatto qualcosa di simile dal punto di vista medico, dato il modo di lavorare e di scrivere a cui siamo abituati noi medici. Inoltre il testo originale tedesco è bello e ben scritto. Quali sono le sue chiavi di lettura? Dice qualcosa di nuovo alla Chiesa e alla società? Si deve considerare come una perizia qualificata per valutare aspetti importanti della contraccezione. Scritto con tutti i requisiti scientifici, senza nessun complesso d'inferiorità rispetto a qualsiasi dibattito di ostetricia e ginecologia, giunge a due conclusioni che non dovrebbero passare inosservate né nella Chiesa né al di fuori di essa.
In primo luogo, dimostra irrefutabilmente che la pillola denominata anovolutaria più utilizzata nel mondo industrializzato, quella con basse dosi di ormoni estrogeni e progestinici, funziona in molti casi con un vero effetto anti-impiantatorio, cioè abortivo, poiché espelle un piccolo embrione umano. L'embrione, anche nei suoi primi giorni, è qualcosa di diverso da un ovulo o cellula germinale femminile. L'embrione ha una crescita continua, coordinata, graduale, di tale forza che, se non vi è qualcosa che glielo impedisce, finisce con l'uscire dal grembo materno in nove mesi disposto a divorare litri di latte. Questo effetto anti-impiantatorio è ammesso dalla letteratura scientifica. Si parla persino senza pudore di tasso di perdita embrionale. Curiosamente però questa informazione non giunge al grande pubblico. Ne sono a conoscenza i ricercatori ed è presente nei bugiardini dei prodotti farmaceutici volti a evitare una gravidanza.
Un altro aspetto interessante riguarda gli effetti ecologici devastanti delle tonnellate di ormoni per anni rilasciati nell'ambiente. Abbiamo dati a sufficienza per affermare che uno dei motivi per nulla disprezzabile dell'infertilità maschile in occidente (con sempre meno spermatozoi nell'uomo) è l'inquinamento ambientale provocato da prodotti della "pillola". Siamo qui di fronte a un effetto anti-ecologico chiaro che esige ulteriori spiegazioni da parte dei fabbricanti. Sono noti a tutti gli altri effetti secondari delle combinazioni fra estrogeni e progestinici. La stessa Agenzia Internazionale di Ricerca del Cancro (International Agency for Research on Cancer), con sede a Lione, agenzia dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), nel suo comunicato stampa del 29 luglio 2005, aveva già constatato la carcinogenicità dei preparati orali di combinati estrogeno-progestinici e li aveva classificati nel gruppo uno degli agenti carcinogenici...
La cosa triste in tutto ciò è che, se si tratta di regolare la fertilità, non sono questi i prodotti necessari. I mezzi naturali di regolazione della fertilità ("Nfp" o Natural Family Planning) sono altrettanto efficaci e inoltre rispettano la natura della persona.
In questo sessantesimo anniversario della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo si può dire che i mezzi contraccettivi violano almeno cinque importanti diritti: il diritto alla vita, il diritto alla salute, il diritto all'educazione, il diritto all'informazione (la loro diffusione avviene a discapito dell'informazione sui mezzi naturali) e il diritto all'uguaglianza fra i sessi (il peso dei contraccettivi ricade quasi sempre sulla donna).
La Fiamc si è impegnata con la scienza e la verità fin dalle sue origini. Per questo studiamo e menzioniamo tanto l'effetto principale e quelli secondari di questi farmaci. La chiave della nostra antropologia non consiste però solo nel fatto che esaminiamo i prodotti abortivi che hanno consistenti effetti secondari o che sono addirittura inutili. Noi andiamo ben al di là.
La sessualità è un dono meraviglioso di Dio ai coniugi. Li unisce tanto che qualsiasi elemento esterno che s'interponga fra di loro è un terzo senza diritti. I coniugi si donano tutto l'un l'altro, anche la propria capacità generativa. Se una nuova vita non è possibile per gravi motivi, fa anche parte dell'intimità coniugale l'utilizzare i periodi non fecondi della donna per avere rapporti che devono essere sempre appaganti per entrambi e unirli sempre più. A quanti vedono alcuni documenti della Chiesa come compendi di divieti, chiederei vivamente di leggere i codici civili, penali o mercantili dei paesi occidentali. Lì sì che vi sono divieti! Non discuto la loro opportunità, ma credo che quegli stessi codici si basino sulle premesse fondamentali della libertà personale e di commercio che mirano alla felicità delle persone e all'efficienza delle società e che, in definitiva, giustificano alcune proibizioni. La Chiesa ha in grande stima la sessualità e credo che, se si acquisiscono una formazione e abitudini corrette, la vita è più facile e si giudicano positivamente alcuni limiti che effettivamente esistono.
Noi medici cattolici siamo pienamente consapevoli di dover investire molto di più nella maternità. Di più anche in risorse umane, nell'educazione e in risorse finanziarie. La dottrina dell'Humanae vitae è poco seguita, e fra i vari motivi, perché a suo tempo troppi medici non l'hanno accettata. La domanda opposta può aiutarci a vedere quanto fu profetico Paolo VI. Se avesse accettato la "pillola", oggi avremmo potuto prescrivere con coscienza alcuni prodotti che sappiamo essere anti-impiantatori? Il prestigio del medico gli consente di offrire con autorità ai coniugi alternative alla contraccezione. Il rapporto tra medico e paziente è così forte che difficilmente si rompe, anche se vi è di mezzo un teologo dissidente. A tal fine è però necessario formare e informare più e meglio i medici sulla fertilità. Credo che noi medici cattolici continueremo a svolgere la nostra professione. Tuttavia, vista la situazione attuale - con progressi molto lenti, molte reticenze e milioni di persone coinvolte - oso chiedere rispettosamente alla Chiesa di creare una commissione speciale per l'Humanae vitae.
(©L'Osservatore Romano - 4 gennaio 2009)"


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 Oggetto del messaggio: Re: Ideologia contro la famiglia
MessaggioInviato: 15/01/2009, 15:01 
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Ricevuto dall'ottimamente combattivo CAV Ingauno con l'Amico Dott. Eraldo Ciangherotti:

"
Gentilissimi amici,

in questi giorni la Liguria è diventata teatro di una serie di attacchi perpetrati alla Chiesa Cattolica e a chi, come Voi, ha deciso di prestare servizio in questa Chiesa, nelle molteplici vocazioni cristiane.desso basta. Noi siamo nauseati. La nostra coscienza Cristiana di Cattolici ci impone di reagire. Con l'unico mezzo possibile. Pacifico logicamente, ma deciso. Sosteniamo chi della religione cattolica ha fatto una missione e un servizio in mezzo ai giovani
Si Amici, da domani NOI ABBIAMO DECISO DI NON COMPRARE il Secolo XIX almeno per una settimana, è l'occasione per far sentire la vostra-nostra voce. Come con Legge 40. Come con il Family Day.
Il diritto di critica è tutelato dall'articolo 21 della costituzione.
Art. 21.
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

Grazie

Genova, 14 gennaio 2009
Carissimi Amici Suore e Sacerdoti liguri,
Carissimi Amici Laici, e Operatori di tutte le Associazioni e i Movimenti Cristiani liguri,
in questi giorni la Liguria è diventata teatro di una serie di attacchi perpetrati alla Chiesa Cattolica e a chi, come Voi, ha deciso di prestare
servizio in questa Chiesa, nelle molteplici vocazioni cristiane. IL SECOLO XIX, nell’edizione di venerdì 9 gennaio 2009, ha raccontato in prima
pagina la storia di Padre Felice, (ultimo episodio di una lunghissima serie) il sacerdote che, a seguito di quella che è stata definita dal quotidiano ligure
la“svolta” di Avvenire, si sarebbe dichiarato omosessuale praticante sin dai tempi del seminario e a tutt'oggi. Nessun giudizio nei confronti dell’uomo
da parte nostra. Però dalla vicenda è partita una dura risposta da parte di Avvenire, il Quotidiano dei Vescovi che Voi certamente avete seguito.
Pensavamo fosse tutto finito e invece no. Mercoledì 14 gennaio 2009 IL SECOLO XIX torna sull’argomento dando ampio spazio sul web e
sulla carta a Franco Barbero. Questo signore presentato come “Don Barbero” avrebbe dichiarato che in Liguria “ci sono 80 religiosi e pure un Vescovo
italiano di destra...tutti omosessuali”.
Adesso basta. Noi siamo nauseati. La nostra coscienza Cristiana di Cattolici ci impone di reagire. Con l’unico mezzo possibile. Pacifico logicamente,
ma deciso. Il boicottaggio.
Si Amici, DA DOMANI NON COMPRARE IL SECOLO XIX ALMENO PER UNA SETTIMANA, è l’occasione per far sentire la vostra-nostra
voce. Come con Legge 40. Come con il Family Day. Per sostenere chi della religione cattolica ha fatto una missione e un servizio in mezzo ai giovani.
Perché non dimentichiamolo mai: O protagonisti o Nessuno.Vi salutiamo cordialmente
PS: con preghiera di massima diffusione via sms e via email
amici restiamo in contatto, scriveteci a
centroaiutovitaingauno@gmail.com
Vi terremo aggiornati! Dott.Eraldo Ciangherotti
Presidente Federvita Liguria
Dott.Ginetta Perrone
Presidente Scienza &Vita ingauna"


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 Oggetto del messaggio: Re: Ideologia contro la famiglia
MessaggioInviato: 29/01/2009, 15:19 
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Da "Verità e Vita"

(e notizie Pro-Life):


"giovedì 29 gennaio 2009
Mons. Fisichella ha letto la Dignitas Personae?

Inaugurata in pompa magna a Roma al Sant'Andrea la "prima struttura pubblica in Italia dove sarà possibile la diagnosi pre-concepimento direttamente sugli ovociti". Secondo il professor Massimo Moscarini la struttura è "una speranza per le donne affette da malattie genetiche e che rischiano di trasmetterle ai figli. Al Sant'Andrea potranno rivolgersi sia le pazienti che desiderano una Fivet sia quelle che vogliono una Icsi ... Rispetteremo la legge 40: la nostra peculiarità sarà la diagnosi preconcepimento su ovocita, per poi selezionare quelli migliori».



Fin qui la notizia non pare particolarmente significativa: è la concorrenza tra pubblico e privato (qualche privato ha già presentato un esposto alla Procura ...)


Ma ecco la sorpresa: qualche vescovo tifa per la sanità pubblica! Così l'articolo de "Il Tempo":
"Un approccio benedetto - anche in senso stretto - da monsignor Rino Fisichella: «Un centro come questo - ha detto il presidente della Pontifica Accademia per la Vita - sta studiando una via alternativa, intervenire direttamente sulla cellula, quindi è previo all'elemento che crea conflitto tra scienza ed etica».


Secondo "Il Riformista" l'alto prelato avrebbe aggiunto: "Credo profondamente nella scienza e penso che uno scienziato, credente o no, possa raggiungere finalità' importanti per il bene dell'umanità. Ma anche la scienza deve avere delle regole, specialmente quando si toccano temi importanti come quelli della vita e dell'etica, per i quali serve un confronto. Al Sant'Andrea determinati principi vengono rispettati e il rapporto medico-paziente è positivo. E' la dimostrazione che la sanità pubblica italiana funziona".


Aspettiamo smentite!
Un vescovo che benedice un centro per la FIVET e la ICSI? Che mostra di credere che la selezione degli ovociti (al posto della selezione degli embrioni) - pratica espressamente vietata dalla Dignitas personae! - risolva ogni problema?


La benedizione che - pare - mons. Fisichella ha dato alla struttura servirà anche a benedire gli embrioni che saranno prodotti e che moriranno in quella struttura?


Giacomo Rocchi
Pubblicato da giacomo rocchi a 11.06
Etichette: dignitas personae, fecondazione artificiale, Fisichella, legge 40, selezione ovociti
0"


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