3.11 Un nuovo modello di umanità
La sepoltura cristiana divenne abbastanza presto occasione per affermare aspetti della fede e allo stesso tempo per richiamare i vivi ad una vvita memore e consapevole dei valori della spiritualità cristiana.
Nelle iscrizioni sulle tombe e anche in alcune raffigurazioni si esprime una visione della vita idealizzata secondo la speranza cristiana: il capovolgimento dei valori annunziati dalla fede si proietta in un modello di umanità nuovo. A donne e bambini vengono attribuite qualità che la tradizione pagana riservava agli uomini e potenti: il bambino o il giovinetto è ricordato per la sua saggezza pari a quella dell'anziano; la fanciulla per la sua fortezza, mentre viceversa, all'uomo, non di rado sono attribuiti la castità, l'innocenza, il pudore.
Così, anche il titolo di servo, famulus, specificato dal genitivo d'appartenenza Dei (servo di Dio), viene progressivamente a definire il clero e anche i nobili se lo attribuiscono con prestigiosa umiltà. Il più forte servus Dei, finisce per designare il Papa. Al femminile, ancilla Dei, può designare sia una vergine consacrata che una sposa o fanciulla. In definitiva la "città dei defunti" fa da specchi al sentire e al vivere dei cristiani. La vita e la morte appaiono in stretta connessione, orientate all'unica meta definitiva dalla quale si irradia la pace senza fine per i giusti: Cristo risorto.
Stele di Antifone, III sec d.c., da Sant'Apollinare in Classe, Ravenna, Museo Arcivescovile
Stele di Valeria Maria, III sec d.c., da Sant'Apollinare in Classe, Ravenna, Museo Arcivescovile
Epigrafe di Flavio Anastasio, IV sec d.c., da Sant'Apollinare in Classe, Ravenna, Museo Arcivescovile
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