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3.10 La vita nella morte

   Tertulliano dice espressamente che i cristiani, nella commemorazione dei defunti, sosituivano l'anniversario della nascita con quello della morte (De Cor. 3,3) poiché questo giorno, specialemtne nel caso dei martiri, f considerato il giorno della nascita alla vita nuova e come memoria di questa nascita fu celebrato (dies natalis). Significativo in tal senso un brano del racconto del Martirio di Policarpo (164 circa): "... Potemmo raccogliere le sue ossa più preziose delle gemme di molto valore e le ponemmo in un luogo conveniente. Appena possibile [...] il Signore ci concederà di celebrare il giorno natalizio del martire per il ricordo di quelli che hanno combattuto prima e per preparare e incoraggiare quelli che combatteranno" (Cipriano, Sulla mortalità, 20).



Lastra funeraria, in marmo, raffigurazione di ancora, IV sec. d.c ., dalla catacomba di Priscilla, via Salaria Nova, Roma. Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.
Lastra funeraria, in marmo, raffigurazione di ancora, IV sec. d.c ., dalla catacomba di Priscilla, via Salaria Nova, Roma. Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.

La lastra marmorea, ricomposta da tre frammenti, presenta ancora, lungo uno dei margini, abbondanti porzioni della malta che era servita per sigillare un loculo. Dell'apparato epigrafico rimane esclusivamente il disegno profondo e rubricato di una grande ancora. Il segno esprime in tutta la sua portata la forza e la semplicità del messaggio salvifico: la certezza e la sicurezza del Cristo vittorioso sulla morte, presente in una delle immagini più tipiche e diffuse del linguaggio simbolico paleocristiano.



Coperchio di sarcofago frammentario, in marmo pario, IV sec. d.c ., dal cimitero maggiore, via Nomentana, Roma. Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.
Coperchio di sarcofago frammentario, in marmo pario, IV sec. d.c ., dal cimitero maggiore, via Nomentana, Roma. Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.

L'alzata del coperchio di sarcofago reca scolpite a bassorilievo una teoria di figure simboliche e scene bibliche, secondo la tipologia ben collaudata nella plastica paleocristiana del "fregio continuo". Procedento da sinistra verso destra si riconoscono: il buon pastore, una figura femminile orante, la cacciata dei progenitori (Genesi 3, 3,1-13), la resurrezione delle "ossa aride" raccontate da Ezechiele (Ez 37,1-10). La sequenza delle immagini vuole esprimere il concetto di salvezza, prima attraverso la menzione delle due immagini simbolo (orante/buon pastore), poi attraverso l'evocazione della felix culpa (Adamo ed Eva) ed infine con la prefigurazione vetero-testamentaria della resurrezione della carne (visione di Ezechiele).



Lastra funeraria, prima metà del IV secolo dC. Pontificia Commissione di Archeologia Sacra (immagine non presente).

La lastra reca sui bordi ampie tracce della malta usata per sigillare il loculo. L'iscrizione è molto semplice e restituisce il solo nome del defunto (Iulia/nus), distribuito su due linee; accanto l'immagine un'ancora, disposta orizzontalmente, a metà fra le due linee di scrittura.



Lastra funeraria, in marmo, IV sec. d.c., dalla catacomba di Priscilla, via Salaria Nova, Roma.
Lastra funeraria, in marmo, IV sec. d.c., dalla catacomba di Priscilla, via Salaria Nova, Roma.

Si tratta di una lastra marmorea, utilizzata come chiusura di una sepoltura. Su di essa sono incisi due volatili disposti araldicamente ai lati di un ramoscello estremamente stilizzato. Il piccolo insieme figurato vuole alludere in maniera simbolica ad una generica situazione salvifica ed oltremondana attraverso la ricostruzione di un paradiso semplice ed ameno connotato da alberi e popolato da volatili.



Lastra funeraria, in marmo, raffigurazione di Daniele tra i leoni, IV sec. d.c., dalla catacomba di Priscilla, via Salaria Nova, Roma. Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.
Lastra funeraria, in marmo, raffigurazione di Daniele tra i leoni, IV sec. d.c., dalla catacomba di Priscilla, via Salaria Nova, Roma. Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.

La lastra presenta un'incisione raffigurante l'episodio biblico assai diffuso nell'arte cristiana delle origini, di Daniele tra i leoni. Il profeta è rappresentato in atteggiamento di orante, abbigliato con una sorta gonnellino schematicamente panneggiato da pieghe dritte. La scena rappresenta uno degli episodi biblici con esito salvifico più sfruttati nell'arte delle catacombe, dove appare assai precocemente per esprimere il martirio sventato e per indicare, in maniera paradigmatica, la forza divina della salvezza.



Lastra funeraria, IV sec. d.c., dalla catacomba di Priscilla, via Salaria Nova, Roma. Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.
Lastra funeraria, IV sec. d.c., dalla catacomba di Priscilla, via Salaria Nova, Roma. Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.

Una semplice composizione figurata incisa, con un volatile di difficile identificazione (colomba?) e un grappolo d'uva rappresenta qui il paradiso.



Lastra funeraria, prima metà del IV sec. d.c. Pontificia Commissione di Archeologia Sacra (immagine assente).

La lastra ricomposta da quattro frammenti perfettamente combacianti, presenta al centro un'incisione costituita da un'ancora a cui si affiancano due stelle a sei punte. La curiosa congiunzione sembra suggerire due diversi intenti espressivi, che assai spesso coesistono in queste composizioni incise: da un lato, il significato esoterico della pax marina e, dall'altro, quello puramente paradisiaco, che ricorre al rarissimo riferimento all'al di là inteso come firmamento.




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