3.7 Incomprensioni e conflitti
Un testo famoso di Tertulliano (Apologeticum, 7,1) ci riferisce una serie di calunnie circolanti nei riguardi dei cristiani alla fine del II, - inizi del III secolo. "Si dice che siamo scelleratissimi a causa di un rito consistente nell'infanticidio, a causa del pasto che ne traiamo e delle orge incestuose dopo il banchetto...". L'origine di così gravi pregiudizi si trova probabilmente nel fraintendimento di parole e di gesti del culto e della vita della comunità cristiana. Ma abbiamo notizie di altre sconcertanti accuse che circolavano a lungo a livello di opinione pubblica: di adorare una testa d'asino, di praticare la magia, di disprezzare la vita presente, di essere ignoranti. Le più grossolane delle dicerie vanno decadendo progressivamente, altre permangono a lungo. Tra queste ultime una delle più radicate consiste nel ritenere i cristiani responsabili di ogni sciagura che colpisca l'Impero sia di ordine storico che di ordine naturale. Le divinità tradizionali private del culto avrebbero tolto a Roma e all'impero e manifestato il loro sdegno. Attraverso questa strada si giunge ai motivi più profondi di conflittualità: i cristiani, non seguendo le tradizioni degli antichi (mores maiorum), appaiano come gente che si isola politicamente e religiosamente dalla società circostante.
La reazione di fronte alla nuova religione diviene inevitabilmente conflittuale e raggiunge il livello politico. L'accusa di ateismo sfocia in quella di sacrilegio e di lesa maestà. In un quadro in cui l'attrazione che esercita il Cristianesimo è ricca di freschezza, ma in cui serpeggia l'incomprensione, si registrano episodi sparsi di autentica persecuzione che, a partire da Nerone, si susseguono fino alla metà del III secolo.
I sec. d.c., da Barking Hall, Suffolk, UK, British Museum
Statuetta di bronzo di un imperatore con armatura, probabilmente Nerone rappresentato come Alessandro Magno. La figura presenta un'elaborata lavorazione ad agemina in argento, rame e niello.
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