3.4 Il cippo di Abercio
L'iscrizione era originariamente incisa in tre registri per un totale di 34 linee; si conserva per circa un terzo, ma si è potuto ricostruire quasi completamente grazie all'aiuto di un'epigrafe di formulario identico (quella di un Alexandros) e numerosi codici manoscritti che hanno tramandato una vita greca di Abercio.
"Cittadino di eletta città, mi sono fatto [monumento] da vivo, per avere qui nobile sepoltura del mio corpo, io di nome Abercio, discepolo del casto pastore che pascola greggi di pecore su monti e in pianura, che ha grandi occhi, che dall'alto guardano dovunque. Egli infatti mi insegnò [...] scrittura degne di vita e mi inviò a Roma a contemplare il regno e vedere la regina in aurea veste e aurei calzari. Vidi là un popolo che porta un splendido sigillo, vidi anche la pianura e tutte le città della Siria [anche] Nisibi oltre l'Eufrate. Dovunque poi ebbi confratelli, avendo Paolo compagno di viaggio. La fede ovunque [mi] guidava e [mi] presentò per cibo dvunque un pesce [derivato] dalla fonte, immenso, puro, che una casta vergine concepì questo [la Fede] diede a mangiare agli amici sempre, avendo un vino eccellente, che mesceva con pane. Queste cose in mia presenza dissi io Abercio che così si scrivessero, mentre per verità mi trovavo nel 72° anno. Queste cose chi comprende e sente come me, preghi per Abercio. Nessuno poi nella mia tomba porrà un altro. Se no, pagherà all'erario dei Romani 2000 aurei e all'ottima patria Hieropolis 1000".
Hammam, 3,5 km. Circa a sud di Geropoli (Turchia), Musei Vaticani Lapidario cristiano ex Lateranense, 170-200 circa dC.
Notevole risulta il fatto che in linguaggio criptico (cioè comprensibile solo a chi possiede la chiave interpretativa delle espressioni usate) non differisce in nulla da quello in voga presso i culti misterici allora diffusi (esempio Cibale).
Si tratta di un testamento spirituale in cui Abercio riassume tutta la sua esperienza di fede cristiana attraverso metafore ed espressioni simboliche dense di significato dogmatico. Il testo è diviso in tre parti, disposte in tre diversi parti dell'ara, che ripercorrono idealmente la vita spirituale di Abercio:
- nella prima, linee 3-6, egli si ritiene discepolo del Buon Pastore, cioè Cristo, che in quanto Dio è onniveggente, dal quale dice di aver appreso le verità della Fede;
- nella seconda, che è la più importante per contenuto, nelle linee 7-12, Abercio descrive il suo viaggio a Roma dove conobbe il centro della Chiesa universale, manifestatosi come una regina vestita d'oro e un popolo, cioè la comunità cristiana, munito dello splendido sigillo "battesimale" della fede cristiana; nella linea 17, l'apostolo Paolo è il compagno spirituale di Abercio; nelle linee 18-26, la Fede lo guidò ovunque e gli diede come nutrimento il Pesce mistico, nel quale è da riconoscere l'immagine di Cristo sotto forma di acròstico: Iesùs Christòs Theòu Uiòs Sotèr (Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore) concepito dalla Vergine casta (Maria), sotto forma di vino e pana (l'Eucarestia).
- nella terza parte, linee 31-34, Abercio invita i fedeli a pregare per lui (preghiera per i morti), e, secondo un formulario consueto anche all'epigrafia pagana, intima una pena pecuniaria da pagarsi all'erario di Roma e di Geropoli nel caso di violazione del sepolcro. La notevole entità di tale multa, 3000 aurei, corrispondente a circa 22 chili d'oro, poteva dipendere sia dalla dignità episcopale di Abercio che dal desiderio di dissuadere in anticipo i male intenzionati.
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