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3.3 Il sincretismo pagano

Rilievo di divinità alessandrine in marmo, II sec d.c., da Via della Conciliazione, Roma, Musei Capitolini.    Rilievo di divinità alessandrine in marmo, II sec d.c., da Via della Conciliazione, Roma, Musei Capitolini. Di fronte al Cristianesimo, il paganesimo non tentò solo la via delle persecuzioni, ma talvolta provò a inglobare lo stesso Cristianesimo nel sistema religioso tradizionale, alla pari di un culto misterico o di una disciplina mistico-filosofica. Un esempio è descritto nella biografia dell'imperatore Alessandro Severo (222-235 d.C.): egli avrebbe avuto un larario in cui venerava le immagini degli imperatori divinizzati, di Alessandro Magno, di Apollonio di Tiana (un filosofo che avrebbe anche compiuto miracoli, molto caro alla famiglia imperiale) di Cristo, di Abramo e di Orfeo. Anche se questa notizia è abbastanza fantasiosa, si specchia tuttavia una certa tolleranza e un certo interesse che l'imperatore nutriva verso l'Ebraismo e verso il Cristianesimo, ma allo stesso tempo testimonia il tentativo di assimilare o avvicinare i fondatori dei due grandi monoteismi (Cristo e Abramo) ai maestri che venivano considerati come l'apice del pensiero religioso e morale della tradizione classica (Apollonio e Orfeo).


Forme antiche e nuovi significati

   Il Cristianesimo, da canto suo, mentre si impose come novità assoluta rispetto al circostante contesto culturale e religioso, utilizzò linguaggi e strumenti espressivi dell'ambiente dove penetrò, rendendo così, comunicabili e familiari i suoi contenuti. L'educazione e la forma mentale del cristiano non sono solitamente differente da quelle del pagano; egli interagisce costantemente con l'ambiente in cui vive e usa spesso anche a scopo religioso formulari proprio della consuetudine pagana. Ciò che muta è il significato assunto da immagini e forme che viene ad identificarsi di volta in volta con una verità della nuova fede.

Stele funeraria di Licinia Amias. Roma, Museo Naz. Romano. Inizio del III sec. dC (foto assente) Stele sepolcrale di Julia Calliste, in marmo, II sec d.c., provenienza ignota, Musei Vaticani




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