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3.2 Il sacello di s. Martino ai Monti a Roma

   Caratteristica del paganesimo dei primi secoli dell'era cristiana era la tendenza al sincretismo, unificare -cioè- le diverse divinità, ad attribuire titoli e caratteristiche delle une alle altre, ad associare culti differenti. A Roma in via Giovanni Lanza, nei pressi di s. Martino ai Monti, fu scavata nel 1885 una ricca casa tardo-antica. In essa venne alla luce un sacello: vi erano contenuti una statua di Iside-Fortuna e una ventina di piccole sculture raffiguranti diverse divinità. Oltre alle base di tre statuette dei Lari e di un Genio -elementi fondamentali del culto privato in ogni casa romana- erano presenti immagini di divinità associate a Iside (Serapide e Arpocrate) o comunque presenti in culti misterici, e infine divinità del Pantheon tradizionale (Eracle e Afrodite). I vari culti ricavavano sostegno reciproco dalla loro coalizione rafforzando l'identità pagana, messa in dubbio dal monoteismo cristiano.

Statua di Iside. Roma, Musei Capitolini, II sec. dC. Statua di Iside. Roma, Musei Capitolini, II sec. dC.

La statua riproduce Iside secondo l'iconografia impiegata in età greco-romana per le immagini di Fortuna, la divinità che impersonava la mutevolezza delle sorti umane, dispensatrice di benessere. L'assimilazione di Iside alla Tyche-Fortuna evidenzia uno degli aspetti più rilevanti della sfera di competenze della dea egizia, quella di "dominare il destino".




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