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Origini cristiane: mostra "dalla Terra alle Genti"

La mostra è articolata in quattro sezioni:

1 La terra di Palestina al tempo di Gesù

2 I viaggi dell'evangelizzazione

3 Le comunità cristiane tra II e III secolo

4 I segni della presenza e della vita dei cristiani



1. Dalla terra alle genti.
La diffusione del Cristianesimo nei primi secoli.

Logo Dalla Terra alle Genti      "I cristiani non si distinguono dagli altri uomini né per territorio né per lingua né per vestiti. Essi non abitano città loro proprie, non usano un linguaggio particolare, né conducono uno speciale genere di vita. La loro dottrina non è conquista di genio irrequieto di uomini indagatori; né professano, come fanno alcuni, un sistema filosofico umano. Abitano in città greche o barbare, come a ciascuno è toccato in sorte, ed adattandosi agli usi del paese, nel vestito, nel cibo e in tutto il resto del vivere, danno esempio di una loro forma di vita sociale meravigliosa che, a confessione di tutti, ha dell'incredibile. Abitano la loro rispettiva patria, ma come gente straniera; partecipano a tutti i doveri come cittadini e sopportano tutti gli oneri come stranieri. Ogni terra straniera è patria per loro e ogni patria è terra straniera. Si sposano come tutti gli altri e generano figli, ma non espongono i nati. Hanno comune la mensa, ma non il letto. Vivono nella carne ma non secondo la carne. Passano la loro vita sulla terra, ma sono cittadini del cielo. Obbediscono alle leggi stabilite, ma con il loro tenore di vita superano le leggi. Per dirla in una parola, i cristiani sono nel mondo ciò che l'anima è nel corpo".

Questo brano della lettera di un cristiano anonimo del II secolo dC indirizzata a un pagano di nome Diogneto descrive in modo vivo ed attuale i caratteri dell'esperienza cristiana delle origini e il suo sorprendente contenuto di novità in un mondo che cristiano non era.


2. Dalla terra ...

     Dio si fa conoscere all'uomo entrando nel tempo, manifestandosi come principio e fine di esso: nel tempo infatti si rivela la comprensione del suo disegno di salvezza.
L'ingresso di Dio nella storia si identifica con la scelta di un popolo, "il più piccolo tra tutti i popoli": Israele (Dt 7,7). E' in mezzo a questo popolo che Dio stesso diventa presenza umana tra gli uomini: "Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò suo figlio nato da donna, nato sotto la legge" (Gal 4,4). Presenza umana, integralmente umana: leale con tutte le condizioni del momento storico e del contesto culturale in cui ha scelto di manifestarsi, il Mistero si rende umanamente accessibile e incontrabile.
La prima sezione presenta testimonianze archeologiche della realtà giudaico-palestinese ai tempi di Gesù.
Nella sezione dedicata alla tradizione scritta vengono esposte le foto dei papiri della grotta 7 di Qumran, tra cui il 7Q5, identificato con Mc 6,52-53, la cui datazione viene collocata a prima del 68 d.C. Siamo così di fronte a una datazione "alta" della redazione dei Vangeli, in tempi così vicini agli avvenimenti narrati da attestarne il valore di testimonianza fedele di ciò che Gesù Cristo "durante la sua vita tra gli uomini effettivamente insegnò e operò" (Dei Verbum 19).


3. ... Alle genti
"Andate e predicate a tutte le genti. [...] Ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo" (Mt 28,19ss.)

Frammento di sarcofago con la Nave Mistica, IV sec d.c., da muro di Spoleto, Museo Pio Cristiano.      L'avvenimento di Cristo investendo la vicenda dell'uomo ha generato un flusso umano ininterrotto: il popolo cristiano. L'appartenenza al popolo di Dio (che nell'Ebraismo aveva fondamento etnico, cioè si era ebrei per nascita) si caratterizza in modo nuovo come coscienza di essere membra, attraverso il battesimo, del Corpo mistico di Cristo, Suo prolungamento nella storia. E' la certezza di questa Presenza che conduce i primi Dodici lungo le strade di tutto l'impero a portare l'inconcepibile annuncio: "Il Verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi" (Gv 1,14).
Elemento fondamentale nella coscienza dei primi cristiani è il considerarsi depositari di una risposta globale e definitiva all'attesa di salvezza di ogni uomo: "Perché Cristo è apparso come redentore dell'umanità intera, perciò anche il Suo corpo, per essenza, tende ad includere l'umanità intera" (K. Adam). Emblematici di questa coscienza risultano i viaggi apostolici della prima evangelizzazione documentati nella seconda sezione della mostra. Si assiste così al formarsi rapidissimo di comunità cristiane in tutto il mondo allora conosciuto: oikumene (terra abitata).
Queste comunità sono caratterizzate da un nuovo tipo di vita, sinteticamente indicato dalla parola koinonia (comunione). La loro vita è descritta negli Atti degli Apostoli in termini di assoluta fraternità, intorno al centro vitale della frazione del pane: "la moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuor solo ed un'anima sola e nessuno diceva sua proprietà quella che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune".


4. Vagliate tutto, trattenete il valore.

     Dall'incontro con la novità di Cristo scaturisce una nuova coscienza del reale, protesa a scoprire in ogni cosa il legame con il suo fondamento, poiché "Da lui, grazie e Lui e per Lui sono tutte le cose" (Rm 11, 36). Tale unità di coscienza comporta un instancabile impeto di valorizzazione anche di realtà apparentemente distanti: "vagliate ogni cosa, trattenete il valore" (1Ts 5,21). Questo è l'ecumenismo cristiano, grazie al quale Giustino può dire senza presunzione: "Ogni verità detta da qualsiasi uomo appartiene a noi cristiani, perché noi adoriamo il Logos che procede direttamente da Dio" (Giust. II Apol. 13).
Tale atteggiamento emerge chiaramente nelle testimonianze dell'arte figurativa cristiana, largamente documentate nella IV sezione della mostra: si ha infatti la ripresa, rispetto alla tradizione ebraica, di immagini e fatti desunti dall'Antico Testamento, considerati prefigurazione di eventi della vita di Cristo e della Chiesa quali compimento della promessa fatta ad Israele. Anche nei confronti della cultura pagana si ha un atteggiamento tutt'altro che intransigente, teso invece al recupero di valori e simboli della tradizione classica, cui è dato un significato nuovo.
Nella vita delle prime comunità non esiste aspetto dell'esistenza per quanto banale e nascosto che non sia investito di valore eterno, sino al minino dettaglio. Così ogni oggetto, dal più umile (cucchiai, lucerne e vasi), fino al più prezioso e ornamentale (monili, cofanetti, vetri dorati) viene marchiato con simboli cristologici (Chi Rho: le lettere iniziali greche del nome di Cristo). La tensione a riconoscere la dignità ultima di ogni particolare dell'esistenza tocca anche il lavoro: è ben attestata in mostra la molteplicità dei mestieri praticati dai cristiani (dagli osti agli aurighi, dai soldati ai medici). Il cristiano è chiamato a non tirarsi indietro dinanzi ad alcuna professione sia pura la più umile ("non importa che lavoro facciate, importante è che lavoriate", S. Ambrogio), e a viverla come contributo personale alla gloria umana di Cristo.


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