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Selezione naturale |
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SELEZIONE NATURALE
Una bellezza che non si giustifica
Ci sono casi in natura in cui un eccesso di bellezza o grazia, non trovano alcuna giustificazione in un processo evolutivo che -come sappiamo- dovrebbe essere sempre finalizzato.
Il canto dei savidi
"I savidi sono passeracei minuti, grigio-bruni, il più noto dei quali è la Capinera. Essi eccellono per il canto giovanile, che cominciano a solfeggiare alla seconda settimana [...].
Il canto è peculiare di ogni specie, e non ha bisogno di alcun esercizio o apprendimento [...]. In alcune specie il canto compare anche negli animali senza udito, che eseguono, senza ascoltarla, la loro nona sinfonia [...].
Il pettazzurro emette un canto armonioso e complesso, una vera delizia misicale, e lo gorgheggia quando se ne sta tranquillo e rilassato nel suo cespuglio [...] [mentre] quando è impegnato a cantare per qualche scopo, per difendere il territorio da un rivale e per attirare l'attenzione della femmina, la finezza del canto scompare e l'uccellino ripete monotonamente le strofe più forti, senza più grazia, ma stavolta con un intento.
Il canto [...] [quindi] non è certo derivato dalle necessità dell'uccello, che al contrario lo degradano. Per i suoi scopi adattativi, il pettazzurro adulto preleva dal suo vasto repertorio solo alcuni brani chiassosi, e quindi nella lotta per l'esistenza esprime molto meno di ciò di cui egli non disponga" (1).
La bellezza dei fiori
Un altro caso in cui la natura fa sfoggio di grazia e bellezza sono le vivaci policromie e le svariate forme dei fiori, spesso accompagnate
da delicati e caratteristici profumi.
Non sempre le particolari forme, né le sfavillanti colorazioni, né le inconfondibili profumazioni, hanno uno scopo nelle strategie riproduttive miranti ad attirare insetti per farsi impollinare.
Eppure vengono raggiunti livelli estetici senza pari e difficili, oltreché a spiegarsi, anche a descriversi. E' come se nel mondo biologico compaia un ordine estetico autonomo, risultato di uno sviluppo di forze in grado di produrre da sole armonia e bellezza (2).
Allo stesso modo risulta inspiegabile perché le farfalle, siano così belle e appariscenti. La selezione non dovrebbe fare alcunché di inutile ed invano.
Nelle ali delle farfalle si ha la dimostrazione che la natura è stata in grado di creare combinazioni gioiose di forme e colori, che non trovano spiegazione nel principio dell'economia in base al quale l'inutile è inammissibile.
Architetture di silicio
Le diatomee, organismi unicellulari, utilizzano il silicio e l'ossigeno dell'acqua di mare per produrre una sostanza vetrosa con la quale costruiscono minuscole "scatolette" che contengono la loro verde clorofilla. Uno studioso ne esalta sia la bellezza che l'importanza dicendo: "Queste foglie verdi racchiuse in cofanetti costituiscono i nove decimi dell’alimento base di tutto ciò che vive nei mari".
Il valore alimentare delle diatomee è in gran parte dovuto all'olio che esse producono, e che serve anche a farle galleggiare vicino alla superficie dove la loro clorofilla può usufruire della luce del sole.
I loro splendidi cofanetti vitrei, dice questo stesso studioso, si presentano in una "sbalorditiva varietà di forme -circolare, quadrata, romboidale, triangolare, ellittica, rettangolare- sempre squisitamente decorati con incisioni geometriche. Sono filigrane in vetro puro di una finezza tale che, per entrare negli spazi vuoti, un capello umano dovrebbe essere diviso in quattrocento parti nel senso della lunghezza" (3).
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Un gruppo di organismi animali che vivono negli oceani, i radiolari, producono anch'essi una sostanza vetrosa con cui costruiscono "formazioni silicee a raggiera, con lunghi e sottili elementi spiniformi, trasparenti, che si irradiano da una sfera centrale di cristallo". Oppure "puntelli di vetro formano esagoni che sostengono semplici cupole geodetiche".
Riguardo l'ipotetico costruttore microscopico è stato detto: "Questo superarchitetto non si accontenta di una sola cupola geodetica; possiede tre cupole silicee concentriche ricamate a merletto" (4).
Le parole non bastano per descriverne gli splendidi disegni e le perfette geometrie di diatomee e radiolari così come il caso o non basta a spiegarne la loro evoluzione.
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Le spugne sono formate da milioni di cellule scarsamente differenziate. Un testo universitario spiega: "Le cellule non sono organizzate in tessuti od organi, pur esistendo fra di loro un qualche sistema di riconoscimento che le tiene unite e le organizza" (5).
Se si fa passare una spugna attraverso un setaccio finissimo suddividendola così nei suoi milioni di cellule, queste cellule si riorganizzeranno e riformeranno la spugna. Certe spugne costruiscono scheletri vitrei di grande bellezza. Una delle più straordinarie è la Euplectella aspergillum o cestello di Venere che possiamo vedere nella foto a lato.
Al riguardo, uno studioso ha affermato: "Quando osserviamo lo scheletro complesso di una spugna, come quello, formato di spicole silicee, noto come cestello di Venere, la nostra immaginazione rimane confusa. Come è possibile che cellule microscopiche quasi indipendenti abbiano collaborato nella secrezione di un milione di frammenti vitrei e abbiano costruito una struttura tanto bella e complessa? Non lo sappiamo" (6).
Ma una cosa sappiamo: non è probabile che il progetto sia da attribuirsi al caso.
La conclusione di quanto detto finora è una sola: troppa grazia e bellezza contraddice la selezione e l'evoluzione.
***
(1) Giuseppe Sermonti, Dimenticare Darwin Il Cerchio, Rimini 2006, p. 49.
(2) Callois R., L'occhio di Medusa. L'uomo, l’animale, la maschera. Scienza e idee., Raffaello Cortina Editore, 1998.
(3) Rutherford Platt, The River of Life, 1956, p. 116.
(4) L. L. Larison Cudmore, The Center of Life, 1977, pp. 16, 17.
(5) Helena Curtis, Biology, 1983, 4a edizione, p. 484.
(6) David Attenborough, La vita sulla Terra, Rizzoli, 1979, trad. dall’inglese di Libero Sosio, p. 29.
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