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    Selezione naturale

    SELEZIONE NATURALE

    Meraviglie della natura

    Vediamo alcuni dei tanti casi in cui la selezione naturale non è affatto sufficiente per spiegare perché alcune specie oggi hanno determinate caratteristiche.

    Ci sono in natura delle situazioni estremamente peculiari dove una specie si sarebbe evoluta verso delle forme tali da non essere direttamente avvantaggiate ma da avvantaggiare un'altra specie.
    Ad esempio ci sono vespe solitarie il cui maschio non è accettato dalla femmina, perché non ha l'odore specifico; alcune orchidee però lo producono: il maschio si strofina in queste operando così l'impollinazione e, arricchito dell'odore specifico, viene accettato dalla femmina: la vespa femmina si sarebbe evoluta verso una forma che avvantaggia l'orchidea (1).
    Ma la vespa che vantaggio ne avrebbe avuto da questo strano meccanismo?

    Una variante del caso ora descritto è quello di situazioni in cui una specie si evolve in una maniera molto peculiare senza alcun apparente vantaggio immediato. Il vantaggio lo avrà, però, alla fine del processo evolutivo. Qui vale la "massima" che afferma che la costanza viene premiata. Esiste, ad esempio, una particolare specie di orchidea priva di nettare che quindi non può attirare insetti con tale espediente per attuare l'impollinazione; allora l'orchidea ha modificato gradualmente ed in tempi lunghissimi le corolle in modo che forma, colore ed in particolare l'odore fossero quelle di una particolare specie di vespa femmina. L'orchidea australiana Chiloglottis trapeziformis, studiata da un gruppo di ricercatori australiani e tedeschi, infatti imita alla perfezione il feromone femminile della vespa Neozeleboria cryptoides.
    I feromoni sono composti chimici utilizzati da molti insetti per attirare i componenti del sesso opposto, o per tracciare una via che altri componenti della colonia devono seguire per trovare il cibo. Attirata dal profumo, la vespa si posa sull'orchidea e tenta di accoppiarsi con essa. Infatti l'orchidea ha anche messo a punto un labello (una specie di protuberanza) che imita quasi alla perfezione l'addome della femmina di quel tipo di vespa. Il maschio si lancia sul labello dell'orchidea e tenta di accoppiarsi. Il labello, a questo punto, si capovolge insieme portando il maschio di vespa proprio nelle sacche di polline, ricoprendo la vespa. Accortosi dell'errore, questi lascia andare il labello (che può così tornare nella sua posizione originaria) e vola via, solo per essere ingannato da un'altra orchideache le consentirà di essere impollinata.
    Il composto, chiamato dai ricercatori chiloglottone, è mirato specificamente a una sola specie di vespa. Ma c'è un problema: se il maschio della vespa incontra una vespa femmina "vera", a quel punto si ridurranno le probabilità per le orchidee di essere impollinate. E, allora, sapete cosa ha "studiato" l'orchidea, che vuole comunque riprodursi? Semplice: fiorisce di norma 2-3 mesi prima del periodo in cui le femmine possono accoppiarsi e producono il feromone, ottenendo così comunque il loro scopo. Tutti questi meccanismi evoluti insieme con un unico obiettivo, ingannare efficacemente la vespa: c'è davvero una premeditazione ed un finalismo che sembrano davvero inproponibili da realizzare in maniera del tutto casuale. I ricercatori, che hanno pubblicato la ricerca sulla rivista scientifica Science, fanno notare che in questo "affare" l'unica che ci guadagna è l'orchidea, mentre la vespa perde tempo ed energia per inseguire femmine inesistenti (2).

    La lingua del picchio è una "complessità irriducibile". Il noto uccellino ha una lingua lunga 15 centimetri, quanto il suo corpo. Dove la tiene? La tiene arrotolata attorno al cranio, come una fionda. La cosa stupefacente è che la lingua parte dal becco all'indietro, gira attorno al cranio e ritorna al becco dalla parte opposta. Ora, non è possibile che una lingua così straordinaria si sia "evoluta" per gradi. Il solo fatto che sia rivolta all'indietro avrebbe reso impossibile la nutrizione a generazioni di progenitori del picchio, finchè l'apparato non avesse raggiunto la necessaria lunghezza.

    Altro caso: il limulus, una specie di granchio corazzato che vive sulle coste dell'Atlantico. Essere "primitivo", cugino degli antichissimi trilobiliti (estinti da milioni di anni), è considerato un fossile vivente, presente in strati fossili da 300 milioni di anni (e sempre uguale). Di recente s'è scoperto che gli gli occhi del limulus, di notte, aumentano il loro potere visivo di un milione di volte. Non sono affatto occhi "primitivi". Al contrario: sono più sofisticati degli apparecchi elettronici a visione notturna usati per scopi militari. Ciò che vediamo in natura è uno scoppio di fantasia progettistica (3).



    ***
    (1) Chauvin, La biologie de l'esprit, pp. 75-76 in Marcozzi, Alla Ricerca dei nostri predecessori, p. 30.
    (2) Focus.it.
    (3) Maurizio Blondet, Darwin alle corde? tratto da Il Timone, n. 10 Novembre/Dicembre 2000.