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Paleontologia e filogenesi |
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FILOGENESI
Il mito dell'evoluzione del cavallo (1)
Fino a non molto tempo fa, un'immaginaria sequenza dell'evoluzione del cavallo era avanzata come la principale testimonianza fossile della teoria evoluzionista. Oggi, tuttavia, molti evoluzionisti ne ammettono apertamente l'infondatezza. L'evoluzionista Boyce Rensberger, nel corso di un simposio tenutosi nel 1980 presso il Museo di Storia Naturale di Chicago, ha affermato che tale scenario non trova conferme nelle testimonianze fossili e che in questo caso non è possibile parlare di processo evolutivo:
Il popolare esempio dell'evoluzione del cavallo, che suggerisce una graduale sequenza di cambiamenti da una creatura con quattro dita delle dimensioni di una volpe fino all'animale odierno, molto più grande e con una sola unghia, si è già da molto tempo rivelato errato. In luogo di cambiamenti graduali, i fossili di ogni specie intermedia appaiono completamente distinti, persistono immutati e quindi si estinguono. Le forme transizionali sono sconosciute (2).
Il famoso paleontologo Colin Patterson, direttore del Natural History Museum of England, dove ancora si mostravano gli schemi dell'"evoluzione del cavallo", ha detto riguardo a questa pubblica esposizione allestita presso il pianterreno del museo:
Sono circolate una terribile quantità di storie, le une più fantasiose delle altre, sulla reale natura della vita. L'esempio più famoso, ancora in mostra al piano sottostante, è l'esibizione dell'evoluzione del cavallo, risalente a circa cinquant'anni orsono. E' stata presentata come l'esatta verità dalla tradizione manualistica. Ora, io ritengo che ciò sia deplorevole, in particolare quando coloro che diffondono questo tipo di storie possono essere consapevoli della natura speculativa di alcune di esse (3).
Qual'è allora lo scenario per "l'evoluzione del cavallo"? Tale descrizione fu preparata grazie ai falsi documenti compilati sulla base della sistemazione sequenziale di fossili di specie distinte che, secondo la forza d'immaginazione degli evoluzionisti, sarebbero vissuti in India, Sudafrica, Nord America ed Europa. Esistono più di venti tabelle sull'evoluzione del cavallo proposte da differenti ricercatori. Gli evoluzionisti non sono riusciti a raggiungere un comune accordo sul problema di questi alberi genealogici, che, tra l'altro, sono in totale disaccordo tra loro. Il solo punto in comune è la credenza che una creatura della taglia di un cane detta "Eohippus", vissuta nel periodo eocenico, cioè 55 milioni di anni fa, sia il progenitore del cavallo (Equus). Le ipotetiche linee evolutive dall'Eohippus all'Equus sono, tuttavia, del tutto inconsistenti.
Lo scrittore evoluzionista Gordon R. Taylor illustra questa verità poco conosciuta nel suo libro The Great Evolution Mistery:
"Ma forse la più grave debolezza del darvinismo è la mancanza di paleontologi in grado di trovare filogenesi convincenti o sequenze di organismi capaci di dimostrare i maggiori cambiamenti evolutivi... Il cavallo è spesso citato come l'unico esempio compiuto. Ma il fatto è che la linea dall'Eohippus all'Equus è molto irregolare. E' addotta per mostrare un continuo incremento di dimensioni, ma la realtà è che alcune varianti erano più piccole dell'Eohippus, non più grandi. Esemplari provenienti da fonti differenti possono essere riuniti in una sequenza all'apparenza convincente, ma non vi è prova sufficiente a confermare che essi fossero disposti secondo questo ordine temporale" (4).
Tutti questi fatti dimostrano chiaramente come le tabelle sull'evoluzione del cavallo, presentate come una delle più solide prove a favore del darvinismo, non siano altre che favole fantastiche ed implausibili.
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(1) Tratto da H. Yahya, L'inganno dell'evoluzione, cap. 5.
(2) Boyce Rensberger, Houston Cronicle, 5 novembre 1980, p. 15.
(3) Colin Patterson, Harper's, febbraio 1984, p. 60.
(4) Gordon Rattray Taylor, The Great Evolution Mistery, Abacus, Sphere Books, Londra 1984, p. 230.
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