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    Logica e Fisica

    LOGICA

    Le toutologie dell'evoluzionismo

    Anche a livello di logica le teorie evoluzionistiche non si auto-sostengono; esse infatti si basano su una serie di tautologie:
    1. Chi ha maggior successo riproduttivo? Il più adatto; ma chi è il più adatto? Chi ha maggior successo riproduttivo (1). Nonostante tutto, questa affermazione in senso darwiniano è stata assunta come una legge naturale ed ha acquisito i caratteri di perentorietà ed incontraddicibilità come una definizione, così da conferire al darwinismo quell'assolutismo dogmatico che lo vorrebbe porre come dottrina incontestabile. Comunque non sarebbe stato sostenibile il caso di un tipo più adatto che sopravviva peggio!
    2. Chi è li più evoluto? Chi, nei tempi lunghi se l'è cavata meglio; ma chi se l'è cavata meglio? Il più evoluto (2).
    3. Gli individui più adatti a sopravvivere hanno una migliore probabilità di sopravvivere di quelli che non sono così ben adatti a sopravvivere (3).
    A rendere più bizzarra questa logica di ragionamento ci sono varie personalità che hanno offerto il loro contributo, come il premio nobel per la biologia Francis Crick che ha affermato che la selezione naturale "permette che avvengano miglioramenti, e se la complessità è vantaggiosa - come spesso è - porterà, a lungo andare, verso organismi sempre più complicati".

    Inoltre per includere nella "logica evoluzionistica" tutti i casi presenti in natura, si tenta di giustificare in termini evolutivi anche quei casi in cui l'evoluzione non è stata perseguita, anzi la natura è andata in direzione opposta; si è così inventata l'evoluzione regressiva e lo stesso Darwin con estrema serenità ha affermato che "il risultato finale [della selezione naturale] sarà stato generalmente un progresso nell'organizzazione; in pochi casi, invece, avrà costituito un regresso" (5). Questa affermazione è in aperta contrapposizione con tutte le premesse dell'evoluzione adattativa.

    Quindi tutto il problema evoluzionistico viene risolto da un "come spesso è" che spiegherebbe parte dei casi che avvengono in natura. Ed i restanti casi che non trovano riscontro nelle affermazioni di cui sopra? Qui l'assioma "l'eccezione conferma la regola" decisamente non è applicabile. Nel campo scientifico si deve necessariamente affermare che l'eccezione invalida la regola.

    Da parte degli evoluzionisti si è soliti affermare che i phila aventi un comune filogenesi sono quelli più simili fenotipicamente ed anche genotipicamente, ma ciò e naturale visto che il fenotipo è prodotto del genotipo; se il codice genetico è universale, cioè tutti i phila sono stati scritti con lo stesso linguaggio di programmazione, è naturale che quanto più simili sono le varie espressioni fenotipiche tante meno differenze si riscontreranno nei genomi rispettivi.

    Come dire: se l'uomo somiglia di più alla scimmia che non al lombrico, il programma che serve per costruire l'uomo e la scimmia (guarda caso) saranno più simili che non il programma dell'uomo e del lombrico.

    Ma di qui a dire che da questa evidenza ne deriva la dimostrazione dell'evoluzione è un passo troppo lungo.

    Fortunamente non tutti soggiacciono al diffuso modo di pensare dell'evoluzionismo: Remy Gauvin, professore alla Sorbona e uno dei maggiori biologi ed etologi dei nostri tempi, afferma che "il neodarwinismo non è che un insieme di tautologie, che possono soddisfare solo i più ingenui".(4).



    ***
    (1) G. Sermonti e R. Fondi, Dopo Darwin, Critica alle teorie evoluzionistiche, Rusconi, p. 41.
    (2) Cfr. ibid., p. 41.
    (3) Cfr. ibid., p. 35.
    (4) Rémi Chauvin, La biologie de l'esprit, Rocher, Munich 1985, p. 19.
    (5) Charles Darwin, L'origine delle specie, 1859 e 1872, p. 300.