Filogenesi

FILOGENESI

I "mitici" anelli di congiunzione (1)

A livello paleontologico la situazione esistente oggi rispetto ai giorni di Darwin non è cambiata di molto. La testimonianza dei fossili è ancora quella descritta alcuni anni fa dallo zoologo D'Arcy Thompson nel suo libro On Growth and Form (Crescita e forma): "L'evoluzione darwiniana non ci ha spiegato in che modo gli uccelli discendono dai rettili, i mammiferi dai primi quadrupedi, i quadrupedi dai pesci, o i vertebrati dagli invertebrati. [...] Andare in cerca di anelli di congiunzione per colmare le lacune significa cercare invano, per sempre".

Filogenesi dei vertebrati
Volendo rimanere anche solo a livello dei vertebrati, che sono ampiamente documentati a livello fossile ed ampiamente studiati, si può affermare che non vi è traccia alcuna di una continuità dimostrata fra le varie classi.

Prendiamo in esame il classico schema del continuum evolutivo -che vede il succedersi dai primi pesci agli anfibi, da questi ai rettili trasformatisi in uccelli ed in mammiferi- ed analizziamolo meglio. Nel Siluriano compaiono i primi Gnatostomi; la complessa ristrutturazione che subisce l'apertura boccale con il passaggio delle ossa dell'arco orale da un piano bidimensionale (tipico degli Agnati) ad un piano tridimensionale, all'arretramento della posizione del punto articolare con la conseguente scomparsa di uno o più archi scheletrici (con le relative camere branchiali) non trova riscontro in una documentazione fossile che mostri la graduale trasformazione.

Verso la metà dell'era Paleozoica, dal Devoniano in poi, nei mari apparve quasi improvvisamente un altro importante e significativo gruppo di vertebrati, i Placodermi. Questi animali a differenza dei preesistenti e più primitivi Ostracodermi presentavano una caratteristica innovativa che sarebbe stata fondamentale per il prosieguo dell'evoluzione dei vertebrati: la comparsa di un apparato masticatore contraddistinto dalla presenza delle ossa mandibolare e mascellare.

Pesci
Si dice che gli Osteitti (pesci ossei) siano comparsi nel Devoniano si dice probabilmente da alcuni Placodermi (un'altra classe dei Cordati) di cui però non è ancora stata trovata alcuna traccia. Allora il problema è stato spostato ed oggi si suppone che gli Osteitti siano derivati da forme di ittiopsidi primitive, i Teleostomi, o dagli Acantodi e questi ultimi a loro volta sarebbero derivati dai Teleostomi; i Teleostomi a loro volta sarebbero derivati dai Placodermi. Però in questa serie di ipotesi -analogamente alla prima- mancano i fossili di tutte le forme intermedie di transizione che -date le caratteristiche dermiche di questi organismi- avrebbero dovuto fossilizzare molto bene.

Tutte e tre le suddivisioni dei pesci dotati di ossa appaiono per la prima volta tra le testimonianze fossili approssimativamente nello stesso periodo. Essi si presentano già ampiamente divergenti morfologicamente e pesantemente corazzati. Come ebbero origine? Che cosa permise loro una così ampia differenziazione? Come poterono giungere ad avere una corazza pesante? Perché non vi è traccia di precedenti forme intermedie (2)?

Pesci > Anfibi
Non vi è neppure un singolo fossile in grado di dimostrare l'esistenza di una creatura per metà pesce e per metà anfibio. Questo fatto è confermato, sebbene con qualche riluttanza, dall'autorità di un evoluzionista molto noto, Robert L. Carroll, autore di Vertebrate Paleontology and Evolution: "Non abbiamo alcun fossile intermedio tra il pesce ripidistiano e i primi anfibi" (3).

Due paleontologi evoluzionisti, Colbert e Morales, scrivono a proposito delle tre classi fondamentali di anfibi, rane, salamandre e cecilie: "Non vi è prova di un anfibio Paleozoico che combini le caratteristiche la cui presenza ci si attenderebbe in un singolo comune antenato. Le più antiche rane, salamandre e cecilie conosciute sono molto simili ai loro discendenti viventi (4).

La transizione dall'acqua alla terra ferma, seppure fosse avvenuta in tempi molto lunghi -come viene affermato dalle teorie evoluzioniste- avrebbe dovuto comunque affrontare varie, enormi ed insuperabili difficoltà:
  • Il trasporto del peso: le creature marine non hanno problemi a trasportare il loro proprio peso. Le creature terrestri, nondimeno, consumano il 40% della loro energia solo per il trasporto del loro peso. Le creature di transizione dall'acqua alla terra, per trovare l'energia necessaria, avrebbero dovuto sviluppare un nuovo sistema scheletrico e muscolare, la cui formazione non sarebbe potuta avvenire per mutazioni casuali.
  • Ritenzione di calore: sulla terra la temperatura può variare rapidamente, fluttuando secondo un'ampia scala. Una creatura terrestre ha un meccanismo corporeo che può sopportare tali escursioni termiche. Nel mare, tuttavia, la temperatura cambia lentamente senza sbalzi eccessivi. Un organismo vivente con un sistema corporeo regolato secondo la temperatura costante del mare dovrebbe acquisire un sistema di protezione tale da garantirgli il minimo danno di fronte alle escursioni termiche. E' assurdo affermare che i pesci abbiano sviluppato un tale sistema per mutazioni casuali non appena giunti sulla terra.
  • Rapporto con l'acqua: la pelle degli organismi acquatici ha funzioni diametralmente opposte rispetto alla pelle degli organismi terrestri, infatti in questi ultimi questa non deve permettere una perdita eccessiva di acqua, pur prevenendo una certa evaporazione. In acqua si ha invece il problema opposto di limitare un'eccessivo ingresso di acqua attraverso la pelle. Quindi, dato che la pelle degli animali marini non è adatta ad un habitat non acquatico, i primi anfibi avrebbero dovuto sperare in una moltitudine di mutazioni che alterasse la propria pelle per riuscire a gestire il rapporto idrico col nuovo ambiente terrestre.
  • I reni: gli organismi marini sono in grado di espellere materiali di scarto, specialmente l'ammoniaca, dai loro corpi filtrandoli, poiché il loro habitat è costituito di acqua. Sulla terra, l'acqua deve essere usata con parsimonia. Questa è la ragione per cui tali esseri viventi hanno un sistema renale. Grazie ai reni, l'ammoniaca viene immagazzinata sotto forma di urea, utilizzando in tal modo soltanto una minima quantità di acqua durante l'escrezione poiché i reni provvedono a recuperarne la stragrande maggioranza. Perché fosse possibile il passaggio dall'acqua alla terra, gli esseri viventi che ne fossero stati privi avrebbero dovuto sviluppare repentinamente un sistema renale. Inoltre, sarebbero necessari dei nuovi sistemi per permettere il funzionamento dei reni stessi.
  • Il sistema respiratorio: i pesci "respirano" assimilando l'ossigeno dissolto nell'acqua che passano attraverso le loro branchie. Essi non possono vivere più di pochi minuti fuori dall'acqua. Per poter vivere sulla terra, dovrebbero acquisire all'improvviso un perfetto sistema polmonare.
  • L'uovo degli anfibi è disegnato per svilupparsi nell'acqua, mentre quello amniotico sulla terra. Una "graduale" evoluzione di un anfibio deve essere respinta, perché senza un uovo perfetto e integralmente progettato, non è possibile che una specie sopravviva.
E' statisticamente impossibile che tutti questi drammatici cambiamenti fisiologici possano essere avvenuti contemporaneamente e casualmente (per mutazioni-adattamenti-selezione) nello stesso organismo ed inoltre in tempi brevissimi (come è ampiamente dimostrato dai fossili).

Anfibi > Rettili
Il paleontologo evoluzionista Robert L. Carroll è stato costretto ad accettare che "i primi rettili erano molto differenti dagli anfibi e i loro antenati non sono ancora stati trovati" (5).

Con caratteristiche più evolute rispetto all'Ichtostega ancora molto vicino ai pesci polmonati, tra gli Anfibi più arcaici, ma caratteri più rettiliani, sono classificate le Seymourie (risalenti al periodo Permiano, ritrovati nel Texas, vicino alla città di Seymour e nel Kansas), il cui corpo, ricordava quello delle Salamandre attuali, piuttosto tozzo, leggermente schiacciato con una coda corta, larga alla base e sottile all'estemità, ed una lunghezza fino a 50 centimetri.

4 arti piuttosto corti, con 5 dita alle estremità, permettevano un facile spostamento sulla terraferma. Il collo, omogeneo con il resto del corpo, sosteneva il tozzo ed indifferenziato capo, che rastremava in prossimità della bocca, ed alloggiava nella parte superiore le narici e lateralmente gli occhi.

Anche se molti paleontologi ritengono che da questo anfibio primitivo abbiano avuto origine tutti i Rettili, alcuni autori considerano le Seymourie, Rettili essi stessi e, quindi, i più antichi rappresentanti dei Cotilosauri.

Rettili > Uccelli
In primo luogo le ali, che sono la peculiare caratteristica degli uccelli, rappresentano un'empasse per gli evoluzionisti. Uno di essi, il turco Engin Korur, confessa l'impossibilità dell'evoluzione delle ali: "Il carattere comune degli occhi e delle ali è che essi possono funzionare soltanto se sono completamente sviluppati. In altre parole, un occhio sviluppato solo a metà non può vedere, così come un uccello con le ali a metà non può volare. Come questi organi siano pervenuti all'essere è rimasto uno dei misteri della natura che attende di essere illuminato" (6).

La domanda sul modo in cui la perfetta struttura delle ali sia pervenuta all'essere a seguito di mutazioni accidentali rimane del tutto priva di risposta. Non c'è modo di spiegare come le zampe anteriori di un rettile abbiano potuto trasformarsi in ali perfettamente funzionanti in seguito ad una serie fortuita di mutazioni geniche.

La sola presenza delle ali, inoltre, non è sufficiente a un organismo terrestre per volare. Ad esempio, le ossa degli uccelli sono molto più leggere di quelle di esseri che vivono al suolo. I loro polmoni funzionano in maniera del tutto diversa. Hanno un sistema muscolare e scheletrico differente e un sistema cardiaco e circolatorio molto specializzato. Queste caratteristiche sono prerequisiti altrettanto necessari al volo che le ali. Tali meccanismi devono essere tutti presenti contemporaneamente; non possono formarsi gradualmente per "accumulazione".

Il corpo dei rettili è ricoperto di scaglie, mentre gli uccelli sono rivestiti di penne. Dal momento che gli evoluzionisti considerano i rettili gli antenati degli uccelli, sono costretti ad affermare che le penne costituiscano il risultato dell'evoluzione delle scaglie dei rettili. Nondimeno, non vi è alcuna similarità tra le scaglie e le penne.

Un professore di fisiologia e neurobiologia presso l'Università del Connecticut, A. H. Brush, conferma questa realtà sebbene sia un evoluzionista: "Ogni caratteristica, dalla struttura e organizzazione dei geni, allo sviluppo, morfogenesi e organizzazione dei tessuti, è differente" (7).

Non esiste alcuna testimonianza fossile in grado di provare che le penne degli uccelli si siano evolute dalle scaglie dei rettili. Al contrario, "le penne appaiono improvvisamente tra i fossili come un carattere di distinzione innegabilmente unico degli uccelli (e) unica tra i vertebrati" (8). Inoltre, nei rettili non è ancora stata scoperta una struttura epidermica che possa far supporre una sua evoluzione verso le penne (9).

Alcuni scienziati inoltre hanno formulato una serie di obiezioni sulla teoria che vede derivare gli uccelli dai rettili.
  1. La mano degli uccelli sono diverse, i teropodi mantengono il primo, il secondoe il terzo dito, mentre gli uccelli hanno il secondo, il terzo e il quarto dito.
  2. La forcella formata dalla fusione delle clavicole degli uccelli è diversa dalle clavicole dei teropodi.
  3. I polmoni complessi degli uccelli non potevano evolversi dai polmoni dei teropodi; in effetti gli uccelli possiedono polmoni elaborati e dissimili da quelli di qualunque altro animale vivente. I polmoni degli uccelli infatti funzionano in maniera totalmente differente rispetto a quella degli animali terrestri. Questi ultimi inspirano ed espirano attraverso le stesse vie aeree. Negli uccelli, l'aria entra nel polmone dalla parte anteriore ed esce dalla parte posteriore. Questo "disegno" distinto è una peculiarità degli uccelli, i quali necessitano di una grande quantità di ossigeno durante il volo.

Rettili > Mammiferi
Molte sono le differenze morfo-funzionali fra rettili e mammiferi.

Un esempio delle barriere strutturali tra questi è costituito dalla struttura mascellare. La mandibola dei mammiferi è costituita da un solo osso sul quale si trovano i denti. Nei rettili, invece, vi sono tre piccole ossa su entrambi i lati.

Un'altra sostanziale differenza è che tutti i mammiferi hanno tre ossicini nell'orecchio medio (il martello, l'incudine e la staffa), mentre in tutti i rettili vi è un singolo osso.

Gli evoluzionisti affermano che la mascella e il medio orecchio dei rettili si siano gradualmente evoluti nei corrispettivi propri dei mammiferi. Nondimeno la questione su come tale processo sia avvenuto rimane senza risposte. In particolare, rimane inesplicata la domanda su come un orecchio con un singolo osso si sia potuto evolvere a tal punto da presentare tre ossicini, pur continuando a svolgere la sua funzione.

Non sorprende neanche più che non sia stato trovato neppure un singolo fossile che colleghi i rettili ai mammiferi.

Questa è la ragione per cui il paleontologo evoluzionista Roger Lewin è stato costretto a dire che "la transizione verso il primo mammifero, che probabilmente avvenne in uno o, tutt'al più, in due casi, è ancora un enigma" (8).



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(1) Tratto e liberamente integrato da H. Yahya, L'inganno dell'evoluzione.
(2) Gerald T. Todd, Evolution of the Lung and the Origin of Bony Fishes: A Casual Relationship, American Zoologist, Vol 26, No. 4, 1980, p. 757.
(3) R. L. Carroll, Vertebrate Paleontology and Evolution, New York: W. H. Freeman and Co. 1988, p. 4.
(4) Edwin H. Colbert, M. Morales, Evolution of the Vertebrates, New York: John Wiley and Sons, 1991, p. 99.
(5) Robert L. Carroll, Vertebrate Paleontology and Evolution, New York: W. H. Freeman and Co., 1988, p. 198.
(6) E. Korur, Gözlerin ve Kanatlarin Sirri (The Mystery of the Eyes and the Wings), Bilim ve Teknik, No. 203, October 1984, p. 25.
(7) A. H. Brush, On the Origin of Feathers, Journal of Evolutionary Biology, vol. 9, 1996, p. 132.
(8) Ibid., p. 131.
(9) Ibid..
(10) Roger Lewin, Bones of Mammals, Ancestors Fleshed Out, Science, vol 212, June 26, 1981, p. 1492.