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Marco RESPINTI
Revisionismo globale libertarian. Rothbard
tratto da: Il Domenicale.it

Murray N. Rothbard, 1926-1995. È stato considerato l'apostolo della libertà americana, il Karl Marx dell'individualismo. Era solo uno studioso serissimo che ha lasciato un'eredità straordinaria. Solo questo. "Solo"


Nel 1980, il sociologo Robert A. Nisbet (1913-1996) - una delle figure chiave dell'anima tradizionalista della Destra USA, il padre del comunitarismo autentico né neo né post-liberal - pubblicò sulle pagine di "Modern Age: A Quarterly Review" un saggio che ha goduto di una certa notorietà fra gli studiosi del conservatorismo statunitense e rivelatore sin dal titolo, "Conservatives and Libertarians: Uneasy Cousins".

La pietra tombale, parrebbe, di qualsiasi possibilità d'intesa fra due componenti inconciliabili che porta seco sottoterra ogni prospettiva "fusionista": non il compromesso, peraltro, ma la ricerca delle fonti comuni elaborata teoreticamente nei primi anni Sessanta del Novecento da Frank S. Meyer (1909-1972) e rimasta difficile da praticare fino alla conciliazione in sede politica realizzata da Barry M. Goldwater (1909-1998). Una sonora bocciatura tradizionalista, insomma, poi confermata un anno dopo da parte libertarian quando, sempre su "Modern Age", Murray N. Rothbard pubblicò il saggio "Frank S. Meyer: The Fusionist as Libertarian Manqué".

Curioso, però, perché, più che la coperta del famoso letto di Procuste, la vicenda assomiglia a quella dei capponi di Renzo, salvo per la conclusione. Felice nel nostro caso, a differenza di quanto accade a quei polli castrati ne "I promessi sposi". Il tradizionalista Nisbet è infatti un'arma culturale prediletta anche dai libertarian (e i suoi scritti antistatalisti lo giustificano abbondantemente), Rothbard è cresciuto nei decenni fino a divenire un estimatore del Medioevo, della Scolastica e della dottrina sociale cattolica, e lo stesso "Modern Age" - fondato nel 1955 dal tradizionalista Russell Kirk (1918-1994), sospettosissimo dei libertarian, amico di Nisbet e critico di Meyer - è stato di fatto da subito, e negli anni si è certamente confermato, un periodico pienamente "fusionista", ma forte al punto da essere considerato lo strumento di approfondimento culturale più agguerrito e raffinato della Destra statunitense nel suo insieme.

A dieci anni dalla scomparsa di Rothbard, e a ridosso della pubblicazione della nuova edizione italiana, con introduzione di Luigi Marco Bassani, di "Per una nuova libertà. Il manifesto libertario" (Liberilibri, Macerata 2004), versione della seconda edizione riveduta e aumentata di "For a New Liberty: The Libertarian Manifesto" del 1978 (originariamente pubblicato nel 1973), tutto ciò diviene materia per riflessioni e considerazioni. Americane, ma certo non solo americane.

«Concepiti nella libertà»

Murray Newton Rothbard nacque a New York il 2 marzo 1926 da una famiglia di origini ebraiche. Studiò matematica ed economia, e nel 1956 conseguì il dottorato alla Columbia University con una tesi in Storia economica statunitense.

Nel 1949 incontrò Ludwig von Mises (1881-1973): prima della guerra aveva abbandonato l'Austria per gli Stati Uniti e qui si era poi organicamente inserito negli ambienti della "Foundation for Economic Education" di Irvington-on-Hudson, perno iniziale e quindi centrale del pensiero "austriaco" in America Settentrionale.

In quell'anno Von Mises pubblicò il fondamentale "Human Action". Fu l'incontro che mutò la vita di Rothbard, da quel momento il discepolo più fedele dell'economista austriaco alle lezioni che questi svolse alla New York University e il suo interprete più rigoroso.

Se sul piano accademico (come nota Bassani) Rothbard - che dal 1966 insegnò al Brooklyn Polytecnic e dal 1986 fino alla scomparsa all'Università di Las Vegas - non ha certamente sfondato, è l'impressionante mole delle sue pubblicazioni (libri, saggi e articoli) quella che ha lasciato il segno. Il tutto a partire da quella vera e propria teoria generale dell'economia all'insegna della difesa irriducibile delle libertà del mercato che è "Man, Economy, and State: A Treatise on Economic Principles", del 1962, con cui Rothbard fondò il cosiddetto anarco-capitalismo.

Animato, come tipico degli "austriaci", dalla prasseologia più che dal calcolo teorico, al centro del pensiero rothbardiano non vi è un astratto «homo oeconomicus» funzione esclusiva di funzioni e di formule matematiche, ma - secondo la lezione vonmisesiana e l'intero impianto "austriaco" - l'uomo reale, vero.

Seguono poi opere altrettanto fondamentali quali "America's Great Depression" del 1963, "Power and Market: Government and the Economy" del 1970, il citato "For a New Liberty", quindi "The Ethics of Liberty" del 1982, più una serie di opere postume fra le quali spiccano certamente i due volumi del 1995 "Economic Thought Before Adam Smith: An Austrian Perspective on the History of Economic Thought" e "Classical Economics: An Austrian Perspective on the History of Economic Thought".

Economia e scienze sociali sono dunque stati il piatto forte di Rothbard, ma egli è noto anche per il fondamentale studio della storia dell'America Settentrionale precedente la nascita degli Stati Uniti - la storia di uomini e di comunità «concepiti nella libertà», una sorta di "Medioevo" nordamericano - raccolto in una tetralogia per alcuni versi insuperata: i due volumi "Conceived in Liberty, A New Land, A New People: The American Colonies in the Seventeenth Century" e "Conceived in Liberty, Salutary Neglect: The American Colonies in the Eighteenth Century", entrambi del 1975, seguiti da "Conceived in Liberty: Advance to Revolution, 1760-1774", del 1976, e "Conceived in Liberty: The Revolutionary War, 1775-1784", del 1979.

E il secondo volume della serie s'incentra significativamente su quel concetto di "salutare oblio" da parte della madrepatria britannica che ha permesso, nel corso di secoli, lo sviluppo autonomo, all'interno del contesto imperiale, di quelle forme di autogoverno nordamericano e di rappresentanza politica le quali sono la vera «alba della repubblica» - per dirla con il titolo italiano di "Seedtime of the Republic: The Origin of the American Tradition of Political Liberty" (1953) di Clinton Rossiter (1917-1970), pubblicato a Pisa da Nistri Lischi nel 1963 a cura di Cipriana Scelba e con introduzione di Nicola Greco - e che, trait d'union fra Vecchio Continente e Mondo Nuovo, hanno fatto gli Stati Uniti ciò che sono. Una linea spezzata ma continua con l'Europa, secondo un'idea cara anche a Kirk, il quale fu peraltro sempre ai ferri corti con Rothbard, scomparso a New York il 7 gennaio 1995.

Avanti per volgersi indietro

Rothbard, per il quale l'unica guerra legittima fu quella d'indipendenza che portò poi alla nascita degli Stati Uniti (e di cui egli, filosudista, vedeva una sostanziale continuazione nella cosiddetta Guerra civile americana, 1861-1865) fu un isolazionista irriducibile, e per questo a tratti in sintonia con la cosiddetta New Left, benché in collegamento diretto con il pensiero della Old Right precedente la Seconda guerra mondiale; un nemico acerrimo di quello che definì welfare-warfare State (le grandi guerre sono lo strumento dei grandi Stati coercitivi); un fiero assertore dell'idea (cara anche ai comunitaristi d'impostazione tradizionalista) secondo cui alla crescita dello Stato corrisponde lo scemare delle energie delle associazioni umane volontarie; un umanista d'impianto aristotelico convinto dei danni incalcolabili diffusi dal riduzionismo economicisticomatematico; un nemico di ogni tassazione giacché involontaria e quindi dannosa economicamente e moralmente.

Difensore del 'free trade' e per questo oppositore per esempio del North American Free Trade Agreement (NAFTA), che giudicava una mera operazione tesa a rafforzare una pianificazione fra governi di dimensione continentale, Rothbard difese la proprietà privata individuale contro i grandi meccanismi spersonalizzanti che qualcuno definirebbe "mondialisti". E così si fece fama di gran revisionista.

Del resto, come ha notato acutamente Bassani, il Libertarianism è «[...] un fenomeno interamente americano con forti influenze "austriache"». Anzi, è nato proprio con Rothbard, l'autore dell'innesto del pensiero della Scuola austriaca di economia sulla tradizione liberale classica all'anglosassone e non liberal nata come costola del mondo britannico whig grazie a Thomas Gordon, a John Trenchard e alle loro "Cato's Letters" del 1720-1725 (trad. it. con il medesimo titolo a cura di C. Lottieri, Liberilibri 1997) e continuata Oltreoceano fino a Frank Chodorov (1887-1966), Albert Jay Nock (1870-1945) ed Henry Louis Mencken (1880-1956).

Di nuovo, sotto l'egida del revisionismo. Tanto che un giorno il movimento si è spaccato in due, i left-libertarian e i paleo-libertarian. I secondi, coerenti con l'impostazione Rothbard-Von Mises-Scuola austriaca, fondano la propria teoria sul giusnaturalismo nemico del potere statolatrico, quindi sulla intangibilità della natura umana.

Data. Sul "da chi" il dibattito è aperto; ma è certo che oggi molti paleolibertarian siano cristiani, addirittura cattolici, persino tradizionalisti. E che l'ebreo Rothbard, fra secolarizzazione e atesimo, finì per giungere alla "seconda" Scolastica iberica e a san Tommaso d'Aquino, con tutto l'indotto di rivalutazione del "prima dello Stato" che si porta dietro la storia del Medioevo europeo nel suo complesso (così simile, per i paleo, a quel "Medioevo" americano dell'epoca coloniale).

Rothbard finì i propri giorni con un fattuale "elogio del cattolicesimo", come ricorda un brillante saggio di Guglielmo Piombini ("L'elogio del cattolicesimo nel pensiero di Murray N. Rothbard"), pubblicato sul fascicolo n.3 del 2004 del periodico "élites" (Rubbettino, Soveria Mannelli [Catanzaro]), e avversò la sentenza Roe vs. Wade che nel 1973 liberalizzò l'aborto negli USA. Del resto, come scrive lo stesso Rothbard in una nota finale al memorandum informale preparato nel febbraio 1957 per il William Volker Fund, e tradotto in italiano come "Cattolicesimo, protestantesimo e capitalismo" assieme al citato saggio di Piombini su "élites", «vorrei fortemente raccomandare [...] il libro di Erik von Kuehnelt-Leddhin, "Liberty or Equality" [...], la cui tesi centrale è che il cattolicesimo conduce a uno spirito 'libertarian' (sebbene "antidemocratico") mentre il protestantesimo porta verso il socialismo, il totalitarismo e lo spirito collettivista».

Tutto ebbe origine nell'Austria asburgica, patria anche di Von Kuehnelt-Leddhin, da chi, volendo riformare e non abbattere l'impero migliore perché governava meno, erede di quello Sacro e Romano, diede vita a una scuola di pensiero che attecchì meglio che altrove negli Stati Uniti, privi del retroterra giacobino che invece caratterizza gran parte dell'Europa continentale. Sarà stato un caso. Forse. Per certo, ora Rothbard lo sa.


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