Ritorna alla homepage
Cerca nel sito

Home Indici Consigli Ricerca Il sito  

Forum  |  Newsletter  |  Cont@tti  |  English English  
 


 



Dimensioni testo:

Segnala questa pagina Segnala questa pagina        Versione stampabile Versione stampabile

Daniele RAINERI
Attacchi in calo, ex nemici alleati, al Qaida in fuga. Nuovo Iraq
tratto da: Il Foglio, 15.11.2007.

L'Iraq è un paese capovolto. Le vecchie regole imparate fin qui, in quattro anni di guerra, ora cominciano a correre a rovescio. Prima sunniti e sciiti erano forze da tenere separate.


Nel nuovo Iraq stanno invece dimostrando di saper collaborare su questioni cruciali, anche se escono da un periodo di scontri e di violenze incrociate che ha fatto migliaia di morti. Lo scorso 8 novembre si sono incontrati capi tribali sia sciiti sia sunniti ad al Bessam, pochi chilometri a ovest di Baghdad. Circa 350 uomini hanno celebrato pubblicamente la nascita di un fronte congiunto: i clan collaboreranno nella stabilizzazione della regione e anche nella caccia ai fanatici di al Qaida. Per l'occasione è stato fatto arrivare un invito pure agli americani. "Siamo stati chiamati con poco preavviso, alle otto della sera prima,", dice Brian Coppersmith, colonnello della 101a divisione paracadutisti (l'unità da cui arriva il generale David H. Petraeus, comandante dei soldati americani in Iraq). "Noi americani faremo da facilitatori. Assisteremo e tenteremo di dare una priorità alle questioni trattate nei loro incontri: prima sicurezza, riconciliazione e servizi essenziali, poi il resto". Dal summit è uscita anche una dichiarazione di appoggio al governo eletto di Baghdad e in programma ci sono già incontri con alcuni ministri.

Nel nuovo Iraq ci sono alleanze anche più sorprendenti. Il generale Petraeus ha ricevuto alcuni luogotenenti di Moqtada al Sadr, il leader carismatico dell'Esercito del Mahdi, fino a poco tempo fa considerato dal Pentagono "il nemico più pericoloso dei nostri soldati, più pericoloso persino di al Qaida". I miliziani sciiti lavorano al fianco di ufficiali americani per discutere operazioni di sicurezza. Il portavoce di Petraeus, il colonnello Steve Boylan, ha confermato: "Il comandante non ha incontrato direttamente Moqtada al Sadr e non ha preso alcun impegno con lui. Ma ha preso contatto con gente della sua organizzazione, come parte degli sforzi per la riconciliazione". La diminuzione vistosa della violenza nella capitale, secondo gli ufficiali americani, è dovuta anche alla decisione di Moqtada di combattere soltanto sul fronte politico. Ora gli uomini di Sadr e gli americani hanno un nemico in comune: i cosiddetti "gruppi speciali", squadre irregolari un tempo allineate con Sadr che hanno deciso - con la sponsorizzazione del regime iraniano - di ignorare il cessate il fuoco e di continuare gli attacchi.

Il nuovo Iraq è un paese dove le statistiche, che per lungo tempo sono state disastrose, cambiano direzione. Ad agosto sono morti 84 soldati americani. A settembre sono morti in 65. A ottobre 38. Nella provincia di al Anbar - grande come mezza Italia, negli anni scorsi si contavano 80 attacchi al giorno - c'è stata la prima settimana senza nemmeno un morto, né americano né iracheno. Così le cattive notizie ora devono essere verificate due volte. Il 30 ottobre il settimanale americano "Time" ha scritto che l'orribile scoperta di venti cadaveri decapitati a Baquba nella provincia di Diyala mette in questione l'efficacia delle operazioni americane. Salvo scoprire che la storia, secondo il giornale iracheno "Aswat Aliraq", secondo le informazioni della Coalizione e anche secondo la polizia locale è stata inventata e passata ai giornalisti. Anche l'agenzia "Reuters" ha segnalato l'errore.

La guerriglia sunnita è spaccata. Sui forum dei siti islamisti le colonne sunnite si rimpallano accuse feroci di crudeltà gratuita o di "tradimento": "Abbiamo visto molti cadaveri decapitati nelle strade di Ramadi quando siete passati voi di al Qaida - scrive l'Esercito islamico dell'Iraq in un comunicato furioso - ma nemmeno uno era un americano". "Se stiamo perdendo in Iraq come è successo in Afghanistan- risponde il leader dei binladenisti iracheni, Abu Omar al Baghdadi - è perché ci sono musulmani traditori come voi". Finiti i processi reciproci per deviazionismo, le fazioni sono passate alle armi. A ottobre l'Esercito islamico, che raccoglie i resti disorganizzati del partito Baath di Saddam Hussein, ha dato battaglia ad al Qaida. Più di sessanta i morti.

Gli uomini di al Baghdadi hanno abbandonato da tempo la capitale, dove riuscivano a portare i loro colpi più devastanti contro la popolazione civile. Ora provano a raggrupparsi nelle regioni rurali, per lanciare nuovi attacchi nelle città del nord. E' come se al Qaida - che lo scorso settembre dichiarava il centro del paese "Emirato islamico" - ora fosse geograficamente messa all'angolo, costretta a nascondersi sui monti Hamrin, vicino al confine con l'Iran, e nella provincia di Ninive. Il comandante Petraeus è deciso "a non diminuire la pressione". Per questo è stata lanciata l'operazione Iron Hammer, che segue la fuga degli estremisti verso nord. In dieci giorni, sono stati catturati 200 sospetti e sono stati scoperti diversi depositi di armi ed esplosivo.


Cont@tti   |     |   Termini di utilizzo   |   Tutela della privacy

Powered by Mediatek Net
Warning: mysql_connect(): Access denied for user 'sl_admin'@'localhost' (using password: YES) in /data/http/storialibera.it/.include/articolo.php on line 55 Non riesco a connettermi