Rivista di scienze storiche e sociali
Rivista semestrale scientifica fondata nell’anno 2015
ISSN 2421-0269

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Nuovo numero - n. 4 - Anno: 2016

Editoriale. «StoriaLibera» e il suo Comitato Scientifico, p. 7-8.

SAGGI E ARTICOLI

Guglielmo PIOMBINI, Il paleolibertarismo e la sua eredità culturale, p. 11-49.
Beniamino DI MARTINO, La “salutary neglect” e le colonie americane, p. 51-78.

NOTE E INTERVENTI

Gianandrea de ANTONELLIS, L’Islam per una nuova civiltà tradizionale? Considerazioni sul romanzo Sottomissione di Michel Houellebecq, p. 81-93.
Alberto ROSSELLI, L’olocausto armeno (1914-1918). A cento anni dal genocidio, p. 94-114.

DOCUMENTI E TESTIMONIANZE

Ezra Taft BENSON, In piedi per la libertà, a cura di Maurizio Brunetti, p. 117-145.
Augusto DEL NOCE, L’inevitabile decomposizione del marxismo, a cura di Guido Vignelli, p. 146-160.

RECENSIONI E SEGNALAZIONI

Recensioni, p. 163-178.
James HANNAM, La genesi della scienza. Come il Medioevo cristiano ha posto le basi della scienza moderna (Andrea Bartelloni).
Giuseppe BEDESCHI, Storia del pensiero liberale (Beniamino Di Martino).

Segnalazioni, p. 179-184.
Ubaldo GIULIANI-BALESTRINO, Guareschi era innocente. Ecco le prove (Luciano Garibaldi).
Ettore BEGGIATO, Questione veneta. Protagonisti, documenti e testimonianze (Carlo Lottieri).

Gli Autori, p. 185


Evidenze

Editoriale n. 1. La nuova rivista «StoriaLibera»

L’anno 2015 dell’era cristiana, per chi scrive, inizia all’insegna di un nuovo e rilevante impegno: la fondazione e la direzione di questa rivista.
Debbo immediatamente ringraziare alcuni amici che, dopo alcune settimane in cui mi hanno affiancato anche per un’attenta valutazione, si sono resi generosamente disponibili a dividere lo sforzo per questa nuova impresa che avvio, sin da subito, insieme a quanti vorranno collaborarvi.
In questo primo saluto ai nostri lettori è opportuno che presenti almeno due caratteristiche di questa iniziativa nel campo delle pubblicazioni scientifiche: il nome e il background. Per comprendere meglio la scelta del primo, partiamo dal richiamo ad una preziosa esperienza pregressa.
La rivista che prende avvio con questo primo fascicolo ha, infatti, alle spalle un’opera più che decennale. Mi riferisco al portale web www.StoriaLibera.it che, dal settembre 2003 ai primissimi giorni del 2015, ha costituito un’importante presenza nella rete delle reti, Internet, e una fonte documentale per tanti lettori, spesso affezionati. Un imponente sito di storia e di attualità con centinaia di capitoli e dossier, con migliaia di pagine e che ha avuto milioni di accessi (in media, mezzo milione l’anno). È, questa del portale web, una magnifica eredità che è giunta l’ora di riformulare completamente e di rilanciare decisamente verso altri destinatari. Pur rivendicandone la continuità, quel patrimonio, perciò, ora assume una nuova dimensione, una nuova caratteristica, una nuova modalità.
Mi è, a questo punto, facile giustificare il nome che la nuova rivista assume; se questo risulta comprensibile sotto l’aspetto affettivo, non di meno, deve essere spiegato sotto quello programmatico. StoriaLibera: un nome che in realtà ne comprende due e contiene il proposito di mettere insieme l’interesse per il passato (la storia), la passione per il presente e il desiderio per il futuro (la libertà). Se la prima parola ci induce a studiare il passato, la seconda ci impone di riflettere sul presente e sul futuro perché se senza consapevolezza della storia non c’è futuro, senza libertà anche le radici più profonde si essiccano in poco tempo. Una storia che non sia libera non è storia, così come una libertà che non si radichi nella concretezza della storia umana non è libertà, ma libertinismo senza prospettive.
Due termini - Storia e Libertà - che sono un programma e che come titolo e come proposta continueranno ad accompagnarci sia offrendo una presentazione al nostro impegno sia dando una sintesi al nostro sforzo. è questa la ragione per cui la nostra rivista si affaccia nel panorama scientifico nella sua duplice e complementare competenza nelle scienze storiche e nelle scienze sociali.
Avrei altri aspetti da presentare ai lettori. Primo tra tutti quello della scelta di pubblicare esclusivamente on line, poi quello della periodicità semestrale, poi quello delle sezioni in cui si articola ciascun fascicolo. Insieme alla spiegazione del peculiare carattere "scientifico" che caratterizzerà la testata, saranno questi, elementi da esporre nei prossimi editoriali. Al momento mi limito alle indicazioni offerte, dandovi già appuntamento alla prossima uscita prevista per gli inizi di agosto.
Che Dio benedica questa nostra impresa.
Il Direttore


Editoriale n. 2. L’avvio di «StoriaLibera»

Questo secondo numero di «StoriaLibera» ci allontana dal momento della nascita della rivista (con le inevitabili suggestioni, piccole o meno che siano) e proietta il nostro lavoro nel panorama culturale e scientifico nel quale intendiamo camminare. Come dire: lasciati gli ormeggi, ora si prende il largo per affrontare la nostra navigazione.
La metafora della navigazione può tornare particolarmente congeniale a chi, come noi, intraprende una nuova impresa. Ogni navigazione comporta una serie di accorgimenti e richiede competenza ed esperienza, coraggio e laboriosità. Può anche riservare incognite e sorprese. Certamente è mossa da speranze ed aspettative. Si prefigge delle mete per il cui approdo abbisogna di bussole, sestanti ed ogni utensile utile per mantenersi fedeli alla rotta imponendo l'uso di ogni strumentazione idonea per poter raggiungere la destinazione.
La nostra navigazione, dicevamo, è ormai avviata e, per poter descriverne, le caratteristiche questi primi editoriali tornano quanto mai confacenti.
Nel primo editoriale mi ero limitato a presentare la rivista nel suo nome (e nel relativo sottotitolo) e nel suo retroterra. Con questo secondo appuntamento con i nostri lettori (come anticipato in quella prima occasione), mi soffermerò su qualche altra caratteristica della nostra pubblicazione.
Innanzitutto la porta di accesso al nostro lavoro. Essendo una rivista on line – ma a questa scelta dovremo dedicare per intero uno dei prossimi editoriali – la prima condizione di visibilità è offerta dal sito web visitabile all’indirizzo www.StoriaLibera.it . I nostri bravi ed esperti informatici ci hanno dotato di uno strumento particolarmente efficace per rendere le nostre pubblicazioni facilmente raggiungibili e comodamente consultabili. A loro il mio personale ringraziamento. Negli ormai molti anni di lavoro speso in Internet, la rete delle reti, ho goduto del vantaggio di avere a fianco alcuni valenti professionisti delle nuove (ormai non più tali) tecnologie informatiche che mi hanno consentito di avvalermi di molte delle virtualità delle nuove frontiere della comunicazione.
Un’altra caratteristica della nostra rivista è la cadenza semestrale della pubblicazione. Avremmo potuto puntare su un unico numero annuale o su fascicoli trimestrali o quadrimestrali. La via di mezzo ci è sembrata la migliore soluzione per evitare sia un’attesa troppo prolungata per i lettori sia una scelta troppo impegnativa per la redazione. «StoriaLibera», quindi, avrà due numeri per ciascun anno che appariranno disponibili nel nostro sito web, rispettivamente a febbraio e ad agosto. O, per lo meno, entro queste date, visto che già il primo fascicolo è stato diffuso prima di quel termine e questo secondo numero esce con largo anticipo rispetto alla sua scadenza ordinaria.
Mi fermo qui per ciò che ancora riguarda la presentazione di «StoriaLibera» perché alla costituzione del Comitato Scientifico occorrerà dedicare l’intero prossimo editoriale. Come promesso ai lettori, in questo secondo numero della rivista i nomi dei membri del Comitato appaiono nelle prime pagine del fascicolo (e nell’apposita pagina del sito web dove è presente anche il curriculum di ciascun accademico) benché solo a partire dal giorno successivo al lancio di questo numero il loro lavoro entrerà in atto.
Agli illustri professori che veglieranno sul rigore intellettuale dei nostri contenuti, sin da ora il nostro più cordiale ringraziamento per aver accolto l’invito a prendere parte a questa nostra impresa scientifica che sempre chiediamo a Dio di benedire.
Il Direttore


Editoriale n. 3. «StoriaLibera», una rivista “scientifica”

Sin dalla prima presentazione ai lettori, «StoriaLibera» si è qualificata come una “rivista scientifica”. Come tutti sappiamo, esistono vari tipi di testate e di periodici. Ma, tra le varie modalità di pubblicazione di un insieme di articoli, assume però una particolare dignità la cosiddetta “rivista scientifica”.
Non è, però, facile precisare con tutta chiarezza in cosa consista il carattere di scientificità. Certamente sarebbe riduttivo attribuire questo requisito solo ad alcune discipline e non ad altre. Ciò che è propriamente scientifico non riguarda, infatti, l’oggetto di investigazione, ma il metodo della ricerca e il rigore dello studio.
Accanto a questa elementare e, tuttavia, nient’affatto scontata precisazione, occorre aggiungere alcune caratteristiche da soddisfare perché, nell’ambito delle pubblicazioni, ci si possa fregiare del titolo scientifico. La comunità accademica, infatti, individua alcuni criteri utili a distinguere le riviste scientifiche da quelle di altra tipologia.
Visitando il nostro sito, il lettore può prendere visione del regolamento che dettaglia e scansiona il nostro lavoro redazionale. All’interno di questo breve documento, si può comprendere come la nostra rivista abbia fatto suoi i più generali criteri accademici e come abbia ritenuto di dover declinarli per il proprio caso.
In quelle note, infatti, si legge (art. 2): «StoriaLibera si configura quale rivista a carattere scientifico: a. per l’impegno atto a salvaguardare l’oggettività e la serietà della ricerca mediante la qualità dei contributi che saranno ospitati (cfr. art. 11), b. per il campo di interesse specialistico che viene ristretto alle scienze storiche ed alle scienze sociali, c. per la diffusione mirata non a destinatari generici, ma ad esperti delle discipline storiche e sociali. StoriaLibera, pertanto, pubblica materiale di studio selezionato di tipo specialistico e non divulgativo».
In un tempo di soffocante burocrazia e di asfissiante regolamentazione anche il mondo accademico non poteva rimanere indenne dalle complicazioni legislative. In base a ciò, lo Stato (ahimè, lo Stato!) pretende di controllare e certificare la qualità delle pubblicazioni cosiddette scientifiche predisponendo una serie di condizioni che, piuttosto, sembrano meditate per scoraggiare chiunque dall’offrire nel mercato culturale i propri contribuiti.
In questa nuova camicia di forza eviteremo di infilarci anche se ciò dovesse comportare la revoca di qualche etichetta o l’impossibilità a rientrare in qualche classificazione. Quella che prende corpo su «StoriaLibera» è una battaglia per la libertà; la rivista vuole rimanere fedele solo al servizio alla verità (ben più che a qualche disposizione parlamentare) e vuole rimanere soggetta innanzitutto al giudizio dei lettori (ben più che all’opinione di qualche commissione).
Siamo tra quanti riconoscono il carattere immorale dell’intervento dello Stato anche per il continuo tentativo di sostituirsi – mediante disposizioni e prescrizioni – alle singole persone nella valutazione di un prodotto, anche quando questo dovesse essere di natura culturale.
Se, quindi, il rigore metodologico non dipenderà mai dagli standard (tanto artificiosi quanto contorti) sanciti dallo Stato e dalle sue regolamentazioni, allora, la scientificità di «StoriaLibera» dipenderà unicamente dall’onestà intellettuale e dal rigore metodologico dei suoi autori.
Che Dio benedica, dunque, il nostro lavoro perché a questo non manchi mai né l’onestà intellettuale né il rigore metodologico.
Il Direttore


Editoriale n. 4. «StoriaLibera» e il suo Comitato Scientifico

Nel precedente editoriale, presentando il terzo fascicolo della nostra rivista, mi soffermavo su quelle caratteristiche che fanno di «StoriaLibera» una “rivista scientifica”.
Non è difficile definire con sufficiente chiarezza questo requisito né determinare le modalità con cui questa peculiarità possa e debba essere applicata. Ciò che rende difficoltoso il cammino di un’iniziativa come la nostra è, piuttosto, la complicazione offerta dalla normativa che lo Stato non risparmia a nessun campo. Al pari di qualsiasi altro, anche il campo culturale o scientifico dovrebbe poter offrire contributi aspettando solo da lettori, fruitori o clienti il giudizio e la valutazione. Nessuna certificazione ministeriale può valere l’apprezzamento dei “consumatori” di un prodotto (anche se di natura scientifica), e nessun interdetto governativo è più grave della sconfessione del “mercato” (anche culturale).
D’altra parte, in regime di libera concorrenza, a nessuno sta più a cuore la qualità della produzione intellettuale che ad un autore o a chi per lui (e, non certo da ultimo, il direttore di una rivista che intende contribuire al dibattito intellettuale). Ciò per dire che l’allergia per le complicazioni normative non solo non dimostra alcuna nostra disattenzione per la qualità, ma – al contrario – significa garantire esattamente la serietà del lavoro in modo sostanziale e non soltanto con comode (e farraginose) certificazioni formali.
Se le rette intenzioni costituiscono un buon punto di partenza, esse, tuttavia, non bastano. Sin dal primo momento, abbiamo ribadito il proposito di essere fedeli a quel rigore metodologico che si addice al lavoro scientifico e che si deve applicare in ogni ambito della conoscenza. Se non riusciremo in questa opera e non manterremo questo proposito, il nostro lavoro, svolto attraverso la rivista «StoriaLibera», si arenerà in un fallimento.
Perché ciò non accada e per godere di tutti i consigli necessari – come ed anche più di ogni altra rivista che voglia dirsi “scientifica” –, «StoriaLibera» gode di un gruppo di autorevoli e competenti personalità accademiche che ci onorano della loro assistenza e della loro partecipazione. Si tratta di figure prestigiose che compongono il nostro Comitato Scientifico.
Non mi soffermo sui compiti assegnati ai membri di questo Board. Tali funzioni sono già illustrate nel nostro regolamento interno. Tengo, piuttosto, a precisare che siamo riusciti a rispettare i tempi che ci eravamo dati per la costituzione del Comitato. Questo era stato presentato già nel colophon del numero 2 della rivista ed è entrato pienamente in funzione con la preparazione del numero 3.
Rispetto ai nomi che hanno costituito il primo nucleo, già oggi – con questo quarto fascicolo – abbiamo un allargamento del numero dei cattedratici ed è probabile che altri potranno successivamente aggiungersi.
A noi – redazione ed autori – la responsabilità di non far venire mai meno l’onestà intellettuale e il rigore scientifico del nostro lavoro. Agli illustri membri del Comitato Scientifico affidiamo il compito di vigilare sulla fedeltà a questi propositi.
Che Dio benedica il comune sforzo e l’impegno di ciascuno.
Il Direttore


Editoriale n. 5. Il convegno di Venezia su Margaret Thatcher

Nei precedenti fascicoli di «StoriaLibera. Rivista di scienze storiche e sociali» abbiamo volentieri utilizzato lo spazio concesso all’editoriale per presentare la nostra rivista nei suoi aspetti di fondo, nelle sue caratteristiche scientifiche, nelle sue scelte editoriali. Così continueremo a fare anche perché occorre ancora dare più di qualche spiegazione ai nostri lettori.
L’editoriale del presente numero si distacca, però, da questa continuità per introdurre una particolarità che il nuovo fascicolo contiene. Si tratta dei testi degli interventi proposti al Convegno sul tema “Italia - Europa: nuova nascita” organizzato dal Circolo Thatcher di Venezia e che si è tenuto nella città lagunare il 23 novembre 2015 nella splendida sala dell’hotel Ca’ Sagredo.
La pubblicazione di due dei tre principali contributi del Convegno fa svolgere a questo numero 5 di «StoriaLibera» anche la funzione di contenitore degli “Atti” dell’iniziativa del Circolo Thatcher. Per questa scelta, un pensiero carico di gratitudine va alla presidente, l’indomita signora Tullia Vivante Failoni, che ha immediatamente accolto la mia proposta.
Il Convegno ha visto la partecipazione del professore Roger Scruton, del professore Claudio Martinelli e del professore Giuseppe Goisis. Come forse non vi sfugge, i tre accademici ci onorano della loro autorevolissima presenza all’interno del Comitato Scientifico di «StoriaLibera».
Il professore Roger Scruton ha tenuto la sua relazione sul tema L’Europa e l’Italia: uno sguardo al passato verso Margaret Thatcher. Il filosofo inglese ha voluto parlare in italiano, ma ci ha concesso anche il testo originale in inglese. Nelle pagine che seguono le due versioni sono offerte nella sezione “Note e Interventi”.
I nostri lettori troveranno, invece, nella sezione “Saggi e Articoli” l’intervento del professore Claudio Martinelli che ha avuto per titolo La politica britannica nel difficile rapporto con l’Europa.
Non è stato, invece, possibile recuperare il contributo del professore Giuseppe Goisis (Europa: un’idea) perché non disponibile in forma compiutamente scritta.
Nel novembre del 2015 il referendum inglese era già nella mente degli esperti, ma era ancora lontano dalle principali notizie dei media. Nonostante ciò, il Convegno manifestava tutta la sua attualità per il merito di aver proposto contestualmente la figura di Margaret Thatcher e la questione degli ordinamenti comunitari. A maggior ragione ora, a seguito dell’ormai storica data di giovedì 23 giugno 2016, giorno nel quale inglesi, gallesi, scozzesi e nord-irlandesi hanno manifestato la decisione di lasciare l’Unione Europea, le riflessioni del Convegno di Venezia si impongono alla nostra attenzione. Anche l’intervento del professore Martinelli, per quanto elaborato precedentemente al nuovo scenario politico che si dischiude con la scelta referendaria degli elettori del Regno Unito, non solo non perde di attualità, ma acquista valore.
Ci sarebbe solo da augurarsi l’organizzazione di un nuovo Convegno per completare ciò che è stato lasciato in sospeso in quello di Venezia e per poter meglio capire quanto sia stato tutt’altro che irrazionale il responso dei britannici.
God save the Queen e and God bless all European peoples.
Il Direttore