Rivista di scienze storiche e sociali
Rivista semestrale scientifica fondata nell’anno 2015
ISSN 2421-0269

Contatti

Nuovo numero - n. 7 - Anno: 2018

Editoriale. First debate on «StoriaLibera», p. 7-8

Saggi e articoli
Carmelo FERLITO, For a New Capital Theory: A Hermeneutical Approach, p. 11-61
Beniamino DI MARTINO, Separazione dei poteri. Oltre l’ovvietà: dottrina cattolica e critica libertaria (II parte), p. 63-79

Note e interventi
Pietro MONSURRÒ, La Scuola Austriaca. Capitolo 2. La teoria soggettiva del valore, p. 83-92
Clemente SPARACO, Crisi delle ideologie e “rivincita” di Dio, p. 93-112

Forum e discussioni
Debate on “For a New Capital Theory: A Hermeneutical Approach” by Carmelo Ferlito

Introduction
Dario ANTISERI, Why a Hermeneutical Economist is as Much a Scientist as is a Physicist, p. 117-127
Dario ANTISERI, Perché l’economista ermeneutico è scienziato come il fisico, p. 129-139

Contributions
Enzo DI NUOSCIO, Per una “spiegazione ermeneutica” in economia. I prezzi e le business situations come “testi” da interpretare, p. 143-155
David L. PRYCHITKO, Levels of Interpretation in a Hermeneutical Economic Theory: Comment on Ferlito, p. 157-165
Stefano LUCARELLI, For a New Capital Theory. A Comment to Carmelo Ferlito’s Hemeneutical Approach, p. 167-173
Francesco SIMONCELLI, Incertezza delle aspettative laddove l’ermeneutica non è abbastanza, p. 175-184
David Emanuel ANDERSSON, How Ferlito’s hermeneutical treatment of capital can inform theorizing about entrepreneurship, p. 185-190
Giampaolo GARZARELLI - Pavel KUCHAŘ, Measurement versus Hermeneutics of Capital, p. 191-199
Maria Alejandra C. MADI, Ferlito’s “For a New Capital Theory: Hemeneutical Approach”. A comment, p. 201-202
Francesco DI IORIO, From the Hermeneutics of Mind to the Hermeneutics of Capital, p. 203-209
Antonio CARAGLIU, Prasseologia, Ermeneutica, Diritto. Alcune suggestioni speculative, p. 211-220
Peter J. BOETTKE, The Assumption of Heterogeneity in Political Economy, p. 221-232
Bernardo FERRERO, Ferlito versus the Austrian School, p. 233-258

Gli autori, p. 259


Evidenze

 A 100 anni dalla conclusione della Prima Guerra Mondiale (1918-2018)...

Il nuovo libro del direttore di «StoriaLibera»

La Grande Guerra 1914-1918. Stato onnipotente e catastrofe della civiltà

ISBN 978-1946374073
280 pagine. Amazon links: € 18,00 / $ 18.00 / £ 13.00

La Prima Guerra Mondiale «fu il risultato di una lotta lunga ed aspra contro lo spirito liberale e l’inizio di un’epoca di contestazione ancor più aspra dei principi liberali». Questo pensiero di Ludwig von Mises consente di rendere subito chiara una spiegazione delle cause remote e prossime della Grande Guerra, spiegazione molto differente da quelle più comuni. Questo testo intende documentare come l’accrescimento dei poteri politici sia all’origine della conflittualità che portò al disastro: una “guerra totale”, inevitabile conseguenza della costruzione dello “Stato totale”.

«Con questo suo nuovo libro, Di Martino ci dona una lettura inedita della Grande Guerra, che appare come un grande conflitto tra un liberalismo ottocentesco che non pervenne mai a reale maturazione, e le nuove forze liberticide e centralistiche che terranno per oltre mezzo secolo in pugno l’Europa e il mondo, e la cui presenza è ancora purtroppo molto viva all’inizio del terzo millennio».
— Paolo L. Bernardini (Accademia dei Lincei – Università dell’Insubria)

«Dopo i riconoscimenti ricevuti per il libro Rivoluzione del 1789, Di Martino ha confermato le sue notevoli doti di storico pubblicando uno studio su un altro avvenimento decisivo della storia contemporanea: la Prima Guerra Mondiale».
— Guglielmo Piombini (saggista ed editore)


Un commento alla "Rerum novarum"

"Rerum novarum". Due prospettive liberali sulla proprietà e la libertà
 

Il libretto che il direttore di «StoriaLibera» ha scritto con p. Robert Sirico, fondatore dell'Acton Institute (USA)

Il libretto è disponibile in formato cartaceo e in formato digitale

 

Contro il socialismo l’enciclica Rerum novarum fissò una forte difesa del diritto di proprietà in quanto diritto naturale e morale e quale condizione necessaria di giustizia; fraintendendo la natura del liberalismo, però, rimase diffidente verso la libertà economica. Gli autori esplorano questi punti di forza e di debolezza dell’enciclica.


Il governo italiano approva il cosiddetto reddito di inclusione

«L’obiettivo di sconfiggere la povertà è così nobile che i governi hanno utilizzato con successo il fine per giustificare i mezzi. I mezzi sono stati l’alta tassazione dei membri produttivi della società e schiere di burocrazie che regolano in modo crescente le vite di tutti noi» - Charles A. Murray (1943-viv.), politologo


Il governo italiano approva il cosiddetto reddito di inclusione


«Maggiori sono le sovvenzioni pubbliche, minore sarà il tenore di vita di ognuno»

«La sovvenzione statale della povertà tende ad aumentare la povertà stessa, che a sua volta aumenta l’ammontare del sussidio pagato ed estorto a coloro che non si sono impoveriti»

«Il sussidio di disoccupazione, invece di contribuire a eliminare la disoccupazione, come spesso si immagina, in realtà la sovvenziona e la intensifica»

- Murray N. Rothbard (1926-1995), economista


La Dottrina Sociale della Chiesa. Sviluppo storico

 

L'ultimo libro del direttore di «StoriaLibera» sulla Dottrina Sociale della Chiesa (formato cartaceo e formato digitale).

 

Pagina Facebook sul libro.

 

Il tono che accompagna il commento ai grandi documenti della Dottrina Sociale della Chiesa è, generalmente, celebrativo. Questo testo si allontana da tale atteggiamento quasi obbligato. Ad imporre questa misura è il dovere per il rigore dello studio e per la serietà della ricerca che impegna lo studioso a non sottrarsi al compito di segnalare i punti deboli e i limiti dei testi oggetto di analisi. Con tono distaccato e con sguardo critico vengono, così, passati in rassegna i più noti titoli - dalla Rerum novarum alla Caritas in veritate - che hanno rappresentato gli imprescindibili riferimenti dell’insegnamento sociale della Chiesa cattolica.


Ricossa (1927-2016)

Due anni fa (2 marzo 2016) la morte di Sergio Ricossa

Il grande pensatore ed economista torinese viene ricordato da Lorenzo Infantino con un articolo sul n. 5 di «StoriaLibera» (p. 77-91)

 

«Sergio Ricossa occupa un posto di grande rilievo nell’albero genealogico della cultura liberale italiana. Egli si colloca dopo Luigi Einaudi e Bruno Leoni. È colui che ha fatto da punto di riferimento a tutta una generazione, cresciuta in una fase della vita sociale in cui ogni cosa sembrava negare l’idea della libertà individuale di scelta» (Lorenzo Infantino).


 I libri di StoriaLibera

Beniamino DI MARTINO, La virtù della povertà. Cristo e il cristiano dinanzi ai beni materiali, Leonardo Facco Editore, Treviglio (Bergamo) 2017.

pp. 165 (euro 12,99) - ISBN 8867978705

Collana “I libri di StoriaLibera”/1

Anche in versione digitale (ebook)




Editoriali

Editoriale n. 1. La nuova rivista «StoriaLibera»

L’anno 2015 dell’era cristiana, per chi scrive, inizia all’insegna di un nuovo e rilevante impegno: la fondazione e la direzione di questa rivista.
Debbo immediatamente ringraziare alcuni amici che, dopo alcune settimane in cui mi hanno affiancato anche per un’attenta valutazione, si sono resi generosamente disponibili a dividere lo sforzo per questa nuova impresa che avvio, sin da subito, insieme a quanti vorranno collaborarvi.
In questo primo saluto ai nostri lettori è opportuno che presenti almeno due caratteristiche di questa iniziativa nel campo delle pubblicazioni scientifiche: il nome e il background. Per comprendere meglio la scelta del primo, partiamo dal richiamo ad una preziosa esperienza pregressa.
La rivista che prende avvio con questo primo fascicolo ha, infatti, alle spalle un’opera più che decennale. Mi riferisco al portale web www.StoriaLibera.it che, dal settembre 2003 ai primissimi giorni del 2015, ha costituito un’importante presenza nella rete delle reti, Internet, e una fonte documentale per tanti lettori, spesso affezionati. Un imponente sito di storia e di attualità con centinaia di capitoli e dossier, con migliaia di pagine e che ha avuto milioni di accessi (in media, mezzo milione l’anno). È, questa del portale web, una magnifica eredità che è giunta l’ora di riformulare completamente e di rilanciare decisamente verso altri destinatari. Pur rivendicandone la continuità, quel patrimonio, perciò, ora assume una nuova dimensione, una nuova caratteristica, una nuova modalità.
Mi è, a questo punto, facile giustificare il nome che la nuova rivista assume; se questo risulta comprensibile sotto l’aspetto affettivo, non di meno, deve essere spiegato sotto quello programmatico. StoriaLibera: un nome che in realtà ne comprende due e contiene il proposito di mettere insieme l’interesse per il passato (la storia), la passione per il presente e il desiderio per il futuro (la libertà). Se la prima parola ci induce a studiare il passato, la seconda ci impone di riflettere sul presente e sul futuro perché se senza consapevolezza della storia non c’è futuro, senza libertà anche le radici più profonde si essiccano in poco tempo. Una storia che non sia libera non è storia, così come una libertà che non si radichi nella concretezza della storia umana non è libertà, ma libertinismo senza prospettive.
Due termini - Storia e Libertà - che sono un programma e che come titolo e come proposta continueranno ad accompagnarci sia offrendo una presentazione al nostro impegno sia dando una sintesi al nostro sforzo. è questa la ragione per cui la nostra rivista si affaccia nel panorama scientifico nella sua duplice e complementare competenza nelle scienze storiche e nelle scienze sociali.
Avrei altri aspetti da presentare ai lettori. Primo tra tutti quello della scelta di pubblicare esclusivamente on line, poi quello della periodicità semestrale, poi quello delle sezioni in cui si articola ciascun fascicolo. Insieme alla spiegazione del peculiare carattere "scientifico" che caratterizzerà la testata, saranno questi, elementi da esporre nei prossimi editoriali. Al momento mi limito alle indicazioni offerte, dandovi già appuntamento alla prossima uscita prevista per gli inizi di agosto.
Che Dio benedica questa nostra impresa.
Il Direttore


Editoriale n. 2. L’avvio di «StoriaLibera»

Questo secondo numero di «StoriaLibera» ci allontana dal momento della nascita della rivista (con le inevitabili suggestioni, piccole o meno che siano) e proietta il nostro lavoro nel panorama culturale e scientifico nel quale intendiamo camminare. Come dire: lasciati gli ormeggi, ora si prende il largo per affrontare la nostra navigazione.
La metafora della navigazione può tornare particolarmente congeniale a chi, come noi, intraprende una nuova impresa. Ogni navigazione comporta una serie di accorgimenti e richiede competenza ed esperienza, coraggio e laboriosità. Può anche riservare incognite e sorprese. Certamente è mossa da speranze ed aspettative. Si prefigge delle mete per il cui approdo abbisogna di bussole, sestanti ed ogni utensile utile per mantenersi fedeli alla rotta imponendo l'uso di ogni strumentazione idonea per poter raggiungere la destinazione.
La nostra navigazione, dicevamo, è ormai avviata e, per poter descriverne, le caratteristiche questi primi editoriali tornano quanto mai confacenti.
Nel primo editoriale mi ero limitato a presentare la rivista nel suo nome (e nel relativo sottotitolo) e nel suo retroterra. Con questo secondo appuntamento con i nostri lettori (come anticipato in quella prima occasione), mi soffermerò su qualche altra caratteristica della nostra pubblicazione.
Innanzitutto la porta di accesso al nostro lavoro. Essendo una rivista on line – ma a questa scelta dovremo dedicare per intero uno dei prossimi editoriali – la prima condizione di visibilità è offerta dal sito web visitabile all’indirizzo www.StoriaLibera.it . I nostri bravi ed esperti informatici ci hanno dotato di uno strumento particolarmente efficace per rendere le nostre pubblicazioni facilmente raggiungibili e comodamente consultabili. A loro il mio personale ringraziamento. Negli ormai molti anni di lavoro speso in Internet, la rete delle reti, ho goduto del vantaggio di avere a fianco alcuni valenti professionisti delle nuove (ormai non più tali) tecnologie informatiche che mi hanno consentito di avvalermi di molte delle virtualità delle nuove frontiere della comunicazione.
Un’altra caratteristica della nostra rivista è la cadenza semestrale della pubblicazione. Avremmo potuto puntare su un unico numero annuale o su fascicoli trimestrali o quadrimestrali. La via di mezzo ci è sembrata la migliore soluzione per evitare sia un’attesa troppo prolungata per i lettori sia una scelta troppo impegnativa per la redazione. «StoriaLibera», quindi, avrà due numeri per ciascun anno che appariranno disponibili nel nostro sito web, rispettivamente a febbraio e ad agosto. O, per lo meno, entro queste date, visto che già il primo fascicolo è stato diffuso prima di quel termine e questo secondo numero esce con largo anticipo rispetto alla sua scadenza ordinaria.
Mi fermo qui per ciò che ancora riguarda la presentazione di «StoriaLibera» perché alla costituzione del Comitato Scientifico occorrerà dedicare l’intero prossimo editoriale. Come promesso ai lettori, in questo secondo numero della rivista i nomi dei membri del Comitato appaiono nelle prime pagine del fascicolo (e nell’apposita pagina del sito web dove è presente anche il curriculum di ciascun accademico) benché solo a partire dal giorno successivo al lancio di questo numero il loro lavoro entrerà in atto.
Agli illustri professori che veglieranno sul rigore intellettuale dei nostri contenuti, sin da ora il nostro più cordiale ringraziamento per aver accolto l’invito a prendere parte a questa nostra impresa scientifica che sempre chiediamo a Dio di benedire.
Il Direttore


Editoriale n. 3. «StoriaLibera», una rivista “scientifica”

Sin dalla prima presentazione ai lettori, «StoriaLibera» si è qualificata come una “rivista scientifica”. Come tutti sappiamo, esistono vari tipi di testate e di periodici. Ma, tra le varie modalità di pubblicazione di un insieme di articoli, assume però una particolare dignità la cosiddetta “rivista scientifica”.
Non è, però, facile precisare con tutta chiarezza in cosa consista il carattere di scientificità. Certamente sarebbe riduttivo attribuire questo requisito solo ad alcune discipline e non ad altre. Ciò che è propriamente scientifico non riguarda, infatti, l’oggetto di investigazione, ma il metodo della ricerca e il rigore dello studio.
Accanto a questa elementare e, tuttavia, nient’affatto scontata precisazione, occorre aggiungere alcune caratteristiche da soddisfare perché, nell’ambito delle pubblicazioni, ci si possa fregiare del titolo scientifico. La comunità accademica, infatti, individua alcuni criteri utili a distinguere le riviste scientifiche da quelle di altra tipologia.
Visitando il nostro sito, il lettore può prendere visione del regolamento che dettaglia e scansiona il nostro lavoro redazionale. All’interno di questo breve documento, si può comprendere come la nostra rivista abbia fatto suoi i più generali criteri accademici e come abbia ritenuto di dover declinarli per il proprio caso.
In quelle note, infatti, si legge (art. 2): «StoriaLibera si configura quale rivista a carattere scientifico: a. per l’impegno atto a salvaguardare l’oggettività e la serietà della ricerca mediante la qualità dei contributi che saranno ospitati (cfr. art. 11), b. per il campo di interesse specialistico che viene ristretto alle scienze storiche ed alle scienze sociali, c. per la diffusione mirata non a destinatari generici, ma ad esperti delle discipline storiche e sociali. StoriaLibera, pertanto, pubblica materiale di studio selezionato di tipo specialistico e non divulgativo».
In un tempo di soffocante burocrazia e di asfissiante regolamentazione anche il mondo accademico non poteva rimanere indenne dalle complicazioni legislative. In base a ciò, lo Stato (ahimè, lo Stato!) pretende di controllare e certificare la qualità delle pubblicazioni cosiddette scientifiche predisponendo una serie di condizioni che, piuttosto, sembrano meditate per scoraggiare chiunque dall’offrire nel mercato culturale i propri contribuiti.
In questa nuova camicia di forza eviteremo di infilarci anche se ciò dovesse comportare la revoca di qualche etichetta o l’impossibilità a rientrare in qualche classificazione. Quella che prende corpo su «StoriaLibera» è una battaglia per la libertà; la rivista vuole rimanere fedele solo al servizio alla verità (ben più che a qualche disposizione parlamentare) e vuole rimanere soggetta innanzitutto al giudizio dei lettori (ben più che all’opinione di qualche commissione).
Siamo tra quanti riconoscono il carattere immorale dell’intervento dello Stato anche per il continuo tentativo di sostituirsi – mediante disposizioni e prescrizioni – alle singole persone nella valutazione di un prodotto, anche quando questo dovesse essere di natura culturale.
Se, quindi, il rigore metodologico non dipenderà mai dagli standard (tanto artificiosi quanto contorti) sanciti dallo Stato e dalle sue regolamentazioni, allora, la scientificità di «StoriaLibera» dipenderà unicamente dall’onestà intellettuale e dal rigore metodologico dei suoi autori.
Che Dio benedica, dunque, il nostro lavoro perché a questo non manchi mai né l’onestà intellettuale né il rigore metodologico.
Il Direttore


Editoriale n. 4. «StoriaLibera» e il suo Comitato Scientifico

Nel precedente editoriale, presentando il terzo fascicolo della nostra rivista, mi soffermavo su quelle caratteristiche che fanno di «StoriaLibera» una “rivista scientifica”.
Non è difficile definire con sufficiente chiarezza questo requisito né determinare le modalità con cui questa peculiarità possa e debba essere applicata. Ciò che rende difficoltoso il cammino di un’iniziativa come la nostra è, piuttosto, la complicazione offerta dalla normativa che lo Stato non risparmia a nessun campo. Al pari di qualsiasi altro, anche il campo culturale o scientifico dovrebbe poter offrire contributi aspettando solo da lettori, fruitori o clienti il giudizio e la valutazione. Nessuna certificazione ministeriale può valere l’apprezzamento dei “consumatori” di un prodotto (anche se di natura scientifica), e nessun interdetto governativo è più grave della sconfessione del “mercato” (anche culturale).
D’altra parte, in regime di libera concorrenza, a nessuno sta più a cuore la qualità della produzione intellettuale che ad un autore o a chi per lui (e, non certo da ultimo, il direttore di una rivista che intende contribuire al dibattito intellettuale). Ciò per dire che l’allergia per le complicazioni normative non solo non dimostra alcuna nostra disattenzione per la qualità, ma – al contrario – significa garantire esattamente la serietà del lavoro in modo sostanziale e non soltanto con comode (e farraginose) certificazioni formali.
Se le rette intenzioni costituiscono un buon punto di partenza, esse, tuttavia, non bastano. Sin dal primo momento, abbiamo ribadito il proposito di essere fedeli a quel rigore metodologico che si addice al lavoro scientifico e che si deve applicare in ogni ambito della conoscenza. Se non riusciremo in questa opera e non manterremo questo proposito, il nostro lavoro, svolto attraverso la rivista «StoriaLibera», si arenerà in un fallimento.
Perché ciò non accada e per godere di tutti i consigli necessari – come ed anche più di ogni altra rivista che voglia dirsi “scientifica” –, «StoriaLibera» gode di un gruppo di autorevoli e competenti personalità accademiche che ci onorano della loro assistenza e della loro partecipazione. Si tratta di figure prestigiose che compongono il nostro Comitato Scientifico.
Non mi soffermo sui compiti assegnati ai membri di questo Board. Tali funzioni sono già illustrate nel nostro regolamento interno. Tengo, piuttosto, a precisare che siamo riusciti a rispettare i tempi che ci eravamo dati per la costituzione del Comitato. Questo era stato presentato già nel colophon del numero 2 della rivista ed è entrato pienamente in funzione con la preparazione del numero 3.
Rispetto ai nomi che hanno costituito il primo nucleo, già oggi – con questo quarto fascicolo – abbiamo un allargamento del numero dei cattedratici ed è probabile che altri potranno successivamente aggiungersi.
A noi – redazione ed autori – la responsabilità di non far venire mai meno l’onestà intellettuale e il rigore scientifico del nostro lavoro. Agli illustri membri del Comitato Scientifico affidiamo il compito di vigilare sulla fedeltà a questi propositi.
Che Dio benedica il comune sforzo e l’impegno di ciascuno.
Il Direttore


Editoriale n. 5. Il convegno di Venezia su Margaret Thatcher

Nei precedenti fascicoli di «StoriaLibera. Rivista di scienze storiche e sociali» abbiamo volentieri utilizzato lo spazio concesso all’editoriale per presentare la nostra rivista nei suoi aspetti di fondo, nelle sue caratteristiche scientifiche, nelle sue scelte editoriali. Così continueremo a fare anche perché occorre ancora dare più di qualche spiegazione ai nostri lettori.
L’editoriale del presente numero si distacca, però, da questa continuità per introdurre una particolarità che il nuovo fascicolo contiene. Si tratta dei testi degli interventi proposti al Convegno sul tema “Italia - Europa: nuova nascita” organizzato dal Circolo Thatcher di Venezia e che si è tenuto nella città lagunare il 23 novembre 2015 nella splendida sala dell’hotel Ca’ Sagredo.
La pubblicazione di due dei tre principali contributi del Convegno fa svolgere a questo numero 5 di «StoriaLibera» anche la funzione di contenitore degli “Atti” dell’iniziativa del Circolo Thatcher. Per questa scelta, un pensiero carico di gratitudine va alla presidente, l’indomita signora Tullia Vivante Failoni, che ha immediatamente accolto la mia proposta.
Il Convegno ha visto la partecipazione del professore Roger Scruton, del professore Claudio Martinelli e del professore Giuseppe Goisis. Come forse non vi sfugge, i tre accademici ci onorano della loro autorevolissima presenza all’interno del Comitato Scientifico di «StoriaLibera».
Il professore Roger Scruton ha tenuto la sua relazione sul tema L’Europa e l’Italia: uno sguardo al passato verso Margaret Thatcher. Il filosofo inglese ha voluto parlare in italiano, ma ci ha concesso anche il testo originale in inglese. Nelle pagine che seguono le due versioni sono offerte nella sezione “Note e Interventi”.
I nostri lettori troveranno, invece, nella sezione “Saggi e Articoli” l’intervento del professore Claudio Martinelli che ha avuto per titolo La politica britannica nel difficile rapporto con l’Europa.
Non è stato, invece, possibile recuperare il contributo del professore Giuseppe Goisis (Europa: un’idea) perché non disponibile in forma compiutamente scritta.
Nel novembre del 2015 il referendum inglese era già nella mente degli esperti, ma era ancora lontano dalle principali notizie dei media. Nonostante ciò, il Convegno manifestava tutta la sua attualità per il merito di aver proposto contestualmente la figura di Margaret Thatcher e la questione degli ordinamenti comunitari. A maggior ragione ora, a seguito dell’ormai storica data di giovedì 23 giugno 2016, giorno nel quale inglesi, gallesi, scozzesi e nord-irlandesi hanno manifestato la decisione di lasciare l’Unione Europea, le riflessioni del Convegno di Venezia si impongono alla nostra attenzione. Anche l’intervento del professore Martinelli, per quanto elaborato precedentemente al nuovo scenario politico che si dischiude con la scelta referendaria degli elettori del Regno Unito, non solo non perde di attualità, ma acquista valore.
Ci sarebbe solo da augurarsi l’organizzazione di un nuovo Convegno per completare ciò che è stato lasciato in sospeso in quello di Venezia e per poter meglio capire quanto sia stato tutt’altro che irrazionale il responso dei britannici.
God save the Queen e and God bless all European peoples.
Il Direttore


Editoriale n. 6. «StoriaLibera», rivista “on line”

Con l’eccezione costituita dall’editoriale dell’ultimo numero, sin dal primo fascicolo ho utilizzato questo spazio introduttivo per presentare ai lettori di «StoriaLibera» le caratteristiche della nostra rivista. Dopo aver passato in rapida rassegna alcune di queste caratteristiche, consentitemi di dedicare, ora, qualche parola alla scelta di pubblicare esclusivamente on line.
Ormai già da qualche anno non pochi testi – in passato inevitabilmente tutti legati alla stampa tipografica – hanno avuto versioni digitali, a volte complementari a quelle tradizionali, a volte esclusivamente in “codice binario”. E la nuova modalità è destinata ad estendersi sempre più, riducendo costi, tempi di realizzazione e spazi negli scaffali.
Ormai alla forma digitale e alla diffusione sul web siamo, chi più chi meno, abituati. Per ciò che mi riguarda, ho iniziato a lavorare assai precocemente in Internet, la “rete delle reti”, introdotto ed istruito da alcuni autentici maestri di informatica (quasi dei precursori dei tempi!) ai quali va ancor oggi la mia gratitudine.
Personal Computer e Internet hanno fornito, dopo l’invenzione di Gutenberg, un’altra accelerazione e una trasformazione del mondo del sapere, facilitando sia la quantità (non tanto la qualità) di ogni genere di pubblicazioni sia la loro diffusione.
Avendo ampiamente conosciuto e lungamente sperimentato le virtualità dell’uso di Internet sarebbe stato assai difficile per noialtri non orientarci sin da subito verso una rivista che avesse nella “rete” la sua collocazione e la sua caratteristica.
La scelta della comunicazione on line, d’altronde, sembra oggi indispensabile per ogni tipo di attività. Per noi, che ormai non siamo degli sprovveduti nel campo, ha rappresentato sin dall’inizio la via esclusiva di produzione del nostro lavoro. Subito, infatti, si decise che «StoriaLibera» non sarebbe uscita in forma cartacea, ma avrebbe avuto esclusivamente la modalità digitale. Sebbene in forma fascicolare – esattamente come se si trattasse di un volume tradizionale –, la rivista, infatti, sarebbe stata letta o scaricata attraverso il sito web.
Diffondendosi sempre più i nuovi formati (con gli strumenti che ne permettono la migliore visualizzazione), abbiamo, così, adottato uno standard di uso larghissimo, facile e gratuito.
Le ragioni di questa scelta dovrebbero apparire evidenti.
Prima di tutto il vantaggio di una tanto agevole quanto estesa diffusione: il sito web, che i nostri due esperti subito approntarono, permette di avere potenziali fruitori in ogni angolo del pianeta e gli articoli in lingua inglese ci consentiranno di allargare la schiera dei nostri lettori ben oltre quelli di lingua italiana.
Poi la semplificazione del lavoro di editing di ciascun fascicolo: rinunciando a stampare le copie, la procedura è notevolmente agevolata a tutto beneficio dei membri della redazione. Anche la immediata consultazione sul sito dei fascicoli di tutte le annate rappresenta un servizio assai gradito a chi, diversamente, sarebbe costretto a lunghe ricerche nelle biblioteche.
Infine, e certo non per ultimo, il risparmio di spesa. L’onere finanziario che da sempre costituisce, in particolare per le riviste accademiche e scientifiche, il vero ostacolo, per noi che non siamo né prolungamento di istituzioni universitarie né espressione di fondazioni culturali, sarebbe stato semplicemente insostenibile.
Come conseguenza di quest’ultima fondamentale condizione, ogni numero della rivista è gratuito e liberamente scaricabile. Si supera, così, il costo di abbonamento che rappresenta, sì, una necessaria compensazione per le spese che l’editore deve sostenere, ma anche una ovvia penalizzazione per i lettori. E una barriera per chi, come noi, è mosso dal dovere a far circolare idee e conoscenze che riteniamo utili per gli uomini del nostro tempo.
Che Dio ci benedica.
Il Direttore


Editoriale n. 7. First debate on «StoriaLibera»

This number of «StoriaLibera» is somewhat special to the extent that Carmelo Ferlito’s essay on the Hermeneutics of Capital will be followed by the comments of a number of distinguished scholars. On behalf of the editorial board, we have entrusted our young but already experienced Bernardo Ferrero, with the task of curating this debate. His comment will end this copious forum, and to him we gladly hand over the word for some introductory remarks.
Questo numero di «StoriaLibera» è alquanto particolare perché, a seguito del saggio di Carmelo Ferlito sull’approccio ermeneutico alla teoria del capitale, ospita anche il commento di un nutrito numero di studiosi di grande richiamo. Al nostro giovanissimo e già esperto Bernardo Ferrero abbiamo affidato il compito di occuparsi di questo dibattito per conto della Redazione. È suo l’intervento che chiude il copioso forum e a lui cediamo molto volentieri la parola per introdurlo.

Il Direttore

«StoriaLibera» hosts a debate which transcends Ferlito’s essay and which centres more broadly on the plausibility of the hermeneutic approach in economics. In so far as the application of philosophical hermeneutics to the subject matter of Economics, has implied a reconsideration of such important tenets of the Austrian School as subjectivism, the principle of causality and the existence of natural laws, this is an issue that keeps the same scholars of the Austrian school divided. The debate will not end here: Ferlito will soon reply on these very same pages and I will also attempt a more exhaustive critique of Hermeneutics in the following publications of «StoriaLibera».
«StoriaLibera» ospita un dibattito che trascende lo stesso saggio di Ferlito estendendosi alla questione della plausibilità dell’approccio ermeneutico in economia. In qualunque modo intesa, l’istanza della filosofia ermeneutica applicata alla materia economica implica una riformulazione dei principi della Scuola Austriaca quali il soggettivismo, il principio di causalità e l’esistenza della legge naturale. È una questione che mantiene divisi gli stessi studiosi della Scuola Austriaca. Il dibattito non termina qui: Ferlito replicherà presto su queste stesse pagine ed io stesso mi accingo, nei prossimi fascicoli «StoriaLibera», a riprendere con più spazio le critiche all’approccio ermeneutico.

Bernardo Ferrero


Editoriale n. 8. La redazione di «StoriaLibera»

Due anni fa, nel primo pomeriggio di sabato 18 giugno 2016, Maria Rosaria Cesarano Abagnale, all’età di 52 anni, lasciava questa terra. Conoscendo assai bene Rosaria, avevo considerato il suo ingresso nel gruppo della redazione qualcosa di scontato, trattandosi di un’impresa a lei congeniale. Per le sue qualità, Rosaria non avrebbe non potuto avere un ruolo in questa iniziativa, un compito che ora il figlio Martino raccoglie per non trascurare nulla del patrimonio umano ed intellettuale consegnatogli dalla mamma.
L’anniversario della dipartita di Rosaria ci offre il motivo per soffermarci su un altro aspetto utile a presentare la nostra giovane rivista: il gruppo dei membri della redazione e il modo con cui si svolge il lavoro redazionale. Il nostro regolamento, nel delineare il ruolo dei membri della redazione, dice che essi «potranno essere nel numero e con le competenze che le circostanze suggeriranno. Sono nominati (o revocati) dal direttore e contribuiscono, con il loro lavoro e la loro partecipazione, alla migliore conduzione della rivista» (art. 6).
Quando nei primi giorni del 2015 fu fondata «StoriaLibera», subito venne costituito un primo collegio di sei redattori che, intorno al direttore, assicurarono — ciascuno secondo le proprie competenze — la creazione del sito web e la pubblicazione dei primi fascicoli. Di quel primo nucleo di collaboratori alcuni membri — ad iniziare dal capo redattore, l’avv. Rosa Castellano — hanno garantito la continuità; ciò nondimeno, rispetto a quei primi mesi, il gruppo della redazione ha subìto molti cambiamenti, un notevole allargamento numerico, con nuovi ingressi sino a raggiungere l’attuale composizione.
Questo ampliamento che coinvolge amici geograficamente lontani è stato reso possibile mediante l’adozione di una particolare modalità con cui portare avanti il lavoro redazionale; una modalità che ha consentito di superare le distanze e che ha permesso a ciascuno di rimanere sempre aggiornato nonostante i propri impegni. Abbiamo, quindi, adattato FaceBook alle nostre esigenze, creando già all’inizio di maggio 2016 un gruppo riservato (perciò detto “segreto” secondo il linguaggio dei social) dedicato ai membri della redazione. In questo modo le comunicazioni e le valutazioni avvengono agevolmente, la progressione editoriale viene garantita in tutta comodità e ogni aspetto del lavoro per la preparazione e la elaborazione dei fascicoli si compie in modo partecipato e condiviso.
Il già richiamato regolamento interno prevede le riunioni di redazione («è compito congiunto del direttore e del capo redattore riunire i membri della redazione per godere della collaborazione degli stessi», art. 7). Con la modalità messa a punto, ai consueti appuntamenti redazionali — inevitabilmente infrequenti e disagevoli —, si è sostituita una redazione “in seduta permanente”, i cui partecipanti sono continuamente aggiornati e comodamente raggiunti.
Quanto a FaceBook, la gran parte dei nostri lettori sa che «StoriaLibera» dispone, sull’ormai diffusissimo social, di una sua pagina ufficiale («StoriaLibera rivista») che, attiva dal 15 agosto 2016, già gode di un buon numero di followers. Ma a questo strumento collaterale della nostra impresa culturale occorrerà dedicare un prossimo editoriale.
Ora, concludendo ciò che propriamente riguarda la redazione, non posso che rivolgere un pensiero riconoscente a tutti gli amici che, collaborando con il sottoscritto, hanno ritenuto di condividere missione e vocazione della nostra opera intellettuale. La benedizione di Dio accompagni sempre questi cari amici!
Il Direttore